Archivio per febbraio, 2005

28 febbraio 2005

Minipost: assenza

Devo assentarmi dal blog ancora due o tre giorni. Al massimo sino a fine settimana.
Tutto bene.

gattostanco @ 19:23 - Commenti (5)

26 febbraio 2005

Per Aspera ad Veritatem

Nel tempo che precede la cena del sabato dovrei avere qualcosa di meglio da fare che spulciare il sito dei servizi segreti italiani (Servizi di Informazione e Sicurezza della Repubblica Italiana), è vero.

E non scrivo questo post per sindacare il fatto che sul sito viene usato un logo apparentemente superato da un paio d’anni dato che (cito la rivista ufficiale Gnosis online – Rivista Italiana di Intelligence e precisamente questa pagina): "[...] si è sentita forte la necessità di adeguare l’immagine dell’Organismo, alla luce del mutato ruolo svolto dai Servizi informativi, che ha reso la rappresentazione centrata sull’aggressività di un predatore inadatta a comunicarne i principi ispiratori. [...]",

Nemmeno voglio esprimere il mio disappunto nel leggere all’interno dell’ultimo decreto legge di modifica approvato dal Senato (scaricabile presso il sito dei servizi) una machiavellica reminiscenza che significa tutto e niente:
[...]
Art. 6.
(Garanzie funzionali).

[...]
a) la condotta è indispensabile per ottenere il risultato che l’attività si prefigge;
b) il risultato non è diversamente perseguibile;
c) la condotta da tenere è adeguata al raggiungimento del fine.

[...]
Non lo esprimo (il disappunto di cui sopra) semplicemente perché se un agente segreto non avesse facoltà di infrangere ogni tanto qualche legge (per il bene supremo dello Stato mi verrebbe istintivo aggiungere), che razza di agente segreto sarebbe? In fondo io ho sempre preferito il Guicciardini storiografico al Machiavelli inflazionato e sopporto il peso di questa mia preferenza.

E allora?

Signore e Signori agenti segreti, col massimo rispetto e senza ironia alcuna, vi segnalo che un po’ di storia si scrive con l’apostrofo e non con l’accento.

Nota: il titolo è il motto del SisDe. Tradotto a spanne: per aspri terreni sino alla verità.

gattostanco @ 19:29 - Commenti disabilitati

25 febbraio 2005

I cortesi e i maleducati

Un venerdì decisamente indaffarato.
Ho fumato ben otto sigarette. Però a parziale, sebbene inutile, giustificazione voglio specificare che oggi è iniziato alle cinque e dieci del mattino. E, aggiungo, ho un po’ di sonno dovuto a un blando raffreddore e alla conseguente pillola dopo i pasti. Ora digito due o tre cosette tanto per rilassarmi un poco. Le mischio in modo che non siano appetibili per il linkaggio (battuta).

Principe mi ha dedicato una foto scattata da casa sua.
Sono cose che fanno piacere.
Non credo potrò mai contraccambiare. Potrei mandargli via email uno scatto di mia moglie e mia suocera agghindate per un matrimonio, ma credo non saprebbe apprezzare. E da casa mia il mare ‘si vede no’.

La faccenda (che non linko) delle iraconde proteste suscitate da LiberoBlog mi ha molto divertito. Oggi sembra che qualcuno di LiberoBlog si sia preso la briga di telefonare a un blogger per chiedere lumi e dare rassicurazioni. Da come l’ho capita io, all’interno della redazione di LiberoBlog non è presente nemmeno un tizio informato delle dinamiche che regolano la blogosfera o che si sia preso la briga di fare qualche ricerca ‘di mercato’. E pensare che in rete sono presenti molti post utili a dare l’idea a un neofita aziendale su come reagisce una certa parte della blogosfera se punta nel vivo dei propri testi e della propria presenza on line. E non serve neppure un genio. Magari una redazione decente quella servirebbe, ma questo non saprei dirlo con certezza. Non me ne intendo mica io di ‘ste robe.
Telefonare dopo è sempre buona cosa, oltre a essere estremamente divertente e illuminante sul grado di conoscenza del ‘settore’ da parte del personale di LiberoBlog. Certo è infinitamente maleducato telefonare a uno e non rispondere alle email di tanti. LiberoBlog mi sembra una roba un po’ grossolana, magari buona nelle intenzioni, ma bruttina nell’apparenza e con la grazia di un leone marino in calore fuor d’acqua.

