9 dicembre 2006
Sette risposte a Seia
Seia, presumo tra il serio e il faceto, mi pone alcune domande in calce al post precedente.
Le questioni sono di una difficoltà immensa e le rispondo non solo dando per scontato il preambolo "a mio modesto parere", ma soprattutto sperando di non affermare sciocchezze estreme.
1) In che modo sÂ’indentifica un libro di qualità?
Tralascio gli aspetti materiali della pubblicazione quali la carta, la stampa, la rilegatura e via dicendo.
La questione è oggetto di interminabili discussioni da secoli.
Non ho una risposta neppure minimamente superficiale da proporre, ma posso dare soltanto una mia sintetica larga e opinabile opinione.
Un libro principalmente può essere un’opera di divulgazione o un’opera di invenzione. Nel primo caso osservo la chiarezza, l’approfondimento e varietà delle argomentazioni. Nel secondo caso osservo le mie reazioni emotive, il marasma di domande e risposte suscitate in me e il divertimento provato (inteso con un significato esteso e in relazione all’opera stessa e alla tipologia d’appartenenza).
Nel primo caso la valutazione non credo possa essere unicamente soggettiva, mentre nel secondo, per esempio considerando un romanzo, tra le mani esiste una forma d’arte e per questo la soggettività ha un indiscusso potere nell’indirizzare la valutazione personale dell’opera.
Un romanzo di qualità è tale in rapporto agli stimoli presenti all’interno in grado di raggiungere il lettore di riferimento dello stesso.
Il fatto che un libro di qualità sia anche un buon libro che vale la pena di leggere credo sia tutta un’altra faccenda. Però facendo una considerazione riguardo allo specifico del post di riferimento: se digito che a mio parere un libro è di qualità sottintendo il fatto che valga la pena di essere letto (e viceversa).
2) E chi lo decide?
Potrei rispondere dando la panoramica classica dei principali capisaldi ruotanti attorno al libro visto come un prodotto: gli editori, la distribuzione, i critici e il mercato.
In verità lo decido io al termine di ogni lettura (a volte anche prima nei rari casi in cui non riesco a finire un libro). E lo decidono le altre persone che lo hanno letto e nulla (o poco) hanno da guadagnarci.
Ad esempio questa estate Alice nei commenti a questo mio post mi suggeriva il potente La trilogia della città di K. di A.Kristof e il poetico Madame Angeloso di F.Vallejo. Con la corretta dose di diffidenza ho acquistato e letto i due libri confidando in una certa sintonia blogosferica; da allora la blogger è un mio punto di riferimento per le indicazioni di lettura.
In calce allo stesso post, Zycron mi consigliava tre libri di poesia. Pur considerando la poesia la regina della letteratura, il mio rapporto con essa è un po’ altalenante e non mi sforzai adeguatamente di reperire i testi. Questo non toglie che io non possa considerare la mia sintonia letteraria con Zycron, dedotta dal blog che cura, e in futuro, trovandomi di animo poetico, io decida di perseguire quel consiglio o degli altri.
Per dirla tutta: un paio di volte mi è capitato di cercare con Google nel tuo blog per vedere se tu avevi scritto a proposito di un libro.
3) Se pubblicano libri di qualità perché dici che non diventeranno mai ricchi?
Seia si riferisce direttamente a Untitled Editori.
Un piccolo editore è per definizione fuori dal grande giro della promozione e della distribuzione. Quindi le vendite sono proporzionate e condizionate dalla qualità intrinseca delle opere proposte a lettori per forza di cose più attenti e selettivi (pertanto frazionati e non influenzati solamente dalla critica e dalla pubblicità).
La speranza è sempre l’ultima a morire, ma da sempre qualità del prodotto e ricchezza del produttore mal si sposano, soprattutto pensando a un prodotto unico che vale la pena di possedere.
4) Perché dai per scontato – a ragione eh – che non vendono e non venderanno?
Non mi sembra di darlo per scontato. Anzi.
Come al solito mi sono espresso ottusamente.
La penso esattamente all’opposto (lo dico, superstizioso, sperando di non portare sfortuna).
