15 maggio 2007
Cisco, il risotto e mia moglie
Copio e incollo un superficialissimo commento che ho lasciato in giro per la blogosfera al riguardo dell’ennesima polemichetta sul rapporto aziende-blogger:
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Se mia moglie invita qualcuno ad assaggiare uno dei suoi risotti invita persone a lei simpatiche e si aspetta di ricevere complimenti (questo anche se il riso per una volta si meriterebbe un 6 come voto, si aspetta come minimo un otto dagli ospiti ai quali continuerà a dire che non è vero che è un risotto da otto, ma solo da 6 scarsino).
Al blogging “professionale” manca, a mio modesto parere, il contatto con queste semplici ovvie dinamiche interpersonali.
Chiunque sia un totale estraneo alla tavolata e non possa assaggiare quel risotto riterrà privi di adeguata indipendenza i giudizi degli ospiti di mia moglie, malgrado l’ipotetica stima. E in una parte di blogosfera attenta a queste sfumature l’antipatia derivanti da simili circostanze, a me pare, non perde mai occasione di manifestarsi (apertamente o in qualche privata frecciatina).
Mia moglie, tra l’altro, non blogga perché non le interessa, ma vorrebbe che io postassi le “sue” ricette risottose accompagnate da sperticate lodi alla sua imparagonabile arte culinaria (che soltanto i “pre-scelti” possono assaggiare).
Chiedo scusa per il commento confuso.
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Il teorema: -se un incontro non è aperto a tutti non è "trasparente"- è certamente discutibile, ma latente (almeno in me).
Possibile che le aziende cadano ancora nelle spire di quel teorema riuscendo a mostrarsi antipatiche alla parte di ‘coda lunga’ sensibile a certi atteggiamenti (a torto o a ragione, poco importa) ancor prima di mettere il naso in blogosfera. Tanto varrebbe non rischiare di esporsi al ridicolo con queste premesse. Proprio su Wired di Aprile ci sono pagine illuminanti (e non sono certamente le prime).
Aggiornamento del giorno dopo:
Comevolevasidimostrare la condivisione delle idee porta qualche volta a cambiare tali idee o a migliorarle con le proposte degli altri.
A quanto pare la tavolata della polemichetta è stata aperta ai passanti fino a esaurimento posti. Me ne rallegro.
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Maestro, son confuso….Epperò se c’è una cosa che mi guasta la buona predisposizione al taffio è quando il chef comincia a dire che la pietanza, che tu ti stai portando alla bocca con la migliore delle tue aspettative, è venuta uno schifo/scotta/cruda/insipida etici etici etici.
Saluti
di omar — 15 maggio 2007 17:21 -
Omar, parlando di cucina, il cuoco non dovrebbe mai influenzare gli assaggiatori proprio nel reciso momento del boccone alla bocca.
di gattostanco — 15 maggio 2007 18:46
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