A proposito di aziende e del loro rapporto con gli utenti internauti, Dada sembra aver messo in soffitta il forum di Clarence dall’oggi al domani.
Black Cat ha pensato bene di approntare un forum temporaneo.

gattostanco @ 17:43 - Commenti (8)

Personaggi precari

Non ho mai scritto un mio racconto che contenesse dei personaggi con dei nomi. Non ho mai voluto fare il salto mentale d’inventarmi dei nomi. Io non ricordo praticamente mai i nomi delle persone che mi vengono presentate, però ho sempre pensato che avrei dovuto ricordare almeno quelli dei miei personaggi. Così ho evitato sempre di dare loro dei nomi.
E chissenefrega…

Negli ultimi tempi ho desiderio di scrivere una lunga storia frutto della mia fantasia. Tanti piccoli eventi personali e blogosferici che si sono succeduti, circostanze, letture e chissà cos’altro hanno fatto nascere in me questo desiderio. …Non durerà molto.
Il problema è che non sono capace di scrivere. Ben che meno sono in grado di narrare una storia, di creare personaggi (dando loro verosimiglianza, carattere e spessore) e di trovare gli stimoli giusti per fare anche in modo di divertirmi per lungo tempo dietro a un progetto inutile in partenza.
E allora?

Grazie a un commento, ho trovato il divertente e curioso personaggi precari. Si tratta di un’agenzia di ruoli interinali per personaggi privi di storia.
Affascinante: ogni personaggio delineato, e sono molti, ha la sua storia da raccontare. Basta immaginarne una.

gattostanco @ 00:56 - Commenti (4)

24 febbraio 2005

Andata e ritorno

Ieri mia moglie è andata e tornata da Pisa in treno.
Durante le numerose ore di viaggio ha letto un poco e ha guardato il panorama.
Ha visto molta mimosa in fiore.
La mimosa è l’unico fiore reciso che regalo e di cui sopporto la lenta agonia.
Non è colpa di mia moglie se il tempo era uno schifo.
A casa ha trovato l’ultimo raggio di sole di una splendida giornata vissuta da queste parti.
Forse è stata colpa mia: le avevo suggerito di portarsi un ombrello. Invito prontamente rifiutato.
Fortuna ha voluto che i venditori abusivi davanti alla stazione d’arrivo fossero ben forniti di ombrellini.
Ha partecipato a un seminario a suo dire piuttosto interessante.
Mi ha descritto un simpatico vecchietto stanco da una notte passata in treno e annualmente ospitato da quella facoltà.
Non sapendo bene come commentare, ho espresso una certa soddisfazione nel sapere che qualche barbone cattedratico un po’ rinco e senza di meglio da fare venga invitato di tanto in tanto per dargli qualcosa da dire a qualche infreddolito dottorando.
Il vecchio rinco, come amabilmente l’ho definito, è uno dei luminari del proprio ambito di studio, del quale la stessa gattoconsorte ha sviscerato un paio di tomi, e autore di un mazzo così di teorie e genialate ritenute internazionalmente fondamentali. Questo è stata la tiritera che ha scatenato il mio commento da ‘gnorantone.
Io e mia moglie sappiamo forse vivere le persone, ma certamente non sappiamo descrivercele a vicenda al primo tentativo.

gattostanco @ 01:05 - Commenti (4)

23 febbraio 2005

Concorso e curriculum

Mi è venuta la balzana idea di partecipare al concorso (Oh che bella libreria!) indetto da giuliomozzi sulle pagine di Vibrisse, bollettino.
Si tratta di scrivere un testo di qualsiasi natura riguardante una libreria realmente esistente.