Se il progetto editoriale è riuscito a interessare e a smuovere un tizio stanco come il sottoscritto penso abbia del potenziale per ottenere risultati apprezzabili di vendita (all’interno del target che rappresento).
E sottolineo che non ho alcun manoscritto nel cassetto per ‘loro’, che non sono mai stato contattato per scrivere qualcosa e che certo rifiuterei per amor di trasparenza (e per non dare una mazzata senza appello al livello generale dei ‘loro’ libri ;D ).
5) E in che modo non interessarsi dell’estetica di un libro è sintomo di attenzione verso il lettore?
Ho avuto presunzione di porgere una doppia interpretazione nel digitare: "A Untitl.Ed la copertina non interessa. O, meglio, interessa moltissimo, volendo significare che alle spalle della scelta di dotarsi di una grafica scarna ci sono ragioni non soltanto pratiche ed economiche. E a supporto di quel "moltissimo" porto una serie di significati e intenzioni che penso che l’estetica essenziale di quei libri voglia trasmettere al lettore.
Nessun editore si disinteressa dell’estetica esterna e interna dei libri pubblicati.
6) Perché uno scrittore andrebbe “costruito”?
Ci riferiamo alla trasformazione da blogger a scrittore. I blogger scelti da Untitl.Ed sono esordienti della scrittura ad ampio raggio sia in termini di spazio e sia in termini di tempo. Un blogger scrive poco, senza editing e pubblica subito (anche quelli logorroici o deliziati dal fare megapost); uno scrittore scrive paginate, collabora all’editing e pubblica dopo mesi per quanto l’intero processo sia rapido. Già queste differenze nell’approcciarsi alla tastiera mi appaiono sostanziali.
Lo scrittore è “costruito” a partire dal blogger anche solo nell’aiutarlo a plasmare l’impulso a scrivere ad ampio respiro.
7) E perché se un blogger è “materiale grezzo” deve (provare a) diventare uno scrittore?
Non ho scritto che un blogger "deve" (provare a) diventare uno scrittore. Almeno non mi pare rileggendo ora. O forse non ho capito bene a cosa si riferisce la domanda.
Il migliore dei blogger può rappresentare del materiale grezzo incapace di trasformarsi in scrittore. Penso anche che il migliore degli scrittori possa essere materiale grezzo incapace di bloggare. Nulla vieta che possano provare, foss’anche solo per divertimento.
Nota a margine fuori tema
Il presente post l’ho digitato a spizzichi e bocconi a causa di una incomprensione nata con la mia adorata sposa.
Al proposito mi permetto di suggerire ai mariti dediti al blogging di non dilettarsi con post in risposta a donzelle blogger mantenendo a video una immagine della stessa cliccata per caso alla ricerca del solo volto della stessa e però comprendente altri scorci d’abbronzatura oltre al volto: potreste rischiare di beccarvi una graffiata e di rovinare la serata coll’adorata sposa.
-
Non rispondo alla tua risposta per non crearti altri guai allora ;-
di seia — 10 dicembre 2006 00:23
) -
in effetti quando ho visto il tuo post, caro gatto, ho pensato, ti stai mettendo in un pantano :D
di eiochemipensavo — 10 dicembre 2006 00:39 -
Seia, come preferisci.
Non ti dar pensiero: i miei guai giunti da simili angolazioni laterali sono sempre stati unicamente di mia responsabilità :)Eio’, a volte capita d’infilarsi in un pantano e di mettersi a giocare col fango. A volte no ;)
di gattostanco — 10 dicembre 2006 10:12 -
Le mi domande erano ironiche, in modo affettuoso, e serie senza cattiveria. Naturalmente non siamo d’accordo, ma possiamo sopravvivere alla cosa e non getterò le cicche sui tuoi panni stesi, lo giuro e comunque adoro il post dedicato a me :-)
1 Sulla prima questione mi viene subito da chiederti che significa: “il fatto che un libro di qualità sia anche un buon libro che vale la pena di leggere credo sia tutta un’altra faccenda”. Se non è di qualità non vale la pena di leggerlo e non è un buon libro e se non è un buon libro non è di qualità , non se ne esce mi pare.
