Archivio per agosto, 2005

2 agosto 2005

2 agosto 1980: stragi.it

un link, stragi.it:
Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

Il sito propone testi, immagini e video.

Nella sezione dedicata alle vittime, cliccando sui singoli nomi o sui gruppi familiari è possibile vedere le foto delle persone uccise quel giorno e spesso sono presenti alcune note biografiche. Erano persone in una stazione, non sono solo dei nomi sopra una lapide.

Aggiornamento:
Mi piace aggiungere un altro link.
Questo post (Andate e ritorni) di Demetrio.

gattostanco @ 16:50 - Commenti (1)

Qualche libro

Dovrei stendere un post per ognuno di loro. Mi accontento di usare il presente intervento come fosse uno scaffale dove sono andati a finire.

"Re Laurino e il suo roseto" di Karl Felix Wolff, ed. Athesia (ringrazio Papino per avermi segnalato il sito italiano della casa editrice bolzanina che da solo non ero riuscito a trovare).
L’ho comprato in Alto Adige. Il sottotitolo interno recita: Saga cavalleresca delle Dolomiti. Raccoglie liberamente le leggende attorno al complesso roccioso del Rosengarten (Catinaccio in italiano). La spoglia montagna a guglie al tramonto acquista un colore rossastro: un roseto pietrificato che al termine del giorno ritorna all’antico splendore a cui la stoltezza dell’uomo l’ha sottratto durante il giorno.
Valchirie, cavalieri, nobili, re, nanetti, creature marine, amori, tradimenti, avidità, guerra e pace. Il tutto condito dal mito dei bei tempi andati. Affascinante.

"Ecco la storia" di Daniel Pennac, trad. Yasmina Melaouah, ed. Feltrinelli.
Adorabile storia raccontata coi personaggi strambi e apparentemente così veri di Pennac. Dopo un certo numero di pagine il libro inizia a pesare. Sono troppo infantile nel cercare ovunque il Malaussene inventato dall’autore. Non riesco a farne a meno, è un po’ come quando collego la faccia di un attore al un solo personaggio interpretato. Di recente è mancato l’attore che interpretava l’ingegnere dell’Enterprise. Per me è morto Scott; l’attore non mi ricorderò mai come si chiamava.
Poi sembra rinascere e alleggerirsi. Fra qualche anno, forse, lo rileggerò e certo mi piacerà di più.

"Castelli di Rabbia" di Alessandro Baricco, ed. Bur.
Lo leggiucchio. Non potrò mai dire di averlo letto, ma neppure solo sfogliato. È come se fosse una lettura imposta da una prof noiosa e si pensa sia per forza noioso anche il libro.
Ne vedrei bene una versione fantascientifica con qualche robot, un paio d’astronavi e una colonia orbitale sghemba e in pericolo di cadere sul pianeta attorno alla quale gira e gira e gira.

"Scorciatoie nello spazio" Millemondi Estate 2005, ed. Mondadori (no scheda: non ho trovato in rete alcuna scheda ufficiale del libro).
Una raccolta dei migliori racconti di fantascienza del 2001. Da notare che alcuni sono apparsi solo in versione web prima di essere inseriti nell’antologia.
Alcuni sono davvero molto belli. Bello… il mio prof di educazione artistica sarebbe risentito nel sentirmi definire qualcosa semplicemente bella. Una persona che ho sempre detestato e di cui non ho mai visto una mostra o acquistato un quadro (ero ragazzo e i miei genitori avevano le loro malattie da seguire ed io dovevo seguirmi un po’ da solo e col cuore puro lo mandai intimamente a quel paese, invece di investire una manciata del denaro di famiglia nella sua arte).
Un paio avrei voluto scriverli io. Un po’ diversi, magari.

"Passeggiate" di Pierre Sansot, Trad. Anna Morpurgo, ed. Net.
Filosofeggiare pensando e ricordando la strada. Lo splendore delle strade della vecchia provincia francese. Camminare. La bicicletta. I sentieri. I treni e le stazioni. I paesi e le città. E via dicendo. In principio, durante e all’arrivo: l’uomo.
Rilassante, piacevole e simpaticamente pazzesco. Il solo ripensare a questo saggio mette persino anche a me il desiderio di camminare… A me piace guidare l’auto. L’unico grande difetto del girare in macchina è il non potersi guardare troppo attorno durante il movimento. Non sarò mai un filosofo palese. Del resto ritengo la filosofia umana, regina delle scienze, già abbondantemente sondata e descritta da secoli.

