E così accade che la meta per le vacanze della gattoconsorte e di me si sia delineata.
Andremo in terra straniera.
Per arrivarci utilizzeremo l’aereo.
È bastato vederla in abiti succinti girellare davanti ai fornelli la scorsa settimana per farmi perdere concentrazione. Senza rendermene conto sono stato distratto dalla gonnellina sottile e dalla pentola sbuffante (due tra le cose che maggiormente attirano e vaporizzano le mie risicate risorse mentali). Solitamente è ben diversa.
Il solo fatto di vedermi titubante per un istante le ha consentito di chiudermi presso il frigorifero e di sciogliere ogni mia resistenza logica al trasferimento in aereo. Non l’ho presa sul serio accecato ora dalla canottierina, così riguardo alla possibilità di fare il mio primo viaggetto in aereo ho sparato quel che da anni si aspettava che dicessi: "massì, un giorno potrei anche provare a volare…"
Fregato.
Nel giro di cinque minuti la vacanza era decisa. Teoricamente anche da me sottoscritta e approvata.
Non più in Italia, ma all’estero.
Non più dopo Ferragosto, ma a fine luglio.
Non più in qualche posto tranquillo, ma in una (magari due) metropoli.
In aereo.
Che poi io dico: non ho paura di volare. Non ho mai volato, come posso aver paura di farlo?
È l’evenienza che mi assalga il panico a bordo a spaventarmi.
Confido nell’esperienza del personale nel gestire paralizzati dal terrore e in qualche prodotto calmante da assumere prima del viaggetto.
Che poi io dico: ho paura degli aereoporti. Per forza di cose partiremo da un aereoporto milanese. Almeno così credo. E ultimamente le notizie non sono state rassicuranti.
Pensavo di scolarmi qualcosa prima di uscire di casa, magari di nascosto: mia suocera ha una botticina di acqua di Lourdes invecchiata decine d’anni e potrei rubarla.
Esagero. D’altra parte la mia controparte vacanziera ha motivato la sua intenzione con ragioni culturali, bibliografiche e col fatto che se dovrà andare a qualche convegno/congresso lontano avrà bisogno che io sia in grado di volare.
Come dire: questa sarà una prova generale.
Mia moglie è una delle poche persone che nella vita sia mai riuscita a motivarmi.
Sinceramente ho preso in seria considerazione di romperle sulle gambe una specie di sediolino orrendo con la seduta di vellutino bordò (o come si scrive) e di legno e pesantissimo e carico di libri e che vuole tenere in sala visto che l’ho sfrattato dalla camera da letto ("Non te lo sei sognato! Se cambi posto a quel ca**o di coso ogni pie’ sospinto e vengo a letto al buio per non disturbarti e c’inciampo e poi è ovvio, stramerd*, che poi mi scappa un brutto cristo accanto al lettone"). Nonostante fossi ben motivato, ho respinto l’ipotesi di una risposta violenta anche questa volta.
Non posso affermare che mi abbia incastrato con un inganno. Però più penso ai fatti e alle circostanze e più mi convinco di essere stato un po’ troppo scimunito di lei.
Non me lo merito. Io che non solo vado a fare la spesa, ma vado persino a prenderle l’Estathè altrove perché al Bennet (per un qualche oscuro motivo commerciale) non riesco quasi mai a trovarlo al limone, ma solo alla pesca. Inutile dire che mia moglie schifa quello alla pesca. Inutile dire che altrove faccio il resto della spesa a scapito del Bennet.
Andando fuori tema, segnalo che aggiungendo un cucchiaio di un qualsiasi effervescente in granuli (Brioschi, Crastan o la Citrosodina …o altri) a un bicchiere di Estathè si crea una schiuma come se si trattasse di birra appena spillata. A me piace con l’aggiunta di un po’ di limone spremuto.
È un po’ come aggiungere lo zucchero alla birra e mescolare. Tooogo.
Naturalmente l’effervescente è anche un ottimo snack davanti al computer se spiluccato a secco e in moderate quantità.
In compenso mi ha promesso che almeno una volta andremo in disco. Io ballo come una quercia, ma mi diverto un sacco. E poi una passeggiata al Porto Olimpico non ce la toglie nessuno.
Nota a margine. Ha letto per caso il post nel quale ipotizzavo due cubiste in casa, mentre lei era a mangiare gnocchi fritti, crescentine, tigelle e friggione. Dopo un paio d’ore si è raggomilata sul divano e mi ha chiesto se per caso non fosse vero che le avrei volute.
Non ho avuto neanche un microsecondo di esitazione nell’affermare sdegnato e tenerone un deciso e sincero "No! …Ma scherzi!?! Maddai, cosa dici! …Anche una sola mi bastava.". Ha tenuto il broncio scherzoso per una mezz’ora buona.
Mah, benone. Buona estate ai viandanti.
Io me la merito.