Il criterio soggettivo sulla qualità giustificherebbe la pubblicazione di qualsiasi cosa e non è così. Ci sono caratteri oggettivi minimi e requisiti necessari per parlare di qualità , tutto il resto è fuffa o roba da far leggere ai parenti.2 Tu dici “potrei rispondere dando la panoramica classica dei principali capisaldi ruotanti attorno al libro visto come un prodotto: gli editori, la distribuzione, i critici e il mercato” e poi aggiungi “In verità lo decido io al termine di ogni lettura (a volte anche prima nei rari casi in cui non riesco a finire un libro). E lo decidono le altre persone che lo hanno letto e nulla (o poco) hanno da guadagnarci.”
Ti chiedo: ma tu non fai parte del mercato? Se leggi i libri non sei un consumatore di libri e quindi non partecipi del mercato? Perché fai la distinzione tra te e il mercato e poi mi parli di “altre persone che lo hanno letto e nulla (o poco) hanno da guadagnarci”, a chi ti riferisci? Tutti i lettori cos’hanno da guadagnare? E i critici in generale, se non vogliamo cadere nel luogo comune di recensori e critici a libro paga o inseriti in un contesto di clientele, cosa guadagnano dal parlare di un libro se non quello che gli spetta come professionista del settore? E poi sei così sicuro che pure chi sostiene di non aver nulla da guadagnare dai libri di cui parla realmente non ne cavi nulla? E che questo nel caso sia effettivamente così, sia garanzia di qualità ?
In realtà come sopra bisogna distinguere i gusti e i criteri oggettivi quando si discute di libri o editoria e poi comunque come lettori scegliere in base a quello che ci pare, fino a fidarsi di me o di chi vuoi tu J3 Mi riferivo a loro e a tutti i progetti simili e assimilabili, anche se ad esempio Scrittomisto ha avuto una diffusione maggiore e maggiori vendite. E questo indica che loro sono meglio? Più intellettualmente onesti? Più “di qualità ”? Non è così. E non è valido nemmeno il discorso generale sulla piccola editoria e su questo vorrei fare un distinguo prima, Untitled, Scrittomisto e in parte pure Vibrisselibri, che però ha caratteristiche un po’ diverse, cavalcano una moda, un trend, un’insana voglia di pubblicazione, un’idea di allargamento della possibilità di sentirsi scrittori suggerita e sobillata dai blog e dal web in generale.
Giano è un piccolo editore che fa libri di grande qualità godendo di una buona rete di distribuzione.
Marcos y Marcos lo stesso e nei più piccoli la Fbe che ho appena scoperto, la Morelli editori, la Cavallo di ferro. E sono case editrice che hanno porzioni di mercato e pubblico da non sottovalutare e che sicuramente cresceranno. Vendono e fanno bei libri, dunque?4 Da quello che hai scritto sembrava che pensassi il contrario, ma ne prendo atto. Che target rappresentano?
5 a me pare che siano libri molto brutti a vedersi, e così anche quelli Scrittomisto eh lo dico a scanso di equivoci e per fugare inutili polemiche sull’obiettività di quello che dico. La copertina conta moltissimo per l’acquisto e non tenerne conto è sintomo di miopia e scarsa conoscenza dei meccanismi che conducono all’acquisto. Si possono acquistare per motivi economici brutte edizioni di un romanzo di Faulkner non brutte edizioni di sconosciuti pubblicati da sconosciuti. Che ragioni ci sono dietro una grafica che definire scarna mi pare un eufemismo?
6 L’editing viene fatto a tutti gli scrittori. Tutti gli autori vengono seguiti nella pubblicazione, non è una cosa ad hoc per i blogger. E mi unisco alla risposta 7. Tu avevi scritto “e pubblicare un buon libro non credo sia semplice partendo dal materiale umano grezzo del blogger per giungere a plasmare uno scrittore” come se fosse un’opera meritoria, invece né all’uno né agli altri lo prescrive il medico di mettersi a fare libri. E non è così, un’opera meritoria dico, si cavalca una moda, si agisce all’interno di un sistema da cui si attinge per il prodotto e che in qualche modo proprio per questo protegge. Per non parlare del fatto che diffondere l’idea che tutti possano scrivere è deleteria e ingolfa un sistema già malato per certi versi.
