1 luglio 2006

Il Tao della Suocera 2

Categoria: Suocera di gattostanco @ 16:02

Capitolo Primo
Capitolo Terzo

Capitolo Secondo:

Fondamentali 2

Il Saggio detesta imbastire una discussione con la suocera. Prima di farlo deve considerare gli svantaggi e i vantaggi, le risorse da impiegare, il piano di azione e il linguaggio da usare. Eppure non è sempre possibile sfuggire alla suocera se questa ha deciso di discutere. La Saggezza genera la Calma, la Calma accoglie la Virtù, la Virtù asseconda il Tao, Il Tao ispira la Saggezza. La fatica della discussione resta dello sposo.

Una suocera in buona salute genera stabilità. Una suocera malata genera il caos. Lo Sposo Degno si augura una buona salute per la suocera. Lo sposo Giusto si augura una salute perfetta per la suocera. Lo sposo Saggio si augura una buona salute per il proprio corpo e la propria mente per essere preparato all’inevitabile tempo di malattia della suocera. Lo stolto pensa annebbiato dall’ira di investire col carro la suocera. Lo sventurato investe la suocera lasciandola inferma per mesi e dovendone subire le peggiori angherie.

In un villaggio alle porte della città abitavano quattro fratelli. Il minore era un discepolo scapolo del Maestro.
Il primo dei fratelli dimorava in una casa di fronte alla casa della suocera. Ogni giorno, col sole al culmine del cielo, doveva attraversare la strada e recarsi a onorare la suocera. Il sole batteva forte sul suo capo e ogni giorno egli si lamentava.
Il secondo dei fratelli dimorava in una casa all’altro capo del villaggio rispetto alla casa della suocera. Ogni giorno, col sole al culmine del cielo e sporcandosi i calzari di polvere, doveva attraversare il villaggio e recarsi a onorare la suocera. Il sole batteva forte sul suo capo e al ritorno doveva pulirsi i sandali e ogni giorno egli si lamentava.
Il terzo dei fratelli dimorava in una casa all’altro capo della collina rispetto alla casa della suocera. Ogni giorno, col sole al culmine del cielo e sporcandosi i calzari di polvere e facendo molta fatica, doveva arrampicarsi oltre la collina e recarsi a onorare la suocera. Il sole batteva forte sul suo capo e al ritorno doveva pulirsi i sandali e lavorare più stanco degli altri e ogni giorno egli si lamentava.
Il fratello minore, ancora scapolo, aveva molto timore di sposare la promessa sposa: la madre di lei abitava oltre il villaggio, oltre la collina e oltre il Grande Mare. Come avrebbe fatto se avesse dovuto onorare ogni giorno la suocera di una visita?
Il Maestro gli disse che non si può chiedere a un uomo di compiere un viaggio ogni giorno impossibile a compiersi in un giorno. Per questo non doveva essere timoroso. Doveva invece sentirsi un prediletto delle Cose del Cielo se la futura suocera abitava così lontano, ma affermò che comunque se ne sarebbe lamentato anche lui: è inevitabile lamentarsi della distanza di dimora della suocera, vicina o lontana che sia.
Un discepolo attento chiese allora quale dei fratelli era il meno retto nel lamentarsi della distanza della dimora della suocera.
Il Maestro rispose che tutti erano retti nel lamentarsene. Ciò è inevitabile. Però le lamentele del primo dovrebbero dovuto essere le meno sonore. Egli infatti doveva solo attraversare la strada per onorare la suocera, senza sporcarsi e senza fatica. Il minore dei fratelli, che certo non avrebbe dovuto onorare la futura suocera ogni giorno per il fatto della lontananza, avrebbe avuto comunque da lamentarsi quando a ragione o a torto la suocera gli avrebbe chiesto di compiere quel lungo viaggio che lo avrebbe sporcato e affaticato cento volte di più dei fratelli.
Uno dei discepoli più degni chiese allora quale fosse la distanza augurabile per la dimora della casa della suocera. Il Maestro rispose che una distanza giusta sempre uguale non esiste. La distanza giusta è quella che è considerata lontana dalla suocera che difficilmente si metterà in cammino per futili motivi e abbastanza vicina per non rendere faticosa la visita allo sposo Degno. Per questo la distanza augurabile cambia da suocera a suocera e da sposo a sposo. Una suocera avezza alla cavalcatura è augurabile abbia la casa abbastanza lontana, mentre la casa della suocera che si muove solo a piedi potrà essere più vicina.

