6 giugno 2005

Perceber (appunti di lettore)

Categoria: Libri Mozzi di gattostanco @ 17:41

 PERCEBER di LEONARDO COLOMBATI - SIRONI EDITORE
Di quando non sapendo come intrattenersi, il blogger decise di digitare -forse improvvidamente- una bozza di intervento in forma di appunti sparsi.

Ho la sensazione di ritrovarmi davanti a un distillato, a un accurato distillato.
Un paio di enciclopedie, sei vocabolari, un dizionario dei sinonimi, qualche trattato storico, tre o quattro compendi di filosofia, delle dispense assortite di matematica, un’intera libreria domestica di buoni libri, qualche brutto libro (che capita a chiunque di ritrovarsi a leggere), una dozzina di vaste antologie di racconti vari, alcune discografie, libercoli di barzellette e innumerevoli letture sparse per la vita dell’autore il tutto frullato assieme a una buona dose di volontà umana. Fatto poco a poco, nel corso del tempo, aggiungendo e sottraendo ingredienti.
Alla fine, ottenuta una specie di pappa letteraria densissima ed elaboratissima si serve calda e possibilmente in una buona edizione:
"Perceber" di Leonardo Colombati (Sironi Editore) – Perceber.com.

Saranno state le nove del mattino. I raggi solari emettevano il classico rumore caratteristico. Il lettore sconosciuto, seduto sul cesso, giunse in fondo a pagina 138 di Perceber con grande gioia ed enormi sforzi. Chiuse il libro e ondeggiando leggermente verso sinistra con la mano destra sbattè violento la copertina sulla lavatrice. Il pensiero si formò, ma si fermò un secondo vedendo il prezzo altamente portasfortuna, e poi -deciso- si disse: «Mi sono rotto i maroni».

In alcuni momenti mi sono sentito come una balena nell’oceano Perceber. Enorme e affamato costretto a filtrare lento infinite piccolissime frasi pulsanti di vita propria gustose singolarmente o nel loro insieme.

Ogni singola parola scritta in quel romanzo serve. Salto una parola, una riga o, pazzo, un paragrafo e già mi sento sperduto, e ho una ragione a giustificare la mia fatica anche a leggerlo pianissimo per i miei canoni. No, devo andare lento per assorbire ogni parola, ogni significato, ogni sfumatura.
Beh, in fretta ho scritto "ogni", avrei dovuto scrivere "qualche", "alcune", "ma come ca**o scrive ’sto romano de Roma?". Bene, questo mi pare assodato da molti, ma certo è una faticaccia per il lettore.
È bravo. È indubbio. Ma doveva mettere a forza proprio tutto quel che ha letto e visto e conosciuto, o almeno una buona sostanza, nella sua vita in questo suo primo libro?

Che poi mi chiedo: il prossimo libro sarà diverso? Più, come dire, semplice? …O è tanto fibroso l’autore nella mente quanto lo è questo romanzo nella pratica da riuscire a concepire un bis altrettanto …altrettanto!

Che poi, ammetto la mia invidia nei loro confronti, tutti quelli che ne hanno scritto in proposito a ridosso dell’uscita nelle librerie lo hanno letto e compreso sul serio? Possibile che proprio tutti siano riusciti a sviscerare interamente un pacchettino così corposo di parole? Sarò anche un piccolo ignorante essere viscido, ma in buona fede non posso crederlo.

Quelli che è un libro di destra o di sinistra. Valli a capire. Ai tempi della scuola immaginavo la destra con un trittico di ordine, onore e gloria e la sinistra con il trittico di unione, forza e lavoro. Ora vedo solo un solo gruppone di volgari, ladri e menefreghisti darsi degli spintoni per rappresentare Gesù, Giuseppe e Maria. Ha poco senso ricercare da quale lato della libreria collocare Perceber. I libri il loro posto se lo trovano da soli.

Dopo pagina 138, ho finito le note e sono passato a leggere l’indice e il capitolo finale. Poi ho iniziato a saltabeccare un po’ a caso. Da balena mi sono trasformato in delfino impazzito a causa di una solitaria cattività. Ho letto le parti sporche, ricercandole, e mi chiedo come sia possibile che Famiglia Cristiana lo abbia recensito. Ho una visione troppo perbenista e oscurantista del mondo editoriale di matrice cattolica, evidentemente sono in errore a farmi simili domande. Lo stesso titolo, del resto è chiarito fin dalle prime pagine, rimanda a una pratica di clintoniana memoria di norma contraria alla vita.

Le note. È una brutta faccenda per un enciclopedista sbagliare le note fantascientifiche. Spezza il legame con gli appassionati del genere facili all’ira se si scompone con una parvenza di superficiale realtà l’impianto dei loro mondi. Senza contare l’avvampare del dubbio su tutte le altre precise indicazioni. Quanto precise? Per non parlare degli errori di stumpa.
Inoltre le alici sott’olio e non più in salamoia, sono ancor oggi con pane e burro una squisita botta di vita per una bocca astemia di pane e sottospecie di svizzera.

