Archivio per novembre, 2004

15 novembre 2004

Cani Pavloviani (blogreality)

Ricevo una cortese richiesta e volentieri la segnalo:

Gentile sig. Gattostanco,
ho notato che ha cancellato il commento relativo a Cani pavloviani. Mi rendo conto che sono stata un po’ invadente e sicuramente le è sembrato spam.
Tuttavia la prego di leggere il testo che segue e, se possibile, dargli diffusione. Non so le potrà interessare partecipare come concorrente, però perché no?
La prego di scusarmi ancora. Non è uno scherzo e non è spam.
Marina

Sai di avere qualità che nessuno, oltre te, riesce a scorgere?
Ritieni che nella vita ti sia mancata solo la Grande Occasione, la stessa Grande occasione che la vita ha riservato ad altri senza mai accorgersi di te?
Ti chiedi sempre perché non hai trovato il coraggio per fare i provini per il Grande Fratello? Credi di saper reggere la scena meglio di Taricone, Ottusangolo e Totò Schillaci messi insieme?

Allora stiamo cercando te.

Cani Pavloviani è il primo reality ambientato nella blogosfera. Se tu vorrai, la tua identità virtuale sarà rinchiusa in un blog, dal quale non potrà evadere pena l’esclusione dal gioco.

Accettiamo solo dieci concorrenti. Questo è un invito a darci la tua disponibilità, ma non contiene alcuna promessa che verrai incluso tra i dieci concorrenti.
Lo abbiamo spedito solo a blogger scelti, e tra questi selezioneremo le identità virtuali più adatte a Cani Pavloviani.

Le regole sono semplici.

- Chi partecipa si impegna a postare solo in http://canipavloviani.splinder.com per tutta la durata del reality.
- postare fuori da canipavloviani.splinder.com comporterà l’esclusione dal gioco.
- Il gioco durerà tre mesi. Con cadenza decisa dal capostruttura, saranno nominati, dagli stessi concorrenti, due blogger potenzialmente esclusi.
Successi sarà inserito dalla Grande Topa (che sarei io) un post con il quale si chiederà ai blogger di tutta la blogosfera di votare per l’esclusione di uno dei due nominati.
- La Grande Topa (che però obbedisce al capostruttura) detta le regola e fa quel che le pare. Le sue decisioni sono inoppugnabili.
La Grande Topa è il capo, e la sua Parola è Legge. Solo il capostruttura può modificare una decisione della Grande Topa.
Sembra Grande Fratello, vero? E invece no: è Cani Pavloviani.

Invia il profilo della tua identità virtuale all’indirizzo
canipavloviani@tiscali.it.

Saprai essere abbastanza interessante?

gattostanco @ 20:17 - Commenti disabilitati

Post senza chiave

Questo post ha una serratura a tempo, il personale non è in possesso delle chiavi.

[non ho la più pallida idea di cosa sia, ma rilancio anch'io fiducioso]

gattostanco @ 19:14 - Commenti (2)

Oddio, il potus!

Nei commenti al post di
giuliomozzi di simpatico riferimento al mio intervento nato dalla lettura di un certo libro, mi si fanno un po’ di complimenti, ma non solo. Piacevole, forse troppo.
Per fortuna nei prossimi giorni sarò fuori città.

Rimandendo in tema di segnalazioni e rimandi tra blog (o leccate di deretano come ipotizzo potrebbe simpaticamente suggerire qualcuno di blogdiscount.org – vedi commenti sopra indicati :DDD) ho piacere a segnalare:

l’ultima striscia (486) di Net To Be. Fortunatamente a Pisa andremo in treno. Se deraglia almeno non sarà colpa mia e mia moglie non potrà avere nulla da ridire.

officialsm propone in questo post i collegamenti ad alcuni suoi articoli pubblicati su Week.it (l’url è però simpaticamente weekit.it) sullo smaltimento dei rifiuti elettronici.
Personalmente dovrei liberarmi proprio del vecchio pesantissimo schermo fuso e irrecuperabile. Devo addocchiare il cassonetto giusto (scherzo, non lo butterei mai in un cassonetto. Aspetto che esca il Ticino e poi lo butto dal balcone così non mi stanco troppo).

Grazie a una segnalazione di Black Cat leggo dell’apertura del simpaticamente acido senilitaconfusa.
Tra mia moglie, il gatto ed io, abbiamo 85 anni, in rapida caduta verso gli 87. Il potus sul frigorifero è quasi morto.

gattostanco @ 19:05 - Commenti (1)

Sciopero ‘o son desto’

Oggi megasciopero del "comparto scuola".
Questa mattina in auto e ho sentito alla radio un commento il cui tono era più o meno questo (non sono sicuro d’aver colto bene il senso, per questo non indico la radio in questione):
Partendo dall’assunto che l’affossamento della "scuola" è un effetto trasversale all’alternanza degli ultimi governi, si evince l’inutilità di uno sciopero omicomprensivo e organizzato, come sempre, in un periodo dell’anno scolastico ininfluente.