Io compro libri anche al supermercato. Posso guardarli, sfogliarli, riposarmi, riprenderli in mano e viverli un poco senza che qualcuno possa pensare di lamentarsi. Soprattutto posso parcheggiare nei pressi.

Ho provato a chiedere un’intervista al responsabile dei prodotti ‘da libreria’ del supermercato in questione passando attraverso l’ufficio marketing della catena usando un modulo on line, unico strumento a parte una lettera cartacea o un numero verde.
Non ho avuto risposta, neppure un pacifico ‘no’.
Forse la mia richiesta, certamente bizzarra agli occhi di coloro che potrebbero averla letta, si è smarrita. Devo aver pazienza e rinunciare al concorso.

Del resto mi sono immedesimato nel ruolo di chi avrebbe dovuto prendere sul serio o meno la mia proposta. Se una persona non è un blogger, difficilmente si aspetta serietà da uno che si firma gattostanco (sì, va bene… anche un blogger non se l’aspetterebbe). Però riuscii a ottenere una risposta da un assessore della mia città e questo mi fece ben sperare per il futuro.

Mi sono reso conto che un blogger anonimo come il sottoscritto non ha degli attestati, se non la propria presenza in rete certamente lunga da dipanare e verificare, per dare un minimo di spessore a una propria richiesta posta all’esterno dell’ambiente blogosferico.

Mi manca una sorta di curriculum blogosferæ da presentare al di fuori della blogosfera.

Esistono dei facsimili?

gattostanco @ 16:38 - Commenti (12)

Lo stato dell’unione

Ho letto "Lo stato dell’unione" di Tullio Avoledo (Sironi Editore).

Voltando il libro e rileggendo l’ultima di copertina mi chiedo quale mente abbia pensato di usare l’incipit di pagina 353 quando il libro ne conta 379, tenendo presente inoltre che il romanzo vero e proprio inizia all’undicesima pagina.
In effetti i due cadaveri citati appaiono poco prima. Li ho aspettati inutilmente per trecento pagine e fortuna vuole che avessi qualcosa di interessante da leggere nel frattempo. Non ho ancora imparato a non leggere il testo dell’ultima di copertina prima di affrontare un libro. Normalmente è fuorviante, a volte è falso. In questo caso mette delle aspettative che vengono assecondate molto più avanti di quanto personalmente come lettore sappia sopportare.

Poco a poco, leggendo, nasce in me una certa antipatia verso il personaggio principale, a tratti apparentemente persino stupido, mentre in prima persona racconta la sua storia. A mio modesto parere questo significa un buon disegno dell’uomo emergente dalle parole scritte. Purtroppo identifico il viso del personaggio con il ritratto fotografico dell’autore che in fondo al libro sembra sorridere beffardo. In effetti l’intero romanzo è una sorta di antipatica beffa. E alla fine credo che l’unico simpatico risulti proprio l’autore.

Interrompo spesso la lettura. Non si tratta di noia o pesantezza della narrazione. L’esatto contrario. Attraverso il susseguirsi di corte onde è appassionante, divertente, preoccupante e mi costringe a pensare. A volte litigo col personaggio tra me e me. A volte mi chiedo cosa avrei fatto io nelle circostanze descritte. Persino arrivo a chiedermi quale sarebbe il mio ‘prezzo’ in caso di bisogno. O quanto lo sia stato in passato.

Il libro trasuda di una certa milanesità del vivere quotidiano come può essere vista all’esterno della metropoli. O come, semplicemente, la vedo io alla luce delle mie rare esperienze e dei miei numerosi e radicati pregiudizi che spaziano ovunque.

Il contesto di nascita del romanzo potrebbe essere retrodatato di due o tre anni, mentre la spinta politica dei personaggi la daterei aggiungendo una quindicina d’anni in più. Ma ugualmente si capisce tutto. La sfera politica descritta è un tantino idealistica, anche se non certo idealizzata, presentando una possibilità di evoluzione della storia del recente passato reale, piuttosto che un reale pericolo odierno.