A volte può capitare che lo Sposo resti da solo nella casa della suocera. Lo sposo stolto trascorre il tempo a contare i chicchi di riso. Il Degno osserva la casa e i mobili con attenzione. Il Giusto apre i cassetti e legge gli appunti e fruga nella dispensa. Il Saggio osserva bene la disposizione delle cose e lascia ogni cosa come l’ha trovata. Maggiori informazioni per quanto piccole si conoscono sulla suocera e minore sarà la fatica nel perseguire l’armonia col Tao della suocera per scongiurare il caos.

Lo sposo che riesce a umiliare la suocera umiliando la sposa è uno stolto senza Virtù.

Soltanto lo Sposo sapiente, benevolente, retto, perspicace e astuto può pensare di tendere un inganno alla suocera. Il Degno sposo proverà eccitazione. Il Giusto troverà armonia. Il Saggio rinucerà all’inganno non piegandosi ai sistemi non ortodossi della suocera, quali: le imboscate, gli inganni e le trappole; lo Sposo in piena armonia si rigenera in attesa del prossimo inganno della suocera senza pensare a tenderne uno in proprio.

Lo sposo deve in nessun caso mostrare di considerare cattiva la suocera. Nessuna suocera è cattiva, come nessuna infida palude è cattiva, come nessun ripido burrone è cattivo, come nessuna secca siccità è cattiva. Sono tutte Faccende della Terra da armonizzare con il Tao e serve del caos, ma nessuna è di natura cattiva. Sono cattivi i Demoni alla loro guida e non le faccende in quanto tali.

I Demoni istigatori della suocera non hanno nome. Essi si vergognano persino del loro nome.

Uno sposo può adirarsi e sdegnarsi delle azioni e delle parole della suocera. Solo lo stolto ne soffre. Così come il contadino si inquieta e si sdegna della riluttanza del mulo a muoversi, ma mai nessun contadino ne soffre.

Le Leggende dei Padri Antichi narrano di una suocera di buon animo e dolci maniere e felice accoglienza. Questo ricorda allo sposo che ogni suocera prima di essere suocera prima è donna e madre. Se le suocere sono oggi come si intende una suocera è colpa degli sposi delle figlie delle madri che dai Tempi Antichi si sono succeduti. Solo gli uomini possono avere creato le suocere, nessun demone e nessun caso puo essere stato così nefasto come lo sono le libere azioni degli uomini.

Le suocere conoscono questa verità e la odiano non potendo fare altro che accettarla come tale: senza uno sposo non esiste la relativa suocera. Il conflitto dello spirito di una suocera nasce anche a causa di questa verità. Senza lo sposo della figlia una suocera non esiste.

Dialoghi 2

Durante l’ora della meditazione un discepolo chiese a gattostanco-tzu: «Saggio e reverendissimo maestro, ho da mostrarti una circostanza. Diverse sere orsono mia suocera mi ha insultato irridendo la mia mente dicendo che sono stupido. Lo ha fatto davanti a mia moglie e agli ospiti nella mia casa. Tutti abbiamo sorriso. Cosa pensi?»
Il Maestro terminò la propria meditazione e infine parlò: «Sei uno stupido, è indubbio. Tua moglie non ti ama quanto tu pensi. I tuoi ospiti sono attratti dal tepore della tua dimora e non dal calore della tua compagnia. Tua suocera ti ha in pugno.»

