Archivio per agosto, 2005

10 agosto 2005

Nuova grafica!!!

Grazie a un eccelso operato di Principe, il presente caro vecchio blog rinnova la facciata.
La nuova grafica si basa sulla blanda estetica precedente.
I cambiamenti: la larghezza della pagina è ora fissa; è stata introdotta un’immagine in testa al blog (quei due occhi mi spaventano un poco :-D); la tonalità del verde è ora squillante.
Aggiornamento:
In questo post l’autore aggiunge particolari interessanti e le motivazioni delle scelte compiute.
Desidero sottolineare il fatto che mai alcuno aveva osato definire le stupendo verdone con il quale avevo colorato il mio blog: color vomito di gatto al mattino. Fine aggiornamento.
Il mio apporto è stato pressoché nullo. Non ho neppure avuto occasione di fare il pignolo o fare l’indeciso. Ormai mi ero abituato, quasi assuefatto, all’aspetto di gattostanco a tal punto da non riuscire a vederlo diverso, quindi per non rischiare di diventare fastidioso ho pensato bene gongolarmi dei risultati.

Ringrazio Principe. Mi auguro si sia divertito.

Eventuali pareri e suggerimenti sono sempre i benvenuti.

Nota: il marchingegno filtro dei commenti è estremamente severo. Ho settato SpamKarma2 al minimo dell’arroganza in tutte le opzioni, eppure continua a non accettare molti commenti (in relazione al periodo ferragostiano). Il visitatore desideroso di commentare sia paziente e indulgente e vedrà prima o poi apparire il proprio commento una volta approvato a mano dal sottoscritto.

gattostanco @ 12:31 - Commenti (20)

9 agosto 2005

Marco Candida: nuovo blog!

Marco Candida ha ora un suo nuovo spazio ospitato da Vibrisse.
Si chiama il_blog_di_Marco_Candida e apparentemente è un blog (con Marco non sono mai certo di qualcosa).

Dal suo primo intervento estrapolo:
Non so se traslocherò qui completamente; ancora ci sto pensando. Per adesso, tanto che penso, potrei scrivere racconti.

Per il momento, quindi, per me sarà i_racconti_di_Marco_Candida.

gattostanco @ 11:15 - Commenti (8)

Post lungo: astroimperatori

Un ingenuo raccontino di fantascienza. Meno di una bozza.
Da una storia vera, anzi virtuale, romanzata.

Dedicato alla benevolenza degli illustrissimi signori dello spazio Dudcheque e Farmando come umile segno della mia eterna riconoscenza.

Correva l’anno 2005 attorno al sole del pianeta Terra. Questa storia accadde nello stesso tempo, in un altro universo popolato da uomini sparsi nello spazio siderale di quei luoghi lontani.
Essi erano costruttori, minatori e pirati. Perennemente in guerra tra loro trovavano rifugio e una certa sicurezza nell’allearsi per unire le forze, scoraggiare le incursioni e attuare le giuste rappresaglie.
Racconterò le gesta e la benevolenza di due tra i più onorati tra questi uomini.

Il governatore del pianeta, un umanoide biosintetico, non riuscì ad ottenere le autorizzazioni necessarie allo sviluppo del pianeta prima che il suo imperatore fosse costretto a un sonno criogenico durante la preparazione di un organo di ricambio. Rimasto vuoto lo scranno del potere, nessuno era in grado di scegliere il giusto percorso per la nascente civiltà planetaria.
Vennero chiusi gli impianti produttivi e furono cristalizzati gli umanoidi sintetici addetti al lavoro e alla manutenzione. I pochi esseri umani, le uniche persone del pianeta, si rintanarono nelle aree residenziali e il governatore si assopì in modalità attesa. Nel frattempo l’universo continuò la propria espansione e gli esseri senzienti accelerarono le loro vite e le loro speranze.
Dopo settimane di paziente torpore, il governatore ricevette l’ordine di riattivazione dall’imperatore redivivo al comando.
Il pianeta povero e spoglio nel periodo di forzata inattività accumulò un grave ritardo tecnologico e di risorse rispetto a quasi tutti gli altri pianeti. Malgrado l’incerto destino, l’imperatore non si perse d’animo e iniziò una lenta rincorsa.

