Archivio per marzo, 2005

31 marzo 2005

Quiz reale: tu cosa faresti?

Immagina di dialogare con una persona da almeno quindici anni.
Immagina di averla incontrata dal vero una volta sola in tutti questi anni.
Immagina di aver mantenuto l’amicizia attraverso lettere, prima postali e poi elettroniche.
Immagina di aver riallacciato un canale di comunicazione dopo due anni.
Immagina che la persona sia del sesso opposto al tuo.
Immagina che il tuo partner, conosciuto anni dopo alla persona in questione, non abbia mai preso in considerazione che si possa trattare unicamente di ‘amicizia’.
Immagina che la persona chieda: "cosa hai fatto negli ultimi due anni?"

Cosa fai al mio posto?
Dai l’indirizzo web del blog.
Rispondi: sono fatti miei.
Rispondi: nulla di speciale.
Rispondi: a parte incanutirmi ancora e ingrassare un poco, null’altro.
Non rispondi e speri non insista.
Riassumi in quattro parole due anni di vita e non accenni in alcun modo alla blogosfera.
Proponi alla persona di aprire un blog a quattro mani per comunicare da oggi in poi e per raccontarvi in modo facile le vostre vite davanti a tutti, ma senza fare nomi.

gattostanco @ 00:54 - Commenti (14)

Mesopotamia Oggi

Mesopotamia Oggi è un sito dedicato alla situazione archeologica irachena attuale.
Sono poche e sbiellate pagine, ma le ritengo utili a coloro ancora intenzionati a trascorrere qualche minuto per informarsi su cosa rimane nella regione che fu un tempo culla della scrittura umana.

Il sito è in rete grazie all’Università di Pavia, a cura del Dipartimento di Scienze dell’Antichità – Sezione di Orientalistica.

Questo è l’articolo di presentazione del sito pubblicato da Inchiostro (giornale degli studenti universitari di Pavia). Il titolo è esplicativo:
Cosa sta accadendo al patrimonio storico, archeologico, culturale iracheno?

gattostanco @ 00:19 - Commenti disabilitati

25 marzo 2005

Minipost: Buona Pasqua

…felice e serena Buona Pasqua!

gattostanco @ 11:04 - Commenti (10)

Quarto d’ora accademico

Studenti.com presenta un accalorato appello all’opinione pubblica rivolto dal Senato Accademico dell’università di Foggia.
Non sono riuscito a trovarlo sul sito ufficiale.
Si tratta dell’ormai consueto grido di dolore delle università pubbliche italiane relativo alle precarie condizioni economiche e didattiche in cui versano. È una denuncia.
Io penso che con tutti i rincari delle tasse indirette appena definiti, qualche spicciolo in più lo si potrebbe utilizzare a fin di bene (senza contare che, da quel che ho capito e per rimanere in tema, l’università di Foggia non può usare al meglio i fondi di cui dispone)

E allora?

Granfranco Fini mi ha scritto in relazione alle prossime elezioni regionali. Tra le altre cose, oltre a sottolineare le importanti riforme varate in materia di scuola, mi informa che la sinistra torna a proporre l’abolizione della proprietà privata. Quest’ultimo fatto mi era sfuggito e non sapevo di questa dirompente proposta presente nel programma della sinistra. A dire il vero, non sono riuscito a trovare nemmeno un programma della sinistra.
In calce alla lettera di propaganda è allegata la AN-card che una volta attivata mi permetterebbe di conoscere senza costi tutte le nuove leggi a favore della famiglia, dei giovani, delle donne e degli anziani. Mi è sorto spontaneo chiedermi: "E tutte le altre leggi?"
Inoltre potrei ricevere con sconti esclusivi i gadget ufficiali del partito.
Mi è parso un ottimo strumento di propaganda elettorale.

Prodi, invece, scrivendomi anch’egli in vista delle prossime elezioni, ha allegato un bollettino postale chiedendo un’offerta di sostegno. Mossa questa che potrei capire se rivolta agli iscritti ai partiti della coalizione e non a un qualsiasi potenziale elettore che potrebbe aversene a male: chiedere voti e soldi così platealmente in un colpo solo mi appare un voler tirare troppo la corda. Il testo della lettera non lo ricordo e non posso commentarlo, la sola presenza del bollettino ha attratto tutta la mia attenzione, prima di gettarlo insieme alla lettera.

E allora?

E allora sfogo un po’ della mia frustrazione: mia moglie ed io ci siamo organizzati per trascorrere insieme qualche giorno a Pisa dopo Pasqua. Siamo fatti così: ci piace stare vicini vicini. E invece tutta la programmazione fatta salta per aria a causa della solita abitudine ben radicata nelle università di cambiare le carte in tavola e gli orari di menosissimi seminari giusto due ore dopo che gli studenti si sono organizzati per benino per seguirli. Uffa!
Ecco, insomma, io sono un tizio qualunque, praticamente un qualunquista. Mai che qualcuno mi scriva per informarmi che ha dato fondi e strumenti all’Istruzione o che gli Eurostar da oggi in poi arriveranno sempre in orario e saranno sicuri. Mi accontenterei di poco, mi sembra. Suvvia, non chiedo certo parcheggi in centro o auto ecologiche davvero.

Nota: il titolo del post si riferisce a come si chiamava, durante le mie sporadiche presenze in aula in qualità di studente universitario, l’abitudine di alcuni prof di arrivare con un certo ritardo sull’orario effettivo di lezione.

gattostanco @ 10:58 - Commenti (1)

Quarto d’ora accademico

Studenti.com presenta un accalorato appello all’opinione pubblica rivolto dal Senato Accademico dell’università di Foggia.
Non sono riuscito a trovarlo sul sito ufficiale.
Si tratta dell’ormai consueto grido di dolore delle università pubbliche italiane relativo alle precarie condizioni economiche e didattiche in cui versano. È una denuncia.
Io penso che con tutti i rincari delle tasse indirette appena definiti, qualche spicciolo in più lo si potrebbe utilizzare a fin di bene (senza contare che, da quel che ho capito e per rimanere in tema, l’università di Foggia non può usare al meglio i fondi di cui dispone)

E allora?