Le citazioni dirette sono una fonte di piacere. Anche solo un paio di scrittori nominati fanno ben pensare rispetto alla formazione letteraria dell’autore. Quelle musicali non ho modo di giudicarle. Quelle spaziali sono simpatiche bufale. Quelle umane mi auguro non siano del tutto autobiografiche. Quelle domestiche mi sembrano cattivi esempi, e come tali piuttosto diffusi.

L’angoscia mi è nata in alcuni momenti durante la lettura. Il fascino dell’ordine è enorme per me che sono ordinato solo in alcuni ristretti ambiti, ma fino all’estrema pignoleria. E ora, invecchiando, anche il fascino di una certa sicurezza per la strada inzia in me a farsi, appunto, strada. Evidentemente guardo troppa televisione e mi lascio influenzare dalle bugie che trasmette, per poi crederle miei pensieri.

Un’intera categoria di elettori, se mai leggerà Lo stato dell’unione, credo potrebbe essere pervasa da un senso di tradimento, o quantomeno di smarrimento, degli ideali e programmi proposti dal leader di riferimento di una nuova formazione politica del passato prossimo e portavoce di una voglia di distacco dagli intrallazzi di palazzo, che li spinsero a votare in quella nuova autodeterminata direzione. Forse quella categoria non capirebbe comunque, se non ha capito finora, nonostante il nero su bianco del romanzo di Avoledo.

Alcuni passaggi strappano una risata liberatoria. Altri fanno arrabbiare. Altri ancora fanno decidere all’istante di acquistare il prossimo libro dell’autore, se e quando sarà pubblicato.

Caustica mi appare la velata critica ad una certa parte politica sempre più ossessionata dal raggiungere le menti del centro. Soprattutto mi ha divertito l’uso di pochi passaggi laterali nel proporla. Un corollario gustoso.

Potrebbe accadere quel che viene narrato?
Penso proprio di sì, se qualcuno avesse l’interesse economico a farlo accadere. E la gente appoggia e crede in qualsiasi cosa sia ben confezionata e venduta. Anch’io non sono esente. Paradossalmente avrei problemi a decidere da quale parte stare, se colto alla sprovvista e stanco, ma si tratta di una pia illusione.
Piuttosto: è già accaduto?
Me lo chiedo spesso.

gattostanco @ 14:11 - Commenti (2)

Lo stato dell’unione

Ho letto "Lo stato dell’unione" di Tullio Avoledo (Sironi Editore).

Voltando il libro e rileggendo l’ultima di copertina mi chiedo quale mente abbia pensato di usare l’incipit di pagina 353 quando il libro ne conta 379, tenendo presente inoltre che il romanzo vero e proprio inizia all’undicesima pagina.
In effetti i due cadaveri citati appaiono poco prima. Li ho aspettati inutilmente per trecento pagine e fortuna vuole che avessi qualcosa di interessante da leggere nel frattempo. Non ho ancora imparato a non leggere il testo dell’ultima di copertina prima di affrontare un libro. Normalmente è fuorviante, a volte è falso. In questo caso mette delle aspettative che vengono assecondate molto più avanti di quanto personalmente come lettore sappia sopportare.

Poco a poco, leggendo, nasce in me una certa antipatia verso il personaggio principale, a tratti apparentemente persino stupido, mentre in prima persona racconta la sua storia. A mio modesto parere questo significa un buon disegno dell’uomo emergente dalle parole scritte. Purtroppo identifico il viso del personaggio con il ritratto fotografico dell’autore che in fondo al libro sembra sorridere beffardo. In effetti l’intero romanzo è una sorta di antipatica beffa. E alla fine credo che l’unico simpatico risulti proprio l’autore.

