Un ingenuo raccontino di fantascienza. Meno di una bozza.
Da una storia vera, anzi virtuale, romanzata.
Dedicato alla benevolenza degli illustrissimi signori dello spazio Dudcheque e Farmando come umile segno della mia eterna riconoscenza.
Correva l’anno 2005 attorno al sole del pianeta Terra. Questa storia accadde nello stesso tempo, in un altro universo popolato da uomini sparsi nello spazio siderale di quei luoghi lontani.
Essi erano costruttori, minatori e pirati. Perennemente in guerra tra loro trovavano rifugio e una certa sicurezza nell’allearsi per unire le forze, scoraggiare le incursioni e attuare le giuste rappresaglie.
Racconterò le gesta e la benevolenza di due tra i più onorati tra questi uomini.
Il governatore del pianeta, un umanoide biosintetico, non riuscì ad ottenere le autorizzazioni necessarie allo sviluppo del pianeta prima che il suo imperatore fosse costretto a un sonno criogenico durante la preparazione di un organo di ricambio. Rimasto vuoto lo scranno del potere, nessuno era in grado di scegliere il giusto percorso per la nascente civiltà planetaria.
Vennero chiusi gli impianti produttivi e furono cristalizzati gli umanoidi sintetici addetti al lavoro e alla manutenzione. I pochi esseri umani, le uniche persone del pianeta, si rintanarono nelle aree residenziali e il governatore si assopì in modalità attesa. Nel frattempo l’universo continuò la propria espansione e gli esseri senzienti accelerarono le loro vite e le loro speranze.
Dopo settimane di paziente torpore, il governatore ricevette l’ordine di riattivazione dall’imperatore redivivo al comando.
Il pianeta povero e spoglio nel periodo di forzata inattività accumulò un grave ritardo tecnologico e di risorse rispetto a quasi tutti gli altri pianeti. Malgrado l’incerto destino, l’imperatore non si perse d’animo e iniziò una lenta rincorsa.
¯ Governatore! ¯ Sembrò piagnucolare il responsabile delle difese pianetarie seduto alla sua postazione nella sala strategica di comando. Le difese erano inesistenti, a parte una insignificante cintura di sensori a medio raggio in orbita attorno al pianeta.
¯ Sono sei navi da guerra. Caccia stellari leggeri e pesanti, stando alle prime osservazioni.
¯ Dichiaro l’allarme globale. Sia chiamato l’Imperatore. ¯ Ordinò il governatore in piedi accanto alla poltrona del sovrano. Innanzi a lui, le prime proiezioni 3d olografiche mostravano la pericolosa squadriglia pirata in rapido avvicinamento.
Le silenziose immagini tridimensionali col passare dei minuti si fecero sempre più chiare. Mostravano quattro caccia leggeri di scorta a due caccia pesanti. Veloci, temibili e chiaramente vascelli pirata.
Le porte stagne principali s’aprirono con un soffio. Tre guardie imperiali irruppero nell’ambiente quasi si trattasse d’una esercitazione. Scelti tra i migliori cloni insettoidi, erano perfette macchine di difesa personale. Creati dalla manipolazione genetica dell’uomo, rappresentavo l’elite della Guardia Imperiale basata su cloni a biotecnologia non umana. Geneticamente fedeli al loro padrone, questa elite restava attiva fino alla morte dell’imperatore. Non erano considerati vivi, essi esistevano solo per proteggere e servire il padrone. Privati del padrone essi cessavano in breve tempo di esistere.
Col volto preoccupato e una corta barba bianca entrò l’imperatore.
¯ Cosa succede?
¯ Mio signore ¯ Rispose il governatore ¯ Una flottiglia di sei unità sta per attaccarci. Suggerisco di inviare immediata richiesta d’aiuto all’Alleanza.
Le guardie si disposero all’interno della sala, l’imperatore raggiunse la sua poltrona e si appoggiò allo schienale restando in piedi. Lo sguardo fisso e la fronte aggrumata.