"Lucrezia Borgia" di Geneviève Chastenet, Trad. Tania Gargiulo, ed. Mondadori (no scheda).
Sotto il titolo si legge: la perfida innocente. Una storia appassionante sino all’ultima pagina, quasi fosse un romanzo. Una piccola donna all’apparenza.
Nota: Mondadori a catalogo ha tre libri con lo stesso titolo, la stessa immagine in copertina e, naturalmente, tre autrici diverse.

"Fiori per Algernon" di Daniel Keyes, trad. Bruno Oddera, Ed. Nord.
Si tratta di un classico di quasi cinquant’anni. Un racconto trasformato in un romanzo sull’intelligenza umana, spesso proporzionale alla stupidità e all’egoismo. La miscela produce l’evoluzione.
Il libro è un diario. Algernon è un topo.

"La pattuglia del tempo – vol. 2" di Paul Anderson, trad. Vittorio Curtoni, ed. Mondadori (no scheda).
Tre romanzi di fantascienza ambientati nella storia passata. Forse tre romanzi storici ambientati nel futuro. Adoro la fantascienza proprio per il suo non avere confini. Basta una scusa plausibile qualsiasi e l’autore di narrativa fantascientifica alla fin fine è libero di scrivere quel che più gli aggrada o pensa possa piacere al pubblico.
Soldi spesi bene.

"Cave Canem" di Danila Comastri Montanari, ed. Hobby & Work.
Della serie di romanzi dedicati a Publio Aurelio Stazio, un investigatore nell’antica Roma, questo è il primo che ho letto.
Fila via che è un piacere. Non è ricco di descrizioni o di caratterizzazioni particolari, ma la sua semplicità lo rende piacevole alla lettura. La storia romana e la vita quotidiana ai quei tempi sono un tappeto morbido e sottile dove è appoggiato l’intreccio della trama. Mi ha divertito e interessato.
L’autrice ha una poderosa presenza nel web.

gattostanco @ 12:16 - Commenti (6)

Gattomontanaro

In montagna non ho scritto. Ho preso alcuni appunti inadatti come ingredienti per un post.
Non ne avevo voglia, dico di scrivere. Meglio è stato riposare e leggere e poco altro.

Subito dopo il rientro da questa irrisoria pausa dalla realtà quotidiana, abbreviata a pochi giorni per svariati motivi a me oscuri, ma chiarissimi nella mente della gattoconsorte, ho digitato di getto una bozza di post che a rileggerlo mi appare molto ingenuo e termina con uno spot dell’albergo dove ho soggiornato con l’adorata mogliettina. Oserei definirlo piuttosto bruttino, ma è pur sempre un ricordo.

I giorni a Nova Levante sono stati splendidi.
La fauna turistica è composta principalmente da escursionisti. Il luogo non è mondano e nemmeno denso di negozietti. La normalità dei turisti indossa scarponcini da escursione e una minoranza di loro maneggia incauta dei bastoni da passeggio ultra tecnologici.
Non sono un esperto di montagna. E l’idea di fare escursioni lungo sentieri tra foreste e prati mi lascia piuttosto indifferente: la salita non è mai compensata da una abbondante dose di discesa. Eppure guardandomi intorno ho visto visi sereni al mattino e faccioni sorridenti alla sera.
Mia moglie ha comprato delle scarpette rosse da ginnastica come mia massima concessione all’escursionismo. Da parte mia sentivo come un peso il dover lasciare quasi sempre le chiavi della macchina in camera. La discesa in paese era, appunto, in discesa. Poi era in salita. Pur affermando spesso che non mi abituerò mai alla pianura, devo ammettere che ne apprezzo il suo essere piana senza eccessivi dislivelli. Vivere in un posto pianeggiante è come essere libero: si sente molto l’importanza della condizione vissuta solo al momento del suo venir meno.

La lingua italiana non è una barriera. Tutti o quasi in paese sono di linguamadre tedesca, ma chi ha contatto con il turista per lavoro quasi sempre è in grado di comprendere le tipiche semplici frasi a sfondo turistico, o quasi.
Al piccolo supermercato la giovane cassiera credo non abbia capito: "Non ho gli spiccioli".
Al baretto il vecchio barista non ha capito mia moglie che chiedeva un caffè decaffeinato visto che le ha servito un bicchierone di caffelatte (ben le è stato vista l’inutilità del decaffeinato, inutile un po’ come la birra analcolica).
E via dicendo… Basta allontanarsi dal dialogo prestabilito dall’abitudine, per ritrovarsi allegramente e cortesemente squadrati da chi cerca nella gestualità il senso alle parole dette e non pienamente afferrate. Visti i precedenti ho trovato molto divertente tentare di arrotare un po’ le parole per cercare di stimolare le orecchie dei locali, senza, naturalmente, scadere nella maleducazione o nella palese supercazzola. M’han capito tutti subito al volo da quel momento.
Non conosco il tedesco, a parte qualche parola e l’usanza bizzarra (ai miei occhi) di dare un senso grammaticale alle lettere maiuscole. Ho cercato d’imparare a pronunciare il nome tedesco di Nova Levante, ma il risultato è stato talmente penoso che ho preferito evitare di cimentarmi ulteriormente per non apparire irrispettoso.