Interrompo spesso la lettura. Non si tratta di noia o pesantezza della narrazione. L’esatto contrario. Attraverso il susseguirsi di corte onde è appassionante, divertente, preoccupante e mi costringe a pensare. A volte litigo col personaggio tra me e me. A volte mi chiedo cosa avrei fatto io nelle circostanze descritte. Persino arrivo a chiedermi quale sarebbe il mio ‘prezzo’ in caso di bisogno. O quanto lo sia stato in passato.

Il libro trasuda di una certa milanesità del vivere quotidiano come può essere vista all’esterno della metropoli. O come, semplicemente, la vedo io alla luce delle mie rare esperienze e dei miei numerosi e radicati pregiudizi che spaziano ovunque.

Il contesto di nascita del romanzo potrebbe essere retrodatato di due o tre anni, mentre la spinta politica dei personaggi la daterei aggiungendo una quindicina d’anni in più. Ma ugualmente si capisce tutto. La sfera politica descritta è un tantino idealistica, anche se non certo idealizzata, presentando una possibilità di evoluzione della storia del recente passato reale, piuttosto che un reale pericolo odierno.

Le citazioni dirette sono una fonte di piacere. Anche solo un paio di scrittori nominati fanno ben pensare rispetto alla formazione letteraria dell’autore. Quelle musicali non ho modo di giudicarle. Quelle spaziali sono simpatiche bufale. Quelle umane mi auguro non siano del tutto autobiografiche. Quelle domestiche mi sembrano cattivi esempi, e come tali piuttosto diffusi.

L’angoscia mi è nata in alcuni momenti durante la lettura. Il fascino dell’ordine è enorme per me che sono ordinato solo in alcuni ristretti ambiti, ma fino all’estrema pignoleria. E ora, invecchiando, anche il fascino di una certa sicurezza per la strada inzia in me a farsi, appunto, strada. Evidentemente guardo troppa televisione e mi lascio influenzare dalle bugie che trasmette, per poi crederle miei pensieri.

Un’intera categoria di elettori, se mai leggerà Lo stato dell’unione, credo potrebbe essere pervasa da un senso di tradimento, o quantomeno di smarrimento, degli ideali e programmi proposti dal leader di riferimento di una nuova formazione politica del passato prossimo e portavoce di una voglia di distacco dagli intrallazzi di palazzo, che li spinsero a votare in quella nuova autodeterminata direzione. Forse quella categoria non capirebbe comunque, se non ha capito finora, nonostante il nero su bianco del romanzo di Avoledo.

Alcuni passaggi strappano una risata liberatoria. Altri fanno arrabbiare. Altri ancora fanno decidere all’istante di acquistare il prossimo libro dell’autore, se e quando sarà pubblicato.

Caustica mi appare la velata critica ad una certa parte politica sempre più ossessionata dal raggiungere le menti del centro. Soprattutto mi ha divertito l’uso di pochi passaggi laterali nel proporla. Un corollario gustoso.

Potrebbe accadere quel che viene narrato?
Penso proprio di sì, se qualcuno avesse l’interesse economico a farlo accadere. E la gente appoggia e crede in qualsiasi cosa sia ben confezionata e venduta. Anch’io non sono esente. Paradossalmente avrei problemi a decidere da quale parte stare, se colto alla sprovvista e stanco, ma si tratta di una pia illusione.
Piuttosto: è già accaduto?
Me lo chiedo spesso.

gattostanco @ 14:11 - Commenti (2)

Minipost: Clutcher si muove.

Ho le allucinazioni blogosferiche, o altri si sono accorti che il blog di Clutcher si è leggermente mosso il 21 febbraio?

gattostanco @ 00:45 - Commenti (10)

Boney (il sostantivo monodose)

Anch’io, credo buon ultimo, presento il nuovo acquisto del condominio web che mi ospita.

Boney (Il sostantivo monodose)

Si tratta di un blog collettivo e di più non saprei che dire.