¯ Governatore! ¯ Sembrò piagnucolare il responsabile delle difese pianetarie seduto alla sua postazione nella sala strategica di comando. Le difese erano inesistenti, a parte una insignificante cintura di sensori a medio raggio in orbita attorno al pianeta.
¯ Sono sei navi da guerra. Caccia stellari leggeri e pesanti, stando alle prime osservazioni.
¯ Dichiaro l’allarme globale. Sia chiamato l’Imperatore. ¯ Ordinò il governatore in piedi accanto alla poltrona del sovrano. Innanzi a lui, le prime proiezioni 3d olografiche mostravano la pericolosa squadriglia pirata in rapido avvicinamento.
Le silenziose immagini tridimensionali col passare dei minuti si fecero sempre più chiare. Mostravano quattro caccia leggeri di scorta a due caccia pesanti. Veloci, temibili e chiaramente vascelli pirata.
Le porte stagne principali s’aprirono con un soffio. Tre guardie imperiali irruppero nell’ambiente quasi si trattasse d’una esercitazione. Scelti tra i migliori cloni insettoidi, erano perfette macchine di difesa personale. Creati dalla manipolazione genetica dell’uomo, rappresentavo l’elite della Guardia Imperiale basata su cloni a biotecnologia non umana. Geneticamente fedeli al loro padrone, questa elite restava attiva fino alla morte dell’imperatore. Non erano considerati vivi, essi esistevano solo per proteggere e servire il padrone. Privati del padrone essi cessavano in breve tempo di esistere.
Col volto preoccupato e una corta barba bianca entrò l’imperatore.
¯ Cosa succede?
¯ Mio signore ¯ Rispose il governatore ¯ Una flottiglia di sei unità sta per attaccarci. Suggerisco di inviare immediata richiesta d’aiuto all’Alleanza.
Le guardie si disposero all’interno della sala, l’imperatore raggiunse la sua poltrona e si appoggiò allo schienale restando in piedi. Lo sguardo fisso e la fronte aggrumata.
¯ No. Non sono in grado di chiedere l’aiuto di alcuno. – Si rizzò lasciando solo una mano ad accarezzare il tessuto della poltrona. ¯ Non posso farlo. Si tratta di una forza soverchiante per le nostre possibilità, questo è certo, ma è ben poca cosa davanti alla potenza di molti altri membri del consiglio dell’alleanza. Non posso chiedere assistenza per una faccenda simile. Preferisco essere inutile, piuttosto di farmi credere un peso da trascinare nello spazio dagli alleati. A causa della mia assenza il tempo ha giocato un brutto scherzo al pianeta e ora da solo dovrò affrontarlo.
¯ Come desidera ¯ Replicò ossequioso il governatore ¯ Al momento non disponiamo di alcuna difesa. La produzione mineraria è ferma e tutto il personale umano, biotech e robotico ha raggiunto i bunker. Rimaniamo in attesa.
Davanti a loro i caccia continuarono ad avvicinarsi. Malgrado la forza relativamente ridotta, erano una invincibile armata se lanciati contro un pianeta indifeso e inerme. Avrebbero trovato poco da saccheggiare, ma l’imperatore che già aveva affrontato battaglie impari, si sentì improvvisamente avolgere da una nebbia di tristezza. Unicamente la sua assenza aveva relegato il pianeta all’oblio e ora questa razzia sembrò privarlo di ogni speranza. Il silenzio degli uomini e dei sintetici era assoluto. Nessuno osò parlare inutilmente per descrivere le fusoliere alate adatte alle manovre in atmosfera. Nessuno osò scandire il tempo sino all’inevitabile scempio della superficie.
¯ Signore ¯ Disse il capo delle difese ¯ I sensori indicano una seconda flotta in rapido avvicinamento.
¯ La seconda ondata ¯ Informò laconico il governatore.
¯ Lo escludo. Gli strumenti indicano una velocità superiore e una forte presenza di navi. ¯
L’imperatore si sedette, stanco di rimanere in piedi. Non riuscì a distogliere lo sguardo dalle proiezioni olografiche. Ora le immagini tridimensionali mostravano da un lato i caccia pirata e dall’altro le prime indistinte immagini della nuova flotta.
Un ufficiale s’alzò di scatto.
¯ Imperatore! sono alleati. Non c’è dubbio. Si tratta di un gruppo d’attacco planetario antipirateria. Riconosco lo schieramento.
Poco a poco i contorni si fecero nitidi. Tutti videro una trentina di caccia stellari, numerosi incrociatori galattici e alcune astronavi da guerra. Era indubbiamente una delle formazioni classiche messe in campo dai comandanti per disintegrare i piccoli gruppi di navi con intenzioni piratesche.
¯ Non si ricevono comunicazioni, uno dei caccia pesanti dei pirati riesce a disturbare ogni tentativo di comunicazioni oltreluce.
Rimasero in attesa delgi eventi. Impotenti e muti.

