6 dicembre 2006
Dal blog alla carta serve l’inchiostro
Oggi a Roma Untitled Editori, all’interno di una fiera dedicata alla piccola e media editoria che si chiuderà il 10 dicembre, ha presentato il proprio modo d’operare nella pubblicazione di libri.
È quel genere di segnalazioni che dovrebbero essere fatte prima della data indicata, lo ammetto, ma il mio tempo è assai razionato in questo periodo. In verità salto da una pista di rullaggio all’altra, senza mai riuscire a ottenere di decollare. La voglia di prendermi un anno sabbatico è alle stelle, giusto per riposarmi un po’ e occuparmi con calma degli affari miei e del futuro.
Untitl.Ed.
Ne faccio pubblicità senza pudore, ma con un certo imbarazzo. Nell’ultimo anno mi sono costruito la convinzione che anche nei meandri dell’editoria di sussistenza ci siano appesi alcuni vampiri e che alcune persone disposte a mostrare il collo nudo soltanto per esserne una marginale parte siano sempre pronte a stilettare i viandanti. E sul blog tento in ogni modo di tener lontano le brutture (anche le mie, beninteso). Confesso, per amor di cronaca e per l’ennesima volta, che quest’anno è stato per me un tempo decisamente bizzarro, confuso e smarronante; quindi la mia impressione appena espressa è certamente viziata dalle circostanze.
Untitl.Ed, dicevo appunto prima di divagare, per ogni libro potenzialmente pubblicabile assume come primo punto di riferimento l’autore scelto in blogosfera. Gli Untitl-Men della casa editrice (nella pratica sono quasi tutte gentili, ma agguerrite, donzelle) scelgono, pungulano, vagliano, stimolano, intervengono, propongono e collaborano alla stesura del testo interagendo in maniera adattata al singolo autore sino a ottenere non soltanto un prodotto editoriale di qualità (il mio personale parere si basa sui primi sei libri pubblicati), ma anche un buon libro. E pubblicare un buon libro non credo sia semplice partendo dal materiale umano grezzo del blogger per giungere a plasmare uno scrittore. In effetti pubblicare un buon libro credo non sia in ogni caso una faccenda semplice.
Questo modo di procedere adattato al singolo scrittore, ma senza strumenti di pressione o di supporto invasivi, ha prodotto testi vivi e personali. I libri Untitl.Ed a me sembrano fatti principalmente per essere letti e non soltanto venduti; può sembrare una differenza da poco, ma non è così ai miei occhi stanchi. Ovviamente a Untitl.Ed non diventeranno mai ricchi.
Non ho mai nascosto di considerare fondamentale la copertina di un libro, anche perché dimostra come l’editore considera l’opera al suo interno e identifica il potenziale lettore e bla bla bla. L’ultimo libro di cui ho scritto nel blog l’ho preso dallo scaffale unicamente per essere stato attratto dalla copertina.
A Untitl.Ed la copertina non interessa. O, meglio, interessa moltissimo: è una sorta di capannuccia povera e essenziale, quasi a voler rappresentare una confezione scarna e trasparente che nulla vuole aggiungere ai contenuti delle pagine interne e che non deve attrarre attenzione sul prodotto con effetti speciali posticci. Dimostra una visione estremamente rispettosa del lettore e una ferma convinzione di proporre buoni libri. …Forse una copertina così concepita può anche essere intesa come il tentativo di trasmettere un certo rigore intellettuale, e un pochino civettuolo, verso il lettore autoproclamatosi di qualità, ma sarebbe una forzatura interpretativa dato che il concepimento della struttura delle copertine avvenne praticamente in pubblico e sulla base di tutt’altri pensieri a favore dei testi e dei lettori (e non tanto con lo sguardo rivolto alle vendite o alle economie di produzione e gestione).
E i suoi buoni libri, mi par di capire nelle intenzioni di Untitl.Ed, esteriormente non dovrebbero essere descritti, per così dire, ma semmai devono essere raccontati.
Sarebbe inutile aggiungere che personalmente apprezzo e ammiro persone che impiegano e investono le proprie professionalità in campo editoriale con movenze squisitamente aperte con lo scopo di pubblicare (e venderne almeno un po’, ovviamente) buoni libri.
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Ciao vicino :-)
di seia — 7 dicembre 2006 20:45
Ti faccio una domanda: in che modo s’indentifica un libro di qualità ? E chi lo decide? Se pubblicano libri di qualità perché dici che non diventeranno mai ricchi? Perché dai per scontato – a ragione eh – che non vendono e non venderanno? E in che modo non interessarsi dell’estetica di un libro è sintomo di attenzione verso il lettore? Perché uno scrittore andrebbe “costruito”? E perché se un blogger è “materiale grezzo” deve (provare a) diventare uno scrittore?
Ops sono 7 ma strada facendo mi sono allargata :-)
Sembro Mozzi con le sue domande peraltro :-) -
Seia, sono sette domandoni.
di gattostanco — 9 dicembre 2006 17:34
Grazie.
Ho provato a risponderti nel post seguente:
Sette risposte a Seia
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