4 ottobre 2009

Famiglia, lavoro …e il gatto non blogga

Quanti post incompiuti salvati nel file dimenticatoio, invece che nel blog.
Baggianate, letture e riflessioni intime.
Povero blog, sembra abbandonato.
L’adoro, non l’abbandonerei.
Gli altri scrivono tanto e bene e il tempo non basta mai.
Famiglia, lavoro e le solite cose.
Spolverare, insaccare e riportare in cantina i ventilatori, ad esempio, appare nella to-do list in posizione prioritaria rispetto al blog. Che dire in proposito a mia discolpa privo della minima motivazione ad argomentare l’assenza dal blog se non, appunto, le solite cose come famiglia e lavoro? Nulla. Il peso non viene alleviato da alcuna scusa. Eh, ci vuole pazienza con me stesso. Sono molto indulgente con me stesso. Non sarei un gatto, altrimenti.
Ho letto un sacco. A volte un sacco della spazzatura. Ma molte cose meritevoli. Che bello leggere. Peccato solo che lo spazio non basta mai.
Sono in un periodo criticone che mondo immondo e desolato. Ma mi diverto un mondo.
Il lavoro mi costringe a vedere un sacco di gente. A parlare con un sacco di gente. Scrivere, o nel mio caso digitare, mi appare estremamente facile al confronto. Non sono un gatto sociale, nel caso esistessero. Spero di essere comunque socialmente utile.
La gattoconsorte resta superfantastica e stiamo benone insieme. Ieri, per dire, siamo stati vicini vicini abbracciatini sul divanuccio a guardare la tele come ai primi tempi di quando ancora l’andavo a trovare a casa e devo dire che siamo un po’ vecchi e anchilosati per certe cose romantichine e quindi poi abbiamo patito un pochino di maldischiena :D

Ecco fatto.
Pare proprio un bel post :-)

Categoria: gattostanco di gattostanco @ 18:53 - Commenti (13)

21 luglio 2009

Finalmente Alice!

Breve riassunto essenziale dei fatti principali:
A dicembre del 2008 Telecom Italia mi informa per iscritto che chiuderà alla fine di maggio 2009 il mio contratto adsl in essere ancora col vecchio marchio Tin.
Alcuni giorni prima della chiusura del contratto con Tin faccio richiesta web attraverso 187.it di una adsl Alice.
I primi di luglio scopro che al 187 telefonico non risulta la mia precedente richiesta.
A metà luglio replico nuovamente la richiesta di attivazione adsl, questa volta al 187 telefonico.

Il 21 di luglio Alice risulta attiva e funzionante.

Ringraziamenti

Desidero ringraziare gli operatori del sito 187.alice.it che hanno stoicamente sopportato i miei messaggi: mi ha aiutato molto avere la possibilità di usare il modulo on line per avere la sensazione di comunicare con qualcuno dell’azienda in maniera scritta. Anche se sfogavo la mia esasperata frustrazione, spero di averli un poco divertiti.

Desidero ringraziare gli operatori del 187 telefonico. Malgrado i miei pregiudizi, enormi e pregressi, nei confronti della loro cortesia e professionalità, in questa occasione si sono dimostrati, nell’insieme, comprensivi e disponibili ad ascoltare le mie stentate parole. Devo ammettere di essere stato sorpreso. Questo non modifica sostanzialmente i miei radicati pregiudizi, però, indubbiamente, questa nuova esperienza col 187 mi aiuterà a non avere più paura di chiamare gli anonimi operatori e mi aiuterà a non considerare inutile la loro assistenza (o comunque mi spronerà a farmi coraggio e a continuare a chiamare sino a quando non azzecco l’operatore "giusto"). …Credo sia davvero un peccato che gli utenti non possano segnalare a Telecom (o alle aziende alle quali affida i servizi di call center) gli operatori che li soddisfano per cortesia o comprensione delle richieste o risoluzione dei problemi.
Un ringraziamento in particolare all’ultima operatrice con cui ho parlato nei giorni scorsi. Quando mi ha detto che avrei risolto tutto entro il 24 di luglio sono stato abbastanza educato da non ridere (sottolineo che per lei la mia richiesta era ufficialmente pendente dal 14 dello stesso mese e non dal 20 di maggio -mistero rimasto irrisolto-). Non ho fatto commenti particolari, ma certamente non le ho creduto neanche per un istante, pensando volesse liquidare la mia chiamata. E invece aveva ragione lei nel rassicurarmi quasi materna.

Desidero ringraziare il personale tecnico che, nell’ombra o in pieno sole (non ne ho la minima idea), ha attivato nuovamente la mia adsl dopo che le pastoie burocratiche delle scartoffie e delle telefonate si sono risolte. Stavo cadendo nella disperazione da astinenza da internet al pensiero che i tecnici si sarebbero eclissati ad agosto senza prima ridonarmi la connessione. Invece il mio timore si è dimostrato infondato.

Desidero ringraziare coloro che in rete, in un modo o nell’altro, si sono interessati e mostrati solidali alla mia situazione.

Desidero ringraziare Tiscali, attraverso la cui connessione dial up mi sono connesso da casa in questi mesi.

Infine desidero ringraziare i blogger che hanno descritto le loro esperienze in casi simili. Se avessi letto i loro racconti infarciti di saggi suggerimenti e buoni consigli -cosa che ho fatto quand’era tardi- (oltre a qualche sacrosanta imprecazione in alcuni casi) avrei risparmiato rabbia, tempo e denaro. In precedenza ero troppo spaventato dal dovermi confrontare con un muro di gomma per azzardarmi a cercare informazioni, così ho preferito abbandonarmi ai capricci del destino inconsapevole di quello a cui andavo incontro.