Che senso ha pubblicare libri di blogger? Perché non pubblicare solo libri di carpentieri allora? Perché non creare una casa editrice che pubblica solo libri di maestri? Liberissimi di farlo, figuriamoci, ma non nascondiamoci dietro le solite tiritere.La verità è che la qualità di un libro è un’altra cosa e sta altrove, è frutto di talento (dell’autore) e professionalità (dell’editore), non disgiunte da una certa passione che però non può prevalere.
Una cosa è scrivere su un blog altro è scrivere libri.Per pareggiare i problemi con tua moglie cercavo anch’io una tua foto e non l’ho trovata! Mi sono limitata a mettere una foto di un gattone bianco e peloso :-)
di seia — 10 dicembre 2006 16:58 -
sia detto tra parentesi, io i libri della Untitl.Ed li ho visti una volta sola, e non li ho neanche potuti toccare, ma così, di vista, mi son piaciuti molto, sembravano quaderni di una volta.
di eiochemipensavo — 10 dicembre 2006 20:54
diciamo che l’impressione è stata buona.
poi, qua, ai confini del mondo, non li ho mai visti, quindi non ho potuto approfondire. -
Seia, anch’io adoro questi deliziosi botta e risposta.
Grazie.Mi sembra di notare una incomprensione reciproca su alcuni aspetti delle questioni affrontate. A volte mi riesce difficile essere chiaro nel blog e del resto in altro modo non ci è possibile procedere (sarei decisamente ancora più confuso parole dette e non digitate). Inoltre il tema è complesso e per certi versi spinoso ed è certamente fuori dalle mie capacità indugiare troppo per addentrarmi nel dedalo della faccenda.
Su altri aspetti, invece, la pensiamo in modo differente …e pace.A seguire faccio alcune considerazioni che non vorrei fossero intese come delle risposte alle tue perplessità o alle domande dirette.
Oh be’, vedile un po’ come ti sembrano :-D1) Eppure io penso che ci sono libri di qualità che non vale la pena leggere (e per certi versi sono convinto anche del contrario).
2) Pecco di presunzione nel ritenere le mie scelte di lettura (buone o cattive) fatte con una dose di indipendenza normalmente mai pienamente riconosciuta dai produttori ai ‘clienti’ intesi come ‘mercato’. Anche solo considerando il tempo che ogni tanto dedico alla varietà delle fonti di informazioni che spulcio prima di acquistare un libro.
A me piacciono i luoghi comuni e sono pieno di pregiudizi che a volte emergono nel blog.
Ho detto che i lettori nel recensire hanno da guadagnare nulla e tra parentesi ho aggiunto “o poco”. Guadagnarci poco o nulla è diverso dal camparci. Ad esempio digitando di un romanzo di Genna ho “guadagnato” un suo link e digitando di una sua conferenza ho “guadagnato” un suo commento; chissà forse un giorno ci rimedierò un pranzo a buffet o addirittura una cena, ma in somma non sarebbe comunque un guadagnare davvero.
Parlare di un libro con indipendenza, per quanto relativa e soggettiva, non implica una qualità delle parole espresse: vero. Un lettore in buona fede può dire qualsiasi sciocchezza a proposito di un libro. A me sembra bello che ciò possa accadere. Anch’io ogni tanto mi lascio vincere dalla tentazione di impiegare il mio tempo per esprimere le mie impressioni. La qualità , in casi simili, è che sono espresse liberamente e, soprattutto, con tutti gli “interessi” e le preferenze bellamente spiattellate attorno: sono il primo ad ammettere la mia incapacità di elevarmi, anche soltanto nelle intenzioni, a “critico”.3) Eh, non ho capito dove vuoi arrivare. Scusami.
commento unicamente che VibrisseLibri ha le caratteristiche di una agenzia di editing e promozione senza offrire la stampa direttamente.4) Che target rappresento io (non ho capito il plurale, evidentemente questa sera sono più rintronato del solito)? Non saprei: Forse rappresento il target del lettore internetmunito nella fascia 30/40 lontano da librerie decenti con un parcheggio nelle vicinanze.
