Sarò banale in questo post che mi accingo a digitare.
Io amo mia moglie. Davvero e totalmente, senza privarmi del desiderio di critica (positiva o negativa che sia) tipica dell’idolatria amorosa, sento giorno dopo giorno di amarla con tutto me stesso.
Amare una persona è bello, piacevole e uno dei significati di una vita.
Amare una persona è anche dannatamente stancante. Così è per me.
Grazie ai prodigi dell’evoluzione amare una persona è sinceramente divertente, altrimenti la stanchezza mentale (oltre che fisica nei casi fortunati) derivante sarebbe eccessiva e insopportabile.
Ora una breve premessa: nei giorni scorsi è stato deciso da un bravo chirurgo di sottoporre mia suocera a un intervento chirurgico, a fine di questa settimana, per estirpare qualcosa che non si è capito cosa sia a parte il fatto che non dovrebbe esistere.
Mia moglie ha reagito bene.
La guerriera è emersa potente e fiera dai suoi occhi verdi. Come armatura ha scelto dei nuovi zoccoli con suola gommata presentati a me come l’ideale soluzione a colei che si appresta ad accompagnare nelle peripezie ospedaliere una paziente; buoni per il giorno e la notte sono il calzare ideale e l’unica corazza che la separa dal nemico in qualunque forma vorrà presentarsi.
Inoltre per mia moglie ogni occasione è giusta per comprare un paio di scarpe, di sandali, di ciabatte o, per la prima volta da quando la conosco, di zoccoli.
Il segno distintivo scelto è stato un deciso accorciamento della capigliatura: pratico e splendido su di lei (ma il mio è un giudizio di parte non solo perché l’amo, ma per un mio gusto personale nell’essere attratto dai capelli corti femminili).
Mia moglie è spaventata. Non voglio in alcuna maniera intendere che la "paura sia donna": la paura è animale e istintiva e per questo umana. Mia moglie ha deciso di arginare le preoccupazioni e le paure del futuro di sua madre dal loro primo apparire. Non me ne ero accorto, ma questo incapsulamento costante a livello emotivo è decisamente selettivo: in sostanza riesce a rinchiudere e a non provare determinate paure e preoccupazioni lasciando relativamente libere le altre quotidiane. Questo comportamento, per quanto protettivo nei miei confronti, ha sbiellato completamente la sua non eccelsa capacità organizzativa di prevedere i bisogni e le esigenze familiari e professionali nel loro complesso. D’improvviso me ne sono accorto.
Forse la mia precedente e veloce analisi è del tutto sbagliata. In ogni caso se dietro una grande donna c’è un grande uomo, questa mattina ho avuto l’illuminazione che qualcosa nella nostra coppia era destinato a modificarsi. Per forza di cose avrei dovuto immedesimarmi nel ruolo di grande uomo mio malgrado e nonostante la stanchezza certo derivante. La guerriera, cioè l’elemento forte della coppia (escluso il gatto), non solo ha bisogno di un affabile scudiero, ma sul campo ha l’evidente bisogno di un affidabile caporale. E così questa mattina, poco a poco me ne sono reso conto, ho indossato i panni del decisionista e ho iniziato una nuova attività: parlando con mia moglie ho iniziato a usare i verbi coniugati all’imperativo (non propro categorico, ma pur sempre inusuale per la comunicazione da me verso di lei).
Ha funzionato.