Granfranco Fini mi ha scritto in relazione alle prossime elezioni regionali. Tra le altre cose, oltre a sottolineare le importanti riforme varate in materia di scuola, mi informa che la sinistra torna a proporre l’abolizione della proprietà privata. Quest’ultimo fatto mi era sfuggito e non sapevo di questa dirompente proposta presente nel programma della sinistra. A dire il vero, non sono riuscito a trovare nemmeno un programma della sinistra.
In calce alla lettera di propaganda è allegata la AN-card che una volta attivata mi permetterebbe di conoscere senza costi tutte le nuove leggi a favore della famiglia, dei giovani, delle donne e degli anziani. Mi è sorto spontaneo chiedermi: "E tutte le altre leggi?"
Inoltre potrei ricevere con sconti esclusivi i gadget ufficiali del partito.
Mi è parso un ottimo strumento di propaganda elettorale.

Prodi, invece, scrivendomi anch’egli in vista delle prossime elezioni, ha allegato un bollettino postale chiedendo un’offerta di sostegno. Mossa questa che potrei capire se rivolta agli iscritti ai partiti della coalizione e non a un qualsiasi potenziale elettore che potrebbe aversene a male: chiedere voti e soldi così platealmente in un colpo solo mi appare un voler tirare troppo la corda. Il testo della lettera non lo ricordo e non posso commentarlo, la sola presenza del bollettino ha attratto tutta la mia attenzione, prima di gettarlo insieme alla lettera.

E allora?

E allora sfogo un po’ della mia frustrazione: mia moglie ed io ci siamo organizzati per trascorrere insieme qualche giorno a Pisa dopo Pasqua. Siamo fatti così: ci piace stare vicini vicini. E invece tutta la programmazione fatta salta per aria a causa della solita abitudine ben radicata nelle università di cambiare le carte in tavola e gli orari di menosissimi seminari giusto due ore dopo che gli studenti si sono organizzati per benino per seguirli. Uffa!
Ecco, insomma, io sono un tizio qualunque, praticamente un qualunquista. Mai che qualcuno mi scriva per informarmi che ha dato fondi e strumenti all’Istruzione o che gli Eurostar da oggi in poi arriveranno sempre in orario e saranno sicuri. Mi accontenterei di poco, mi sembra. Suvvia, non chiedo certo parcheggi in centro o auto ecologiche davvero.

Nota: il titolo del post si riferisce a come si chiamava, durante le mie sporadiche presenze in aula in qualità di studente universitario, l’abitudine di alcuni prof di arrivare con un certo ritardo sull’orario effettivo di lezione.

gattostanco @ 10:58 - Commenti (1)

24 marzo 2005

Riflessioni politiche stolte

Il Parlamento ha iniziato il percorso di approvazione di alcune sostanziali modifiche alla Costituzione del Paese (si tratta di modifiche quasi tutte aberranti a mio giudizio, per quel che vale) (per quel che vale il mio giudizio, non la Costituzione). Per par condicio affermo il mio parere che fu il centrosinistra a iniziare l’andazzo di modificare la Costituzione a colpi di voto invece che a colpi d’accordo.
A proposito di accentramento dei poteri in una sola persona e di sminuimento degli organi fondamentali per un sano controllo delle attività democratiche di uno stato, ho letto che gli amministratori di altre città spagnole intendono rimuovere statue di Franco ancora oggi in bella mostra, dopo che ne è stata rimossa una grande statua equestre a Madrid nei giorni scorsi. Paradossalmente non sono d’accordo: la memoria vale per tutti e -forse- servirebbe a qualcosa di pratico lasciare quei simboli. Ma è un’idea un po’ balorda la mia, me ne rendo conto.
A proposito di buone idee, questa mattina ho letto alcune dichiarazioni di Follini (UDC) in relazione all’obiettivo di ritornare a un sistema proporzionale efficace per il voto in Italia. Così, per un attimo, ho pensato all’ipotesi di votare UDC nel prossimo futuro e sono rimasto abbagliato dall’idea di fare una crocetta sul vecchio scudo crociato con scritto "libertas". Ho pensato che forse non hanno mai tutti i torti quelli che dicono che si stava meglio quando si stava peggio. Del resto è la storia a ripetersi, e non la faccio certo io.
Per par condicio, dico anche che mi frulla in testa l’idea di votare RC. Sarebbe divertente e certo controcorrente. La Lega invece no, perché era dirompente quando voleva la separazione netta da Roma e ora invece non capisco cosa voglia. Ogni tanto seguo il tg su TelePadania, ma non riesco a sopportare l’acritico tono monocolore tale da far sembrare il Tg4 con Fede un arcobaleno.
Questa mattina ho lavato i pavimenti (persino sotto al frigo) insieme a mia moglie. Le ho raccontato alcuni articoli del numero di marzo di Linus. Ma, a futura memoria lo segnalo, noi non siamo antiamericani e nemmeno antistatunitensi. Come, del resto, non siamo antiitaliani. Abbiamo avuto un’educazione al buon senso. Pensare che io non seppi mai cosa cavolo votasse buonanima di mio padre. Non volle mai dirmelo. Era un testone!
Mia suocera ha chiesto a sua figlia cosa dovrà votare alle prossime regionali. Mia moglie l’ha chiesto a me. Io, sono sincero, non ne ho la più pallida idea. Mi vien da piangere, metaforicamente. Aspetto che mi dia una risposta il gatto. Mi piacerebbe riuscire a capire le sue risposte, mentre sento solo il suo russare sulla sua poltrona accanto a me. Beato lui: magna beve dorme è castrato e non ha diritto di voto. Io invece, per il momento (del futuro non c’è certezza) l’ho ancora (il diritto di votare) e mi meraviglio di quanto sia oramai difficile esercitarlo (e in effetti ingrasso, continuando a preferire il magna magna al frusta frusta).

