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In blogosfera ho cercato degli interventi "dalla parte del Corriere della Sera" che affrontassero il punto senza dilungarsi sulla tessitura. Ho cercato dei post che fossero chiaramente espliciti nel dichiarare corretta la pubblicazione di quella email senza che io sentissi la possibilità di equivocare, o che fossero palesi nel dichiarare il contesto (ma senza indugiarvi) motivo appellabile per violare la corrispondenza di una insegnante qualsiasi.
L’unica voce chiara e trasparente fino a oggi, a mio personale e sindacabile parere, in contrasto col mio modo di vedere l’accaduto e priva di toni duri o reticenti al dialogo è quella di Emanuele Chesi, giornalista e responsabile della redazione di Forlì del quotidiano Il Resto del Carlino, in questo post.
Personalmente dissento. Immagino sia ovvio. Ma credo valga la pena leggere le sue parole libere da atteggiamenti livorosi o acriticamente sordi alle argomentazioni altrui (come in alcuni altri luoghi in rete ho letto). Gli ho posto una domanda netta nei commenti e cortesemente mi ha risposto in modo semplice e onesto.
Mi sono messo dalla parte di Lia nella faccenda relativa a una sua email pubblicata dal Corriere della Sera pensando che potrebbe capitare anche a me, a mia moglie o a chiunque altro.
Senza dubbio è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Molte altre volte ho letto di vicende legate a un certo modo di fare giornalismo, a mio parere discutibile. Anche in questa occasione mi sono girate le scatole come al solito, certo, ma avevo anche tempo e voglia di bloggarne in proposito.
Aggiorno i link dalla parte di Lia per curiosità. Il contesto generale della faccenda, per me e credo anche per altri, è indubbiamente confuso, litigioso e "da carta stampata". Per certi versi mi sembra persino ottuso. E mi sembra rarissimo al riguardo un approccio serio, informato e disponibile alla comprensione.
Sono rimasto sorpreso, lo ammetto, dal numero di persone che fino a questo momento hanno rilanciato la vicenda, oltre una cinquantina fino a ieri sera, proprio per la natura complessa e astiosa di quel contesto. Del resto sono rimasto sorpreso, lo ammetto, dal numero di giornalisti che non hanno affrontato la vicenda, gli altri si contano sulle dita di una mano sino a ieri sera, proprio per la natura esemplificatrice e chiara di quel fatto.
Penso sia un positivo che quelle persone abbiano sentito il bisogno di investire parte del proprio tempo per dichiarare la propria contrarietà pubblicamente. E parimenti penso sia un buon risultato che molte persone si siano poste delle domande leggendo quei post. E sono sicuro, infine, che molte persone non hanno avuto tempo o voglia per bloggarne (qualcuno che non ricordo disse: anche i blogger ricevono gioia e calci dalla vita come tutti gli altri e il tempo fugge loro, perché, come tutti gli altri, sono soltanto persone).
Note:
- Ovviamente le mie considerazioni sono dichiaratamente di parte.
- Non cerco polemica o altro: cancellerò o modificherò con dei ‘bip del gatto’ ogni commento con netti riferimenti al contesto o espresso con un tono o un lessico che riterrò inopportuno (ci sono altri luoghi dove litigare a vanvera da qualsiasi parte si preferisca stare).