Il paese è fatto di case con legno ovunque e balconi fioriti. Solo la caserma dei CC ha le fioriere vuote (e la ringhiera da verniciare), però mantiene un affresco murale come moltre altre case. La regina delle banalità: sembra di passeggiare in una cartolina.

Mi ha incuriosito la tradizione, penso sia tale, di indicare un po’ ovunque il nome della famiglia che gestisce l’attività, di qualsiasi cosa si tratti.

Ci sono due chiese.
La chiesa centrale nel periodo estivo, e solo la domenica mattina alle 10:30, offre la messa in italiano per i turisti.
Lungo la strada per il Lago di Carezza, sempre in paese, resiste ancora una piccola vecchia chiesetta di legno. Davanti un pascolo verde e al fianco un giardinetto piccolissimo e dietro un orticello. Vedere una coppia di sposi è stato come assistere ad uno spettacolo per turisti. Sembrava fatto apposta per essere visto. Viverlo sarà stato certo indimenticabile per gli sposini…

Non ricordo di aver mai scritto sul blog a chiare lettere (le mie parole sono spesso oscure o noiosette) a proposito di un albergo dove ho soggiornato. In questo caso ho deciso di fare una eccezione. Premetto di aver pagato in anticipo attraverso l’agenzia di viaggi alla quale da anni mi appoggio e di non aver mai palesato al personale dell’albergo la possibilità che il mio soggiorno filiasse in un post.

L’albergo, come tutto o quasi da quelle parti, ha un nome bilingue: "Stella Hotel Stern".
La gestione e la presenza sul campo è tutta al femminile. L’hotel funziona a meraviglia persino nei piccoli particolari che in altri luoghi ben più blasonati hanno offuscato la mia percezione di un buon soggiorno da considerare davvero tale. Non si tratta delle solite affermazioni pseudo pubblicitarie sulla qualità e la cortesia del servizio ottenuto. È la mia esperienza.
Io e mia moglie in giro per vacanza e diletto amiamo spesso fare il meno possibile e vivere l’albergo. In questo caso: sguazzare un’oretta in piscina, leggere un po’ di pagine in una sala accogliente, guardare il complesso del Latemar (robe montagnose a me un po’ lontane) seduti in un accogliente giardinetto, bere qualcosa nel bar, guardare i pini (o gli abeti o quel che sono) seduti sul terrazzino della camera, fare lunghi riposini pomeridiani, chiedere alla reception: "Questa mattina non sappiamo cosa fare. Lei cosa ci consiglia?" per essere avvolti da suggerimenti e cartine.