Mia moglie ed io siamo più o meno d’accordo.

gattostanco @ 13:31 - Commenti (4)

Sciopero ‘o son desto’

Oggi megasciopero del "comparto scuola".
Questa mattina in auto e ho sentito alla radio un commento il cui tono era più o meno questo (non sono sicuro d’aver colto bene il senso, per questo non indico la radio in questione):
Partendo dall’assunto che l’affossamento della "scuola" è un effetto trasversale all’alternanza degli ultimi governi, si evince l’inutilità di uno sciopero omicomprensivo e organizzato, come sempre, in un periodo dell’anno scolastico ininfluente.

Mia moglie ed io siamo più o meno d’accordo.

gattostanco @ 13:31 - Commenti (4)

A volte capita

Scopriamo l’acqua calda …fine.

gattostanco @ 09:47 - Commenti (7)

14 novembre 2004

Gaspare, cuoco.

Gaspare ha postato un potpourri di ricette per uomini duri.
Suggerisce di tagliare il prosciutto "a pezzetti un po’ grossetti, mi raccomando". Personalmente preferisco tagliare la fettona spessa del prosciutto a dadini piccoli, ma si tratta di una divergenza d’opinione quasi irrisoria.

gattostanco @ 19:05 - Commenti disabilitati

13 novembre 2004

Storiedime

Un bel po’ di cose ammassate Storiedime.

E allora?

Sono sempre l’ultimo a sapere. Meno male che qualcuno si commuove e si prende la briga di avvertirmi prima o poi.
(tra parentesi: un’altra voce soddisfatta del rapporto utenza-piattaforma di iobloggo.it)

gattostanco @ 15:28 - Commenti (7)

La notte dei blogger

"La notte dei blogger" La prima antologia dei nuovi narratori della rete – A cura di Loredana Lipperini. Einaudi.

La copertina, non l’avevo ancora vista dal vero, non mi piace.
Un mouse, una tastiera e un monitor. Il monitor è tappezzato di bigliettini adesivi di vari colori. È sorprendentemente a tubo catodico ed è completamente ricoperto disordinatamente di rettangolini di carta. Io detesto quelli azzurri e mal sopporto gli altri. Uso solo quelli gialli: sono ottimi per la lista della spesa. Per altri scopi preferisco quelli non adesivi. Mi appunto le cose, poi quando ne ho un po’ li pinzo insieme e prima di buttarli via finalmente li leggo. Alcuni si salvano e restano vicino al telefono o saltellano da un posto all’altro per farsi vedere e notare.
Quelli della copertina sono tutti vuoti e resto male.
Io credo molto nelle copertine. Sono lo specchio con il quale l’editore presenta l’opera al potenziale lettore. Sostanzialmente Einaudi mi sembra associare l’immagine di tanti piccoli traballanti effimeri post-it multicolore vuoti al termine "blogger" così grandemente scritto in rosso nel titolo.
La tastiera è senza lucine e quindi il computer raffigurato in copertina è spento. Natura intrinseca dei blog è un computer acceso sia per farlo e sia per visitarlo. Per un attimo resto perplesso una seconda volta, poi colgo il riferimento al supporto cartaceo che ospita i blogger a computer chiuso e a libro aperto.
Il parere iniziale negativo sulla copertina si stempera. Probabilmente il tutto significa solo che i blogger invece di lavorare sono soliti dipingere piccoli appunti tutti uguali, con inclinazioni leggermente diverse come uniche differenze.
Il mio atteggiamento è un preconcetto. Mi ero riproposto di non acquistare libri di blogger. Ho risposto allo sconto e ora devo scontarne il prezzo di mutare il mio nascente distacco, frutto di una sovrastruttura, in interesse.
Mi dico di stare tranquillo e di accendermi una siga prima d’aprirlo. Al supermercato l’ho visto in alto, fuori dalla portata dei bambini. E come un bambino l’ho messo nel carrello con un unico gesto. In effetti (non lo ricordo dove lessi un commento in proposito di altra gente, ma ogni tanto -davvero- io dico "in effetti" a voce nella vita reale) …digitavo, in effetti ho gironzolato attorno spingendo il carrello ancora vuoto per un paio di minuti facendo finta di guardare altri tomi. È come guardare un bel film di guerra o un reportage di guerra. Solo che quando ho le tentazioni alla fine qualcuno tra loro e me vince nettamente.
Per i prodotti delicati uso lo scomparto del carrello dedicato a far sedere un bimbo fronte-mamma. Il libro non rischia di cadere.