Ambientato a Roma, il romanzo (o quel che è quel che mi sembra la simbiosi di racconti e progetti scritti fin dal proprio sempre dal giovane diventato improvvisamente scrittore) perde una delle innumerevoli occasioni di prendere una facciata presentate al lettore se quest’ultimo conosce poco o male la Ladrona. Io, che di Roma ricordo la rumenta attorno all’Anfiteatro Flavio vista durante una gita scolastica, perdo certo molto. Per me è la Capitale invasa dai soldati corridori al suono della tromba e dai lumbard che alle spalle si lasciano le scritte "Via da Roma!" e, a quanto mi riferisce costantemente un amico, un enorme ingorgo su strade scassate come neppure lo sono i ponti della provincia di Pavia (e limitrofe).

L’eterna fantozziana domanda mi perseguitò. In alcune circostanze di prostrazione mentale davanti a Perceber, inginocchiato a raccogliere le poche forze mentali rimastemi, il dubbio balenò nei miei stanchi pensieri.
Mi sono immaginato a piedi nudi e vestito con la mia stinta maglietta viola, i miei pantaloncini sahariani e dei sandali di chissà chi a urlare al mondo la mia domanda:
Perceber, è una cagata pazzesca?
La risposta, ovvio, è no. Credo.

Note

raggi solari … rumore: mi riferisco al libro "Il rumore del sole" (Il Vicolo Editore) di Saverio Tutino trasponendone il senso della vita che scorre.
lettore sconosciuto: me medesimo.
portasfortuna: il prezzo di copertina della prima edizione di Perceber è di euro 16+1, numero notoriamente trattato con superstizioso rispetto impaurito dal sottoscritto.
balena: un solo testicolo di balena può giungere a pesare svariate centinaia di chilogrammi. Due, quasi il doppio.
romano de roma: per la wikipedia in lingua italiana, il vero romano di Roma è tale dopo la settima generazione di residenza in città. Non sapendo se tale sia Leonardo Colombati, mi permetto di indicarlo così in ragione del suo confessato trentennale abbonamento per la Roma calcistica.
pacchettino: Per me un pacchettino è sinonimo di dono estemporaneo. Ogni libro, per estensione, è un pacchettino ricolmo di emozioni e di parole.
unione, forza e lavoro: uno sciocco gioco di parole, il mio. Fondamentale a base di alcune ideologie politiche ormai dimenticate o travisate nella cultura occidentale.
contraria alla vita: a causa della dispersione del seme.
note fantascientifiche: nelle note a Perceber, il film "Viaggio Allucinante" è indicato erroneamente come tratto dall’omonimo romanzo di Isaac Asimov. In realtà fu il romanzo a essere tratto dalla sceneggiatura del film.
facciata: inteso come urto della faccia contro qualcosa. Come lettore, in alcuni brani del romanzo, ho avertito la sensazione d’aver preso una facciata contro un passaggio particolarmente bello e/o particolarmente incompreso.
Ladrona: Roma, nelle molte versioni di un celeberrimo manifesto di propaganda della Lega, viene indicata assieme al termine ‘ladrona’.
rumenta: spazzatura.
soldati corridori: i bersaglieri di Porta Pia tradizionalmente van sempre di corsa (o in bicicletta).
Via da Roma!: soprattutto nei primi anni di speranza secessionista data dalla Lega a una certa considerevole fetta della popolazione autoctona (o ritenutasi tale) del nord Italia era facile incontrare simili scritte sui muri e sui cartelli. Ora il fenomeno mi sembra decisamente calato d’intensità e vigore (con bencelato dispiacere di molti di quella fetta). La speranza, come si suol dire, è l’ultima a morire.
fantozziana: nella finzione cinematografica il personaggio non si fa alcuna domanda. Ne è certo.

Una lincografia
Messaggi pubblici (settembre 2004).
Un post di Annarita Briganti di presentazione del libro e di un incontro di presentazione del libro.
Intervista a Leonardo Colombati di Giuseppe Iannozzi (15 maggio 2005).
UnÂ’opera infinita tra citazioni e mito di Jacopo Guerriero (Letture giugno-luglio 2005).
Recensione di Bartolomeo Di Monaco ricca di episodi contenuti nel libro e di commenti ad essi.

4 Commenti »
  1. gatto,

    ti confesso che io ho trovato il libro molto bello: sono rimasto affascinato proprio dalla capacità straripante di tenere insieme tutto.

    ci sono poi delle parti che mi convincono di meno e altre di più, ma questo è normale.
    Quello che mi sembra importante, l’ho scritto anche in un mio pezzetto, è che lui abbia ripreso un tipo di narrazione alla maniera dei grandi eroicomici italiani come il Pulci e il Tassoni.

    di demetrio — 6 giugno 2005 18:14


  2. Gattostanco, ho linkato il tuo post su http://www.perceber.com
    Saluti

    di Leonardo Colombati — 8 giugno 2005 14:52


  3. Mi ero quasi dimenticato del mio nick storico, che ritrovo in un dimenticabilissimo thread di icl. Grazie in ogni caso, gatto non poi così stanco.

    di silvio — 8 giugno 2005 15:55


  4. Ti ho sognato in Trappola…

    di papino — 12 giugno 2005 02:27


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