Rinnovo la mia speranza che la Sig.ra Wanna Marchi si lanci in politica. Molti la voterebbero. Forse anch’io. Strana la gente, prima le crede e poi si lagna. Io, fortunatamente, sono stanco e faccio troppa fatica a credere (figuriamoci il resto).
A proposito del futuro, sono contento di non aver avuto nonni partigiani. Con la piega che ha preso il futuro, meglio così. Da vecchio non avrò una pensione decente grazie ai contributi versati, ma non vorrei rischiare problemi ben più gravi in caso di controlli.

A proposito di controlli. Ho scritto un racconto sui servizi segreti. È orrendo. L’ho iniziato poche ore prima dell’uccisione di Calipari. Inevitabilmente mi sono lasciato influenzare nonostante avessi la storia già in testa da un po’. In verità è orrendo a causa delle mie scarsissime capacità narrative. L’ho già messo nel dimenticatoio e tolto dai pc. Ma almeno la ricerca dei materiali è stata interessante e divertente.
Meglio tornare a pasticciare con la fantascienza. Ma non ora, quando non saprei, forse un giorno, ora devo fare altro: è pur sempre Pasqua e, mentre mia moglie prega in chiesa, voglio lavare il frigorifero dentro. Mi rilassa. Prima, però, devo svuotarlo.

Nota: chiedo scusa all’occasionale visitatore per l’eccessivo uso di lettere maiuscole a inizio post.

gattostanco @ 17:54 - Commenti (5)

20 marzo 2005

Subterranean Homesick Boy

Il condominio blogosferico di Dario si espande ancora.
Il nuovo blog è:

Subterranean Homesick Boy

Donzaucher lavora a Bologna, vive con due ragazze, ha folli colleghi di lavoro e ascolta musica di cui io a malapena posso intuire il suono.
Mia moglie ha vissuto Bologna per due giorni e ha conosciuto un solo suo abitante. Subito si è invaghita della città, merito soprattutto dell’abitante.
Io ho passato, quand’ero estremamente più giovane, due settimane al mare in un monolocale con tre ragazze: la mia di quei giorni lontani, una sua amica e un’amica dell’amica. Ma questa è un’altra storia dei tempi andati.
Torno a Donzaucher… Ha un lessico libero e ha un "mac".
Io dico molte parolacce. Non le scrivo per evitare visite inopportune o inutili dai motori di ricerca.
Da sempre associo il possedere un Mac al fatto che il possessore sia un diversamente stimolato intellettualmente. C’è chi mostra il proprio Mac come uno studiato segno d’eccentricità, ma non credo sia questo il caso.
Donzaucher, se capita, si nutre al mcdonald. Io ho sempre molta pena degli avventori della famosa catena di fastfood. Passo davanti a loro ogni volta entrando al Bennet, li guardo sentendomi inutile e non trovando la forza di fare qualcosa per loro. Del resto, come si suol dire, i gusti sono gusti.
Donzaucher ha appena compiuto trent’anni. Gran bella età, anche se personalmente preferisco i ventidue o i sedici.
Sua mamma gli telefona per chiedergli di fare un po’ di spesa a Bologna (il fine settimana Donzaucher lo passa in famiglia in altri luoghi). Mia moglie ha fatto la spesa al mercato a Pisa per poi fare il viaggio in treno di ritorno con le borsine piene di verdure (il nostro fruttivendolo di fiducia è in vacanza alle Auai ed ecco spiegati alcuni prezzi un po’ altini)
Donzaucher è un fumatore e una sua coinquilina è una dottoranda. Mi ricorda qualcosa di molto simile alla mia vita. Vivere con una dottoranda non aiuta gli sforzi per smettere di fumare, posso assicurarlo. Ma non credo egli voglia smettere.

Una delle cose belle della blogosfera è che per un blogger che rallenta ce ne sono almeno altri due che accelerano, che Donzaucher sia un meganoide poco importa (quanti "che" in questa frase). Anche se mi chiedo se farò in tempo nel corso della mia vita a vedere un robot costruito per fare il correttore di bozze, ma questo è proprio tutto un altro argomento.

gattostanco @ 11:23 - Commenti (10)

18 marzo 2005

Spizzichi

Ai medici, per quella che è la mia esperienza, non piace pagare le tasse. O almeno non piace pagarle tutte.
I medici specializzandi dell’Università di Pavia nei prossimi giorni scenderanno in strada a protestare. Le loro tasse universitarie, a quanto sembra, sono aumentate del 50%. Tenendo presente la loro fondamentale funzione di nerbo dell’ospedale in cui si specializzano, saperli incacchiati neri mi disturba un poco. Certamente avranno tempo in futuro per rifarsi delle spese sostenute nel corso della loro formazione iniziale, ma credo sia una magra consolazione al momento.

A tal proposito mi viene in mente che dopo una ventina d’anni di onorato servizio il rettore dell’università lascerà l’incarico. Il fatto mi fa sentire vecchio e mi ritrovo a pensare a come corre il tempo visto da un traguardo intermedio.
Di quel Magnifico Rettore non ho alcun ricordo a parte un sonoro e anonimo pernacchione a lui indirizzato durante una solenne Festa del Laureato svoltasi negli anni scorsi.

A tal proposito, questa mattina ho letto che a Madrid è stata divelta una statua equestre di Franco. Al suo posto verrà posizionata una scultura dedicata alla concordia. A quanto ho letto la municipalità madrilena non era proprio d’accordo all’unanimità con l’estirpazione (per ragioni storiche: la statua è rimasta al suo posto finora e tanto valeva lasciarcela). L’operazione è avvenuta di primissima mattina probabilmente per arrecare meno disturbo possibile al traffico, non tanto quello potenzialmente arrecato dalla gru, quanto dalla probabile presenza di nostalgici, che sarebbero stati ben più numerosi dei pochi presenti in caso di svolgimento dei lavori in un altro orario.

A tal proposito questa mattina alle sei ho visto degli addetti intenti a ridipingere le strisce pedonali della piazza intorno alla Minerva. …Adoro guidare a quell’ora in città. È uno dei rari momenti in cui mi piace vivere a Pavia. Penso sempre a una sorta di Day After data la mancanza di traffico, senza contare che la rotonda viaria attorno alla statua è tutta piena di buchi e bozze, mentre i sobbalzi della macchina rendono bene l’idea di emergenza postatomica.