A casa sfoglio il libro. Trecentocinqua pagine. C’è una prefazione e ne sono contento. Faccio parte di quella setta dedita alla lettura delle prefazioni. Magari le legge dopo che ha letto il libro qualche volta, ma comunque le legge con entusiasmo.
Mi cade l’occhio sull’elenco dei blogger autori dei racconti pubblicati. Sono diciotto. Fossero stati uno di meno, lo dico con sincera superstizione, l’avrei lasciato sullo scaffale senza dubbi. I racconti sono sedici, più uno (a fumetti). La mia intenzione di giungere al libro senza troppe influenze esterne mi ha tirato un brutto tiro. Come si permette Einaudi di pubblicare sedici racconti più uno senza avvertire il potenziale acquirente superstizioso a grandi lettere in copertina?
«Machica**o sono?» mi chiedo informale tra me e me. Poi guardo bene nella memoria e sul libro e vado in confusione. Sulla prima di copertina sono indicati i blog, sulla quarta i nomi con i cognomi e qualche nickname. L’ordine è alfabetico nei due elenchi, ma naturalmente le lettere iniziali sono diverse. Dopo un attimo di sbandamento, mi rendo conto che anche guardando sovente dei cretini in televisione per sentirmi più intelligente (spezzone di pensiero rubato a Battiato) il mio livello di scaltrezza mentale resta piuttosto basso. Istintivamente inizio il gioco di unire con linee immaginarie i nomi ai rispettivi blog. Smetto al quinto, troppa fatica. Dentro, penso, ci saranno indicazioni dettagliate.
Un paio di blog mi sembra di non conoscerli. Ne linco circa la metà sul blog. Non ne scrivo mai direttamente, o quasi.
Mi sono stancato di maneggiare il libro. Così lo poso da qualche parte e riprendo la vita di sempre.

- Ah, Ehiii… Ma è un libro sui bloggers?
- Eh? Checc’è?!?
- Senti? …È un libro sui bloggers. Quello che hai preso al super è un libro sul
- Eccomi! Non urlare! …Sì, sai te l’avevo detto che era uscita questa raccolta di racconti di blogger.
- E sono racconti normali?
- Eh, boh! Sono racconti. …Come "normali"?
- … ‘Nsomma… Raccontiii… Eh! Normali?
- Massì: normali. Ho letto poco, ma da quel che ho letto sono racconti fatti apposta per il libro.
- Normali. Non come quel che scrivi tu sul computer.
- Ebbeh, sì. Meicoioni! …È gente che scrive. Dico: bene. …Ma sei scema o cosa scusami, eh?
- Ci sono i fumetti con le donnine.
- Fammi vedere!
- …
- Mannnooo, dai guarda… ‘Sto blogger disegna i post a fumetti. Vedi, non c’è niente di quel che pensi… Ma cosa stai pensando?
- Niente. …Bella la copertina. Dovrei farlo anch’io di metterti tutti i foglietti sul coso così vieni a letto prima.
- Obbelin, ma uffa: tu dormi!
- Così dormiamo insieme piedino piedino.
- …Ecc’era anche lo sconto, hai visto? Del quindici per cento. Ventimila e rotte lire invece di dodici euro e cinquanta. Bello, eh?
- I racconti non potevi leggerli sul coso?
- Manno! Sono racconti, appunto come hai detto tu: normali! Non sono post. Sono cosi fatti per finire nel libro.
- Ah, vabbeh. …Ma scusa, i surgelati li hai presi?
- Ommer-coledì! Me ne sono dimeticato di nuovo. E stramerd… Eh, scusa davvero.
- Maddai, è lo stesso. Li prendi la prossima volta. Gli spinaci ci sono ancora. …Ma è bello?
- E no che non è bello! Che domande, sarà la terza volta che mi dimentico di prenderli. Sono completamente andato.
- Questo.
- Ah, non avevo capito… Ma che ne so se è bello, scusa, eh?!? L’ho appena preso e sfogliato.
- L’hai preso così, senza sapere se è bello?
- Ma se non l’ho letto, come faccio a saperlo, dico io, eh?
- Va bene. Avrai visto da qualche parte se ti piace o no?
- Ma in rete, dici?
- Dove, se no che-ci-stai-sempre-attaccato?
- …Ma se te l’avevo detto che appena uscito la blogosfera ha dato un po’ i numeri. Tutti a dire che è uno schifo, che è bellissimo, ch’è tutta invidia e cose così. Insomma tutta la solita pubblicità del caso.
- Ah, piace no. È palloso allora?
- No. Mi sono spiegato male. Nel senso che è partito subito il cancan di tutti a dire tutto e io non avevo voglia di leggermi tutto. Sai com’è.
- Ma poi ci scrivi?
- Sul libro?
- Eh.
- E boh. Non lo …Ma penso di sì. Magari solo due cagatine-ine, se mi piace.
- E ti piace?
- Masse non l’ho letto! Come faccio, eh?!?
- Beh, io non lo leggo che ho già le mie pile di libri da leggere.
- Magari ti dico se c’è qualcosa che merita.