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I post precedenti:
Minipost: No Alice? Tiscali! del 10 giugno
Da Tin a Alice: 2 mesi e ancora niente!!! del 16 luglio
Io al 187.it, quasi quasi, scrivo ogni sera del 17 luglio
Mi aggattisco sul 187 per Alice del 18 luglio

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Nota a margine.
Ho fatto una prova piuttosto empirica provando a scaricare un grosso file. L’adsl sembra andare ancora meglio di quella a cui ero abituato. In realtà ritengo non sia cambiato assolutamente nulla da un punto di vista tecnico: infatti credo semplicemente che nella sostanza il collegamento sia lo stesso anche se formalmente ha cambiato nome. Eppure la suggestione mi spinge a credere che vada ancora meglio di prima.

Note per i superstiziosi:
-Venerdì scorso, il 17, ho digitato una lunga bozza di post dedicato a invocare lo Spirito di quel partcolare giorno per sconfiggere i ‘nemici’ che mi impedivano di giungere a possedere la mia sospirata connessione. Non ho avuto il fegato di rifinire il post e pubblicarlo. Però credo che quello Spirito, che tanto temo e riverisco, mi sia stato d’aiuto volendo mostrarsi benevolente in seguito alla mia sempre dichiarata sottomissione.
-Oggi sono andato dal mio parrucchiere a farmi tagliare i capelli dopo un mese e mezzo (potevo farmi la pettinatura schizzata alla supersayan per cercare refrigerio alla nuca durante i giorni di afa). E’ un barbiere di trenta e rotti anni, dai modi antichi e dalle tecniche moderne: oltre a essere un bravo parrucchiere, ascolta con gentilezza i propri clienti (o almeno con me lo fa) anche se questi vogliono raccontargli le loro preoccupazioni. A me porta fortuna parlargli. E infatti in questa occasione appena ritornato a casa ho trovato la linea attiva, ma anche in un paio di altri casi sono convinto che mi abbia portato fortuna. Peccato solamente che abbia il negozio nei dintorni di Alessandria (da Pavia si traduce in un’oretta d’auto solo per andare, ma ne vale la pena :D).

Categoria: Web di gattostanco @ 18:53 - Commenti (4)

20 luglio 2009

Giornalisti, scrittori e poeti del cielo (passando per la Luna)

[...] Il guaio è che sono in prevalenza romanzi di autobiografia stenta e narcisistica, cioè di un "umanesimo dimezzato". Non sono contro gli umanisti. Sono contro i cattivi umanisti. Purtroppo in Italia le due cose si identificano. Voglio dire che da noi ci sono quasi soltanto cattivi umanisti, cioè umanisti che ignorano la dimensione scientifica. Non è sempre stato così [...]
Oggi più che allora la sorte dell’umanità dipende dalla scienza e dalla tecnologia, nel bene e nel male. Come può un vero scrittore, un vero umanista, ignorare la relatività di Einstein, la fisica dell’atomo, l’ingegneria genetica, le imprese spaziali? Si dirà: eppure le ignora. Vero. Infatti i nostri scrittori scrivono brutti romanzi. E non li vendono. [...]
C’è dunque bisogno di divulgazione scientifica. Ma i cattedratici la snobbano, e i giornalisti spesso la fanno male, in modo approssimativo e "scandalistico". Così la nostra è sempre più una cultura monca, fatta di molta ideologia sorretta da poca conoscenza. Siamo degli aristotelici, mentre dovremmo essere dei galileiani. [...]
di Piero Bianucci.
estratti dalla "Presentazione (e una polemica)" al proprio libro "Pionieri del cielo" del 1979

Conservo questo libro con grande cura da trent’anni.
Mi permetto di ricopiare altri due brevissimi estratti.
Parlano del primo uomo che non ha camminato sulla Luna e del primo poeta che deve ancora camminare sulla Luna.

Mentre Amstrong e Aldrin sono alle prese con lo sportello, l’ultimo sottile diaframma che li separa dal traguardo, in orbita attorno alla Luna sulla navicella Columbia Michael Collins è l’uomo più solo dell’universo.

Guardando la Terra [durante l'ultima missione del 1972], [Harrison] Schmitt [...] disse "[...] Spero che presto un poeta venga inviato nello spazio per esprimere ciò che vede e sente a tutta l’umanità".

Conservo da dieci anni il numero 140 (luglio-agosto 1999) della rivista "Storia e Dossier".
Si apre con un articolo di Piero Bianucci, dal quale prendo una constatazione.

Gran parte della coscienza ecologica che negli ultimi anni si è diffusa nel mondo la dobbiamo proprio al fatto che quegli astronauti trent’anni fa riuscirono a farci vedere il nostro pianeta in un solo colpo d’occhio, mentre – incredibilmente – sorgeva sopra l’orizzonte della Luna.

Conservo da meno di un mese il numero 5 (luglio 2009) di "Wired" italiana (all’edicola esterna dell’Iper di Montebello della Battaglia non trovo più l’originale ammmericano, perché sostituito dalla versione UK che mi pare inutile acquistare).
Riccardo Luna usa sfolgoranti parole nell’editoriale della rivista (dedicata interamente alla Luna e allo spazio), mentre nell’ultima pagina chiude con l’ultimo desiderio di Arthur C. Clarke.

Noi come lei amiamo la Luna. Ma non facciamone uno spot mscolare. Lasciamola ai poeti. E troviamoci qualcosa di meglio da fare. Magari Marte. Buon viaggio.

Ho avuto una carriera molto varia come scrittore, esploratore subacqueo, promotore dello spazio e divulgatore scientifico. Vorrei restare nella memoria come scrittore: qualcuno che ha intrattenuto i suoi lettori e, spero, ha ampliato i confini della loro immaginazione.

Infine non posso esimermi dal citare delle considerazioni (simpaticamente provocatorie e screanzate) di James J. Ballard tratte da una intervista rilasciata a Valerio Evangelisti e pubblicata sul numero 57 (estate 2009) della rivista "Robot".

La fantascienza è morta il giorno in cui Amstrong ha messo piede sulla Luna, nel 1969. Penso che allora si sia messa la parola fine. Da allora molti dei sogni della fantascienza si sono avverati. La Luna, i trapianti, la manipolazione genetica… Vuoi che tua figlia somigli alla Lollobrigida? Oggi è possibile.