A tal proposito auguro ogni caghetta possibile a colui o colei che nei giorni scorsi mi ha strisciato il paraurti anteriore della mia auto facendo chissà quale manovra [nota: nel caso sia mia moglie che manco se n'è accorta, perché certo confesserebbe, ritiro l'augurio]. …Però la prendo con filosofia, come si suol dire. Nonostante sia incline all’incavolatura intollerante (l’esagerata tolleranza in quanto tale non l’apprezzo, ma a volte scado nell’esagerare con l’intolleranza) sono assai placido quando si tratta di danni alla macchina. In fondo, penso, se è una roba che resta fuori non posso pretendere che non le accada qualcosa ogni tanto. Ad essere importante è l’automobilista, non l’automobile. E con quello che lucrano le assicurazioni, neanch’io forse mi sarei fermato a lasciare un bigliettino come invece feci in passato in una situazione simile. Mai nessuno lo ha fatto con me, a dire il vero.

gattostanco @ 13:16 - Commenti (5)

17 marzo 2005

Toh: un post

Diego in un commento al post precedente scrive minaccioso (spero lo abbia fatto ridendo):
Che non ti venga nemmeno lontamente in testa di chiudere, capito???!!!

Non ho alcun desiderio di chiudere gattostanco.
E nemmeno intendo modificarne l’impostazione.
E nemmeno mi sono messo a scrivere altro (giurin giuretta) nel tempo guadagnato dal suo attuale forte rallentamento.
Mi sono riappropriato temporaneamente del tempo che gli dedicavo per ridistribuirlo altrove.
In questo periodo devo riorganizzare un poco la mia quotidianità sulle cambiate esigenze di mia moglie, fare le pulizie di primavera e riconfigurare la casa sui nuovi nostri bisogni di spazio per le sue scartoffie.
Voglio vivere questa sorta di trapasso dalle vecchie alle nuove abitudini insieme a lei e con lei. Per una coppia, per quanto sia un momento positivo e allegro, un cambiamento nel solito tran tran quotidiano è sempre una piccola prova. Noi ne abbiamo affrontati altri (e alcuni di ben altro genere), ma stare vicini vicini non guasta mai.
In secondo luogo sento la primavera balzarmi addosso carica di una specie di risveglio intellettuale. Anzi no. Si tratta di una specie di voglia di "fare". E non vorrei strafare.
Troppe idee riguardano anche questo blog e in genere la mia presenza in blogosfera. Devo lasciarle evaporare. Snaturerebbero il blogger che sono (o che credo di voler essere).
O forse sono diventato matto, non so :-p Difficilmente sarei in grado di accorgermene. Del resto perdo tempo da un paio d’anni a domandarmi se le faccine possano avere la valenza di punteggiatura, tempo che potrei dedicare ad altro.

Nei giorni scorsi ho passato una sera davanti al televisore a guardare Telemarket. C’è un nuovo giovane presentatore esperto nella vendita di tappeti. Anzi: esperto nella presentazione di tappeti d’arte (o una definizione simile del genere). Prossimamente andrà in onda uno speciale dedicato a una sua visita in Tibet.
In casa non ho tappeti. Poco a poco il gatto li ha resi inutilizzabili. Erano di nessun valore, naturalmente. Se lascerà questo mondo umano prima del sottoscritto, il gatto, ho intenzione di comprare un paio di tappeti e riprendere a usare i set di tappetini morbidosi per il bagno. Al momento di questi usiamo in casa solo il tappetino grande da mettere accanto alla vasca e solo per il tempo della doccia o del bagno, per poi rimetterlo fuori dalla portata del mio gatto. È un fatto noioso questo metti e leva, ma la presenza di un micione vale pure qualche disagio infinitesimale.
A me piace Telemarket. Non m’intendo di arte e non amo gli articoli che vende. In casa non ho spazio per i libri, ma non ho nemmeno un quadro. Credo sia colpa del mio prof di disegno e storia dell’arte dei tempi del liceo. Fortuna vuole che mia suocera abbia una grande casa dove ha accettato di ospitare i tomi di un paio di vecchie enciclopedie di mia proprietà. Volevo che mi rilasciasse una ricevuta nel caso sfortunato di una sua precoce dipartita, ma ho la fortuna di aver sposato la sua unica erede. Se per caso dipartisse questa prima della madre, probabilmente me fregherei delle enciclopedie, sono quasi certo, e impazzirei davvero.

Ieri alla Coop ho comprato la Provincia Pavese, il quotidiano locale, attirato dalla notizia della morte improvvisa in classe di una professoressa in una cittadina vicina (Mortara, capitale del salame d’oca). Invece di leggere l’articolo in piedi, ho comprato il giornale per portarlo in visione a mia moglie ex prof. Ho pensato le interessasse o che addirittura potesse aver conosciuto quella professoressa.
Nell’articolo si fa riferimento al fatto che il preside abbia chiesto ai presenti (la lezione era pomeridiana) se vi fosse qualcuno capace di fare un massaggio cardiaco. Ovviamente nessuno era capace.
Ricordo che a naja il problema dei feriti non venne mai affrontato direttamente. Nessun tipo di addestramento al pronto soccorso mi venne impartito. Forse ora con un esercito di professionisti le cose sono cambiate.
Sapevo marciare alla perfezione e guidare un plotone verso l’adunata. Guidare un plotone lo facevo un po’ sgangheratamente, a dire il vero, dato che era un compito che, pur divertendomi, cercavo sempre di evitare dopo quella volta che dimenticai di far fare il presentat’arm (o come si scrive) all’Alza Bandiera: ero ancora mezzo addormentato e non mi accorsi che il mio plotone di scribacchini cazzutussimi avesse i fucili chissà per quale appassionante missione mattutina. La volta dopo impartii l’ordine, ma dimenticai di far innestare le baionette. La mia richiesta di fare l’Alza Bandiera dopo colazione venne decisamente respinta dal comadante. Scherzo naturalmente, mai nessuno prese in considerazione i miei errori. Del resto è certo vero che se avessi portato al comandante il faldone per le firme con dentro l’ordine di posticipare le normali attività a un’ora più consona ai miei ritmi l’avrebbe firmato senza neppure vederlo. Firmò "Cara Burbetta" trascritta su carta intestata del Reggimento e molto altro ancora. Adoravo quel comandante. Spero sia andato in pensione e non in una qualche missione in giro per il mondo.