Parto dai fumetti disegnati da Paolo Ardighieri. Giro il libro in senso verticale, per scendere da una striscia all’altra e ricominciare girando pagina.
La prima lettura non mi fornisce una chiave di lettura. Non capisco. Lo sento un fumetto poetico, ma colgo poco altro e si tratta del tratto a matita e dei particolari.
Ricomincio. Bah. A metà m’accorgo d’andare troppo veloce, ancor più della prima volta. Mi è chiara l’impossibilità di comprendere il raccondo disegnato se accelero invece di rallentare. Al terzo tentativo ho l’illuminazione, finalmente, e mi godo questo viaggio notturno appieno. Ho anche la fortuna di accorgermi di essermi fermato la prima volta una paginetta prima della fine stampata. Così sorrido alla fine del racconto quasi fosse un nuovo inizio.

Il secondo pezzo che scelgo di leggere è di Giulia Blasi.
Mi lascio immedesimare nella storia. Non trovo un personaggio adatto a me, ma la storia si svolge in un’ambientazione tempo addietro a me familiare, anche se come ospite esterno che arriva, mangia beve ride e poi torna a casa propria a dormire tra lenzuola pulite (avevo chiesto per telefono a mia zia come far funzionare la lavatrice di casa).
La scrittura è cruda, mi appare costruita spigolosa. Rende bene la presenza di tanti angoli dentro e fuori i personaggi racchiusi da spigoli. Questione di immedesimazione. Detesto gli spigoli. Ogni tanto mi schianto sugli infissi delle porte. Il racconto è una porta che si chiude. Io lo vivo come una porta che si apre. Non entro in sintonia, ma sono contento d’averlo letto.

A seguire leggo il racconto di Chiara Li Volti. Lo faccio a pezzi. Prima strappo l’inizio, poi vado al finale e poi tagliuzzo il resto.
Così facendo mi ritrovo al termine del processo di discorpamento senza un ricordo netto dello stesso. Mi spiace. L’ho rovinato senza accorgermene. Ero tranquillo, ma non riuscivo a seguire l’ordine in cui era scritto e così mi sono lasciato prendere dalla frenesia di assorbirlo a pezzi e di viverne i caratteri senza soffermarmi troppo sui periodi. Ho impresso qualche parola a caldo nel mio sguardo, senza riuscire però a soffermarmi a pensare. Non mi ricordo l’intreccio.

Alcune ore dopo leggo il racconto di Violetta Bellocchio. Mi chiedo dove voglia arrivare. È breve (ho controllato) quindi seguo il testo senza superarlo, anche se impaziente. Mi rendo conto che tento di leggere un libro di racconti come fosse l’archivio mensile di un blog. Devo accantonare il sistema. Riprendo dicendomi d’essere davanti a un libro. Uno qualsiasi, uno normale. Ma i blogger non sono mica gente a posto, a volte fanno lavori strani o scrivono stranamente. In questo racconto i personaggi sono due persone strane. Tutto si spiega nel finale. Resto un po’ così ebete. Mi capita spesso. Credo d’essere nato tale. Eppure mi ritrovo a pensare a ciò che ho appena letto con simpatia. Certa gente ha nelle proprie mansioni lavorative dei compiti ingrati. In questo caso il grazie è presente. Non saprei digitare altro.

Personalità Confusa mi sorprende. Sembra un racconto banalissimo. E forse lo è pure.
Narrare la normalità può apparire banale. Eppure, spesso, la cosa più preziosa è la banalità d’esser vivi e svegli.
Racconta la lotta di una essenza umana con i propri intensi luoghi comuni, quotidianamente portata avanti sino a una negativa battaglia materializzata in un momento di passaggio da una realtà temporale serena a un dilatarsi di aspettative e desideri incompiuti, nella volontà di affermazione del proprio essere sopra l’inarrestabile ripetersi dell’esistenza umana: la domenica sera è prodiga, sovente, di scleramenti.

Il racconto di Margherita Ferrari è onirico. Fatico ad addentrarmi nel contesto. In parole povere: ci sono tante cose da immaginare leggendolo. Detta così sembra negativo. Mi arresto, riprendo. Non posso andare veloce, devo dare il tempo alla mia mente, scarsamente dotata, di raffigurare ciò che leggo. Il racconto mi ricorda un archivio in formato zip. Ho la sensazione di decomprimerlo parola per parola. Anche altri racconti mi hanno restituito questa impressione. Quasi fossero troppo zuccherati. Ma questo lo è senza fatica dolciastra da parte mia. Alla fine non mi ricordo l’inizio. Devo rileggerlo. Lo rileggo.

