7 settembre 2006
Il pasto grigio
Il pasto grigio di Demetrio Paolin l’ho letto da un po’.
Pensavo di non digitare un allucinato post al riguardo a causa del timore di sporcare le numerose recensioni trovate in rete e di essere sicuro di una mia rivoltante superficialità a confrontarmi pubblicamente con le pagine del libro. Nei giorni scorsi ho cambiato idea. Ho sentito la necessità di rielaborarlo per poterlo accantonare dopo tutto questo tempo di compagnia reciproca.
Leggendo le cento pagine del libro sottile ho avuto una sensazione particolare. Per descriverla uso l’assonanza dei gusti e delle situazioni con l’immagine di me stesso alle prese con uno stretto e alto bicchierino di vino bianco frizzante e fresco. Al primo sorso il vino si mostra fermo, in fermento, ma fermo. Al secondo sorso non è così fresco come quelli che scendono giù che un piacere, no, perché ha sapore e una consistenza che dall’esterno non avrei scorto. Al terzo sorso un riflesso, una luce; chiudo un attimo gli occhi e il vino sembra trasformarsi in barbera di quello buono per poi ritornare a profumare leggero nuovamente sotto lo sguardo.
Il profumo… gli odori.
Non mi riferisco all’aroma del libro fisico, tra l’altro ben assemblato nella propria semplicità e stampato a caratteri piccoli, ma non microscopici.
Mi riferisco agli odori delle persone e delle situazioni.
Mi spiego: nel romanzo hanno un ruolo delle begonie. La mia passione per i fiori è zero, quindi ho chiesto a mia moglie qualche info. A parer suo le begonie sono abbastanza profumate. E allora mi sono ritrovato a cercare e a immaginare i profumi e gli odori interni al libro seguendo quel che conteneva. La città , il traffico, le stanze, i pianerottoli, gli scantinati e via dicendo.
Mi ha impressionato la capacità di Demetrio di rievocare situazioni o descrivere circostanze in modo chiaro e neutro, ma al tempo stesso completo nel suo “Il pasto grigio”. E questo riesce a farlo con grazia e profondità emotiva che si trasmettono al lettore.
È un libro persistente. Perdura nella memoria. Così almeno è accaduto a me.
Non sono presenti molte spiegazioni delle scelte e delle azioni dei personaggi. E comunque non se ne sente la mancanza. Anzi. Come lettore mi sono posto delle domande e ho trovato quasi tutte le risposte; e il mio “quasi” è solo per non peccare di presunzione. La vera energia, secondo me, della storia narrata sono le domande implicite rivolte al lettore sulla propria esistenza.
Non vorrei generalizzare, ma a me ha fatto quest’effetto:
Mi considero una brava persona seppur subissata dai più disparati difetti. Sostanzialmente mi considero buono. Però penso sia anche vero che non potrei considerarmi altrimenti per come sono fatto.
Eppure qualche cattiveria in vita mia l’ho compiuta. Qualche piccolo gesto di vigliaccheria o crudeltà penso di averlo commesso. E probabilmente non li scanserò in futuro. Però mi considero buono praticamente nella quasi totalità del tempo.
Ecco, senza addentrarmi nello svelare il romanzo, mi sono ritrovato a pormi delle domande su me stesso. Brevi fugaci quesiti, spero sia chiaro: non volevo e non voglio certo privarmi della vivace e positiva visione di me. A volte mi sono antipatico, ma nel complesso mi vado bene come sono. L’autocritica l’accetto, ma lo scavare troppo a fondo con serietà non penso di poterlo fare spesso e con regolarità . A volte capita. E in questo caso è capitato grazie al libro di Paolin.
Non che io sia un mostro dentro (non lo credo), ma un’occhiata ogni tanto, a vedere come cresce il ragazzo che ero, è cosa buona e giusta.
Il libro è semplice. A me è piaciuto anche per questo. Dei personaggi, alcuni fatti e punto. Potrebbero esserci altri due libri ambientati nel ‘prima’ e altri due ambientati nel ‘dopo’. Leggendo mi è sembrato di cogliere un momento della vita del personaggio principale. Sovrastando le pagine mi sono sentito impotente e coinvolto. Curioso e alla ricerca del telecomando per rivedere l’ultima scena, per ritronare indietro di un paio di pagine non afferrate bene. Quasi come un film.
La sorpresa è stata grande. Ho affrontato il libro soavemente come si affronta il libro di un blogger qualsiasi, di un esordiente qualsiasi, di un tizio qualsiasi. Come se avesse cose qualsiasi da dire. E ho fatto bene.
Alcuni commenti che mi sono appuntato durante la lettura: irrompe nella mia quotidianità con la propria [dei personaggi] quotidianità – com’è possibile esistano persone così? perché esistono! – fare ricerca: chi ca**o è DP. dove si sarà trovato dentro quel che ha scritto? e perché? – scrive cose in maniera facile e secca senza superficialità e senza immischiarsi tra il lettore e il personaggio – diverso dai racconti? – ci vuole stomaco a scrivere quel che ha scritto: a scrivere ci vuole più tempo che a leggere. Per quanto ha convissuto con quelle cose nella testa? – finalmente l’ha detto [cosa esattamente non saprei dirlo, l'appunto è confuso] – ‘ste rompimar*ni ce le siamo tolte dai cogl…
Matteo, il personaggio cardine, diventa un mostro di simpatia dopo la lettura. Più di quanto non possa sembrare all’inizio, durante o alla fine.
A me è simpatico. Ossessivo nel ruolo datogli dal caso, ma salvo grazie alla consapevolezza dell’inutilità di una lotta da una posizione di tremenda minoranza. A me pare stanco. La stanchezza assolve dai peccati e talvolta spinge a commetterli (basta avere cura di racchiuderli in uno stanzino buio in casa, in garage o nella propria mente, stratagemma morale assai diffuso).
Anni addietro ho visto un film ambientato nell’Argentina dei Desaparecidos. Una prigione clandestina, i carcerieri, le vittime, le torture, l’assenza di ogni diritto, la crudeltà al servizio del più forte, l’amore. La morte come unica pace in quei momenti, poi, passati quei momenti, la pace diventa uno sgabuzzino dove rinchiudere il passato. Parimenti e a mio parere Mauro tiene ben chiuso il suo sgabuzzino e cura le begonie in attesa della pace.
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ti devo dire grazie, prima di tutto.
e sinceramente non so, quando, e se mai riuscirò a ritrovare la scrittura de Il pasto.
confesso.
d.
di demetrio — 7 settembre 2006 17:26 -
E’ bello il pasto, si. Hai già letto sicilia?
di Capsicum — 9 settembre 2006 23:23 -
Capsicum, sì certo.
di gattostanco — 10 settembre 2006 13:43
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