¯ No. Non sono in grado di chiedere l’aiuto di alcuno. – Si rizzò lasciando solo una mano ad accarezzare il tessuto della poltrona. ¯ Non posso farlo. Si tratta di una forza soverchiante per le nostre possibilità, questo è certo, ma è ben poca cosa davanti alla potenza di molti altri membri del consiglio dell’alleanza. Non posso chiedere assistenza per una faccenda simile. Preferisco essere inutile, piuttosto di farmi credere un peso da trascinare nello spazio dagli alleati. A causa della mia assenza il tempo ha giocato un brutto scherzo al pianeta e ora da solo dovrò affrontarlo.
¯ Come desidera ¯ Replicò ossequioso il governatore ¯ Al momento non disponiamo di alcuna difesa. La produzione mineraria è ferma e tutto il personale umano, biotech e robotico ha raggiunto i bunker. Rimaniamo in attesa.
Davanti a loro i caccia continuarono ad avvicinarsi. Malgrado la forza relativamente ridotta, erano una invincibile armata se lanciati contro un pianeta indifeso e inerme. Avrebbero trovato poco da saccheggiare, ma l’imperatore che già aveva affrontato battaglie impari, si sentì improvvisamente avolgere da una nebbia di tristezza. Unicamente la sua assenza aveva relegato il pianeta all’oblio e ora questa razzia sembrò privarlo di ogni speranza. Il silenzio degli uomini e dei sintetici era assoluto. Nessuno osò parlare inutilmente per descrivere le fusoliere alate adatte alle manovre in atmosfera. Nessuno osò scandire il tempo sino all’inevitabile scempio della superficie.
¯ Signore ¯ Disse il capo delle difese ¯ I sensori indicano una seconda flotta in rapido avvicinamento.
¯ La seconda ondata ¯ Informò laconico il governatore.
¯ Lo escludo. Gli strumenti indicano una velocità superiore e una forte presenza di navi. ¯
L’imperatore si sedette, stanco di rimanere in piedi. Non riuscì a distogliere lo sguardo dalle proiezioni olografiche. Ora le immagini tridimensionali mostravano da un lato i caccia pirata e dall’altro le prime indistinte immagini della nuova flotta.
Un ufficiale s’alzò di scatto.
¯ Imperatore! sono alleati. Non c’è dubbio. Si tratta di un gruppo d’attacco planetario antipirateria. Riconosco lo schieramento.
Poco a poco i contorni si fecero nitidi. Tutti videro una trentina di caccia stellari, numerosi incrociatori galattici e alcune astronavi da guerra. Era indubbiamente una delle formazioni classiche messe in campo dai comandanti per disintegrare i piccoli gruppi di navi con intenzioni piratesche.
¯ Non si ricevono comunicazioni, uno dei caccia pesanti dei pirati riesce a disturbare ogni tentativo di comunicazioni oltreluce.
Rimasero in attesa delgi eventi. Impotenti e muti.
I caccia pirata invertirono la rotta. I numeri impressi sulle loro oloimmagini mostravano la velocità, la posizione e molti altri dati. Fu subito chiara l’impossibilità di una fuga nell’iperspazio prima di venire in contatto con gli inseguitori.
I caccia leggeri si arrestarono in formazione di difesa. I loro motori a combustione, ottimi per le operazioni orbitali o atmosferiche, li rendeva lenti negli spostamenti lineari nello spazio rendendoli facili e deboli bersagli per le astronavi.
Gli equipaggi si prepararono a sublimare in un’altra vita. La resa di una nave non era contemplata dai trattati. Un pirata trovandosi sempre fuori da ogni trattato non poteva sperare alcuna clemenza nel caso in cui fosse stato fatto prigioniero. Molti equipaggi erano stati dichiarati materiale libero da vincoli per un qualsiasi convertitore genetico per creare macchinari biologici senzienti da lavoro. I motori a combustione dei caccia leggeri non davano alcuno scampo.