Il racconto di Eloisa di Rocco non lo leggo. Non me ne vanto. Forse dovrei vergognarmene. Io, da sempre, non leggo La Pizia. Non ho proprio mai letto un post. Forse un paio, di rimando. …Comunque, è un bel racconto.

Mi sono avvicinato al pezzo di Simone Storci cercando di svuotare la mente da preconcetti. Il solo suo nickname (livefast) presuppone un concetto della vita agli estremi del mio. Il personaggio delineato nelle prime righe mi sembra abbastanza stanco da attrarre la mia simpatia. Continuo a leggere. Dove arriverà? Mi diverto. Mi appassiono e un paio di volte mi sorprendo. Mi sembra ben scritto. E il finale rallegra il momento del suo arrivo (quando arrivo al finale di una storia, sono sempre un po’ intristito se l’ho apprezzata). Mi fermo a pensare. Non dovrei pensare rispetto a questo breve racconto, così a occhio e croce, eppure c’è qualcosa su cui riflettere e quel qualcosa continua a sfuggirmi. Sfoglio e torno indietro. Alcune frecciatine sono superbe. Ridacchio. Sono contento del tutto.

Il racconto di Gianluca Neri mi spiazza. Sembra ambientato in “Grande Madre Rossa”. Lo leggo in tre momenti diversi riuscendo a mantenere la tensione emotiva suscitata. Lo finisco e resto estraniato dal mio contesto. Il primo pensiero è di fare un bel respiro e di riprendere contatto con la realtà e di riassociarmi a essa. Il mio gatto è ora dall’altra parte del divano. All’inizio l’avevo accanto. Quella grassa bestiola avverte quando sono nervoso e questa lettura mi ha innervosito. Non saprei spiegare esattamente il perché. Prevale una sensazione di perdita e di sospensione, quasi il racconto abbia preso una piccola parte di me, invece di donarmene una sua. E ora, passato l’attimo, ho quasi paura mi restituisca quella cosa che si è presa, magari masticata e digerita come mai avrei voluto. Prima o poi vorrò rileggerlo.
E io invece pensavo che avrei riso.

Chiara Fumagalli firma un racconto intenso dai vivi colori miscelati con le luci e il buio della notte. Leggendo mi sento in equilibrio instabile tra la narrazione di una realtà e la narrazione del grottesco. Certamente sono in errore, me ne scuso. A volte ho sensazioni non vere, ma sono quelle che provo. Mi sento come se leggendo avessi attraversato quella zona d’ombra tra il sonno e il risveglio, l’indistinguibile passaggio tra un lampione e l’altro lungo la strada.
Torno indietro a rivedere i luoghi appena visti, o per meglio dire, appena descritti. Pochi accenni hanno popolato di stimoli creativi il campo visivo della mia immaginazione.

Roberta Jannuzzi in poche pagine fila via. Non ho mai letto il relativo blog e, ovvio, non lo faccio prima di leggere il racconto. Mi spiace sia breve. Mi spiace: non l’ho capito.
Lo ripasso velocemente. Mi piace, m’incuriosisce e poi finisce come nulla fosse. Il pezzo parte da solo senza portarsi dietro il sottoscritto rimasto in piedi accanto al garage privo di forza per reagire alla disarmante sensazione d’essere abbandonato a fare la guardia alle mazza da golf. Ci vorrebbe un maggiordomo che riesca a scuotermi.

Il racconto di Ilenia Ferrari mi rimane un po’ indigesto e chiudo il libro. Dopo ogni racconto ho chiuso il libro. È stato uno sforzo ciclopico, ma credo di essere riuscito quasi sempre a far passare molto tempo tra la lettura di un racconto e l’altra.
La storia, breve e circoscritta, risulta godibile senza esaltare. Forse è persino veritiera, perché resa verosimile da una esperienza che chiunque può aver vissuto in prima persona. Nel tratteggiare gli eventi non viene ricercata l’esaltazione dello stupore, ma il sottile ringhio interiore nato dall’impotenza a spingersi su di un piano interpersonale molto diverso dal proprio, nonostante le circostanze lo vogliano imporre.

Sono un po’ di cattivo umore inizio a leggere il racconto di Chiara Papaccio. Poco a poco mi rassereno, inizio a seguire i personaggi nella loro avventura metropolitana. Senza fretta e pensando che una metropoli offre molti imprevisti e nuovi incontri ai suoi giovani abitanti. Io sono agli antipodi, ma non importa e li seguo stando sul divano finalmente placido e con un certo sorrisino. Forse è il racconto che mi ispira più simpatia. È zeppo di cose, senza esasperarmi come visitatore a cogliere troppi riferimenti o citazioni in serie. Quasi mi commuove il suo fluire verso la fine.

