A proposito della mappa estrapolata dai dati BlogBabel mi permetto di consigliare questo post di Gaspar Torriero. Le perplessità presentate si chiariscono e ricevono risposte nei commenti di estremo interesse per ciò che esprimono e per la loro relativa brevità .
Se ho ben capito la sostanza dei dubbi di Gaspar è la seguente -tralasciando aspetti fondamentali-: o la mappa rappresenta inutilmente una goccia nel mare della blogosfera o la blogosfera è solo un inutile piccolo stagno.
Se ho ben capito la sostanza delle risposte ricevute è la seguente -tralasciando aspetti fondamentali-: la mappa si basa su dati ritenuti rappresentativi della blogosfera protagonista di una conversazione, per così dire, che coinvolge i blog più “famosi” (tanto per capirsi) e quelli che sono più aperti a interagire su svariati argomenti utilizzando i link nei post.
Ho semplificato molto.
Digito alcuni pensierini sconclusionati e riletti in fretta riguardo al contenuto generale di quei commenti finora presenti…
A me sembra chiaro che quella mappa (e anche i dati di BlogBabel) mostra una manciata di blog rispetto al grande mare blogosferico. Altri, invece, ritengono il mare dei blog meno esteso. Altri ancora stimano la blogosfera uno stagno.
Nei commenti ho notato con stupore una certa contrarietà a considerare protagonisti tutti quei blog curati da persone che, gioco di parole, non si curano degli aspetti conversazionali aperti e/o tecnologici e quei blog chiusi, o quasi, in una sfera poco propensa a interazioni con i blog protagonisti o rappresentativi. Le bolle interne alla blogosfera che si interessano poco o nulla di cosa sia la stessa, degli argomenti della cronaca, di tutto quello che è fuori dal proprio campo di interessi o dell’universo esterno alle amicizie …semplicemente sono escluse dalla mappa per questioni di spazio. Ma, mi è parso di capire, lo sarebbero anche per mancanza di interesse nei loro confronti, perché considerate non apportatrici di valore (non di “valori”, ma di valore inteso come un insieme fatto di interazione e partecipazione attiva, se ho ben capito).
Proprio ieri ho compiuto una ricerca con Technorati cercando blog taggati nella directory con il termine “linguistica” per ragioni personali (la parola linguistica viene usata in moltissimi contesti e la ricerca non è semplice avendo in mente un determinato contesto: be’ sono lapalissiano). Ben poca roba salta fuori vista la specificità della ricerca. Però qualcosina ho trovato. Usando strumenti di indagine meno focalizzanti si ottiene molto di più anche con Technorati, pur essendo l’argomento della ricerca ancora ai margini della blogosfera e destinato a rimanerlo.
I blog personali (i diari in rete o come si vuole chiamarli) restano per me la massa portante sulla quale si appoggia la singola sfera considerata protagonista e presa in esame (e in continua espansione) da BlogBabel. Io non credo che il blog del ragazzino quindicenne ospitato da una qualche piattaforma stralenta e orrenda (una delle quali strausata a livello planetario) sia meno protagonista di me; anzi, forse è l’esatto contrario. Ma semplicemente a me non interessa leggere post scritti in un linguaggio che fatico a decifrare o guardare le foto dell’ultima gita scolastica e al ragazzino non frega qualcosa di mia suocera o di seguire un link a una discussione sopra una mappa blogosferica; questo non toglie che a nostro modo ci sentiamo apportatori di valore alla società digitale che rappresentiamo e che la stessa a volte conviene nel trovarlo, perché altrimenti in certi momenti il ragazzino sarebbe in giro con gli amici e io sarei a leggere un libro col gatto, invece che ritrovarci tutti e due soddisfatti, divertiti e intenti a bloggare le nostre vite e i nostri interessi (per capirsi: il ragazzino non posta le foto della gita per guardarsele on line da solo e io non scrivo queste frasi farfugliate se non sperassi che qualcuno abbia voglia di leggerle -perché un conto è l’aspetto completamente diaristico di un blog personale, e l’altro, a mio modo di percepire, è l’aspetto che riguarda il bloggare di quel che interessa; gli aspetti comunque spesso sono sovrapponibili-).
Mia moglie richiede la mia supervisione le rare volte che desidera salvare un indirizzo web nei Preferiti. Non le interesseranno mai tag, aggregatori, feed, e quant’altro se non saranno implementati e semiautomatici e a prova di paura di sbagliare. La stessa mappa l’ha degnata di mezzo secondo d’attenzione giusto per farmi contento.