Note a margine: a citare parole di carta, c’è di bello che, non si devono mettere i link. Sogno una biblioteca santuario della letteratura fantastica italiana. Preferivo la Lollo alla Loren (anche se in film già vecchi);
…Barbarella, comunque, ancora nessuna la batte.

Categoria: Citazioni di gattostanco @ 02:31 - Commenti (0)

18 luglio 2009

Mi aggattisco sul 187 per Alice

A seguire il consueto messaggio serale che mi diletto a mandare al 187.it nella lunga attesa della adsl (non ricevo neppure più un codice da usare come riferimento nei messaggi: immagino di essere considerato alla stregua di uno spammer …e questo mi diverte non poco). Comunque, non potendo fare molto altro in rete, tanto vale che prenda l’abitudine a postarli sul blog.
Sono pessimi esercizi di narrativa: ormai sto perdendo ogni speranza che gli operatori web e gli addetti al call center 187 di Telecom siano in grado di fare qualcosa di reale per aiutarmi a ottenere l’adsl Alice. La rassegnazione mi spinge quasi ad assolverli da ogni responsabilità nei confronti della mia lenta agonia internet.

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Messaggio 1 di 2
Gentilissimi!

Questa sera ho importanti novità riguardo alla mia situazione che riassumo: Telecom ha chiuso i contratti Tin, tra cui il mio, e così dal 20 maggio cerco disperatamente (attraverso il web, fax, messaggi, telefonate, preghiere, bestemmie, maledizioni) di ottenere una adsl Alice (7 mega o 20 mega: da quel che ho capito i mega variano a seconda se il giorno di attivazione è dispari o pari, ma le questioni tecniche non sono il mio forte).

Dicevo delle novità…
Come preannunciato anche quest’oggi ho disturbato i vostri colleghi del call center 187, poi ho fatto 1 1 e 2, mi pare, per avere qualcuno all’apparecchio – a proposito, è ganzo un sacco chiamare il telefono "apparecchio" come si usava ai vecchi tempi. Ai vecchi tempi anche gli aerei venivano chiamati "apparecchi".
Scusate la digressione aerea.
Inspiegabilmente la vostra collega operatrice mi ha riferito che entro il 23 luglio avrò la adsl (essendo giorno dispari, dovrebbe essere una Alice 7mega). Usando "inspiegabilmente" intendo sottintendere che non ho fatto alcuna pressione: forse l’operatrice desiderava donarmi un fine settimana di beata speranza, oltre a liberarsi di un utente chiaramente insoddisfatto. In ogni caso non vedo l’ora di inserire il presente messaggio nel blog per fare felici coloro che iniziano ad appassionarsi alla mia vicenda internet e mi scrivono email solidali (moltissimi di più, presumo, sono invece quelli che si compiacciono che non possa annoiare la rete, privato come sono di una connessione affidabile e stabile come quella di Telecom). Mi scrivono email, sospettosi del fatto che lasciare un commento possa farli oggetto di ritorsioni di qualche tipo da parte dei vostri capi -sapete i blogger della vecchia guardia sono tipi originali-.
Anche se sono incollerito da questa situazione, sono stato capace di non riderle in faccia.

Messaggio 2 di 2
Una amica di blogosfera mi ha suggerito di rivolgermi a un avvocato. Sapete, lei ha una casa editrice e quindi se ne intende di come ottenere le cose dalla gente.
Le ho risposto che pensavo di trascorrere agosto mandando manciate di disperate e irate raccomandate a destra e a manca (a partire dall’amministratore delegato di Telecom Italia fino a decrescere d’importanza nei destinatari). Tutte, ovviamente, mandate in copia alle riviste cartacee e online del settore telecomunicazioni -almeno a quelle dove prevale la pubblicità dei concorrenti di Alice)- Non sarebbe la prima volta che mi interstardisco. Potrebbe rivelarsi un bel passatempo per agosto (a parte durante il soggiorno in Trentino con la mia diletta sposa) dato che pronostico che sarò senza Alice.

A voi, gentilssimi, sarei più propenso a mandare del salame di Varzi (l’autodefinitasi Capitale del Salame Crudo), se solo avessi la speranza di aiutarvi ad aiutarmi (una mano lava l’altra e tutte e due sbucciano la fetta di ottimo salame… se ci siamo capiti).

E pensare che con Telecom ho sempre mantenuto, oltre ad internet, anche le fonie fisse e cellulari. E per questo un mio amico mi ripete che sono un pirla (dizione dell’Oltrepó, in Lombardia; comunque il concetto credo sia sovraregionale). A onor del vero questo prezioso amico odia Telecom, e le aziende collegate, oramai per partito preso.

Salutoni (sono quasi giunto in fondo ai miei 2000 caratteri serali).
[il mio nome e cognome]

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Sono anche alle prese con un megapost in cui giungo ad invocare svariate volte lo Spirito del Venerdì 17 in questa mia lotta impari con la burocrazia di Telecom Italia.
Alcuni assidui frequentatori di questo blog sanno quanto io sia timoroso, rispettoso e ossequioso nei confronti del numero 16+1.
Oserò invocarne lo Spirito. Oggi non ho fatto che pensare a questa possibiltà. Sono esasperato, ogni strada percorribile mi sembra una possibiltà da non trascurare. …E sicuramente il Venerdì 17 è più forte e beffardo e giusto e coerente dei miei nemici invisibili che mi tengono lontano da Alice.

Nota: il titolo modifica l’espressione ‘accanisco su’, ingentilendola in superiore sberleffo (almeno nelle intenzioni digitatorie) sdegnato tipico dei felini.