Emiliano Colasanti e Massimiliano Lancioni hanno scritto a quattro mani. Se avessero scritto due raccontini, io non avrei l’impressione di avere un libro con sedici più uno racconti avendo un libro con diciotto racconti. Essendo proprio l’ultimo in fondo al libro, mi asservo alla mia superstizione e ne leggo le prime righe con una mano sola, mentre con l’altra tocco ferro. Corro sopra i paragrafi svelto, cercando di non dare nell’occhio, quasi avessi qualcosa da nascondere. Ovviamente sono distratto e non capisco un tubo dell’impianto del racconto. Sgorgo alla fine senza neppure avere una goccia da raccogliere e bere.
Il continuo saltare di palo in frasca del testo e il mio acchiappare le liane senza guardarmi attorno, ma con la fretta dettata da una mia sciocca superstizione, limitano il risultato del finale. Che peccato. Dovrei decidermi a imparare a leggere senza altri pensieri. Dovrò rileggerlo un giorno.

Simone C. Tolomelli mi colpisce all’inizio. Poi l’inizio finisce col racconto e io resto concentrato sul nulla. La vita che vivo è diversa, oggettivamente, da quella che penso di vivere. E a volte tale vita mi sembra irreale, di un altro, quando mi immedesimo fortemente in colui che emerge da ciò che scrivo. L’immaginazione decolla e mi porta lontano. Un divertente viaggio istantaneo di andata e ritorno. A volte accade anche nel bel mezzo della vita reale. Un soffio d’immaginazione e sono già di ritorno nel reale. Il racconto appena letto racconta a suo modo un di questi viaggi.

Finalmente ho la prima pagina di Manila Benedetto davanti agli occhi. Il penultimo boccone ancora caldo, il più buono. È voluto e desiderato senza l’incombenza della fame. Golosità pura. La ricerca anche estetica di confezionarmi un piccolo pacchetto di gusto e sapore sulla forchetta. Sento il profumo e quasi mi ritorna fame. Assaggio e mastico. Sembra un nuovo aroma, anche se il cibo è sempre lo stesso. Assorto guardo fisso nel piatto per non distrami. Mi sono concesso un bicchierino per accompagnare questo delizioso e agrodolce pasto e ho ancora un ultimo racconto che mi aspetta.
Mia moglie, se deve vendicarsi di qualcosa, magari una romanzata d’argomento blogosferico, tace per tutta la durata del mio piattone di pasta, poi proprio poco prima del penultimo boccone, attacca la sirena nel dirmi qualcosa per deconcentrarmi. Proprio un attimo prima, sembra sul serio lo faccia apposta per vendicarsi.

Ritorno in testa al libro. Ho lasciato per ultime le cinquanta pagine di Roberto Moroni. Anzi, sono di meno. Ma con l’euro arrotondo tutto per eccesso.
Incalzato dagli eventi mi rilasso e sorrido. Mi pare un racconto lineare cresciuto verso l’alto senza gemme secche a fare da contorno. Il terreno è fertile e dona alla storia incantevoli frutti, offrendo ombra e riparo, e termina con una citazione cinematografica di vecchio stampo e, come si suol dire, d’autore.
Rielaborando a pagine chiuse, sento l’amaro della consapevolezza della verità finale. Quasi sublimo il mio essere stanco in quella sorta di chiara esemplificazione dei ricorsi della umana civiltà.

NOTE:
Il presente post è stato digitato in momenti diversi. Contiene appunti presi al momento. Formulati un po’ così e senza ulteriori modifiche.
Mi sono avvicinato a "La notte dei blogger" come fosse un’antologia di racconti di fantascienza. Ho sbagliato. Le antologie di quel genere sono normalmente concepite per raccogliere racconti di uno stesso autore o di uno stesso argomento. La notte di questa antologia è enormemente diversa in ogni racconto e ogni racconto del libro è solo.
Nel complesso il libro mi è piaciuto.

Regalerò il libro a un paio di persone a me care.
Grazie a coloro che l’hanno scritto e curato.

gattostanco @ 10:25 - Commenti (11)

Tempesta magnetica

    Avviso:
Nelle scorse ore il condominio diludovico.it è stato attraversato da una tempesta magnetica. A parte le comunicazioni interrotte, non si registrano al momento danni o perdite nelle abitazioni.
    il portiere

gattostanco @ 00:34 - Commenti disabilitati

12 novembre 2004

Minipost pavese

…E così il giornalista pavese più famoso del momento andrà a dirigere il Tg5.
Spero decida di surgelare la rubrica "Gusto".

gattostanco @ 09:17 - Commenti (3)

Megapost in arrivo…

Ho finito il libro che stavo leggendo. Ho anche quasi finito il relativo intervento da inserire su gattostanco.
Si tratta di tanti piccoli, e credo anche molto insulsi, post riuniti in un solo megapost senza limature o revisioni. Devo aggiungere un paio di minipost e poi inserirò il collage finale. Magari lo farò sabato mattina, per limitarne la visione al visitatore occasionale… Buona giornata.