I caccia pirata invertirono la rotta. I numeri impressi sulle loro oloimmagini mostravano la velocità, la posizione e molti altri dati. Fu subito chiara l’impossibilità di una fuga nell’iperspazio prima di venire in contatto con gli inseguitori.
I caccia leggeri si arrestarono in formazione di difesa. I loro motori a combustione, ottimi per le operazioni orbitali o atmosferiche, li rendeva lenti negli spostamenti lineari nello spazio rendendoli facili e deboli bersagli per le astronavi.
Gli equipaggi si prepararono a sublimare in un’altra vita. La resa di una nave non era contemplata dai trattati. Un pirata trovandosi sempre fuori da ogni trattato non poteva sperare alcuna clemenza nel caso in cui fosse stato fatto prigioniero. Molti equipaggi erano stati dichiarati materiale libero da vincoli per un qualsiasi convertitore genetico per creare macchinari biologici senzienti da lavoro. I motori a combustione dei caccia leggeri non davano alcuno scampo.
I due caccia pesanti si dividero e proseguirono la loro corsa aumentando al massimo la velocità sperando nelle risicate probabilità che i progrediti motori a impulso davano alla riuscita della fuga.
La flotta alleata mantenne la formazione. Giunti a distanza di tiro gli incrociatori iniziarono a lanciare le salve a tiro rapido contro gli immobili caccia leggeri. Famosi nello spazio per la loro forma a padella ripiena, incutevano timore in ragione delle implacabili stragi di caccia.
Luminescenti raggi irradiarono lo spazio di aurore infinite nell’attimo in cui raggiunsero gli scafi nemici. Il caccia in posizione avanzata, probabilmente con al comando un capitano veterano al quale era stato lasciato l’onore d’essere il primo a cadere, venne colpito appena al di sotto del ponte comando. La cabina in un attimo si sciolse senza bagliori. Il raggio proseguendo lungo la carlinga raggiunse i motori. L’esplosione illuminò gli altri caccia leggeri nel momento esatto che furono colpiti. Come una compagnia di soldati fiammeggianti in marcia perfettamente allineati in una mattina di sole, i raggi colpirono e distrussero i loro bersagli. In pochi secondi il buio avvolse la nube dei pochi resti metallici.
Dalla flotta si staccarono due navi da guerra stellare. Enormi parallelepipedi scuri, ricordavano nella forma il caricatore d’energia di un fucile d’assalto e in proporzione gli effetti devastanti erano identici. Ogni nave scelse come bersaglio uno dei caccia pesanti e si mise all’inseguimento.
Scomparirono per riapparire in velocità ognuna accanto al bersaglio. Con una mossa ai limiti dell’integrità strutturale delle navi, i capitani s’erano accordati per mostrare ai colleghi una manovra d’attacco chiamata la mannaia dello spazio. In questo caso fu una doppia mannaia e le oloimmagini sarebbero finite nella oloteca delle accademie dell’intera alleanza.
Grazie a un balzo iperspaziale ridotto, e pericoloso generato così vicino a un pianeta a causa delle interferenze gravitazionali, le astronavi saltano di poche centinaia di migliaia di chilometri, in un punto preciso e ancora in piena velocità relativa. Gli scudi e la struttura stessa di un caccia pesante, nonostante la robustezza, nulla possono contro la corazzatura di scudi e la massa di una nave da guerra lanciata allo speronamento avvolta ancora dalle turbolenze spaziotemporali generate dal balzo iperspaziale. Astronavi più massicce potrebbero danneggiare gravemente gli assalitori nella migliore delle ipotesi, ma i due caccia pesanti non ebbero scampo. Speronati al fianco a fortissima velocità, gli scafi dei caccia si disintegrarono istantaneamente nel momento stesso in cui le astronavi da guerra, già lontane, iniziarono la manovra di rientro verso la flotta vincitrice in formazione.

Poco dopo giunse una comunicazione.
¯ Inviatela all’olovisore riservato all’imperatore.
¯ Imperatore! Sono il comandante della flotta ai margini della sua ionosfera. Le porgo i saluti dell’Alleanza.
L’imperatore decise di rimanere ancora qualche minuto protetto da un compiaciuto silenzio.

NOTE: Nel testo non sono descritte azioni o manovre effettivamente realizzabili nel gioco online Ogame, passatempo ludico e luogo degli avvenimenti da cui ho tratto e ampiamente modificato lo spunto per scrivere le mie parole.
Mi scuso: il raccontino è palesemente brutto e incompleto. Ripeto: meno di una bozza che avrei dovuto rileggere a mente fredda. Del resto è così divertente lasciare l’immaginazione immedesimarsi nel ruolo di un povero imperatore ai margini di una galassia periferica da rendermi facile emozionarmi per un semplice rapporto scritto riportante l’arrivo di una flotta amica al momento giusto, e di volerlo scrivere.

gattostanco @ 10:28 - Commenti (1)

6 agosto 2005

Minipost: Se comandasse ‘lei’

Sono tornato a imperare sui miei pianeti nel gioco OGame negli universi 4 e 5.
Il primo era stato trasformato in una selva di miniere a cielo aperto (nel senso che chiunque al apssaggio poteva servirsi delle materie prime presenti). Il secondo era in modalità vacanza (tutto fermo a parte la produzione naturale di Metallo e Cristallo). Inutile sottolineare l’estremo ritardo tecnoevolutivo accumulato dai miei due pianetini.
Ho dato un’occhiata anche al forum riservato ai membri dell’alleanza Bloggers. Molto vivo e spassoso.

Se non ho capito male, l’alleanza ha come suo capo supremo una gentile blogger.
Una schiera di minatori e un branco di predoni al comando di una donna.

Chissà come sarebbe il mondo in mano alle donne? (E non mi riferisco a improbabili ministre italiche o a oscure streghe internazionali).
Forse sarebbe praticamente uguale, ma certo un po’ più carino.

gattostanco @ 17:28 - Commenti (3)

Minipost: Se comandasse ‘lei’

Sono tornato a imperare sui miei pianeti nel gioco OGame negli universi 4 e 5.
Il primo era stato trasformato in una selva di miniere a cielo aperto (nel senso che chiunque al apssaggio poteva servirsi delle materie prime presenti). Il secondo era in modalità vacanza (tutto fermo a parte la produzione naturale di Metallo e Cristallo). Inutile sottolineare l’estremo ritardo tecnoevolutivo accumulato dai miei due pianetini.
Ho dato un’occhiata anche al forum riservato ai membri dell’alleanza Bloggers. Molto vivo e spassoso.

Se non ho capito male, l’alleanza ha come suo capo supremo una gentile blogger.
Una schiera di minatori e un branco di predoni al comando di una donna.