Aggiornamento del 21 luglio 2009:
Finalmente Alice! (i ringraziamenti)

Categoria: Web di gattostanco @ 01:13 - Commenti (2)

17 luglio 2009

Io al 187.it, quasi quasi, scrivo ogni sera

Di seguito uno scambio di messaggi tra il 187.it e me (grottesco e di getto, ma oramai sono alla frutta e lo stile gattostanchesco ne risente in maniera aperta). Una professionale risposta tecnica a un mio sornione interrogativo amministrativo (omesso) nel quale implicitamente mi preoccupavo (pure!) di essere un giorno chiamato a pagare due o più abbonamenti per una adsl (ne pagherei anche cinque di adsl per un anno, se servisse ad ottenerne una. Il vecchio e intoccato -da me- contratto Tin mi costava oltre doppio di quel che dovrebbe costare una Alice. Eppure non avrei mai osato chiedere modifiche sapendo benissimo che sarei finito in braghe di modem nel vecchio portatile, come infatti da settimane mi ritrovo).
Il messaggio è un poco tirato fino a occupare tutti i duemila caratteri consentiti (nell’afa notturna non avevo di meglio da fare). Comunque anche i gatti col pelo ingrigito non ingrigiscono i loro vizi: io al 187.it, quasi quasi, scrivo ogni sera.
—-

Gentile [nome femminile],
Le incollo il messaggio che mi ha inviato, come reminder:
"le comunichiamo che attualmente, sulla sua linea risulta una sola pratica relativa al servizio adsl Alice 7 mega solo linea, e che pertanto è tecnicamente impossibile che ne venga sovrapposta un’altra.
Grazie per averci contattato sul sito.
Cordiali saluti
[nome femminile]
Telecom Italia
Servizio Clienti 187.it
"

E come risposta le incollo quel che vedo a video (seppur utilizzando una connessione Tiscali in mancanza di adsl da quando mi è stata castrata la mia dorata connessione Tin di Telecom)

"Servizio/Prodotto – Data Apertura – Canale – Stato – Data
Attivazione Alice 14/07/2009 Servizio Clienti 187 In lavorazione
ALICE 20 MEGA la linea ADSL 20/05/2009 www.187.it In lavorazione 20/05/2009
"

La Sua risposta quindi significa che la pratica aperta il 20 di maggio è stata chiusa lo stesso giorno? Vuol dire che sono stato così scioccamente ingenuo da non capire che "Data" significa data di chiusura della pratica stessa? Me misero. Certo che aggiungere a "Data" anche "di chiusura", o quel che si intende nel sito, non sarebbe idea malvagia.

A margine Le segnalo che il sistema mi informa che un rimborso per 0 euro del 31 dicembre 9999 (migliaia d’anni nel futuro) è variato ("data variazione") il 24 aprile del 2004. Spero di averLa fatta sorridere.

Oggi mi è stato consigliato in blogosfera e di persona di passare a Vodafone.
Seppur esasperato, persevererò fino ad ottenere questa benedetta Alice.
Mi permetto di augurarLe un sereno fine settimana, una volta passato questo infausto (sono superstizioso) venerdì (17).

…Dimenticavo. Oggi non ho trovato tempo per telefonare al 187 vocale. Spero di rimediare domani pomeriggio.

A domani sera (o comunque una delle prossime) per nuovi aggiornamenti della mia desolata e profonda arrabbiatura.

La saluto nuovamente e cordialmente (Lei o chi altro leggerà queste mie parole, se verranno lette).

[il mio nome e cognome]

Aggiornamento del 21 luglio 2009:
Finalmente Alice! (i ringraziamenti)

Categoria: Web di gattostanco @ 01:08 - Commenti (9)

16 luglio 2009

Da Tin a Alice: 2 mesi e ancora niente!!!

Inizio ad essere arrabbiato.
Quel che richiedo nel sito 187.it è sconosciuto al 187 telefonico.
Quel che richiedo al 187 telefonico è sconosciuto al 187.it.

Email di conferma, telefonate, registrazioni di autorizzazioni vocali, messaggi vari, preghiere, bestemmie, umiliazioni, minacce, stramaledizioni assortite… tutto risulta ancora inutile dal 20 di maggio scorso. E i miei pregiudizi contro il servizio 187 (che non esprimo per non rischiare una sfilza di querele) aumentano aumentano aumentano

Voglio soltanto l’adsl Alice, mica la Luna.
Trovo soltanto un muro di gomma.

L’esasperazione poco a poco lascia il campo alla rabbia.
[il presente post è stato inviato grazie ad una connessione "a manovella" di Tiscali]

Aggiornamento del 21 luglio 2009:
Finalmente Alice! (i ringraziamenti)

Categoria: Web di gattostanco @ 00:55 - Commenti (0)

1 luglio 2009

I nomi delle vie della Superba

La settimana scorsa Placida Signora ha pubblicato uno dei suoi splendidi e superbi interventi dedicati alla genovesità. Una genovesità pratica e poetica al tempo stesso raccontata questa volta attraverso i nomi delle strade di Genova.
L’ha dedicato a Blimunda, Marco (milanese aspirante genovese; prova del fatto che chiunque può aspirare a migliorarsi, persino un milanese :D), al sottoscritto e a tutti gli stranieri in terra straniera.

Quando penso "a casa" penso a dove abito ora.
Quando penso "a casa mia" resto un po’ spiazzato e non riesco a decidermi. A seconda dell’umore e delle circostanze mi viene in mente una "casa" diversa tra le varie case che ho considerato tali in diversi luoghi e tempi.

Mia moglie invece è cresciuta ed è vissuta sempre nella stessa casa tra le risaie in un piccolo paese di cento anime (forse giunse a duecento nei tempi andati).
Considera "casa sua" quella in cui ha abitato per decadi e questa dove abitiamo adesso.

E allora?

Io ho smesso di imparare i nomi delle vie, mentre mia moglie li conosce tutti.

Io se voglio indicare una via prendo il punto di riferimento più vicino lungo una strada (riferimento che immagino conosciuto dall’interlocutore) e poi m’arrangio a partire da quello, così da non stancare la mia scarsa memoria a memorizzare nomi che un giorno potrebbero non servirmi più. Mia moglie invece conosce la toponomastica di Pavia, di un paio di cittadine della provincia e di svariati paesotti. L’ha imparata inziando fin da piccola e dopo quarantacinque anni tutti quei nomi le servono ancora. Vive le stesse zone da sempre.
Un po’ la invidio: i nomi delle vie e delle piazze che io ho imparato da bambino e da ragazzino invece giacciono da tempo inutilizzati nei meandri dei miei ricordi genovesi.