E allora?

È meno divertente scrivere e aspettare a pubblicare imponendosi di non rimettere mano al testo (per quanto sia impossibile da peggiorare) nel vano tentativo di mantenerlo fresco esattamente come se fosse stato inserito al momento sul blog.
Devo ricordarmi di non prendere più una decisione così sciocca. Non si adatta al mio carattere :)

gattostanco @ 02:15 - Commenti (2)

11 novembre 2004

BlogMarzullate, foto e sighe

Questa sera voglio mostrare alla mia adorata gattoconsorte le mini video interviste (marzullate) fatte ad alcuni blogger alla BlogFest.
Ringrazio il titolare di Pandemia per la dichiarata complicità nel realizzarle (per questo ne taccio il nome :D).

Per rinvigorirmi lo spirito nell’attesa, sono andato a sfogliare il photoblog di
Chiaraaa.

Gli ultimi inserimenti riguardano la BlogFest.
A fondo pagina ci sono i collegamenti agli archivi mensili. Ogni mese un sacco d’immagini. Rinvigoriscono lo spirito.

Oggi sono proprio stanco e melenso, per questo dovrei evitare totalmente di digitare. Aspetto una risposta da poche ore e già sono impaziente, ed essere spazientito mi stanca.
E fumo esageratamente. Anche una sola sigaretta è "esageratamente"… Ma il problema è che superata una certa soglia sono costretto ad aprire la finestra. E inizio ad aver freddo.
Dovrei smettere… Com’era quel blog… Smettiamola punto splinder punto com… Sì, ho controllato, è quello l’indirizzo.
Smettiamola!.
Io ricordo una decina di link blogosferici sicuro di non fare errori. Il mio numero di cellulare privato non lo ricordo a memoria. Eppure quel link me lo ricordo nonostante mi sia imposto di non segnarmelo.

gattostanco @ 15:25 - Commenti (2)

Luoghi mozziani

Scartabellando il blog di Mozzi (giuliomozzi) mi sono imbattuto in questo post di presentazione del convegno "Raccontare i luoghi" che si terrà il 27 novembre a Padova.
L’avevo già visto grazie a un post di Papino che si rallegrava della partecipazione di kimota.

E allora?

Sul momento niente. Poi, poco a poco, mi sono venuti in mente tanti luoghi che vorrei raccontare, ma che non racconto per ragioni di anonimato e soprattutto perché è facile raccontare un luogo riuscendo a farlo anche bene, trasmettendo qualcosa prima di tutto al proprio io.
Mi sono venuti in mente luoghi che non esistono più come io li ho visti la prima volta, come ad esempio la piazza pavese col monumento equestre dal cavallo con i testicoli spruzzati d’arancione, sovrastata un tempo da una torre rovinata a terra sopra quattro persone. …O penso a luoghi ben più personali: la panchina circondata da un parco dove baciai mia moglie.
I luoghi cambiano la loro apparenza al cambiare dell’osservatore e al cambiare di ciò che ha dentro l’osservatore stesso.
…Digito banalità a iosa. È vero.
Però mi piace l’idea che un gruppo disomogeneo di persone, che ha un modo certo diverso di rapportarsi ai luoghi, abbia lo spirito per incontrarsi a confrontare e condividere il proprio modo di osservare (e forse anche quello di cambiare).

gattostanco @ 10:41 - Commenti disabilitati

10 novembre 2004

Quando scoppia l’universo

DElyMyth scrive:

Mi ha accompagnata oggi alla visita.
Aveva un’espressione strana.
Al ritorno mi ha detto che era finita.
Quando solo ieri si parlava di "futuro".
Imprecisato.

leggi tutto.

Io non ho un pensiero da poter scrivere.
Anni addietro fui mollato nel giro di pochi minuti quasi fosse scoppiato l’universo (senza possibilità di replica). E questo mi basta.

gattostanco @ 11:17 - Commenti (3)
Email: gattostanco @ gmail.com
FeedBurner:  GATTOSTANCO FEED powered by FeedBurner

gattostanco ...appunti (sospeso)
gattostanco FriendFeed
BlogBabel - BlogItalia - Wikio
Memesphere - Filter 4.0