5) Editori (per quanto posso immaginarne io)… Alcuni pensano che se la copertina è scarna significa che il contenuto si presenta da solo senza il sostegno di una grafica sfolgorante. Alcuni pensano che una grafica scarna sia sfolgorante proprio perché è scarna. Alcuni si chiedono: ma quanto costa una e quanto costa l’altra. Alcuni hanno un amico pittore. E via dicendo.
6) I post che scrive un blogger solitamente non subiscono un editing esterno (e spesso neppure una riletta da parte dell’autore). Mentre uno scrittore prima ancora di scrivere è consapevole che il suo testo verrà più o meno smontato e setacciato prima di raggiungere il pubblico.
7) Io considero un’opera meritoria pubblicare un libro (non soltanto stamparlo); di qualsiasi libro possa trattarsi io penso che è comunque un libro in più che un gruppo di persone considera valido. In ogni caso, ma non t’arrabbiare, anche il chiedersi quale sia il senso di pubblicare libri di blogger è una tiritera che la letteratura che vive di discussioni… ops, mi sono sbagliato ;D… che le discussioni che vivono di letteratura hanno già fatto proprie e che ogni tanto salta fuori (i carpentieri, io credo, potrebbero difendere i libri scritti da loro colleghi o prenderli a detestarli al solo sentirli nominare (i primi blogger usciti dalla blogosfera per approdare sugli scaffali ricevettero anche una notevole dose di post e citazioni di puro spernacchio a prescindere da quel che era stato loro pubblicato). …Le professioni esercitate dai blogger italiani si sono espanse e i primi uomini professionisti della comunicazione o del web (o i primi appassionati dallo strumento) penso siano stati ampiamente superati dalle massaie (e non mi riferisco alla prima massaia -uomo- che ha chiuso da tre anni o a quelle veronesi), dalle maestre o dalle studentesse (ho citato consapevole tre ”categorie” femminili che la tradizione maschilista considera incapaci alla guida di un qualsiasi oggetto intento a muoversi in uno spazio -reale o virtuale che sia-).
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Eh, ci mancherebbe altro che circolasse una mia foto in rete, basta e avanza che l’immagine del mio gatto che ho messo in Flickr per corredare un post a lui dedicato. E comunque una mia foto sono sicuro che non farebbe lo stesso effetto se addocchiata da sopra la tua spalla da una persona alla quale interessi. Credimi sulla parola ;)
di gattostanco — 10 dicembre 2006 23:16 -
Per amicizia con una delle blogger/autrici di Untitl.ed ho seguito fin dalla nascita la storia delle tre coraggiose editrici. Giovedì sono stata alla loro presentazione a Più libri più liberi di Roma, finalmente le ho conosciute e sentendole parlare ho capito meglio il senso del loro lavoro. Come Seia, anche Castelvecchi venerdì ha criticato questa scelta di voler pubblicare solo blogger (come se qualcuno pubblicasse solo chi ama la cioccolata al latte piuttosto che quella fondente, ha detto lui.) Mi sembra una critica debolissima. Ci sono case editrici che scelgono di pubblicare solo scrittori di un certo paese. Oppure solo fantascienza. Insomma, pubblicare, anzi, come dicono le Untitl.ed, costruire un libro di un blogger è una scelta editoriale come un’altra. Una scelta per certi versi scomoda e difficile. Ardita. Assolutamente non paragonabile però a quello che fanno altri editori che pubblicano autori di blog. Quello che cercano di fare, mi pare di capire, è coltivare delle scritture che in rete si sono sviluppate in una certa direzione, delle scritture che a loro, semplicemente, piacciono molto, per farne dei libri scritti con quella medesima “voce” peculiare che hanno potuto ascoltare nel blog.
di Giorgia — 10 dicembre 2006 23:22
La copertina minimalista poi mi sembra bella, e ho visto diverse persone prendere in mano uno dei piccoli libri grigi e apprezzarne in modo particolare proprio la copertina.