Post scribacchiato sopra un notes in treno e tagliuzzato parecchio.

Categoria: Blog di gattostanco @ 12:22 - Commenti (4)

29 giugno 2009

Quello che il dottorato… della moglie

Quello che il dottorato… della moglie.

Quello che il dottorato… oggi trasferta a Pisa che la moglie domani si dottora.

Quello che il dottorato… martedì si ritorna già casa, per continuare gli esami di matura.

Quello che il dottorato… spera la Tana non sia chiusa al lunedì (l’è una pizzeria: evitare pensieri maliziosi).

Quello che il dottorato… seppur della moglie, o proprio per quello, gli ha strarotto i maroni per quattro anni.

Quello che il dottorato… a volte gli sembrava una roba seria e a volte una puntata di Voyager.

Quello che il dottorato… dovrebbe essere per nubili o celibi per legge.

Quello che il dottorato… che la moglie ha passato tre giorni in un nervosissimo dubbio per decidere in quale colore fare stampare la copertina della tesi per poi scegliere un classicissimo amaranto (l’avrei strozzata).

Quello che il dottorato… è stato finanziato dai soldi dei contribuenti e dalla pazienza del sottoscritto.

Quello che il dottorato… Word? Eh figurati! Il Dos per certa gente ci vorrebbe, ecco, ci vorrebbe il Dos!

Quello che il dottorato… poi le deve pure fare il regalo ché è tanto orgoglioso della adorata mogliettina.

Quello che il dottorato… ovviamente i professoroni quasi sempre sono svegli e a contatto con il mondo che li circonda come dei baroneschi bradipi litigiosi fra loro, rintontiti dalla scarsità di mezzi e soffocati dalle incombenze burocratiche lasciate, comunque, a loro stesse. Senza contare le invettive malefiche lanciate a manetta da maritini sconfitti dalla fatica come me.

Quello che il dottorato… sticazzi e meicojoni (chiedo scusa all’eventuale visitatore per le espressioni troppo esplicite e lo prego di tenere presente che "la lingua è un prodotto storico perennemente instabile nel tempo e diffratto nello spazio e nelle stratificazioni sociali").

Quello che il dottorato… durante la presentazione della tesi della moglie al consesso di professoroni si era proposto, ideona bocciata però dalla dottoranda, di indossare la maglietta "Libertè Fraternitè Trenettè".

Quello che il dottorato… sarà discusso in qualche rovente sgabuzzino dove le fotocopie si chiamano "handout" per darsi un tono.

Quello che il dottorato… per andare e tornare dovrà fumare nei gabinetti del M*nchiaCity sperando che in quei momenti non deragli il convoglio (la mia personale statistica -non trovo dati ufficiali- dei treni deragliati dall’inizio dell’anno è angosciante).

Quello che il dottorato… diventa un supplizio anche per gli amici che preferirebbero saperti con la moglie alle prese con un amante e te le dicono pure e giungono persino a consigliare di prenderti un cane.

Quello che il dottorato… mica se lo credeva portasse a casa così tanta carta.

Quello che il dottorato… che tratta di un aspetto di una nuova teoria in una disciplina (soggettiva quasi per definizione) e quindi da ignorante mi sembra una cosa bellissima; ma ecco da ignorante forse se mi avessero asfaltato per benino la rotonda attorno alla statua della Minerva in città sarebbero stati soldi altrettanto ben spesi (prevengo una domanda dell’eventuale visitatore occasionale: no, mia moglie non legge il mio blog).

Quello che il dottorato… tutta roba intelligentissima e acculturatissima. Quante volte si può scoprire l’acqua calda? Infinite volte e sempre con ottimi risultati e numerose dissertazioni. Ma la moglie sostiene di aver indagato un aspetto della fonte di calore. Mentre io gelavo.

Quello che il dottorato… è a guardarlo come i tizi delle previsioni del tempo di Mediaset: con le mani tenute ad altezza panza in modo, a mio sindacabile parere, innaturale e ridicolo (che vogliano intendere una citazione "Beata ignoranza se serena de testa, de core e de panza"?).

Quello che il dottorato… gli ricorda le fiction fatte in Italia dove recitano un sacco di persone, ma ben pochi veri attori.

Quello che il dottorato… lo pagano anche le casalighe di Voghera e allora professoroni acculturatoni cercate di mostrare un po’ di rispetto.

Quello che il dottorato… la moglie l’ha coinvolto sciogliendolo con un sorridente verde sguardo ghiacciato.

Quello che il dottorato… cosa s’inventerà la moglie dopo? …Sì: sono nel panico al solo pensiero.

Quello che il dottorato… in cuor suo è contento e spera vada tutto benone.

Quello che il dottorato… traducendo a spanne: "A mio marito [nome omesso] – al quale piacerebbe molto se scrivessi un poema! – ma che sa perfettamente che non ci sono parole nel mio vocabolario per ringraziarlo di ciò che ha fatto per me seguendo, passo a passo e in ogni momento, con la sua incondizionata dedizione e fiducia la realizzazione di questo progetto.