Questa pagina presenta le teste del blog.
Azzardo:
Stefano/Stefano, il boss
Britishkiller/Cecilia, l’abbagliante
Yoshi/Luca, il pensatore
FdC/Elisa, la giusta
Knef/Knef, il fuso
Ian Iachimoe/Ian, l’idealista
Ohms/ohms, l’ingenuo
Markio/Non disponibile il cattivo
Infernale/Lucifero il creativo

Magari mi sbaglio :-)

gattostanco @ 00:15 - Commenti (4)

22 febbraio 2005

Dialogoi (ohi e ahia)

Ho accumulato un numero impressionante di post non inseriti nel blog. Nell’ultimo file dove scrivo -e salvo- le mie digitazioni blogosferiche prima di postarle ho creato una sezione Bozze e una Postati.
Il passaggio dalla prima alla seconda è sempre più faticoso. Col pensiero che si tratta di semplici bozze, di appunti sparsi, hanno perduto l’immediatezza propria di un post.

La bozza seguente, ora che sono a circa 300 pagine dall’inizio del primo libro di cui si parla, merita d’essere inserita malgrado la superficialità estrema della mia stesura:

- – -
L’altra sera la mia adorata metà era in pensiero. Ho fatto tardi ed era ora di cena. Ero al supermercato a fare la spesa. Quando ha visto la borsa coi libri ha capito il mio ritardo.
- Un altro Sifoni?…
- Sifoche?
- Ah, no …Sironi. Ti sei preso un altro Sironi.
- Beh, non… Sì… Embeh?
- Niente, così… Questo è più grosso, però.
- Umboh… beh. Sembra anche a me… L’edizione è diversa, questo ha la copertina rigida… Magari è anche scritto più grande… Toh, guarda: sono trecento e fischia pagine.
- Fammi vedere cos’è.
- Tieni.
- Ah…
- Ah che?
- Un giallo. Per caso è lo stesso della bomba a Milano? Sai quello…
- Ma nooo. Questo è un altro e non è un giallo. È uno… Boh, non lo so chi sia. È uno che dicono che scrive bene. Ho letto un post dove dice di aver fatto delle robe per il cinema o il teatro, non mi ricor…
- Emalloravedichecentrano i blog. Tienilo… Ah, non è giovane …la foto.
- Ha parlato miss gioventù paleolit…
- Taci. …Ne hai presi altri due. …Chi è ‘sta Ursula? EH!?!
- Toh, ma guarda che è una delle maggiori autrici storiche di fantascienza che ha vinto un fottio di…
- Il pesto. [Tizio e tizia] ti hanno portato il pesto da Alassio.
- Dammelo! Dov’è? …Evvai straca**o! stasera gnocchi al pesto! Ultramiticooo!!! Lode al S…
- Taci! …Io me li faccio con la rucola.
- Ma sei scema? Ma ‘sto pesto è troppo buono e… e… Vabbene, fatteli come vuoi che il pesto è tutto mio. Gaaanzo!
- E questa roba nazista?
- Macheca**odici?
- Questo!
- Ah, l’altro libro. E’ uno dei capisaldi della fantapolitica storica. Non l’ho mai letto e l’ho preso anche lui con lo sconto. Fai finta che la Seconda Guerra Mond…
- Poi non li lasciare in bagno.
- – -

Quello che segue, invece, tratta di una piccola cosa che mi segue da tempo, quasi fosse un fedele cagnolino.

