4 settembre 2006
Supervita di Marco Bacci

Leggendo Supervita di Marco Bacci ho provato un continuo appagamento divertente.
Il libro è una catena di racconti più o meno legati l’uno all’altro da una comune tematica centrale. Mi piace molto l’idea cucinata e servita sopra una tovaglia fatta di pezze ricucite ad arte.
Pur non essendo un romanzo con una trama precisa e più o meno lineare, si impossessa del lettore con leggerezza. Destrezza. A me pare scritto bene e il legante dei vari piatti serviti è sempre ben spalmato.
Nel libro si trovano citati i maestri della fantascienza dagli albori del suo diventare piena letteratura fino agli ultimi concretismi.
Un lettore inconsapevole scorre le pagine senza notare le citazioni. Il lettore più fantascientifico coglie in alcune portate il sapore del riconoscere le citazioni senza mai venire troppo distratto da esse.
È sfilato veloce dagli agli occhi, mentre lo leggevo. E pensavo.
Marco Bacci non è certo l’ultimo arrivato. Mia zia, credo, direbbe che è uno di quelli che scrive per hobby. Non saprei dire se è così, ma certo per me è sempre un piacere trovare in libreria della buona fantascienza scritta da un italiano. E in Italia chi scrive fantascienza difficilmente lo farà mai per mestiere. Io amo pensare che sia per questa inecomicità per uno scrittore italiano di produrre fantascienza a rendere quasi sempre meritevole di lettura quella che viene pubblicata.
Un libro affascinante con punte di ilare disincanto, scritto bene e in grado di portare in altri universi è sempre una piacevole lettura. "Supervita" aggiunge a questi ingredienti una spruzzata di rivisitazione dei classici e una notevole intelligenza nell’insaporire il tutto.
A volte mi capita di sentire un libro scritto con piacere e con divertimento. Anche "Supervita" mi ha trasmesso una sensazione simile. E del resto da un tizio che scrive per Max non mi sarei aspettato altro. …Non voglio fare pubblicità: non leggo quella rivista. Al massimo mi capita di vedere a fine anno i soliti servizi telegiornalistici sul calendario allegato. E i servizi del genere, per quanto visivamente deliziosi, mi tengono sempre più lontano dai telegiornali.
Il libro, a mio parere, merita l’acquisto e il possesso anche solo per l’iniziale visione di un nuovo partigiano Johnny. Forse anche Fenoglio ne sarebbe stato colpito e divertito.
Composto dalle sempreverdi trecentocinquanta pagine ha un prezzo di copertina di sedici euro, è preceduto in reta da un booktrailer (un video pubblicitario) e si mostra sullo scaffale con una copertina bianca nata da un concorso.
Ha inaugurato una nuova collana di Marsilio. Ne sono felice. Adoro la fantascienza (o come viene chiamata per evitare il termine scorretto per le politiche editoriali ancorate al considerarla serie B) che riesce a essere pubblicata fuori da Mondadori (Nord, Fanucci ecc.). Purtroppo negli ultimi anni lo stabilimento di Cles di Mondadori Printing ha sfornato libri assemblati malamente con una fastidiosissima differenza nelle dimensioni delle pagine tale da rendere difficoltoso l’insuperabile piacere di sfogliare un libro (lo si può fare, ma lo sfoglio avviene a gruppi di pagine determinati dai fogli più ampi e quindi sporgenti). E a me non piace essere privato dei miei piccoli piaceri. Inutile dire che cercare a distanza di tempo una citazione diventa estenuante in questi testi malfatti.
Il libro dichiara di non aver causato l’abbattimento di un solo albero per essere stampato. E io sono andato a piedi in centro per trovarlo. Il tutto è molto ecocompatibile. E persino alcuni contenuti sono ecologici nei tratti invisibili fra le righe.
Mi ha divertito, mantenendo desta la mia attenzione sino alla fine.
Il suo non essere un romanzo e nemmeno una antologia di racconti a tratti mi ha scoraggiato; lo ammetto. Alcuni personaggi evaporano troppo presto e alcune situazioni appassionanti si risolvono con uno strappo. Del resto, e questo mi è piaciuto in maniera enorme, Bacci non trasforma il suo scrivere in una infinita e interminabile saga letissima per dipanare tutti i nodi che offre al lettore. La curiosità di sapere come avrebbe continuato l’autore a rappresentare un evento lascia spazio alla consapevolezza della poca importanza di saperlo di fronte all’inizio della rappresentazione dell’evento seguente.
Un bel libro. Soprattutto a chiunque piacerebbe incontrare il giovane P. K. Dick o assistere a una conversazione tra Fellini e Flaiano.
Altro non saprei aggiungere (in rete si trovano alcuni commenti ben più completi e sagaci di quel che sarei in grado di digitare ora).