Alla Coop, dove vado solo per acquistare una carrellata di sabbia per la lettiera del gatto (dopo molte sofferenze e vani tentativi, il mio gatto ha deciso che preferisce la sabbia agglomerante a marchio Coop. Contento lui contenti tutti), ho comprato anche tre libri. Mentre al Bennet (per me il Bennet è maschile, ma per molti è femminile: "alla Bennet") gli sconti sono ben palesati, ieri ho pensato che il prezzo dei libri fosse pieno. Invece guardando lo scontrino ho visto uno sconto consistente. Mi piace questo genere di sorprese. Colgo l’occasione della sabbia del gatto, anche per fare la normale spesa.
Unico neo sono i commessi che prezzano i libri con dei lenzuoli di carta che coprono il testo scritto nell’ultima di copertina. Questo avviene ovunque.
Sarò forse un cliente esigente, ma non ho mai capito le ragioni che spingono i responsabili delle vendite degli articoli da libreria a non soddisfare una delle più ovvie esigenze di un cliente: leggere quel che c’è scritto dietro al libro che si è preso in mano dallo scaffale. Spesso questo avviene anche per i videogiochi o per alcuni prodotti sfusi (penso ai cacciatorini), ma per i libri il fatto mi rende idrofobo: come si fa a coprire delle parole (per quanto di poco conto) su di un libro col prezzo? …Del resto non ho mai lavorato in un supermercato e probabilmente le priorità organizzative e di cortesia sono certamente altre.

Sempre sul giornale ho trovato un ironico articolo sulla capacità potatorie messe in campo in questo comune. Poveri alberi. …Meno male che l’oasi rappresentata dallo storico Orto Botanico si salva ancora.
Le altre cattive notizie le ho dimenticate.

Ieri ho ricevuto la prima pubblicità elettorale delle prossime elezioni comunali di Pavia. In verità la posta dalla Regione Lombardia (che invia saltuariamente qualcosa) e dal Comune giunge intestata a mia moglie. Le utenze domestiche sono intestate a lei, tranne il telefono. La pubblicità normale (commerciale) arriva a mio nome. È evidente che l’assessore attualmente in carica che ha scritto a mia moglie ha accesso a dati normalmente non usati da coloro che inviano solitamente pubblicità.
Dall’opuscolo di propaganda sono venuto a sapere che il Comune di Pavia ha stanziato oltre trecentomila euro nell’ultimo periodo per il fondo a sostegno degli affitti. E persino ha realizzato una sala prove musicali per giovani. …Purtroppo io vivo la città solo dal punto di vista automobilistico. Ma cercherò di limitare le mie maledizioni lanciate agli amministratori visto che i soldi del Comune sono spesi anche per altre ragioni. Eppoi è risaputo che il voto di un automobilista non conta niente in politica: egli usa l’auto comunque. Del resto ricordo un mio compagno di classe al liceo che suonava in un gruppo: la musica non esiste se non hai un posto dove provare. Quel ragazzo, fortunatamente, aveva i nonni che abitavano in campagna e in quei luoghi bucolici poteva fare molto rumore (gran buona musica) col suo gruppo.

A proposito di naja, devo ammettere la mia perplessità nell’accettare che un esperto soldato si sia sparato in testa cercando di sbloccare un’arma inceppata.
Io non ho alcuna esperienza in fatto di armi, se non un qualche vago ricordo del tempo del servizio militare. La norma era che le armi s’inceppassero. In caso di guerra saremmo stati tutto il tempo a cercare di far funzionare quei vecchi catenacci inutilizzabili allo scopo (chiedo scusa per il disfattismo).
Quando si parla di colpo accidentale, io sono sempre piuttosto scettico.
Solo nel caso di fuoco amico ci credo senza batter cilio (anche nel caso di Italo Balbo non ho dubbi nel credere alla versione ufficiale).

È tosto mezzogiorno. Ora di pranzo. Devo smettere di digitare. L’appetito chiama.

gattostanco @ 11:58 - Commenti (5)

14 marzo 2005

Google News fai da te

Ho personalizzato un poco la pagina principale di Google News in italiano.
Ora, oltre alle classiche sezioni anch’esse divenute personalizzabili, è possibile inserire delle nuove sezioni che presentano notizie in base alle parole chiave inserite dall’utente. Inoltre è possibile scegliere il numero di notizie mostrate a video.

In questo modo ho scoperto che a Pavia (cittadina caratterizzata dalla assenza di una realtà giornalistica raggiungibile in rete) si svolge in questi giorni una mostra di oggettistica di uso comune legata al settore enologico. Si tratta di oggetti con un’alta cura del design. La mostra è indirizzata principalmente agli operatori del settore.
Il sito dell’evento è interamente in Flash e, seppur ben realizzato, non lo linko. Tanto per supportare la mia convinzione che ‘troppo’ design sia sinonimo di inutilizzabile.
L’ingresso è gratuito, peccato solo sia in centro e "imparcheggiabile".
…Io uso un vecchio apribottiglie vecchio almeno di trent’anni. E in verità non mi intendo di vino.

gattostanco @ 11:04 - Commenti (7)

13 marzo 2005

Un brutto post

Ricordo una canzone di Jovanotti dove la parola ‘tempo’ aveva un grande significato, anche se non mi ricordo quale. E una canzone di Jannacci fondata sull’avere ‘orecchio’.
In questo periodo ho tentato di sopperire alla mancanza di orecchio con la massima parte del tempo a mia disposizione. Ho aggiunto anche una camionata di pazienza.
I risultati non tarderanno a concretizzarsi, credo. Le prime avanguardie sono terribili, però. E credo sia proprio un bene. Del resto nella vita bisogna saper trovare il coraggio di fare qualche tentativo. Inutile divertimento, ma pur sempre divertimento.