Chissà come sarebbe il mondo in mano alle donne? (E non mi riferisco a improbabili ministre italiche o a oscure streghe internazionali).
Forse sarebbe praticamente uguale, ma certo un po’ più carino.

gattostanco @ 17:28 - Commenti (3)

Mattutino

Penso sarà un intervento un po’ sbiellato.
Capelli arruffati, ciabatte coi piedi già un po’ stanchi a causa della tipica mattina di un sabato d’agosto. Mia moglie mi ha svegliato almeno tre o quattro volte. Il suo primo tentativo non lo ricordo, durante il secondo ho mantenuto il mio io conscio semisvenuto, durante il terzo la supplicavo interiormente di lasciarmi in pace (o perlomeno di starsene un po’ zitta). Quando ha detto che usciva l’istinto di starle accanto mi ha catapultato giù dal letto.
È uscita per andare al mercato in cerca di tende (o qualocsa del genere, non l’ascoltavo). Mentre trotterellavo verso la porta di casa per salutarla (con la grazia e la sicurezza del passo di uno gnu appena nato), ho inciampato e fatto crollare a terra lo stendibiancheria metallico ancora avvolto nella plastica comprato per mia suocera. Detesto questi risvegli decisamente rumorosi.
Mi preparo il mio bicchierone estivo di caffeina solubile e zucchero. E penso. E accendo il pc collegato al web. E mi chiedo, come quasi sempre da anni poco dopo il risveglio, se non sia il caso di ritornarsene a dormire.
Io ho sempre amato trascorrere il Ferragosto in città quando era possibile. Mia suocera adora il Ferragosto. Passato in famiglia. Ora faccio parte della sua famiglia. Anche se sembra abbia rinunciato a darmi del "tu" alla luce del mio scarso entusiasmo.
Familiarità, una certa confidenza e una qualche certa dose d’affetto. Ma una sorta di formalità nei rapporti credo sia indispensabile.
A Ferragosto verrà a pranzo da noi. Forse si fermerà pure a cena. Devo aver pazienza. Mia moglie ha ordinato una teglia di lasagne al forno per tenermi buono e sereno (la gattoconorte sa il fatto suo; sono due le " cose" in grado di trasformarmi in un tenero cagnolino scodinzolante e sottomesso e certo una di queste è il cibo. Ieri ad esempio ha fatto un tiramisù non eccelso, ma comunque soddisfacente.).
Questa mattina ho aperto l’aggregatore e trovando un nuovo post di Dario l’ho letto per primo. Ricordo all’ignaro visitatore occasionale che Dario ospita il presente blog sul suo dominio, sul suo spazio web. Quindi ha, per così dire, una sorta di precedenza nelle mie letture blogosferiche anche per ragioni pratiche oltre a quelle di me in qualità di lettore di blog.
Nel post accenna alla possibilità di girovagare in visita con la sua ospite nipponica per il pavese proprio nel periodo domenica-lunedì del prossimo 15 agosto.
Sarebbe ganzissimo.
Mi ha divertito immaginare mia suocera intenta e concentrata a parlare in dialetto alla donzella giapponese cercando di spiegarle la ricetta del maiale con le verze. …Il mio senso dell’umorismo è un po’ così durante il lungo periodo dedicato al risveglio delle mie scarse risorse mentali.
Naturalmente non accadrà l’incontro con mia suocera, non sono sclerato a tal punto.
Piacevole invece sarebbe rivedere Dario. Spero di potermi organizzare insieme alla gattoconsorte. Non siamo guide turistiche molto apprezzabili e forse neppure troppo simpatiche dal vero, ma del resto la gentilezza di Dario credo diventerà presto proverbiale: il visitatore cerchi d’indovinare chi potrebbe mai essere quel blogger importuno al caro Dario intento nella contemplazione di una assonnata signorina proveniente dall’altro capo del mondo.

gattostanco @ 10:38 - Commenti (0)

5 agosto 2005

Il libro ti piace? 2

Mauro Mirci riprende la questione del perché un libro piace (ne scrivevo ieri qui riprendendo a mia volta un suo dialogo con Louie).
Lo fa unendo due risposte date da Louie e da me in un nuovo post su Lartedileggere.
Due lettori che a loro modo cercano di rispondere a una domanda generale alla quale penso sia davvero difficile rispondere compiutamente.

gattostanco @ 01:39 - Commenti (3)

Spot

Scritto ieri.
Da Squonk leggo qui delle mille persone che vorrebbero fare di mestiere il guardiano di un faro.
Piacerebbe farlo anche a me. Un lavoro lontano da tutti, coi clienti sperduti al largo e silenziosi, col capo impegnato altrove, in un ambiente sano e senza gente idiota attorno.

In rete sono dilagati i banner pubblicitari delle università. Aberrante. Presto arriveranno anche le pubblicità dei medici.

Io me la ricordo vagamente la pubblicità di Beppe Grillo. Era testimonial di uno yogurt. Ieri ha inserito un post dove leggo: "[...] Era un prodotto sano, lo avevo nel mio frigo allora come adesso [...]".
Sarò un tizio facilmente influenzabile (ma acquisto ben poco yogurt), in ogni caso si tratta dello Yomo. Sapere che continua a consumarlo proprio lui mi influenza.
Dario informa che a luglio la pubblicità sul presente blog ha raggranellato tre dollari.
Negli ultimi tre mesi ho superato gli undici dollari!!!
:-D
A proposito di nanopublishing su base blog: ne ho parlato persino alla mia commercialista di provincia e lei mi ha guardato strano

gattostanco @ 01:14 - Commenti (0)

4 agosto 2005

Il libro ti piace?