- – -
L’amore è una roba da fusi.
Un mio carissimo amico ha morosato una ragazza per qualche anno. Venne lasciato più di dieci anni fa. Ora gli capita ancora di sognarsela. Nulla di fisico o romantico, la ragazza anche nel sogno ripete "rimaniamo amici". Il mio amico si chiede quanto tempo durerà ancora questa storia.
È imbarazzante. Il mio amico ama sua moglie con tutta l’energia possibile. Eppure non riesce a dimenticare colei che l’ha preceduta. Il mio amico pensa di non essere riuscito a smettere d’amare. Si chiede: possibile sia solo un ricordo che ogni tanto riemerge, come il cane d’infanzia? Che sia un evidente sintomo di qualche sbiellamento psicologico?
Sembra bello, dal mio punto di vista, continuare a mantenere presente così forte una persona nei propri cuore e mente. Ma la faccia del mio amico questa mattina era proprio preoccupata. Oramai è sicuro di avere qualche rotellina, che si augura marginale, fuori posto.
Io ho amici quasi tutti sbiellati in un modo o nell’altro. E anch’io non scherzo. Gli ho consigliato di andare a parlarne a un rammendameloni.
- Tu da chi vai?
- Eh?
- Tu da chi vai?
- Da nessuno. Non conosco nessuno.
- Ah.
- Ma… Perché pensavi che ci andassi?
- Mhmm… Sì.
- Dovremmo proprio andarci… A farci aggiustare il cervello dico.
- Pensa per te, io ho solo ‘sto problema della mia ex. Tu ti sei visto allo specchio che razza di barba hai?
- – -

gattostanco @ 10:41 - Commenti (14)

21 febbraio 2005

No grazie, ho quasi smesso.

Ufficialmente ho smesso di fumare.
Ufficiosamente ho ridotto notevolmente.
È un successo immenso.
Fumo in media un paio di sigarette al giorno e me le gusto immensamente.
Devo togliermi anche quelle.
Ogni tanto, complice il tabaccaio che ha caricato a pera il distributore automatico esterno, mi sono lasciato coinvolgere da sigarette troppo leggere e senza gusto per i miei, appunto, gusti.
Al principio il mio primo contatto col fumo fu un mozzicone di Esportazione senza filtro. Ottimo inizio: per dieci anni non fumai.
Poi al mare con un paio di miei compagni di liceo ci lasciammo irretire a provare tra di noi. Tra paninari e gente che si faceva le canne fumando ‘la droga‘, io e gli altri due provammo l’eccitazione di comprare un pacchetto di North Pole al mentolo in tre. Tooogo.
L’anno dopo, sempre al mare, comprai un pacchetto di Camel. Continuai. Poi iniziai a comprare le stecche di sigarette (confezione da dieci pacchetti) invece dei pacchetti.
Ora ho iniziato di nuovo a comprare un pacchetto di sigarette con la frequenza usata prima per le stecche.
Non dovrei, lo so, ma sono fiero di me stesso. La guerra non è ancora vinta, ma ho sfondato il fronte alla grande. La mia posizione è ampiamente difendibile: l’aviazione è rappresentata dalla gattoconsorte e l’artiglieria pesante è aver detto ai miei amici d’aver smesso. A questo punto le truppe meccanizzate del soprascritto, pur non riuscendo a dilagare annientando la voglia di fumare, hanno conquistato posizioni impensabili sino a poco tempo addietro.

E allora?

Le imboscate, come questo post di ( C )assetto Variabile, sono sempre dietro l’angolo.

gattostanco @ 16:23 - Commenti (6)

20 febbraio 2005

Anche de Saussure riderebbe

Mia moglie l’altra sera ha visto una piccola parte di Zelig Circus.
È stata una delle rare volte in cui l’ho vista sghignazzare e poi ridere a crepapelle davanti alla televisione.
Tante risate credo fossero dovute all’immedesimazione nel personaggio di Alessandro Fullin nel ruolo di una prof (o quel che è) alle prese con la lingua tuscolana.
Mentre riscaldavo il risotto per il pranzo domenicale tra noi due, ha continuato a ripetere: "Nu-nu mhmmhmm alano" (trad: io non sono un barboncino) e a flettersi nel pronunciare il verbo mhmmm (essere) e a ridacchiare come una fulminata.
Il suo sogno, oso temere, è che Fullin metta in rete l’intera grammatica che si è inventato.