Mia moglie inizia ad adorare Pisa. La città intesa come insieme di cose e persone la soddisfa e, fatto considerevole, sembra fonte di continui stimoli intensi. Non posso esserne che felice.
Ho iniziato a mettere in ordine e a dare un nuova dislocazione alla montagna delle sue scartoffie. Mi sono preso l’incombenza di trasformarmi in una sorta di segretario tuttofare. Se vuole diventare sul serio una professorona mezza fulminata e mezza genialoide (o mezza scema), deve per forza avere accanto qualcuno che si prenda cura di alcuni aspetti pratici dell’intera faccenda.
Mi auguro di essere riuscito a costruirmi un ruolo attivo nella sua nuova vita. Sento d’aver superato la china che ci divideva in questo periodo.

Nel corso della mia pur breve vita è sempre accaduto un cambiamento appena mi rilassavo nelle mie abitudini, per scelta o per caso, fin da ragazzino.
E sarà così ancora per molto. Forse per sempre (il mio ‘sempre’). Da tempo mi scoccia, ma almeno non m’annoio (altra vecchia canzone di Jovanotti).

Ieri abbiamo discusso un poco. Di politica.
Io sono profondamente stanco al riguardo. Ma continuo a incavolarmi e a sputare polemiche sentenze. Mia moglie è più benevola coi suoi simili e crede nella coltivazione delle buone idee (una volta avrei scritto ideali o valori) in ogni persona a prescindere dalla loro messa in pratica in senso generale.
Mi ha detto che sono un po’ troppo polemico.
Credo abbia ragione. Vedo sempre il male, dando per scontato il bene. Ma non mi ha suggerito di fare il contrario. Anzi. Solo mi ha chiesto di farlo in senso positivo e costruttivo, evitando le lagne.
Alle prossime elezioni amministrative non abbiamo idea di chi o cosa votare. Se una volta si votava per preferenza ora votiamo per esclusione. Non è facile. Tolti tutti i simboli non rimane altro sulla scheda. Non credo troveremo il simbolo cesso sormontato dalla scritta "brutti str*nzi".
Ecco, sono tornato scioccamente polemico.

Venerdì sono andato in una edicola dove non ero andato in precedenza. Ho aspettato che non ci fosse nessuno nei paraggi e poi parlando sottovoce ho chiesto "il manifesto": volevo leggere il resoconto della Sgrena. Volevo avere la carta del giornale in mano. Fare in modo che girasse qualche giorno per casa. Non volevo le ipotesi degli altri, ma un asciutto racconto.
Appena l’ho pagato l’ho nascosto nella tasca interna del mio giaccone. È pur sempre un quotidiano comunista come espressamente dichiarato in prima pagina, e di questi tempi inizia a non essere saggio mostrare simili letture. Forse non diventerà mai pericoloso farlo, ma prevenire è meglio che curare.
Non dovrei neppure scriverlo sul blog.

Questo blog, già.
Non scompare. Rallenta. O non saprei cos’altro farne. Lo amo, ma ho la testa altrove. Una testa di… :-DDD

gattostanco @ 11:52 - Commenti (7)

10 marzo 2005

Un altro telefonino ‘andato’

Ho maciullato un altro telefonino.
Era un vecchio modello della Nokia con un rivestimento gommoso atto a proteggerlo dalle cadute. Lo avevo comprato da poco. Mi piaceva, aveva anche una sorta di torcia in caso di blackout elettrico. La radio incorporata non l’ho mai ascoltata.
Il rivestimento copre in quel modello anche il coso per accenderlo e spegnerlo. Da sempre ho avuto difficoltà nell’azione di accenderlo e avevo preso l’abitudine a usare il calcio dell’accendino.
Dopo pranzo, quest’oggi, non c’era verso di riaccenderlo. Forse ho sbagliato accendino, forse ero di cattivo umore, forse il Fato voleva mettermi alla prova. Non so che dire. In ogni modo l’ho scaraventato sul pavimento. E, apparentemente, senza risultato evidente. Forse l’involucro gommoso lo ha protetto dalla mia ira. Non sono stato appagato dal mio gesto.
Mi sono chinato a raccoglierlo e sono andato in cucina. L’ho appoggiato sul tagliere di legno che uso per il pane e il salame e ho aperto il primo cassetto e ho tirato fuori il pestacarne.
Mi chiedo se alla Nokia sottopongano i loro cellulari anche alla prova del cliente imbizzarrito (se esiste la prova "scansa l’alce" per le auto, per i telefoni penso possa esistere quella del pestacarne).
I primi colpi li ha assorbiti senza patire danni visibili. Poi quando un colpo di sbieco è riuscito a sganciare la corazza e a farla schizzare via, il trattamento antistress ha dato ottimi risultati nei colpi seguenti.
Alle tre del pomeriggio ho incontrato nel corridoio il mio gatto che giocava con la tastiera del telefono che non ero ancora riuscito a trovare in cucina.

Mia moglie mi ha suggerito di andare a comprarne uno nuovo. Ha insistito nel suggerirmi di farmene dare uno molto economico e usato e, magari, di darmi una calmata nel frattempo. È una gran donna mia moglie, mi chiedo come possa amare un cretino dichiarato e impenitente.

gattostanco @ 18:07 - Commenti (9)

Un altro telefonino ‘andato’