E pensare che in libreria l’ho visto per caso, attratto dalla copertina (a firma Valentina Rachiele).
Difendermi dalle recensioni di critici capaci solo di svelare le trame e i finali comporta il richio di perdersi molti libri e l’elettrizzante avventura di affidare a volte un acquisto all’ispirazione momentanea. Ma i vantaggi superano di gran lunga gli svantaggi. E questo libro è uno di quei libri migliori da leggere senza averne letto (o visto) a sproposito altrove.
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Caro gatto,
ti ho trovato cercando di capire se il mio blog (in via di costruzione) veniva listato da Google. Il mio ego è ingrassato un po’, leggendo il mio nome qui. L’autrice della copertina, nata durante un laboratorio di grafica editoriale a Venezia, sono io.
Ho avuto la fortuna di conoscere Marco Bacci e di leggere – naturalmente – il libro: sottoscrivo in pieno quello che pensi.A presto,
di Valentina — 28 ottobre 2006 11:26
Valentina -
Valentina, ho trovato (facilmente) il tuo blog e ho già aggregato il feed (se ti interessa una verifica esterna: funziona, anche col Google Reader).
di gattostanco — 28 ottobre 2006 12:13
Come qualsiasi altro lettore, è difficile che prenda nota dell’autore della copertina di un libro. Però in questo caso, confermo, guardando il libro sullo scaffale fu solamente la copertina ad attrarmi a farmi soppesare il libro tra le mani (“solamente” nel senso che di solito dopo passo a dare un’occhiata anche al trio formato da autore-titolo-editore prima di decidermi a stancarmi a prendere in mano un libro).
Buon divertimento con le rifiniture al tuo blog. -
La tua recensione mi ha convinto. L’intervento disisnteressato di Valentina ha funzionato da amaretto sulla crema pasticcera della mamma.
Penso proprio che tramite questo libro darò un’altra possibilità alla fantascienza, visto che il mio gusto nel leggerla è da troppo tempo anestetizzato dalla monumentale opera di Herbert.
Complimenti, il tuo favellare sul romanzo mi ha fatto tornare il pizzicorio alla linguasaluti
di Giuliano — 1 dicembre 2006 11:17 -
Giuliano, grazie per le tue parole e spero non avrai a pentirtene.
Il tuo descriverti “anestetizzato” da Herbert mi ha divertito. L’immenso ciclo di Dune può fare anche quest’effetto al lettore. anche se forse hai letto altro.
Colgo l’occasione e mi permetto un suggerimento: in edicola la collana Urania curata da Giuseppe Lippi.
A volte si trovano libri sempliciotti o proprio brutti (…i ‘gusti’ in letteratura sono diversissimi), altre volte si trovano davvero dei bei romanzi. In ogni caso al prezzo di tre o quattro Urania si compra un libro di fantascienza in libreria. E questo ha il suo vantaggio per il lettore che non insegue un autore in particolare. Rimanere insoddisfatti di un libro che costa 4 euro o 16 euro è ugualmente frustrante, ma almeno i soldi risparmiati nel primo caso possono essere investiti in altre letture (o una pizza).
Ad esempio il volume Urania di dicembre offre Galaxy Rangers di Harry Harrison: un tributo/parodia dedicato alla pura ed eroica avventura spaziale. E’ stato scritto negli anni Settanta (l’autore è nato nel 1925). Sembra leggero e appassionante con il classico eroe accompagnato, ho letto, da una eroina.
C’è poi Urania Collezione dove sono riproposti i “fondamentali” della letteratura a un prezzo contenuto.
Nella sezione “edicola” dei supermercati sono difficili da trovare sepolti dagli Harmony, ma gli edicolanti sono ben felici di liberarsi di un libro che occupa spazio per un intero mese.Infine suggerisco i libri degli autori italiani e lo faccio non per semplice campanilismo letterario; anche se credo che come lettore di essere più vicino socio-culturalmente agli autori italiani e quindi l’esperienza di lettura ne risente positivamente.
Un autore italiano scrive fantascienza non per guadagnare, piuttosto perché gli piace. A parte forse qualche nome, di solito un autore di fantascienza italiano (quelli che scrivono in lingua firmando col proprio nome) scrive consapevole di non poter campare sulla propria scrittura, ma scrive per piacere e passione e divertimento. E i romanzi, mi spiace per le loro tasche, ne guadagnano.Sconsiglio le mattonate interminabili delle nuove saghe concepite e costruite in partenza per dipanarsi su centinaia e centinaia di pagine e divise in tre o quattro tomi fin da subito. O piacciono o le si odia. Affrontarne una senza una buona pazienza fantascientifica può costare fatiche (ovviamente il ciclo di Dune è di tutt’altra pasta e tempistica).
di gattostanco — 1 dicembre 2006 12:58 -
readig this was fun
di Volledig Casco — 24 gennaio 2011 05:43
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