Un colloquio a due nei commenti a questo post inserito su Lartedileggere.
robestrane (Mauro Mirci) e Louie giungono a chiedersi come un libro debba piacere al lettore.
Com’è e perché un libro piace (magari anche senza divertire)?
Ai lettori l’ardua sentenza, mi verrebbe da scrivere.
Quand’è che un libro mi piace?
Quando mi solletica.
Quando penso di leggerlo come voglio.
Quando non riesco a smettere di leggerlo.
Quando m’inquieto se è stampato da schifo.
Quando arrivo sino alla fine senza sbuffare di noia o di rabbia.
Quando penso sia lungo il giusto.
Quando mi piace stare seduto a leggerlo (sembra una risposta scema, e probabilmente lo è, ma a me sembra la più calzante alla domanda).

Se poi mi diverto pure, meglio.
Anche se in verità io non lo so quand’è che un libro mi piace.
È un po’ come cercare di spiegare perché si ama qualcuno. Chi ama più volte si accorge di aver amato persone magari simili, ma comunque decisamente diverse. Eh, boh, chissà perché.

gattostanco @ 10:09 - Commenti (2)

Se*’nLove

Sono nato nel 1970, verso l’inizio dell’anno.
La mia educazione sentimentale è sopraggiunta grazie a un mischione di robe varie. Sono un po’ all’antica. Divido la ginnastica divertente dal fare l’amore. Considero un’amica diversa da un’amante e tutte due diverse da una amata.
In generale, se gli interessati sono contenti e consapevoli, io penso non esista qualcosa di sbagliato e non vedo il nero da una parte e il bianco da un’altra con sfumature di grigio. Forse sono utopie le mie idee. Il mio bianco può essere benissimo il nero di un’altra persona.
Cat, per quel che posso capirne io, credo stia vivendo un momento un po’ particolare della propria vita. Ci sono donne, e uomini, che non lo superano mai o che mai lo raggiungono.
Un momento in cui chiedersi quali sono e se esistono i rapporti grigi nel rapporto tra uomo e donna.
E Cat se lo chiede in questo breve post.

A Diego il destino sembra aver riservato due tra gli avvenimenti più dirompenti per la mente umana. Ravvicinate come sembrano le novità nella vita privata e la tesi di laurea non mancheranno di sbiellarlo per benino. Così ipotizzo il futuro leggendo qui.

…Divagando.
Entro alla libreria Civetta con mia moglie. Anche questo è amore.
Vedo sullo scaffale "L’occhio del tempo". Romanzo d’inizio di una nuova odissea temporale scritta a quattro mani da Clarke e Stephen M. Baxter. La tentazione è forte. Anche 18 euro e mezzo sono forti visto che ho altra roba da leggere.
Scendo nel seminterrato a dare un’occhiata ai manuali computerologici. Prendo in mano un mattone da 39 euro sui css stampato in italiano a dicembre 2004. Apro a caso e mi cade l’occhio sulla classica frase così comune nei testi riguardanti il web che suona più o meno così: al momento di andare in stampa la tale istruzione viene gestita male o ignorata, ma esiste.
Risalgo, raggiungo mia moglie. Usciamo e andiamo a bere qualcosa di rinfrescante prima di cena, a casa. Senza libri (solo l’ennesimo paio di infradito per lei).

Questa estate mi sembra di costeggiare saltuariamente argomenti un po’ scabrosi rapportati al mio buon caro blog. Devo fare attenzione.
Un conoscente di recente mi ha detto: "Al giorno d’oggi a vent’anni sono ancora bambini, a trent’anni siamo ragazzi maturi o quasi e a quarant’anni ci andrà in pappa il cervello"

È proprio bello postare in una fresca notte d’agosto: mezza blogosfera è in ferie e l’altra spero sia indulgente. Questo è il classico post che dovrebbe finire direttamente nel dimenticatoio senza passare dal blog.
Cosa darei per passare la notte a giocare a Risiko sbevazzando e sgranocchiando.

gattostanco @ 02:49 - Commenti (6)

Se*’nLove

Sono nato nel 1970, verso l’inizio dell’anno.
La mia educazione sentimentale è sopraggiunta grazie a un mischione di robe varie. Sono un po’ all’antica. Divido la ginnastica divertente dal fare l’amore. Considero un’amica diversa da un’amante e tutte due diverse da una amata.
In generale, se gli interessati sono contenti e consapevoli, io penso non esista qualcosa di sbagliato e non vedo il nero da una parte e il bianco da un’altra con sfumature di grigio. Forse sono utopie le mie idee. Il mio bianco può essere benissimo il nero di un’altra persona.
Cat, per quel che posso capirne io, credo stia vivendo un momento un po’ particolare della propria vita. Ci sono donne, e uomini, che non lo superano mai o che mai lo raggiungono.
Un momento in cui chiedersi quali sono e se esistono i rapporti grigi nel rapporto tra uomo e donna.
E Cat se lo chiede in questo breve post.

