Appunti abbozzati in occasione della visita papale dalle mie parti.
Ieri pomeriggio era soleggiato e a tratti ventilato (insolito per Pavia).
Dal televisore vengo a sapere che la visita a Vigevano inizia con un modesto ritardo. Incredibilmente poco prima il Tg2 presenta la visita del Papa a Vigevano raccontando la storia di un convertito ex-musulmano picchiato dai vicini isalmici dopo essere accorso a difendere il figlio insultato dai figli dei vicini; quest’ultimi a loro volta lo accusano di essersi mostrato ubriaco e armato di un coltello: la storia, a mio modesto parere, non si regge in piedi malgrado le interviste agli interessati (e forse proprio a causa di esse, tanto per capirsi) e se forse avrebbe meritato un articoletto nella pagina della cronaca di un quotidiano locale, a me sembra vergognoso venga proposta in un telegiornale della Rai.
Mia moglie ostenta calma, ma sotto sotto mi sembra agitata come una ragazzina prima di un concerto pop.
Si decide di andare a dare un’occhiata in giro.
Le Canossiane hanno coperto alcune dichiarazioni (d’amore e d’altro) spruzzate sui loro muri con manifestini e un grosso “grazie” dipinto sopra un telo bianco.
Una scritta antistante una chiesa in corso Garibaldi a proposito di una persona che si sarebbe venduta per cinquanta euro, dopo tanti anni di onorato servizio alla cittadinanza è stata finalmente coperta da una mano di vernice.
Da qualche finestra e balcone o appesi a fili sopra il corso svolazzano cauti il giallo e il bianco.
L’accesso a piazza del Duomo è già chiuso a coloro senza pass. Mi aspettavo di vedere le parti intime di un cavallo di una statua equestre presente in piazza dipinte dalla goliardia pavese. Resto deluso, è proprio vero che l’università è cambiata e anche gli studenti non sono più quelli di una volta (il diciotto politico si è trasformato nel 25 economico).
Passeggiando per il centro vedo molte signore in gran gala. E noto anche un paio di giovani donzellette veramente poco vestite (una spiaggia per giustificare il loro abbigliamento, nei paraggi, non esiste) tanto che a momenti mi arrabatto per terra inciampando per la strada sconnessa.
Andiamo a sederci sotto i portici, mia moglie ed io, in una delle comode panchine di un cortile universitario. Pensavo di trovarle zeppe e invece sono vuote, a parte un gruppetto di ragazzi che sembrano farsi gli affari loro. Di profilo il volto marmoreo di Alessandro Volta sembra fare il palo in attesa della papamobile. Mi rilasso. Un paio di passanti attraversano in diagonale il cortile incuranti della superstizione.
Passa un Carabiniere a dare un’occhiata. Io penso alla mancanza dei cestini della spazzatura lungo le strade, compensata dalla presenza di alcune odiatissime (da parte mia) fioriere/posacenere grandi e grosse e capienti.
Mia moglie continua ad andare e venire da Strada Nuova al cortile universitario. Il Papa è in ritardo, ma il percorso è chiuso all’attraversamento pedonale e qualcuno passando urla al telefono per avvertire casa.
Alle otto di sera il cancello d’ingresso viene chiuso e così ritorniamo in piedi, proprio davanti all’ingresso, ad aspettare. Davanti a me, al secondo piano del palazzo di fronte, un balcone si anima di tre bambini piccoli e due giovani genitori. L’uomo sforna oggetti costruiti con palloncini a contribuire alla festa dei bimbi. L’impressione di famiglia e gioia credo piacerebbe al Santo Padre e, soprattutto, all’apparato propagandistico relativo. In ogni caso a me trasmette allegria e aria di festa (del resto tra pochi giorni arrivano il 25 Aprile e il Primo Maggio, o quel che ne resta).
Un marito anziano, a due passi da me, discute con la moglie sulla posizione migliore per osservare il passaggio della papamobile. Intercala qualche parolaccia e usa espressioni fumettistiche ricalcando il termine papamobile: papacorteo, papaelicottero, papasaluto e via dicendo. Mi sembra un sogno linguistico il passaggio dalla vecchia batcaverna di Batman alla moderna papascorta di PapaBenede’.
Dall’altra parte della strada un signore avverte gli astanti che per telefono un suo amico lo ha appena avvertito che gli elicotteri hanno lasciato Vigevano alla volta di Pavia. Sembra quasi lo dica non approvando appieno quella tappa nel viaggio pastorale, quasi si trattasse di un contrattempo: campanilismo provinciale (…campanilismo ;) ).