Sembro la loro mentore, però son fresca di questo incontro romano e ci tenevo a dire anch’io la mia…
Scusa Gattostanco per lo spazio che ti ho rubato! -
Eio’, ma Cuneo non è proprio al confine del mondo. E’ dove ho fatto il Car (o come si chiama) le prime settimane di naja (dovrei proprio decidermi a scrivere un libro di memorie a proposito di quell’anno. Anche solamente la domenica trascorsa nelle cucine meriterebbe: alle nove del mattino ero alticcio insieme ad alcuni altri di servizio e lo siamo rimasti sino a notte…).
di gattostanco — 10 dicembre 2006 23:30 -
Giorgia, non hai alcuna ragione di chiedermi scusa. I commenti nei blog servono proprio a commentare.
Da parte mia aggiungo soltanto che mi interesserebbe in partenza un libro di un tizio che preferisce il cioccolato al latte, perché a me non piace assolutamente il fondente. Ma tronco subitissimo il discorso.
di gattostanco — 10 dicembre 2006 23:45 -
In effetti tra noi c’è un gap di comunicazione, io dico picche e tu mi rispondi bastoni, riprendo il tuo bastoni e tu mi cambi con coppe (per esempio sei stato te a parlare di target dicendo che avrebbero venduto nell’ambito del loro target e ti ho chiesto quale fosse ‘sto target non a che target appartini tu). Facciamo prima a giocare a freccette :-) Ma il senso generale è che non siamo d’accordo sulla questione. Un’ultima cosa e poi la smetto anche perché quando in un discorso si comincia a spostare tutto su un piano soggettivo o entrano in campo (e mi riferisco – al sacrosanto eh – intervento di Giorgia) amicizia e considerazioni come arditezza=qualità non si va da nessuna parte.
Pubblicare solo fantascienza o libri di cucina, non è per nulla la stessa cosa che pubblicare solo libri di blogger. Le prime due sono scelte editoriali ben precise, con il riconoscimento di un targret definito e una chiara linea editoriale. Ci sono un genere stabilito e un argomento stabilito nell’ambito del quale spaziare. L’unica cosa che accumuna i libri in questione invece è che sono scritti da blogger e ai blogger si vendono. Che scelta editoriale è? Peraltro a parte il dubbio sulle operazioni di questo genere proprio per la loro essenza, se e quando sforneranno bei libri o libri che possano avere un mercato che va oltre i lettori blogger forse potrei anche cambiare idea. Ma non è ancora così.
Sulla questione del dato positivo che vengano pubblicati tanti libri, caro gatto, non è così a parte l’idea romantica della libertà d’espressione. Lo sai che quintali di tarocchi ogni anno vengono destinati alla spazzatura perché intaserebbero il mercato? Allo stesso modo, tutti i libri che vengono pubblicati, la maggior parte dei quali sono destinati a rimanere invenduti, sono un problema perché impediscono alle risorse di concentrarsi su prodotti che potrebbero vendere e su libri che vale la pena di leggere e QUINDI di qualità . Marcos y Marcos per esempio che schifezze non ne ha mai pubblicate, ha deciso dall’anno scorso di ridurre le uscite annuali. Peccato che sia stato un esempio non seguito da altri. Non ci s’improvvisa scrittori e nemmeno editori, come non ci s’improvvisa giardinieri o medici.L’effetto della spiata dal monitor sarebbe stato lo stesso anche da queste parti, come dice Celentano La gelosia… più la scacci e più l’avrai ;-)
di seia — 11 dicembre 2006 09:50 -
Seia, per il gap evidentemente mi devo assumere ogni responsabilità :D
Per il resto preferisco non aggiungere altra carne al fuoco, ché mi par di capire che abbiamo concetti differenti della cottura e del condimento.
Per la gelosia: mi ritengo fortunato non essendo geloso.
di gattostanco — 11 dicembre 2006 13:01
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