A Diego il destino sembra aver riservato due tra gli avvenimenti più dirompenti per la mente umana. Ravvicinate come sembrano le novità nella vita privata e la tesi di laurea non mancheranno di sbiellarlo per benino. Così ipotizzo il futuro leggendo qui.

…Divagando.
Entro alla libreria Civetta con mia moglie. Anche questo è amore.
Vedo sullo scaffale "L’occhio del tempo". Romanzo d’inizio di una nuova odissea temporale scritta a quattro mani da Clarke e Stephen M. Baxter. La tentazione è forte. Anche 18 euro e mezzo sono forti visto che ho altra roba da leggere.
Scendo nel seminterrato a dare un’occhiata ai manuali computerologici. Prendo in mano un mattone da 39 euro sui css stampato in italiano a dicembre 2004. Apro a caso e mi cade l’occhio sulla classica frase così comune nei testi riguardanti il web che suona più o meno così: al momento di andare in stampa la tale istruzione viene gestita male o ignorata, ma esiste.
Risalgo, raggiungo mia moglie. Usciamo e andiamo a bere qualcosa di rinfrescante prima di cena, a casa. Senza libri (solo l’ennesimo paio di infradito per lei).

Questa estate mi sembra di costeggiare saltuariamente argomenti un po’ scabrosi rapportati al mio buon caro blog. Devo fare attenzione.
Un conoscente di recente mi ha detto: "Al giorno d’oggi a vent’anni sono ancora bambini, a trent’anni siamo ragazzi maturi o quasi e a quarant’anni ci andrà in pappa il cervello"

È proprio bello postare in una fresca notte d’agosto: mezza blogosfera è in ferie e l’altra spero sia indulgente. Questo è il classico post che dovrebbe finire direttamente nel dimenticatoio senza passare dal blog.
Cosa darei per passare la notte a giocare a Risiko sbevazzando e sgranocchiando.

gattostanco @ 02:49 - Commenti (6)

3 agosto 2005

Letteratura morbida

Imperdibile e riassuntivo, finora, intervento di
giuliomozzi sul tema principe delle discussioni relative alla letteratura italiana: la sua crisi (perenne per molti).
In calce sono elencati i diversi post e rimandi sui quali posa la amena discussione estiva.
Mi permetto di incollare il titolo del post di Mozzi:
La letteratura non esiste; non esiste quindi la narrativa italiana; non esistendo, la narrativa italiana non può essere in crisi; dunque, la narrativa italiana non è in crisi.

Vista l’occasione: appena ho tempo mi riapproprio della possibilità di pasticciare coi link per modificare il link al vecchio blog di Mozzi sostituendolo con quello di Vibrisse, attuale sua residenza blogosferica.

gattostanco @ 17:12 - Commenti (0)

Gita all’Ikea

Appunti.
Nel tardo pomeriggio di ieri la gattoconsorte ha voluto andare all’Ikea milanese dell’uscita di Lorenteggio.

Fino a quando ho potuto evitarmi la gitarella l’ho fatto. Ieri ho preso coraggio a piene mani e ritemprato nello spirito dall’afflievolirsi del caldo mi sono detto: "se vuole andarci, andremo!"
Il parcheggio è abbastanza pienotto nonostante l’ora. La tangenziale in senso contrario era una strisciona di mezzi a passo d’uomo, quindi penso che valga la pena prendere il giretto con calma.
Sono un maritino sensibile ed entrando mi assumo l’onere di trascinarmi appresso il borsone giallo, sperando rimanga vuoto. Mia moglie è elettrizzata.
Ha deciso di rivoluzionare il mio studio, diventato nostro nel mese di luglio. La gattoconsorte è fatta così, al cambiare del suo modo di vedere la realtà magicamente cambia effettivamente la realtà circostante.
Lo scrivo subito: è uscita delusa.
Fortunatamente.
Le tende non le piacciono. Non le piacciono i tessuti. Inoltre non credo che in Svezia esistano i famigerati cassoni delle tapparelle sopra le finestre delle abitazioni. Fortunato. Già mi vedevo alle prese con un bastone per i nuovi tendaggi che vuole mettere in sala. In ogni caso la mia protesta sul fatto che il gatto le tirerà giù entro una settimana resta inascoltata.

Il gatto. La gattoconsorte vuole sfrattare il gatto dalla sua poltrona nel mio …ahem, nel nostro studio.
"Ma mia adorata sposa, dove dormirà nel freddo e tetro inverno, se non sulla sua calda poltrona sotto alla sua copertina?"
"Gli prendi una cuccia."
"E dove pensi si possa sistemare la nuova cuccia del gatto, gatto che mai ha avuto una cuccia, a parte una di vimini riciclata da un cesto natalizio?"
"Da qualche parte… Vedremo."
Prevedo momenti difficili.

Lo ammetto. Io e mia moglie dormiamo in un letto quasi rasoterra scelto da lei. Il tempo passa e la passione no. Ma passando dagli ‘enta agli ‘anta, la mia dolce metà inzia a sentire il peso di un letto basso.
Giriamo tra i letti dando loro un’occhiata. Nulla le piace e io tiro un sospiro di sollievo. Preferisco un letto basso piuttosto che montarmene uno alto.