Categoria: Moglie di gattostanco @ 09:23 - Commenti (12)

21 giugno 2009

Il mostro della piscina

Di horror mi intendo poco o nulla (escludendo mia suocera).
Da bambino differenziavo i film di genere in "di mostri" e "di paura". Ricordo, ancora con un certo disgusto, una scena di un film nipponico, che oramai sarà vecchio di una cinquantina d’anni, in cui un Godzilla particolarmente adirato agguanta e mangia una passante per poi sputarne sull’asfalto i vestiti e la folta capigliatura. Ricordo in un capolavoro cinematografico gli zombie che circondano un centro commerciale, e provo ancora il forte desiderio di vivere per qualche giorno una sorta di vacanza chiuso dentro un supermercato (questo infantile desiderio si alimentò in seguito con una scena che vedeva i protagonisti scorrazzare con un’auto dentro un centro commerciale in un film di tutt’altro genere). Ricordo Freddy Kruger (ocomesiscrive) e L’Esorcista (naturalmente non nella vergognosa versione tagliuzzata grossolanamente da Italia1 negli anni scorsi)… eccetera, eccetera e blablabla.
Ricordo Poe e Zio Tibia. Unici pilastri scritti di una cultura horror assai limitata e superficiale, costituita quasi tutta da qualche scena filmica.
Videoludicamente ricordo la tensione splatter di quando affrontai per la prima volta gli ambienti e i mostri un po’ zombesci e un po’ demoniaci del primo capitolo di Doom. Sussulti sulla sedia e brividi, se non proprio attimi di paura. Era il primo sparatutto in 3D al quale giocavo, escludendo il precedente Wolfenstein 3d che aveva una grafica e una impostazione assai più luminosa e, in un certo senso, piatta. Avevo lottato parecchio per fare funzionare la demo sul 486, e oramai ero stanco ed eccitato, mentre la notte era buia e tempestosa: fu un’esperienza di gioco diretta e agghiacciante mai vissuta prima.

E allora ?

E allora… ho letto "Il mostro della piscina" di Marco Candida edito da Intermezzi Editore con notevole curiosità.
Marco è uno scrittore eclettico, di profonda cultura e dall’aria vagamente fuori come un poggiolo tipica di coloro che sono innamorati della scrittura. Quindi sono stato preso dalla smania di assaggiare questo libro giungendo persino a ordinarlo per riceverlo per posta.
Ho letto da qualche parte, mi sembra sul blog dello stesso Marco, che si tratta di uno scritto giovanile e vista l’attuale età dell’autore direi che lo scritto è quasi adolescenziale.
Un lungo racconto compone le centotrenta pagine fitte di molti dei temi classici dei film e dei fumetti di paura e di mostri. Piacevole e intrigante. A tratti acerbo, sempre nitido. Per me è stato un continuo pungolo ai ricordi.
Mi ha fatto piacere, non essendo io un esperto o un patito delle produzioni del terrore, trovarmi a leggere un’opera leggera, ma al tempo stesso accurata, che non assume il tono del saggio, tono che forse mi avrebbe annoiato, e che neppure infligge palesi caustiche ironie, che forse mi avrebbero offeso.

Candida riesce anche in questo ennesimo libro a sorprendermi. …Ammetto di essere un lettore perennemente affamato e di considerarmi facile da sorprendere. Considero un valore la sensazione di ingenua sorpresa che come lettore ricerco. E questo anche se il tema di quel che leggo impone all’autore un certo ritmo e la permanenza entro i limiti del tema o del genere stessi. La sorpresa nello specifico è una bella sorpresa. La narrazione nel libro, secondo me, è sempre in equilibrio sostanziale senza mai cedere allo sberleffo del lettore appassionato del genere e senza mai eccedere nell’analisi esteriore, seppur romanzata, delle tematiche e dei relativi sviluppi. …Mi è difficile spiegare: quel che voglio dire è che come lettore ho trovato offerta l’ovvietà (ad esempio è ovvio che dove c’è un cimitero prima o poi salti fuori almeno qualche zombie o fantasma, anche se nel libro… bene, non posso svelar nulla, ovviamente) senza che tale ovvietà mi venisse presentata come tale, e cioè ovvia, in maniera disturbante o pedante, ma al contrario con una apparente complicità tra l’io narrante e il lettore.
La quarta di copertina recita "A metà tra tributo e parodia, un racconto pop che rivisita i B-movies e i fumetti di genere, per una rilettura dell’horror e per riscoprire il piacere di avere paura".
Assai raro, a mio modesto parere, è trovare presentazioni così sintetiche e così veritiere in una quarta di copertina. Il racconto non abbonda in citazioni e ruota attorno ad una piscina che, detto tanto per dire, credo esista realmente (senza mostri, se ben ricordo, anzi tutt’altro: ai tempi si diceva che era un posto pieno di gnoc… di graziose ragazze; infatti il racconto inizia proprio…).

Leggendo, a un certo punto, mi è venuta in mente la dimora fortificata in cui entra la maschera della Morte Rossa in un racconto di Poe. Spero non se ne abbia a male il fantasma del vecchio Poe, ma una citanzioncina da quel suo racconto del terrore mi pare appropriata a descrivere le pagine di "Il mostro della Piscina":
"C’eran figure di assoluto arabesco fornite di membra spropositate, in assurdo equipaggiamento. Immagini di delirio come potrebbero uscire dal cervello di un pazzo. C’era del bello, del licenzioso, del bizzarro, un po’ di terribile anche, ma soprattutto cose che destavano ripugnanza. Era una moltitudine di sogni che camminava impettita per le sette stanze. E si contorcevano, codesti sogni, per ogni verso, cambiando colore col passare da una stanza all’altra, mentre la musica dell’orchestra sembrava l’eco dei loro passi."
Il libro non è diviso in stanze e neppure in capitoli. Invece è diviso in ventidue tavole: come i fumetti. Quasi potrebbe trattarsi di una sorta di sceneggiatura per un libro a fumetti (o un graphic novel che dir si voglia).