Da un anno la spingo per farle aprire un blog di carattere accademico. Non linkerà , se lo aprirà , nessuno dei blog presenti in BlogBabel al momento. Eppure lo scopo è quello di relazionarsi e confrontarsi per apportare valore al proprio lavoro e -si spera- a quello di altri. Indirettamente l’ho proposto anche a un paio di professoroni per promuovere le loro idee innovative ignorate dagli studenti e dai colleghi (ché articoli introvabili e un libro da 100 Euro e praticamente stampato a richiesta iniziano già oggi a essere considerati in prospettiva una sciocchezza immane per la diffusione di idee nuove o complementari). Il blog della consorte nelle intenzioni linkerà nei post la sfera composta da blog simili e siti che trattano i suoi argomenti di interesse, “interagendo” con essi. Non aggiungerà certo valore alla blogosfera e alle sue conversazioni ritenute protagoniste e allo sviluppo degli strumenti, ma questo non adombra, a mio sindacabilissimo parere, il valore espresso dalla sola presenza in rete di un altro blog. E intendo un valore specifico, di nicchia e chissà cos’altro di nessun interesse generale, ma pur sempre un valore condiviso e aperto al passaggio dei motori di ricerca.
Senza contare la fatica, le competenze e soprattutto il tempo e la voglia per bloggare puntando verso altri blog o verso i protagonisti. Ci sono persino microsfere di blogger che tra di loro si divertono un mondo e preferiscono interagire all’interno di un forum piuttosto che nel lento strumento del blog. Eppure, chi più e chi meno, ogni tanto escono in blogosfera a vedere quel che accade infischiandosene di attirare l’attenzione.
Io credo che la blogosfera sia un insieme di sfere grandi, piccole e minuscole. Alcune sfere interagiscono ampiamente con le altre, mentre altre sono meno inclini a farlo. Alcune sfere sono molto elastiche e altre sono piuttosto rigide. Alcune sfere interessano pochi sperati adepti e altre invece interessano moltissime persone. Ogni sfera contiene parti di altre sfere, tranne poche eccezioni.
Una sfera è composta di blog, di blogger, di collegamenti, di conversazioni di commenti e di argomenti, di feed, di aggregatori, di motori di ricerca.
Eppoi, diciamocelo pure, il trackback non lo usa nessuno in proporzione al numero dei post che fanno riferimento ad altri post, perché è una menata usarlo e non perché sia una cattiva idea (che comunque resta astrusa per la maggior parte della blogosfera).
Per approfondire la teoria blogosferica del sottoscritto sconsiglio vivacemente il seguente lungo e serioso e noioso intervento (inserito sulla base di un questionario inviatomi da un laureando in “Media e Giornalismo” all’Università di Firenze che in seguito cancellò da Splinder il blog di riferimento della sua ricerca) che quasi avevo dimenticato:
Dieci piccoli post
del 15 maggio 2005
All’interno scrissi persino una roba del genere:
- A mio modesto parere, i blogger scrivono a proposito dello strumento blog principalmente per due ragioni. Il primo è ovvio, essendo uno strumento tecnico e sociale abbisogna di un certo training, di una sorta di apprendistato, per poterne comprendere le caratteristiche tecniche e per poterne sviscerare le caratteristiche relazionali. Il secondo è spiegabile con la relativa novità di alcune specifiche della comunicazione venutesi a creare con la formazione di un vasto numero di persone che interagiscono fra loro attraverso internet in maniera diretta e senza pesanti intermediazioni esterne; il fenomeno giustamente interessa quella parte della blogosfera incuriosita o addirittura affascinata da questo realizzarsi di una aggregazione spontanea, pubblica e paritetica.
Le persone con un weblog noto hanno un canale preferenziale nella comunicazione diretta tra loro. Il fatto, non del tutto vero in molti casi, è comprensibile per ragioni di abitudine, tempo da poter dedicare ad altri soggetti o interesse. È un modo d’interagire prettamente umano nel massimizzare il tempo e le risorse. Ma, e mi ripeto, a volte accade che la cosiddetta blogstar sia interessata in qualche modo da un blogger qualsiasi e ne rilanci in blogosfera l’esperienza, l’opinione o l’idea ritenuta di interesse condivisibile. Accade spesso ed è una delle forze motrici innovative alla base del successo della blogosfera come luogo di scambio e incontro.
Molti blogger noti hanno presto compreso quanto sia rischioso rimanere invischiati nella ragnatela di eccessiva autoreferenzialità che frena il movimento dei visitatori e il mantenimento di una autorevolezza del blogger stesso. Ritengo doverosa una certa autoreferenzialità costruttiva per contribuire alla discussione attorno allo strumento weblog e alle sue implicazioni, ma i blog in cui essa viene estremizzata riguardano blog sostanzialmente stabili, se non in decadimento, nella loro influenza verso l’esterno e in buona parte isolati, se non addirittura ignorati.
… ritornando in diretta… la perla, però, resta la seguente, tanto per terminare con un salutare sorriso:
- Personalmente intendo la blogosfera come una vasta realtà sociale formata da individualità . Non mi sento inserito in una specifica comunità in senso stretto e assolutamente non credo di essere parte di un gruppo ristretto, seppur numeroso. E su questo si fonda il mio modo personale di guidare il blog che ho il piacere di digitare.
gloabal credits:
I miei pensieri riguardo la blogosfera vengono setacciati negli anni dalla farina dei sacchi di (ordine alfabetico) Conti, Granieri, Maistrello, Mantellini, Neri, Torriero e di tutti gli altri. Purtroppo la qualità del setaccio usato appare evidente a chiunque.