Il discepolo scese dal migliore dei cavalli in possesso alla sua famiglia. Il Maestro lodò la grazia e la possenza del bello animale. Il discepolo disse: «Maestro, le tue parole sono pezze fresche al mio orgoglio, proprio ieri mia suocera ha visto questo cavallo nel recinto e ne ha disprezzato la qualità della ferratura. Io che non mi intendo molto di ferrature di cavalli ho comunque difeso l’opera del mastro ferraio pensando che mia suocera parlasse a vanvera. Ella mi ha umiliato dimostrandosi ben ferrata nell’argomento e mostrando a tutti la ferratura difettosa.»
Allora il Maestro radunò i discepoli e chiese loro: «Miei amati discepoli. Tra voi ci sono attenti discepoli e stolti discepoli. Ora voi tutti dovrete indovinare quanti nomi di fantini di Formula Tao conosce la mia onorevole madre, e suocera di mia moglie, e in questo modo saprete discernere il discepolo attento dal discepolo stolto.»
Molti risposero che la venerabile madre conosceva uno o due nomi di fantini di Formula Tao. Alcuni risposero tre o quattro. Pochi risposero cinque o sei. Infine una manciata risposero da sette a dieci. Il discepolo sceso da cavallo rispose che non sapeva indovinare, ma esortato a fare una previsione disse che l’onorevole madre del Maestro conosceva cinquanta nomi di fantini di Formula Tao.
Il Maestro li fissò uno a uno e poi indicando il discepolo sceso da cavallo disse: «Sei uno stolto!».
Allora gli altri discepoli risero scompostamente credendosi attenti discepoli.
Il Maestro improvvisamente disse loro: «Siete stolti e presuntuosi! Egli in verità non è stolto, ma ha mostrato di avere imparato dalla sua esperienza. Voi avete risposto immaginando di conoscere mia madre come egli ha difeso la ferratura del proprio cavallo immaginando di sapere che sua suocera non sapesse l’arte del ferrare un cavallo. Avete riso tratti in inganno dal mio indicarlo davanti a voi come uno stolto e vi siete mostrati stolti senza attendere che io spiegassi il mio giudizio, come egli è sceso in discussione con la suocera senza esortarla prima a spiegare le proprie ragioni. Siete stolti, stolti e stolti!»
Ritrovata la serenità e la benevolenza, il Maestro proseguì: «Lo sposo non deve mai cadere nell’errore di volere indovinare quante e quali cose la suocera conosce. Lo sposo desideroso di assecondare il Tao nel proprio cammino, conosce quel che la suocera conosce e conosce quel che la suocera ignora. Lo sposo sereno è quello che resta attento, che lascia parlare la suocera e infine si mantiene informato senza pregiudizi sulla sapienza della suocera.
Ebbene sappiate che mia madre conosce cento e cento nomi di fantini di Formula Tao. Segue da anni e anni ogni corsa e ha pareri solidi su ogni fantino e saprebbe tenere la testa alta e lo sguardo rigido davanti a tutti voi in una discussione sulla Formula Tao e svergognerebbe molti tra voi che ne sanno meno di lei.
Ora andate e meditate a lungo.»

Il discepolo chiese come comportarsi alla presenza delle amiche della suocera.
Il maestro rispose: «Sono amiche e alleate di tua suocera e devi comportarti come se fossero tutte tua suocera. L’uomo retto ha paura degli artigli della tigre anche se non vede la tigre. Lo sposo retto ha paura delle amiche della suocera anche se non vede la suocera.»

Un discepolo chiese al Maestro a proposito di coloro che non si sposano davanti al proprio dio, ma soltanto davanti al proprio popolo.
Il Maestro rispose: «Non ha importanza davanti a Cosa o chi lo sposo si renda tale. Nel momento stesso in cui lo sposo si considera tale pubblicamente, acquisendo i diritti e i doveri propri di uno sposo, la madre della sposa diviene suocera e le sue parole se considerate sterco sino a quel momento si traformano da sterco di elefante a sterco di serprente mantenendo le stesse quantità. Ciò è vero.»
Il discepolo chiese allora: «Perché avere rispettoso timore di una montagnola di sterco?»
Il Maestro spiegò: «Se camminando in riva un lago vedrai una montagnola calda di sterco di elefante, procederai sereno perché la tigre è lontana. Se camminando in riva un lago vedrai una montagnola calda di sterco di serpente alta quanto quella lasciata dall’elefante, mai tornerai a casa a raccontarlo, perché il serprente che lascia una montagnola calda di sterco è due volte più pesante di un elefante e certo è vicino e certo è affamato. Mai nessuno ha raccontato di avere visto una montagnola calda di sterco di serpente. Questo non significa che non esistono.
Il fidanzato illuminato mai considera sterco le parole della futura suocera se vuole potere raccontare d’averle udite.

3 Commenti »
  1. Semplicemente geniale :)
    E vale anche nei rapporti tra la Suocera-madre del marito e la Sposa…

    Buona domenica,
    A.

    di AngoloNero — 2 luglio 2006 10:26


  2. gatto bentornato.
    di là, nel retro, ci sei mancato.

    d.

    di demetrio — 3 luglio 2006 10:59


  3. AngoloNero, ;)

    Demetrio, anche a me è mancato moltissimo il retro della Bottega di Lettura. Tutti voi. MA con una suocera perennemente connessa e senza una connessione permanente alla rete era oltre le mie capacità mantenere l’ordine intellettuale minimo per giostrarmi ogni mio interesse. Ho usato le mie risorse per mantenermi in vita, portare a casa qualche pagnotta e difendere me e il gatto. Sono ancora ammaccato e tetro e disorientato. Ma, apparentemente, sono sulla via del blog. Il Tao del Blog era il mio unico pensiero (sia in senso metaforico che oggettivo).

    di gattostanco — 3 luglio 2006 11:38


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