Rimaniamo sbigottiti dalle fantasie dei copripiumini. Ok, fa caldo umido e siamo in piena siccità e il brutto tempo ha portato solo un pochetto di refrigerio e pensare ai copripiumini è forse prematuro. Ma a noi sembrano proprio brutti.

Sono contento. Il borsone giallo è ancora vuoto.

Mia moglie posa l’occhio su una sorta di piccolo scaffale angolare da appendere. Legno grezzo. Volendo si può verniciare. Vendono le vernici.
Sento il pericolo.
Non ricordavo questa faccenda dei prodotti in legno grezzo specificatamente realizzati per essere colorati a piacere. Forse ero meno propenso a intravedere segni così evidenti. O forse non ho capito bene.
Mia moglie pensa se possa essere il caso di cimentarsi nell’avventura verniciatoria.
L’amo e così mi rifiuto di assecondare l’istinto di pugnalarla nel collo con la matitina in omaggio.
Rinuncia. Incredibilmente.

Lampade alogene. Io le adoro, ma loro mi odiano. Mi cadono, si rompono, si bruciano (una volta il gatto a momenti mi dava fuoco alla cameretta).
Sono appoggiate sopra un ripiano leggermente rialzato dal pavimento. Facendo la prova a posarle sul pavimento la differenza si nota. Lasciamo perdere l’idea di prenderne una o due.

Mia moglie vorrebbe cambiare i lampadari. Le piacciono quelli di carta (meglio di mia suocera a cui piacciono quelli orrendi). Mai capito come si possano lavare e non solo spolverare. La minaccio ed evito l’acquisto.

Vicino alle lampade da tavolo sorride tutta felice. Ne prendiamo due ultra economiche. Sono riuscito a mantenere il borsone giallo totalmente vuoto fino a quel momento e le casse oramai sono vicine, quindi posso concedere alla gattoconsorte di comprare qualcosa di piccolo e leggero.
A disposizione dei clienti sono presenti: o i borsoni o dei carrelli enormi. Manca il compromesso per il maritino in gita controvoglia. Personalmente ho mugugnato in ogni occasione lungo il percorso nella quale si profilava l’ipotesi di dovermi sciroppare nella borsa un qualsiasi oggetto. A prescindere dall’oggetto.
A casa, montando le due piccole lampade (si montano anche quelle) scoprirò che sono fatte in Cina. Mi sono sentito veramente gagliardo nel rendermi conto d’essere andato sino a Milano per comprare 10 euro di prodotto dal design svedese fatto in Cina. E in una lampada manca un tappino estetico di plastica, naturalmente nella mia e non in quella di mia moglie.
Le lampadine le abbiamo prese noecologiche economiche: ora che a ogni pioggerella sono evidenti gli sbalzi di tensione della corrente elettrica di casa, non credo sia il caso di comprare lampadine costose (e per l’ambiente è ben altro quel che si dovrebbe fare).

Nell’angolo dedicato alle occasioni ho trovato qualcosa di curioso. Una sorta di uovo trasparente pesantissimo alto una trentina di centimetri con una striscia gialla orizzontale appoggiato su di un piccolo piedistallo. Erano numerosi e non ho capito a cosa mai possano servire.
Abbiamo avuto una certa sensazione di decadenza.
Ci stiamo rincitrullendo. L’Ikea ci è sembrata spoglia e non soddisfacente.
Gli ipermercati in genere ci appaiono sempre più coi prodotti messi a pera su scaffali lerci e disordinati. Quasi tristi.

Ah, dimenticavo. Vuole dare il bianco in casa. E ridipingere le porte. E due credenze da mettere nello studio (io dovrò trasferirmi in garage o affittare un ufficio o aprire un negozio Tucano).

gattostanco @ 10:59 - Commenti (7)

Gita all’Ikea

Appunti.
Nel tardo pomeriggio di ieri la gattoconsorte ha voluto andare all’Ikea milanese dell’uscita di Lorenteggio.

Fino a quando ho potuto evitarmi la gitarella l’ho fatto. Ieri ho preso coraggio a piene mani e ritemprato nello spirito dall’afflievolirsi del caldo mi sono detto: "se vuole andarci, andremo!"
Il parcheggio è abbastanza pienotto nonostante l’ora. La tangenziale in senso contrario era una strisciona di mezzi a passo d’uomo, quindi penso che valga la pena prendere il giretto con calma.
Sono un maritino sensibile ed entrando mi assumo l’onere di trascinarmi appresso il borsone giallo, sperando rimanga vuoto. Mia moglie è elettrizzata.
Ha deciso di rivoluzionare il mio studio, diventato nostro nel mese di luglio. La gattoconsorte è fatta così, al cambiare del suo modo di vedere la realtà magicamente cambia effettivamente la realtà circostante.
Lo scrivo subito: è uscita delusa.
Fortunatamente.
Le tende non le piacciono. Non le piacciono i tessuti. Inoltre non credo che in Svezia esistano i famigerati cassoni delle tapparelle sopra le finestre delle abitazioni. Fortunato. Già mi vedevo alle prese con un bastone per i nuovi tendaggi che vuole mettere in sala. In ogni caso la mia protesta sul fatto che il gatto le tirerà giù entro una settimana resta inascoltata.