Da un punto di vista pratico il libriccino mi sembra un prodotto solido, stampato bene sopra una carta non abbagliante e senza errori di stumpa. Potrà apparire una annotazione superflua, però data la recente fondazione della casa editrice mi pare cosa buona e giusta anche l’aver speso due parole in suo favore (evidentemente cura i propri prodotti e ha scelto lo stampatore con attenzione). In una editoria fatta in gran parte da golem fetenti, cadaveri indemoniati, stregoni maligni, insetti giganti, virus rinstupidenti, meretrici lerce e le buone care sempiterne cagate pazzesche è un grande sollievo trovare cortesi eccezioni. …Tanto per fare un esempio contrario: ho appena finito di leggere alcuni vecchi romanzi "di 007" editi nei primi anni sessanta del secolo scorso da Garzanti e sono stati in grado di incrinare la considerazione che avevo della casa editrice (un solo esempio tra i tanti: borbotto sempre verso quelli che scrivono po’ con l’accento, anche se oramai si avvia a diventare un cambiamento della lingua malgrado gli ostinati come me, e poi scopro che quello che all’epoca era solamente uno strafalcione si trovava già in romanzi popolari editi da un editore considerato, da me, serio e autorevole). In compenso ho scoperto con piacere che James Bond legge e apprezza i romanzi di Rex Stout).
…Ho divagato

Collegato al libro di Marco Candida è stato realizzato in collaborazione con Intermezzi Editore e a cura dello stesso Marco un sito letterario basato sull’espediente di porre in vendita oggetti horror.
WebSite Horror ("oggetti stregati a prezzi stracciati").
Il venditore racconta la storia legata alla cosa che mette in vendita. Alcuni racconti li ho trovati delle buone e soddisfacenti letture (e non solo tra quelli di autori già pubblicati). Se sulle prime la navigazione tra le proposte mi è parsa un poco inutile, poi ha iniziato a divertirmi e ha contribuito a mantenere desta la mia curiosità (ho continuato a ripetermi inutilmente "ne gusto ancora uno e poi basta" come quando mi trovo davanti a un vassoio di ciliegie e tento di fermarmi).

Una nota di chiusura:
Seguo in blogosfera Marco e Chiara (l’editore) da anni. Per questo voglio precisare che il libro l’ho comprato ordinandolo via email, assieme ad altri due titoli in catalogo, alle condizioni di vendita proposte a qualsiasi altro acquirente.
Ne ho digitato in proposito per svagarmi, perché un portatile, un posacenere e un bicchiere di caffeina solubile accanto alla portafinestra, aperta in una fresca corrente d’aria, erano una tentazione invincibile in una domenica mattina quasi estiva in cui la voglia di andare in piscina, comprensibilmente, mi attanaglia invece di solleticarmi.

Infine, tratto da pagina 49:
"Soprattutto, però, i contorni delle immagini diventano sfocati, confusi, si offuscano e il cuore prende a martellare all’impazzata come se ti ritrovassi nel petto il batterista dei Pantera munito di doppia-cassa e doppio-rullante. Un incubo: non si può dire altrimenti."

Categoria: Libri di gattostanco @ 10:59 - Commenti (2)

10 giugno 2009

Minipost: No Alice? Tiscali!

In queste settimane (e chissà ancora per quante) sono senza adsl in attesa di passare da un vecchio contratto Tin ad Alice 20 Mega. Non ho osato cambiare gestore -sono troppo vecchio per questo genere di emozioni- (arrivo al punto di sorprendermi ancora a chiamarla Sip -e a rimpiangere il “12″ della stessa-).
Quindi tutto resta in casa Telecom, ma presumo ci vorrà ancora del tempo, mooolto tempo. Del resto il vecchio contratto è stato chiuso e quindi ho dovuto richiedere il passaggio nonostante sapessi il vespaio in cui mi andavo a cacciare.
Nel frattempo uso la connessione via telefono di Tiscali (di quelle a manovella via numero) e un “antico” portatile che sto utilizzando perché è comodo da attaccare alla linea -sono stanco e impigrito dalla adsl- e che chiama ancora un numero con prefisso locale che, immagino, dirotta verso qualche numero verde più recente.

Trovo assai appagante usare Tiscali, mentre aspetto i comodi di Telecom.

Categoria: gattostanco di gattostanco @ 01:16 - Commenti (4)

19 maggio 2009

Minipost: Candida per Intermezzi

Improvvisamente ho avuto l’irrefrenabile desiderio di ordinare l’ultimo libro di Marco Candida, "Il mostro della piscina", edito da Intermezzi Editore.

E allora?

Oltre al giusto prezzo di copertina, per me è un prezzo altissimo per un libro indicare nome, cognome e indirizzo. E allora ne ho ordinati altri due per equilibrare un poco i conti :)

Categoria: Libri di gattostanco @ 15:54 - Commenti (9)

18 maggio 2009

Genova, Camicie di Ferro e Svitati

In settimana la gattoconsorte mi ha accompagnato a Genova.

Ho una faccenduola da sbrigare, ma per il resto ho la speranza che si dimostri anche una gitarella leggera e affettuosa.

Devo andare in una banca.
Un classico ingresso da banca, forse un pochino sottotono.
Per entrare in alcune filiali bisogna pigiare qualche pulsante o aspettare il verde o fare gesti verso l’interno. In questo caso basta spingere.
Oltre la classica porta a vetri blindati entriamo in un corridoio dal soffitto alto. Un corridoio anonimo, vuoto e lungo una decina di metri.
In fondo un ascensore metallico, a vista, che scende in quel momento.
Anche questa è Genova.
Due persone escono senza neppure badare per un attimo a me e alla gattoconsorte.
Mi stringo nelle spalle e riesco a fare entrare nell’ascensore la mia adorata anche se un po’ restia.
Ha uno sguardo stupefatto e meraviglioso. Una bimbetta attenta e affascinata, anche se impaurita e perplessa. Tipico effetto di Genova sulla gente nata fra risaie.
Quando si riapre l’ascensore, al "piano" superiore, ci ritroviamo in un cortile di un vecchio palazzo della borghesia benestante. Per un attimo resto sconcertato anch’io.
Della banca nessuna traccia apparente.
Vetrata, porta girevole e una sorta di custode seduto dietro a una scivania dall’altra parte. Si alza. Una ragazza in uniforme da custode. Forse il termine custode è antiquato e obsoleto, ma rende bene l’impressione.
A gesti comunica alla gattoconsorte che la porta girevole è rotta e che bisogna spingere le ante a mano per attraversarla.
Dall’altra parte, senza più vetri a dividerci, chiedo dove sia la banca guardandomi attorno spaesato. Scale, ingressi laterali e il praticello centrale. Mi aspetto quasi di vedere una gattara che scende a dar da mangiare ai gatti condominiali.
La custode ci chiede gentilissima se abbiamo bisogno degli sportelli indicando, sorridendo, una porta aperta che lascia intravedere degli uffici.