Sono lusinghiere le parole di Matteo B. Bianchi al riguardo.
Nel post appena citato ho trovato un commento di oliviero che mi ha piegato in due e che dovrò riferire alla gattoconorte:
farebbe ridere pure De Saussure per come fa collidere “langue” e “parole” in un’esplosione comica

Nota: Ferdinand de Saussure è considerato il fondatore della linguistica moderna.

gattostanco @ 14:57 - Commenti (6)

Domenica davanti al pc

Grazie alla neve io e mia moglie ci siamo esonerati a vicenda dall’andare da mia suocera a pranzo. È ancora più bella la neve quest’oggi.

Diego scrive in questo minipost:
Quando ero adolescente credevo di essere diverso perché sono gay.
E invece poi ho capito: sono diverso perché sono MONA!

(anche se a dire il vero sono talmente tanti ‘i mona’, me compreso, che non sono certo diversi :-) )

Suggerimento sempreverde: salvare i post prima di pubblicarli. Meglio ancora se altrove rispetto al blog.

Sono un maritino felicemente (l’etichetta prevede di scrivere così) sposato: amo mia moglie e questa mi appare come l’essere umano più attraente dell’universo e da ogni punto di vista (tra l’altro è appena scoppiata una stella in cielo -davvero è una notizia d’astronomia-). Del resto è anche pur vero che uno sguardo in giro non rifiuto mai di darlo se si presenta l’occasione.
Però.
Mi sarei ampiamente rotto i maroni dei nuovi post pubblicitari presenti su Macchianera (senza contare quel recente post in cui si presentava un video esplicito per stagiste).

Luca De Biase riunisce in questo post i cinque consigli più evoluti da dare a un ipotetico politico che abbia il desiderio di aprire un blog. Sono presenti link ai partecipanti alla discussione in proposito. [questa segnalazione di Paolo Valdemarin]
È tutto molto interessante.
Peccato che il politico in questione (ipotetico) molto probabilmente non aprirebbe mai un blog dedicato ai blogger (o perlomeno non a quelli scafandrati di acume o stanchezza), ma lo dedicherebbe a coloro che non hanno tempo o voglia d’andare ai buoni cari vecchi comizi di una volta. Sono molto scettico, personalmente, riguardo a un reale utilizzo dello strumento blog ai fini di un costruttivo e interattivo dialogo tra un politico e i propri elettori internauti. Sergio Cofferati ha abbandonato il suo blog, no?. Ma poi l’hanno eletto? Non mi ricordo. Prodi ha aperto il blog e il suo staff non ha nemmeno ancora trovato il tempo di cercare un paio di volontari che possano occuparsi dei contenuti (e della terribile responsabilità ad essi relativa, perché i blogger tendenzialmente sono pignoli).
Questo è il pensiero positivo di Giuseppe Granieri sulle pagine di InternetPro.

Grazie a Papino scopro in questo post che nei giorni scorsi era il trentesimo anniversario di "Happy Days". S’invecchia.

Ecco, ora che sono aumentate le tasse ai petrolieri per pagare dei nuovi autobus (e che ovviamente poi pagherò io alla pompa, a meno di una improvvisa botta d’altruismo dei petrolieri che considero quantomeno improbabile), perché non aumentare le tasse alle società di assicurazione per finanziare dei nuovi filtri ambientali alle industrie statali (tanto pagherei, alla fin fine, anche quell’aumento di tasca mia)?
Perché non aumentare le accise sui cd musicali per finanziare gite scolastiche a teatro?
Perché non aumentare le accise sui pneumatici per rendere gratuiti i parcheggi accanto agli ospedali?
Perché non aumentare le accise sui dolciumi per finanziare incontri anticiccia nelle scuole (riservati ai genitori)?
Perché non aumentare le accise sui prodotti informatici per finanziare nuovi paia d’occhiali agli anziani?

…Toh, è ora di pranzo (risotto riscaldato, una bontà)

gattostanco @ 12:11 - Commenti (10)

19 febbraio 2005

Riapre il kolkhoz dei blogger?

Forza Idillio

gattostanco @ 12:28 - Commenti disabilitati
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