I due caccia pesanti si dividero e proseguirono la loro corsa aumentando al massimo la velocità sperando nelle risicate probabilità che i progrediti motori a impulso davano alla riuscita della fuga.
La flotta alleata mantenne la formazione. Giunti a distanza di tiro gli incrociatori iniziarono a lanciare le salve a tiro rapido contro gli immobili caccia leggeri. Famosi nello spazio per la loro forma a padella ripiena, incutevano timore in ragione delle implacabili stragi di caccia.
Luminescenti raggi irradiarono lo spazio di aurore infinite nell’attimo in cui raggiunsero gli scafi nemici. Il caccia in posizione avanzata, probabilmente con al comando un capitano veterano al quale era stato lasciato l’onore d’essere il primo a cadere, venne colpito appena al di sotto del ponte comando. La cabina in un attimo si sciolse senza bagliori. Il raggio proseguendo lungo la carlinga raggiunse i motori. L’esplosione illuminò gli altri caccia leggeri nel momento esatto che furono colpiti. Come una compagnia di soldati fiammeggianti in marcia perfettamente allineati in una mattina di sole, i raggi colpirono e distrussero i loro bersagli. In pochi secondi il buio avvolse la nube dei pochi resti metallici.
Dalla flotta si staccarono due navi da guerra stellare. Enormi parallelepipedi scuri, ricordavano nella forma il caricatore d’energia di un fucile d’assalto e in proporzione gli effetti devastanti erano identici. Ogni nave scelse come bersaglio uno dei caccia pesanti e si mise all’inseguimento.
Scomparirono per riapparire in velocità ognuna accanto al bersaglio. Con una mossa ai limiti dell’integrità strutturale delle navi, i capitani s’erano accordati per mostrare ai colleghi una manovra d’attacco chiamata la mannaia dello spazio. In questo caso fu una doppia mannaia e le oloimmagini sarebbero finite nella oloteca delle accademie dell’intera alleanza.
Grazie a un balzo iperspaziale ridotto, e pericoloso generato così vicino a un pianeta a causa delle interferenze gravitazionali, le astronavi saltano di poche centinaia di migliaia di chilometri, in un punto preciso e ancora in piena velocità relativa. Gli scudi e la struttura stessa di un caccia pesante, nonostante la robustezza, nulla possono contro la corazzatura di scudi e la massa di una nave da guerra lanciata allo speronamento avvolta ancora dalle turbolenze spaziotemporali generate dal balzo iperspaziale. Astronavi più massicce potrebbero danneggiare gravemente gli assalitori nella migliore delle ipotesi, ma i due caccia pesanti non ebbero scampo. Speronati al fianco a fortissima velocità, gli scafi dei caccia si disintegrarono istantaneamente nel momento stesso in cui le astronavi da guerra, già lontane, iniziarono la manovra di rientro verso la flotta vincitrice in formazione.
Poco dopo giunse una comunicazione.
¯ Inviatela all’olovisore riservato all’imperatore.
¯ Imperatore! Sono il comandante della flotta ai margini della sua ionosfera. Le porgo i saluti dell’Alleanza.
L’imperatore decise di rimanere ancora qualche minuto protetto da un compiaciuto silenzio.
NOTE: Nel testo non sono descritte azioni o manovre effettivamente realizzabili nel gioco online Ogame, passatempo ludico e luogo degli avvenimenti da cui ho tratto e ampiamente modificato lo spunto per scrivere le mie parole.
Mi scuso: il raccontino è palesemente brutto e incompleto. Ripeto: meno di una bozza che avrei dovuto rileggere a mente fredda. Del resto è così divertente lasciare l’immaginazione immedesimarsi nel ruolo di un povero imperatore ai margini di una galassia periferica da rendermi facile emozionarmi per un semplice rapporto scritto riportante l’arrivo di una flotta amica al momento giusto, e di volerlo scrivere.