Il gatto. La gattoconsorte vuole sfrattare il gatto dalla sua poltrona nel mio …ahem, nel nostro studio.
"Ma mia adorata sposa, dove dormirà nel freddo e tetro inverno, se non sulla sua calda poltrona sotto alla sua copertina?"
"Gli prendi una cuccia."
"E dove pensi si possa sistemare la nuova cuccia del gatto, gatto che mai ha avuto una cuccia, a parte una di vimini riciclata da un cesto natalizio?"
"Da qualche parte… Vedremo."
Prevedo momenti difficili.

Lo ammetto. Io e mia moglie dormiamo in un letto quasi rasoterra scelto da lei. Il tempo passa e la passione no. Ma passando dagli ‘enta agli ‘anta, la mia dolce metà inzia a sentire il peso di un letto basso.
Giriamo tra i letti dando loro un’occhiata. Nulla le piace e io tiro un sospiro di sollievo. Preferisco un letto basso piuttosto che montarmene uno alto.

Rimaniamo sbigottiti dalle fantasie dei copripiumini. Ok, fa caldo umido e siamo in piena siccità e il brutto tempo ha portato solo un pochetto di refrigerio e pensare ai copripiumini è forse prematuro. Ma a noi sembrano proprio brutti.

Sono contento. Il borsone giallo è ancora vuoto.

Mia moglie posa l’occhio su una sorta di piccolo scaffale angolare da appendere. Legno grezzo. Volendo si può verniciare. Vendono le vernici.
Sento il pericolo.
Non ricordavo questa faccenda dei prodotti in legno grezzo specificatamente realizzati per essere colorati a piacere. Forse ero meno propenso a intravedere segni così evidenti. O forse non ho capito bene.
Mia moglie pensa se possa essere il caso di cimentarsi nell’avventura verniciatoria.
L’amo e così mi rifiuto di assecondare l’istinto di pugnalarla nel collo con la matitina in omaggio.
Rinuncia. Incredibilmente.

Lampade alogene. Io le adoro, ma loro mi odiano. Mi cadono, si rompono, si bruciano (una volta il gatto a momenti mi dava fuoco alla cameretta).
Sono appoggiate sopra un ripiano leggermente rialzato dal pavimento. Facendo la prova a posarle sul pavimento la differenza si nota. Lasciamo perdere l’idea di prenderne una o due.

Mia moglie vorrebbe cambiare i lampadari. Le piacciono quelli di carta (meglio di mia suocera a cui piacciono quelli orrendi). Mai capito come si possano lavare e non solo spolverare. La minaccio ed evito l’acquisto.

Vicino alle lampade da tavolo sorride tutta felice. Ne prendiamo due ultra economiche. Sono riuscito a mantenere il borsone giallo totalmente vuoto fino a quel momento e le casse oramai sono vicine, quindi posso concedere alla gattoconsorte di comprare qualcosa di piccolo e leggero.
A disposizione dei clienti sono presenti: o i borsoni o dei carrelli enormi. Manca il compromesso per il maritino in gita controvoglia. Personalmente ho mugugnato in ogni occasione lungo il percorso nella quale si profilava l’ipotesi di dovermi sciroppare nella borsa un qualsiasi oggetto. A prescindere dall’oggetto.
A casa, montando le due piccole lampade (si montano anche quelle) scoprirò che sono fatte in Cina. Mi sono sentito veramente gagliardo nel rendermi conto d’essere andato sino a Milano per comprare 10 euro di prodotto dal design svedese fatto in Cina. E in una lampada manca un tappino estetico di plastica, naturalmente nella mia e non in quella di mia moglie.
Le lampadine le abbiamo prese noecologiche economiche: ora che a ogni pioggerella sono evidenti gli sbalzi di tensione della corrente elettrica di casa, non credo sia il caso di comprare lampadine costose (e per l’ambiente è ben altro quel che si dovrebbe fare).

Nell’angolo dedicato alle occasioni ho trovato qualcosa di curioso. Una sorta di uovo trasparente pesantissimo alto una trentina di centimetri con una striscia gialla orizzontale appoggiato su di un piccolo piedistallo. Erano numerosi e non ho capito a cosa mai possano servire.
Abbiamo avuto una certa sensazione di decadenza.
Ci stiamo rincitrullendo. L’Ikea ci è sembrata spoglia e non soddisfacente.
Gli ipermercati in genere ci appaiono sempre più coi prodotti messi a pera su scaffali lerci e disordinati. Quasi tristi.

Ah, dimenticavo. Vuole dare il bianco in casa. E ridipingere le porte. E due credenze da mettere nello studio (io dovrò trasferirmi in garage o affittare un ufficio o aprire un negozio Tucano).

gattostanco @ 10:59 - Commenti (7)

Minipost in rosa

Leggo da jtheo (in questo post gustoso anche nei commenti) che Santa Manu Mardin apparirà ai fedeli in una località astigiana in compagnia di altri blogger dalla scrittura e dai sorrisi affascinanti (desiderosi di confrontarsi con una tavola imbandita).

A proposito di apparizioni femminee, Lia tornerà presto in Italia, a Milano, a lavorare. Sono contento o sono triste? Non lo so. Egoisticamente penso alla mia passione nel seguirla via blog in Egitto. Ora, pur immaginando che non si trasformerà nella cara e classica blogstar milanese, sento montare una certa ansia nell’attesa di leggere i suoi prossimi mesi.

gattostanco @ 02:35 - Commenti (5)
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