Alla reception dello Stella e al bar ho visto alternarsi due giovani ragazze. Sorridenti e cortesi e assolutamente pronte a prendersi cura degli ospiti. Un episodio su tutti: scendo ciabattando dalla camera nel topico momento serale dei caffè e dei grappini con un problema al telecomando del televisore (mia moglie stava diventando idrofoba senza potersi regolare esattamente come suo desiderio il volume ascoltando la trasmissione relativa ai Mondiali di Nuoto. Valle a capire le donne…). In pochi istanti il mio problema è stato risolto (con l’aggiunta dell’offerta di sostituire il telecomando nel caso fosse necessario) con tanto di sorridenti scuse per il disagio! Si è trattato di una di quelle piccole perle di gentilezza che vanno oltre la pura e semplice efficente cordialità che mi aspetto di ricevere in simili circostanze.
In sala da pranzo regna, credo incontrastata, una signora dallo sguardo severo e dal sorriso disarmante. Non sorride spesso forse per trasmettere un senso teutonico di potenza e ordine. La giostra nascente nelle due sale sotto il suo controllo grazie alle pietanze proposte mi ha affascinato (e ingrassato) come è giusto esserlo in una vacanza a tutto tondo.
Al suo fianco una cameriera giovane e una un po’ meno giovane. Due cameriere rapide, precise e, mi si perdoni lo scherzo, tedesche. Tedesche come possono essere apparse ai miei occhi stolti da italiano in gita propenso all’impoltrimento: inquadratomi come soggetto famelico e contento di mangiare non mi hanno mai lasciato un attimo di indecisione nell’afferrare le diverse occasioni di soddisfazione. Sempre presenti e pronte e gentili e osservatrici per cogliere il momento esatto per intervenire a sostituire il piatto con un altro. È difficile da spiegare. La loro presenza al tavolo non era mai anticipata o ritardata rispetto a quel che io e mia moglie speravamo.
Solo una volta ho avuto modo di lanciare un occhiata in cucina. Non vorrei apparire mascilista, ma in cucina ho visto un uomo e mi aspettavo di vederlo: doveva esserci. Magari si trattava dell’aiuto cuoco o solo di un lavapiatti. Non ho voluto chiedere chi fosse per cullarmi nell’idea che fossero maschili le mani che preparavano il pranzo e la cena e poterne scherzare con mia moglie che non si lasciava scappare occasione per lodare il tocco femminile dell’albergo.
La camera era in sempre in ordine. Il posacenere sul terrazzo era sempre cambiato ogni mattina. Il personale incontrato sui piani appariva sempre attento a non intralciare. Le signore mi sono sembrate persino pronte e cortesi nel dare indicazioni sull’uso dell’ascensore senza manifestare il minimo disagio davanti a un pover uomo col cervello impigrito all’inverosimile quale a loro mi sono mostrato (senza troppi sforzi recitativi, questo è sottinteso).
La sauna non l’abbiamo visitata. Dalle mie parti basta aprire una finestra per trasformare qualsiasi ambiente in una sauna. Con mia moglie dopo il bagno abbiamo sempre preferito sdraiarci al sole sui lettini della terrazza.

gattostanco @ 00:02 - Commenti (0)

1 agosto 2005

Genoa: SquadraPreziosa

Il Vecchio Balordo, preziosa squadra di calcio genovese, è stata retrocessa in serie C1 a causa di gravi illeciti sportivi.
Sono dispiaciuto. Ho gioito per la promozione in serie A e ora sono dispiaciuto dell’illecito sportivo, non tanto della conseguente pena inferta alla società.
Sono un tifoso forse un po’ stolto. A me ha dato profondamente fastidio il comportamento antisportivo a nome della squadra (e quindi un po’ anche mio). La retrocessione è un particolare, seppur prezioso, del mio personale rodimento riguardo alla faccenda.
Non ho molte parole. Non ho letto articoli di giornale, non ho guardato servizi ai tg e nemmeno ho cercato preziose info in rete. Sono genoano e certo l’ennesima retrocessione o l’ennesima presidenza criticabile non mi feriscono nel cuore rossoblu. I genoani sono abituati alla gente in malafede o del tutto abertuelata. E sono abituati a mandarli a cagare con stile e intimo convincimento. Inoltre grande potenza hanno le private e preziose stramaledizioni lanciate da un genoano ferito. Figuriamoci quelle lanciate dalla parte seria e onesta della tifoseria.

Mi sento parte in causa. Non posso essere neutrale.
Un gran bel post sulla vicenda e sul calcio lo ha scritto Stark:
La trave nell’occhio.
Grazie.

gattostanco @ 19:10 - Commenti (3)

Spolverando La Blogfoucauld

Pensavo al grande blogsatore Frangat de La Blogfoucauld e casualmente mi è caduto l’occhio sul volume "Anche le Formiche [...] volume quarto" Zelig Editore (in omaggio con una rivista del secolo scorso).
Il lÂ’indicazione "f4" le distingue dalle altre. Ogni massima è numerata.

f4041 . La Natura è fantastica. Un milione d’anni fa non avrebbe mai sospettato che noi avremmo bloggato, eppure ci ha fatto il cervello.

f4045 . Non è affatto necessario essere ricchi e famosi per essere blogger felici. Basta essere ricchi.

f4056 . La più grossa sconfitta per un giornalista è amare la blogosfera.

f4070 . Principalmente i bloggers si dividono in due categorie. Quelli che correggono gli errori di digitazione e quelli che cambiano la tastiera.

f4082 . Se un blogger ha stile, lo si riconosce subito. Il colore dei link è intonato alle scarpe che indossa.

f4096 . Alcuni neoblogger scrivono questo sul loro blog: Apprezzatemi adesso, eviterete la coda dopo.

f4098 . Il primo blogger che presenterà i propri interventi a partire dal più vecchio sarà considerato un geniale innovatore.

f4107 . Non si ha idea dei post della gente senza idee.

gattostanco @ 10:19 - Commenti (0)
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