Comica. Insieme ci divertiamo molto e ridiamo. Spesso lo facciamo per sciocchezze e forse a sproposito, ma due persone che si amano e che amano ridere insieme dopo anni di vita accanto sono (è) una gran bella cosa. Nel caso specifico di questo post il comico è stato vedere mia moglie passare la mattinata a occuparsi delle tende e dei vetri: ha cambiato tutte le tende di casa, ha ficcato in lavatrice quelle tolte e ha lavato tutti i vetri (esterni e interni). Qualcosa nel suo cervello ha fatto crack: la guerriera era momentaneamente senza nemici e la spaventata era in ritiro spirituale. Il crack ha generato la comica vestita di un elegante pigiama rosato a fiori, l’ha armata di spruzzino per i vetri e l’ha fortemente motivata a impegnarsi in una faticosa e robotica ginnastica psicofisica (lavare i vetri -bene- impegna molto anche l’attenzione e di riflesso la mente) di rilassamento e distrazione. Sembrava ipnotizzata. Inutile sottolineare che questa mattina avrebbe potuto (dovuto?) usare quelle ore in ben altre maniere visti gli impegni della sua decisione di gestire in regime di autarchia la madre che rimarrà inferma per chissà quanto tempo. L’impegno di tempo ed energia che ha deciso di assegnarsi è encomiabile e l’appoggio in pieno, sia chiaro. Però, come dire, la guerriera mi è apparsa bendisposta e al tempo stesso incapace di organizzarsi in assenza di ordini (e da questa riflessione il mio riferimento allo sposo che volente o dolente deve farsi caporale al bisogno).
Post sconclusionato. Incarna il tentativo di rischiararmi le idee dopo questa giornata impregnata di scelte apparentemente improrogabili. Per il bene di mia moglie e per il mio. Per il nostro bene, perché ho la visione simbiotica dell’amore: allo star bene dell’uno corrisponde uno star bene dell’altro e alla confusione dell’uno deve corrispondere la lucidità dell’altro. Il fine e unico scopo è un comune sorriso.
È stato più facile di quanto credessi. L’unico mio pensiero è quello di non prendere l’abitudine a dare ordini a mia moglie, intendo "ordini" per modo di dire e spero sia ovvio al visitatore. È alquanto noioso.
Per riorganizzare la soddisfazione delle esigenze familiari (in sostanza: occuparsi di tutto e di più) ho violato una regola ferrea che da sempre mi sono dato in relazione alla gestione dei computer (io preferisco quella che recita: prendere a pugni una stampante che si ostina inspiegabilmente a non funzionare per quanto piacevole, e lodevole solo in privato, è sfortunatamente inutile).
Ho iniziato a prendere appunti sulle cose da fare per la degenza di mia suocera, la sua cugina da passare a prendere il giorno dell’operazione (a quanto pare è tradizione che l’arzilla signora sia presente per ogni operazione chirurgica alla quale viene sottoposto il parentame [appunto personale: interessarsi e approfondire eventuali altre tradizioni e verificarne la probabile insensatezza senza sarcasmo e/o ironia], il rientro della suocera, la gestione di casa sua, la permanenza della figlia a casa della madre (ed eventualmente mia e quindi del gatto), uno scaldabagno da fare revisionare, l’armadione di casa nostra da riordinare (parrà strano, ma è un mio cruccio da almeno due anni) eccetera eccetera eccetera.
La violazione è che ho profanato il bordo del video di questo pc con dei foglietti adesivi. Mai in tanti anni avevo ceduto alla tentazione dei post-it attaccati allo schermo. Oggi è accaduto anche questo. Vivendo si cambia e anch’io cambio. Persino il gatto cambia col passare del tempo.
Questa prima parte di anno è stata un concentrato di innovazioni e cambiamenti. Molte abitudini cosolidate di carattere lavorativo, alimentare, interpersonale e altro sono state modificate dall’oggi al domani o sono in procinto di esserlo con attenta consapevolezza (nel limite delle nostre risorse). La mia stanchezza aumenta, è indubbio, ma viene bilanciata da un sano entusiasmo per la vita; o almeno così mi sforzo di credere per ‘fanculare* allegramente la possibile ansia in agguato.
*’fanculare – nota al visitatore
In questi anni di blog ho tentato di usare un lessico mondato di ogni parolaccia. Nello specifico caso credo di potermi permettere finalmente uno strappo alla linea editoriale del mio bloggare: l’ansia per il futuro spesso si merita al termine di un post un ‘fanculo preventivo e liberatorio.