Ho maciullato un altro telefonino.
Era un vecchio modello della Nokia con un rivestimento gommoso atto a proteggerlo dalle cadute. Lo avevo comprato da poco. Mi piaceva, aveva anche una sorta di torcia in caso di blackout elettrico. La radio incorporata non l’ho mai ascoltata.
Il rivestimento copre in quel modello anche il coso per accenderlo e spegnerlo. Da sempre ho avuto difficoltà nell’azione di accenderlo e avevo preso l’abitudine a usare il calcio dell’accendino.
Dopo pranzo, quest’oggi, non c’era verso di riaccenderlo. Forse ho sbagliato accendino, forse ero di cattivo umore, forse il Fato voleva mettermi alla prova. Non so che dire. In ogni modo l’ho scaraventato sul pavimento. E, apparentemente, senza risultato evidente. Forse l’involucro gommoso lo ha protetto dalla mia ira. Non sono stato appagato dal mio gesto.
Mi sono chinato a raccoglierlo e sono andato in cucina. L’ho appoggiato sul tagliere di legno che uso per il pane e il salame e ho aperto il primo cassetto e ho tirato fuori il pestacarne.
Mi chiedo se alla Nokia sottopongano i loro cellulari anche alla prova del cliente imbizzarrito (se esiste la prova "scansa l’alce" per le auto, per i telefoni penso possa esistere quella del pestacarne).
I primi colpi li ha assorbiti senza patire danni visibili. Poi quando un colpo di sbieco è riuscito a sganciare la corazza e a farla schizzare via, il trattamento antistress ha dato ottimi risultati nei colpi seguenti.
Alle tre del pomeriggio ho incontrato nel corridoio il mio gatto che giocava con la tastiera del telefono che non ero ancora riuscito a trovare in cucina.

Mia moglie mi ha suggerito di andare a comprarne uno nuovo. Ha insistito nel suggerirmi di farmene dare uno molto economico e usato e, magari, di darmi una calmata nel frattempo. È una gran donna mia moglie, mi chiedo come possa amare un cretino dichiarato e impenitente.

gattostanco @ 18:07 - Commenti (9)

Immaginare come rifugio

Nei giorni scorsi ho dedicato il mio tempo libero normalmente riservato alla blogosfera a qualcosa di personale.
Si tratta di un’idea estremamente balorda, e sono gentile con me stesso e spugno via ogni mia presunzione in partenza nel definirla solamente balorda.

Bloggare mi diverte e mi rilassa, ma negli ultimi tempi mi sono sempre più andato a cercare altro da leggere e da scrivere restando insoddisfatto nel profondo.
«Menate passeggere» mi sono detto. Però quella sensazione d’assorbimento di un "qualcosa" dentro di me che non riusciva a uscire durante i post ha iniziato a farsi sempre più evidente.
Le ragioni possono essere diverse. Le abitudini familiari che cambiano in relazione alla nuova attività di mia moglie, la mia insoddisfazione nel fare quel che faccio per portare la pagnotta a casa, il tiepido desiderio di ispessire il guscio protettivo attorno a me, l’intolleranza verso le deviazioni antidemocratiche del mondo e l’imbecillità umana che ciclicamente da secoli le asseconda …e chissà cos’altro: del tutto a posto non lo sono certo.
Così poco a poco la fantasiosa possibilità di digitare qualcosa che nascesse completamente dalla mia immaginazione ha preso un pizzico di sostanza e una qualche forma. Mi sono creato una piccola palla colorata che rimbalza per distrarmi un poco.
Un romanzo.
Per gioco.
Mai in precedenza mi era passato per la testa questo desiderio decisamente balordo per le mie capacità.
Eppure il confronto con qualcosa di meno immediato di un post e più slegato dalla mia quotidianità, e che non fosse un raccontino, ha assunto contorni meno lontani e più divertenti.

Cosa ho fatto?

Prima di tutto mi sono stampato alcuni materiali relativi alla scrittura creativa scritti o suggeriti da Giulio Mozzi. Nel leggerli mi sono imposto di non sottolineare, di non prendere appunti o fare annotazioni e di non lasciarmi prendere dall’entusiasmo.
L’entusiasmo… Già. Un conto è il divertimento e un altro è l’entusiasmo. Se scrivessi un romanzo lo farei per divertimento e non per altre ragioni. Le altre ragioni potrebbero alimentare inutile, se non deleterio, entusiasmo. Francamente mi piacerebbe essere un nuovo ennesimo eminguai, ma d’improvviso non mi ricordo neppure come si scrive. Sono troppo stanco per lasciarmi autoconvincere d’essere gagliardo e di avere buone idee e, soprattutto, di saperle sviluppare e -romanzare-. Del resto il semplice divertimento non mi comporta impegni con me stesso e nemmeno asseconda aspirazioni se lasciato libero, ma solo.
Dopo aver leggiucchiato (in apparenza) avidamente (ma di nascosto) un po’ di suggerimenti, ho approntato una ricerca quasi seria per ambientare quel piccolo pezzo di storia che si è creato nella mia mente, lasciando perdere l’impulso a sedermi subito davanti al portatile a scrivere. Si tratta poco più di un abbozzo mentale e null’altro e non merita ancora che mi vada a scornare contro una tastiera e uno schermo bianco. E nemmeno vale la pena mi prenda la briga di prendere appunti sulle immagini mentali prese alla mia fantasia.
La rete permette di reperire molto materiale senza doversi sorbire sedute in biblioteca o conversazioni con esperti impensabili da ottenere.
È affascinante come cercando di ambientare un piccolo pezzo di storia si possa trovare materiale e spunti per diramarne molti altri. Senza contare la positività nel tentare di delineare i tratti secondari di un personaggio nato per caso durante una doccia.
Preso dall’impeto, ho resistito soffocando con durezza ogni tentativo di scrivere.