Mi sento un po’ maleducato e insensibile. Infatti mi ritrovo a pensare che manca il classico Estathe gigante tipico del Giro d’Italia. L’attesa del pubblico sembra la stessa. Passa un’auto e la folla rumoreggia e i bambini inneggiano al Papa per non sbagliarsi. L’atmosfera è quella di quando passano i primi motociclisti della stradale a precedere la testa della corsa.
Mia moglie è contenta e questo a me basta e avanza. Secondo la sua Chiesa viviamo nel peccato; però mia moglie (da me sposata davanti all’intera società civile e non davanti a uno solo degli dei) si sente tranquilla davanti al suo Dio e questo a lei basta e avanza: ha in cuor suo la certezza che la nostra sincerità di coppia sia avvertita dal Cielo, malgrado gli anatemi terreni. E non è detto che un giorno la Provvidenza operi per avere una Sacra Rota meno macchinosa o, meglio ancora sarebbe, faccia il miracolo di fare ottenere ai tribunali i fondi adatti al loro buono e celere funzionamento (questo sarebbe davvero un miracolo).
Passa il corteo delle autorità. Auto scure in fuga (ritorno al paragone con il Giro) che fanno una gran brutta impressione. Restituiscono l’immagine di contenere birbanti distaccati (forse corrono per non rischiare che qualcuno freghi loro la poltroncina che li attende).
Arriva! …Decido di fare un filmino invece che un paio di foto per quanto oramai manchi la luce. Sollevo la macchinetta digitale con la mano destra e l’appoggio al muro cercando di inquadrare come meglio posso. Sua Santità è voltata proprio verso l’ingresso dell’Alma Ticinensis University. Stacco la mano e seguo l’auto. Sposto gli occhi al soggetto dal vero, sollevo la sinistra, incrocio lo sguardo del Papa (o così a me pare) per un interminabile brevissimo momento, la mano sinistra cede e io faccio ciaociao continuando a riprendere.
Penso che anche dal vero, nonostante gli impegni e l’età, a me sembra un uomo ancora in buona forma. Spero sia contento di essere arrivato in città, dal suo amato Agostino.
Mia moglie è elettrizzata. Il carisma l’ha avvolta per un attimo. Da parte mia, seppur colpito, ho per un attimo l’impulso di chiederle se finalmente avremmo potuto andare a casa a cenare. L’impulso, per mia fortuna, lo blocco e non rovino il suo momento d’estasi. …Poi via a passo svelto (uffa) verso il Duomo.
A bordo Duomo si sente malamente la sindaco parlare. Ringrazio di non capire quel che dice e ripenso al fatto che votare al femminile non è garanzia di buon governo.
Ci spostiamo in piazza della Vittoria a vedere e sentire attraverso il maxischermo. Il Papa parla interrotto dai cori “Benedetto Benedetto”. Sembra di buon umore. In tutta sincerità non lo ascolto, ma mi guardo in giro. Alcune persone appludono allo schermo.
Istintivamente penso ai cartelloni papali nelle vetrine di Annabella. Sono antipellicciaio e penso al fatto che i Ravizza spesso li vedo a piedi (o persino in bicicletta) e questo (a me che sono autodipendente) mi pare una buona punizione. Il giorno dopo, domenica (oggi) è il Giorno della Terra, ma penso soltanto ora, mentre digito, a come ha passato la sua povera vita lo struzzo o la mucca dei quali ho mangiato ultimamente la carne.
Il Papa saluta e arrivederci a domani. Mia moglie ci indirizza verso casa pensando giè alla messa domenicale, dopo un brevissimo canto del Santo Padre. La vedrà in televisione, perché si capiva subito, da come veniva sistemata l’area della celebrazione, che i fedeli avrebbero potuto vedere un beneamato nulla.
Dopo un piatto di pipe rigate che ho condito in fretta con quel che ho trovato, la mia adorata si tuffa nel lettone con la Corrida, mentre io sul divano in compagnia del gatto mi guardo finire su RaiTre la trasmissione di Tozzi alle prese coi terremoti (sublime incontro tra la forza della natura e la stupidità degli umani). Penso sia curioso che proprio in questi giorni sia stato dato il via ufficiale alla creazione del Partito anti-Democratico.
Ora usciamo di nuovo a dare un’occhiata. Mi sento un po’ come in vacanza, visto le passeggiate alle quali mi costringe la mia amata. Mi diverto.
…Ma…
E allora il titolo da cosa vien fuori?
Da questo: il sette per cento delle visite al sito della Diocesi di Pavia in questi giorni arriva dal mio modestissimo post dedicato al menu del pranzo papale di oggi. Me ne compiaccio e spero d’essere stato utile a chi cercava informazioni dettagliate e chiare rilanciandolo su quelle pagine.
E quindi per questo mi chiedo se sono guelfo o ghibellino. O, semplicemente, un tizio qualsiasi.