Ultimi commenti

  • iso: Tutti i blog muoiono prima o poi
  • luca nonno lodi: Che meravigliosi ricordi! Il COF all’anice , alla menta o al tamarindo li rivedremo mai più?? Ho lasciato il cuore sul “bacchett ino”!! (A Bologna i cinni dicevano così).Sigh!!
  • Ibadeth: Gatto stanco, che fine hai fatto? Non scrivi più?
  • NEVIO MICHELOTTI: le offerte si trovano. le reclami sono belle,ma i risultati spesso deludenti.quand o vuoi reclamare non trovi mai uno che risponda con nero su bianco, solo parole!
  • NEVIO MICHELOTTI: avevo alice analog è stato offerto alice voce non probemcon offerta del decoder (ANNO2006) il decoder ad oggi nella mia zona non è ativo nel mio contratto non è riportato nulla che faccia riferimento al decoder.nella bolletta telecom mi viene add. €39 per mancata restituzione decoder,al mio reclamo...
  • alessandro brustoloni: Ho stipulato contratto con telecon -tutto senza limiti- con ADSL, chiamando il 187 con il cellulare nei primi gg di ottobre 2010( non ho preso nota della data precisa che comunque non appare su nessuno dei 23 fogli che mi sono stati spediti via posta, ma solo la data di attivazione), comunque...
  • ivan: A causa di un guasto(dicono loro)da undici giorni non ho linea telefonica.Ho fatto varie segnalazioni e loro rimandano di 48 0re in 48 ore senza dire niente.Che servizio pubblico,non è cambiato niente nemmeno a inserire nuovi gestori telefonici concorrenti,è sempre monopolio sulle linee.
  • Gigi: E’ mai possibile che non si riesca ad avere da qualsiasi TELECOM un numero di fax per dimostrare che una bolletta è stata pagata? L’efficie nza non è certo una virtù della Telecom. Gigi
  • elisabetta: Il mio commento non servirà molto ma corrisponde alla volontà di far crescere il livello di quanto è possibile leggere su internet. La cultura, la politica, la sociologia, tutto deve essere trattato con maggiore serietà ed onestà, senza divisioni di parte e preconcetti. mi congratulo comunque....
  • m: DE CECCO for ever

Trackback:

Poltrona del gatto

Chi sono?
Il Tao della Suocera
La Blogfoucauld

 AZIONISTA IMMANET - NET TO BE di ROBERTO GRASSILLI

Ospitato da Anomalia grafica
Template by Principe
Traduzione in giapponese (KutaKuta Neko) di Gilgamesh
Favicon di Ted

Cerca in gattostanco

Blogosfera

Black Cat
Annarita
Anomalia Grafica
calzino spaiato
(C)assetto Variabile
Cletus
DElyMyth
eiochemipensavo
Gaspare
giuliomozzi (sospeso)
Grassilli Warehouse
kimota
La pupa c'ha sonno
Louie
Marco Candida
marcoscan
Myst
night passage
Papino & C.
Perché no?
Principe
Radici dell'ozio
Scopriamo l'acqua calda
Shangri-La
Un altro tempo
8:49 pm
Alessandra Galetta
All about nothing
Akatalepsia
Andrea Beggi
Bloggo Intestinale
Blog Notes
Blogsenzaqualit
Bottega di Lettura
Cabaret Bisanzio
caracaterina
Ciccsoft
Corax
Daveblog
Debito di sonno
Deeario
diario di Untitled io
Diario Semistupido
Dorigo - in inglese
eCuaderno - in castigliano
EmmeBi
Errore 404
Falso Idillio
Gaspar Torriero
Gattusometro
Giavasan
Gilgamesh
Giovani Tromboni
Giovy's blog
giuseppe genna
gruppo h5n1
Haramlik
Herzog
Il Mignolo col Prof
il mio karma
il Morso della Vipera
il sentiero giusto
il Tao dei blog
iMod
Incipiterazioni
Inkiostro
Intempestiva
jtheo
Kurai
letturalenta
Luca Conti
Luca De Biase
mae*
Macchianera
Manteblog
.Mau.
MeicheNada
Momoblog
Nyft
Numerabile
officialsm
Paese d'ottobre
Paolo Valdemarin
Pandemia
Pasta Mista
Peluche - in castigliano
PensieriInecCesso
Personalità Confusa
Phoebe
Placida Signora
Quasi.dot
Qix
Rael
Ramon Ananos - in castigliano
Reflexiones e irreflexiones
Rolli
Sai tenere un segreto?
Salgalaluna
Scintilena
Secondo Piano
Sergio Maistrello
SmokingPermitted
Stefano Salvi
Squonk
Surreale
Terre Alte
To drown a rose
Tom
Uccidi un grissino
Webgol
Vibrisse, bollettino
Wittgenstein
vogliaditerra
xantology
Zio Burp
Zop
Zu

Varie

Feed by gattostanco
RSS Atom
Commenti
RSS parziale

Feed by FeedBurner


Blog link by Technorati

Wikio - Top dei blogs





 STATISTICHE

porticina: Login