«Stai calmo, passerà» continuo a ripetere a me stesso. Resistendo alla tentazione, il desiderio di dare un incanalato sfogo alla fantasia forse svanirà da solo.
Ho molte vocine che mi assecondano in questa mia intenzione di divertirmi a giocare al romanziere dilettante. Assecondare, intenzione, divertimento, gioco, romanzo, diletto. Sono vocine allegre e spensierate. Mi dicono che non faccio nulla di male o di sciocco. Magari il risultato potrà essere brutto e banale, chissenefrega aggiungono, l’importante è il mentre, non il dopo. Mi dicono che non avendo aspirazioni per il dopo, posso concentrarmi sul mentre e gioirne.
Le vocine, beffarde, mi suggeriscono che una volta finito potrò sempre tagliuzzare il risultato finale per postarlo sul blog. Chissenefrega. Intendono dire: insomma i tuoi post non sono mica speciali. Nessuno farà caso al tuo orrendo romanzo. Cosa vuoi che gliene freghi ai visitatori di quel che scrivi. Dicono: davvero cosa importa loro?
Allora mi sono avvolto da una copertina fatta di autoassoluzione e voglia di provare. Tanto mica lo devo postare. Figurati.
A questo punto la vociona stanca e menagramo ha fatto la sua trionfale comparsa. Per quanto possa essere un divertimento durante le prime pagine buttate nel computer, a parere della vociona, se mi diverto non potrò fare a meno di appassionarmi e di voler bene a quel che di mio scrivo. E alla fin fine, quando ben riuscirò a rileggere le mie pagine rendendomi conto, con un guizzo di oggettività, che nella sostanza sono un mucchio di cagate pazzesche nella migliore delle ipotesi, certo rimarrò deluso e non farò altro che aggiungere una pennellata al ritratto di vecchio acido rimbambito brontolone che diverrò se il destino non vorrà interrompere il mio invecchiamento con un certo anticipo.
Uffa, è veramente tedioso avere le vocine che danno responsi contrastanti dopo essere state interpellate affinché diano un loro parere. A volte invidio le persone in grado di darsi sempre ragione, come mia suocera. Mia suocera ha sempre ragione e non sbaglia mai. Se sbaglia piega le realtà spaziali e temporali che la circondano fino a farle diventare come le sue ragioni pretendono siano.
Ecco, mi piacerebbe avere in testa un buco nero in grado di sbiellare ciò che mi circonda secondo i miei desideri. E non certo delle vocine saputelle e rompicogli*ni sempre in disaccordo fra loro e noiosissime da ascoltare.

Sinceramente pensavo sarebbe stato pallosissimo fare le ricerche per le ambientazioni o i personaggi o concretamente tutte le robe che un romanziere deve ficcarsi in testa più o meno dichiaratamente nel raccontare una storia.
Al contrario mi sembra sballosissimo.
Ad esempio ho un personaggio femminile che non sapevo come vestire. Al momento per l’abbozzo di storia che ho in mente quella donna non mi serve altro che a suonare un citofono. Poca roba, è vero, ma deve pur compiere quel gesto vestendo qualcosa. Qualcosa di carino e serio, senza essere troppo vistoso, indossato a metà mattina di una giornata d’inverno, in relazione anche al proprio lavoro e bla bla bla…
Divertentissimo. Ho una tipa che suona il citofono nella mente e nella realtà immaginaria devo occuparmi di inventarmi tutto di lei. Ripeto: divertentissimo.

Occorre tempo.
Come fosse un videogioco di strategia, anche solo tratteggiare un personaggio secondario e pochi ambienti e un paio di situazioni, per dare un minimo senso a una vaga idea embrionale per una storia da raccontare, si trasforma in una gigantesca opera di scoperta. Il velo nero che copre la mappa della missione poco a poco si apre e quasi di conseguenza il gioco si crea da solo.

Il fatto che sia certamente una cagata pazzesca, questo cade in secondo piano: non ho ancora scritto una riga, per fortuna. E mai la scriverò, spero.

La scorsa settimana è stata molto appagante.
Mi chiedo se anche gli scrittori si divertano a immaginarsi le loro storie.

Ecco perché sono sparito per un po’.

Ho letto anche qualcosina negli ultimi giorni.
"Kill?" di Roberto Vacca (Marsilio) è un libro narrativamente forse un po’ ingenuo, ma illuminante. Dovrebbero leggerlo quelli che mettono le bombe davanti alle caserme dei Carabinieri, anche se dubito capirebbero qualcosa.
Ho letto anche due libri di Valerio Massimo Manfredi ristampati negli Oscar Mondadori.
"L’oracolo" al termine della lettura l’ho diviso idealmente in due parti. La prima è scattante e agghiacciante. Vidi tempo addietro un film assai crudo sulle torture fisiche e psicologiche inflitte ai prigionieri politici durante la recente dittatura militare in Argentina. Il libro di Manfredi parte nella notte del 1973 insieme alla seguente dittatura militare in Grecia. Leggendo ho rivisto alcune scene di quel film assorbite nel mio animo. Pagine intense. La seconda parte, invece, sembra non portare a nulla in confronto alla prima (ma è un parere fortemente influenzato da visioni e letture personali).
L’altro romanzo è "Lo scudo di Talos". L’ho trovato avvincente e ha mantenuto sempre alta la mia attenzione.
Per Urania, ho letto "L’anno dei dominatori" di Ian Watson. Incredibilmente attuale, anche se fantascienza. Inizia con un prologo dedicato a costruire un impianto scenico che svanisce dopo una settantina di pagine. Detesto simili espedienti in un romanzo, ma è un parere personale.

Un’ultima cosa: ho ricominciato a fumare senza ritegno. Mi sono promesso di riprovare a smettere molto presto.

Appunto finale:
In uno degli scorsi post prendevo bonariamente in giro i nostri ‘servizi’ giocando con la pagina web dedicata al racconto della loro storia (occasione ghiotta). Poi è accaduta la morte di un funzionario del Sismi in Iraq. Mi rode ora quel post, ma non posso cancellarlo e nemmeno dovrei scusarmene, credo. Ma lo stesso mi spiace.

gattostanco @ 10:43 - Commenti (7)

7 marzo 2005

365 calze e calzini

Ho alcune migliaia di interventi blogosferici da leggere (o sfogliare). Ho ricevuto anche un paio di segnalazioni. Sicuramente durante la scorsa settimana la blogosfera ha sfornato quantità enormi di idee e post degni della mia attenzione. Cercherò di distribuirla come posso.

Oramai è una mia piccola tradizione: inizio il mio giro sempre da Black Cat. Sono abitudinario. Mentre l’aggregatore succhia i contenuti da tanti blog per mostrarmeli più o meno completi, clicco e parto da lei.
La scorsa settimana ha dato vita al progetto Sock-it!: 365 calzini all’anno.

gattostanco @ 10:17 - Commenti (4)
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