Questa domenica, quindi, non ho resistito alla tentazione di spolverare dopo dieci anni "La notte dei Pitagorici", del genovese Claudio Asciuti, splendido, e immagino oramai introvabile, romanzo ambientato in una Genova abitata da Camicie di Ferro e …Svitati ;D

Categoria: Fantascienza Libri di gattostanco @ 01:23 - Commenti (3)

9 maggio 2009

Aveva smesso di cucinare i risotti

Nota al visitatore occasionale:
il post è sbiellato e digitato di getto com’era un sacco di tempo che non facevo.

Dodici anni che siamo insieme.
Undici anni di coabitazione sotto lo stesso tetto.
Otto anni di matrimonio.

Serviva una bella revisione.
Nessun incidente di percorso, per fortuna e per coerenza. Soltanto qualche problemino, qualche rumorino strano sottovalutato, qualche pigrizia di sistemare qualche cigolio fastidioso.

Sono un fissato. In certe cose. E cosí quel che ritenevo un dialogo aperto e sincero era solamente un mio solitario blaterare vuoto, ripetitivo e, ovviamente, inascoltato. …Inascoltato? Be’ a essere sincero era diventata la mia impressione dovuta alla mancanza di risposte concrete.

In una situazione di grande cambiamento. Sono anni che siamo sempre in cambiamento. A me sembra di rimanere uguale a me stesso (tanto per sintetizzare in parole semplici: il solito pirla). La gattoconsorte è cambiata, continua a cambiare da quando la conosco, e invecchia. Invecchiamo. Passa il tempo. La natura compie il proprio corso quando le pare. E i cervelli si sballano. Eh, sono cose che accadono.
Anche le cose della vita si muovono. Quella straca**o di tesi di dottorato finalmente da essere appellata ‘innominabile’ è passata a essere chiamata ‘immodificabile’ (oltre che, nei miei pensieri, ‘quella straca**o di tesi’).
Speranze, sforzi e sudore sopra una pila di librettoni rossi finalmente stampati e consegnati. E il gattomarito che rompe i maroni. Povera gattoconsorte. Spero non ne abbiano patito i suoi studenti. Ma nell’ultimo anno ho sondato spesso le suoe opinioni nei confronti dei "suoi" ragazzi e mi sono fatto l’impressione che non abbiano sofferto come ho sofferto io. Una gattoconsorte assai professionale si ritrovano come prof (e io come alleato occulto ihihih: mi diverte pensarlo).

Minacciare il divorzio. Rischioso. Ero giunto al punto di sentirmi senza alternative. Frustrato.
In preda al panico. Isterico e distratto. Non semplicemente distratto come sono costantemente. Distratto da tutto e tutti. Ed esserlo in quella maniera appena dopo aver deciso di cambiare lavoro significa che mi sono ritrovato in una condizione assai insoddisfacente e inconcludente. Doppiamente frustrato.

Il precipizio l’ho imboccato quando è mancato il gatto l’anno scorso. Lo penso col senno del poi. Non avrei mai potuto credere fosse così essenziale. Mi aiutava a mantenere l’equilibrio. O forse semplicemente mi manca e inzio a idealizzarlo. Non saprei.
O forse mi sarebbe capitato comunque di sentire che la rottura di maroni del vivere con la gattoconsorte superasse abbondantemente il beneficio della sua presenza. E non parlo di amore. Amore no, quello è sempiterno. “Amare una statua asettica posso farlo anche a distanza” mi son detto. Parlo di scambio, di aiuto, di ascolto che devono essere, o dovrebbero apparire, reciproci. Ed io, povero moccioso, mi sentivo usato senza potere usare.

Ora che con l’adorata moglie le cose, un po’ tutte in generale, appaiono un poco sistemate prevedo, o almeno mi auspico, che anche il lavoro prenda il giro giusto. Anche se a dire il vero ora come ora mi sento devastato dalla stanchezza. Ripenso sempre a quel mio compagno di liceo che riteneva che una ragazza dovesse essere per forza scema e succube per poter servire a qualcosa. Una idea che oggi come allora trovo ripugnante. Ma certo quel compagno ora è un tizio assai meno stanco di me. Io ho sempre desiderato una alleata.

L’amore è faticoso. E ammetto di essere anch’io un soggetto estremamente faticoso da amare. Però la gattoconsorte si è rimboccata le maniche. Mi ama. Se non fosse un po’ fuori di biglia e non potrebbe amarmi. Però era andata un po’ troppo fuori.

E pensare che credevo che col tempo l’amare qualcuno diventasse qualcosa da fare in discesa. Mantenendo l’attenzione e la cura, certo, ma senza più problemi di arrampicate o passaggi oltre i quali non si vede cosa attende. Beata ignoranza la mia. Anzi no: nessuna ignoranza. Piuttosto una sorta di presunzione di non ripetere il passato grazie all’esperienza.

Aveva persino smesso di cucinare i suoi meravigliosi risotti.
(l’amore ha i suoi risvolti pratici)
Ora ha ricominciato.

Categoria: Moglie di gattostanco @ 10:55 - Commenti (5)

7 maggio 2009

Minipost: Certi gattacci ritornano

Mesi d’assenza quasi totale dalla blogosfera.
Già capitato in passato.
Questa volta sono state molteplici e diverse le ragioni: sfighe a grappolo.
Se ci penso e le metto in fila mi viene spontaneo digitare con una mano sola facendo con l’altra il classico gesto scaramantico.
Comunque, a quanto mi sembra, finalmente molte cose sono passate o ritornate al loro posto.

Categoria: gattostanco di gattostanco @ 11:12 - Commenti (16)

5 febbraio 2009

Minipost: E sono 39

Trentanovenne!!!

:-)

Categoria: gattostanco di gattostanco @ 08:03 - Commenti (24)
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