13 giugno 2007

Leggere ok, guardare no.

Categoria: Libri di gattostanco @ 17:04

Complice aNobii questa settimana sembra io non sia in grado di bloggare d’altro che di libri…
Non ho mai nascosto di aver acquistato dei libri dopo essere stato attratto dalla copertina: oggi ho comprato l’ultima fatica di Isabella Santacroce anche se sino a ieri sarei stato certo di continuare a snobbare la scrittrice con indifferenza.
La trama descritta nel risvolto mi ricorda la trama di almeno una dozzina tra videogiochi e film d’animazione made in Japan facilmente rintracciabili in rete.

Non ho mai capito davvero le ragioni del perché certe "cose" se sono da leggere sono rispettabili romanzi per ogni rispettabile libreria, mentre se sono da guardare o giocare sono sconcezze immonde e peccaminose (e in certi casi anche illegali).

Commenti »
  1. Ho visto la Santacroce a La7 qualche giorno fa, a Otto e mezzo. Impressionante! Il mio gatto è ancora sotto al divano.

    di stark — 13 giugno 2007 17:21


  2. una volta comprai un libro che aveva una bellissima copertina…prime pagine lette, poi stop. Era un libro della Ballestra.Mah.

    di mammina — 13 giugno 2007 18:46


  3. Stark, me la sono persa. Però, sarà un caso, oggi il gatto sembrava avere di nuovo il suo problema ad un occhio.

    Mammina, io ne lessi uno della Ballestra, ma non me lo ricordo.

    di gattostanco — 14 giugno 2007 02:49


  4. Tutte le volte che vedo un nuovo (?) libro della Santacroce rimango stupito (un altro!?)poi mi ricordo del buon vecchio Busi e della sua esortazione: “..Ma che cazzo scrivete, leggete!!”. Che per lei mi sembra più che calzante che è pur vero che de gustibus etc. etc. ma raramente ho letto roba più lofi.

    Saluti

    di omar — 14 giugno 2007 08:25


  5. Omar, ma sai che non riesco bene a inquadrare dentro di me una risposta al tuo commento?
    - Il personaggio “Satancroce” creato dalla Santacroce attorno a lei stessa non ha molto di diverso nella forza estraniante e dirompente da altri miti giovanili e/o artistici del passato.
    - Io stesso di Busi ho letto ben poco.
    - Penso che scrivere comunque faccia bene (non in senso psico-qualchecosa o almeno non solo) …E se poi qualcuno riesce a campare o integrare le entrate con la scrittura meglio ancora. anche se al primo posto resta la lettura.
    - Mi rendo conto di essere guidato da numerosissimi pregiudizi categorici e che fatico ad allontanarmene se la curiosità non prende il sopravvento (in mancanza di un barlume di intelligenza viva e pronta).
    - Non ho ancora letto il suo ultimo romanzo, ma l’ho sfogliato cercando con l’occhio del maschio qualche descrizione di azioni peccaminosi (dichiarate così tanto estetiche e compendiate narrativamente da una scrittura ampollosa) e me ne sono rimasto un po’ perplesso chiedendomi quale sia il target di riferimento della scrittrice (e soprattutto di chi le ha pubblicato il libro): forse sono troppo vecchio o troppo ingenuo o, all’opposto, troppo fantasioso. O più semplicemente estrapolare simili brani letterari non è come estrapolare simili scene visive. Non si possono trattare come fossero fotografie.
    - Il caro vecchio De Sade (o come si scrive) mi sembrava più sostanzioso, ma non ha senso il paragone.
    - Un nuovo lurker (i visitatori che non commentano mai direttamente sul blog), indignato dal mio post, dopo una lunga, aggressiva e approfondita filippica mi ha fatto notare che sono una vecchia porc* merd* se straparlo a proposito della sua amatissima musa quando sono soltanto uno dei tanti che conosce le “trame” dei porn*videogiochi giapponesi. Secondo il lurker, detta con parole mie parafrando Mark Twain letto ieri, ho mostrato il lato nascosto della Luna che sono senza neppure rendermene conto. Naturalmente gli ho spiegato quanto sia facile ritrovarsi a scrutare le pagine relative a simili prodotti, anche cercando tutt’altro. Però ho ammesso di non essermene allontanato urlando.

    Che commento fulminato il mio. E’ che oggi devo andare dalla dentista e poi in agenzia viaggi con la gattoconsorte. Si tratta di due eventi che mi sconquassano completamente, ben più che la pornogr*fia del giorno d’oggi.

    di gattostanco — 14 giugno 2007 10:32


  6. Caro Maestro, cerco di “drizzare” il tiro, fatto salvo il de gustibus per cui nessuna critica a chi piacciono i libri della Santacroce il mio commento verteva sul fatto che mi sembra che la Santacroce nei suoi libri stia cercando di buttarla sul caccamerda per epater le burgeoise. Io mi sono letto Fluo, Luminol e Destroy. Se il primo era gradevole, sull’onda dei cosiddetti cannibali, ci stava pure che facesse le giovine nichilista and so on, gli altri due sono li ho trovati una inutile coazione a ripere dopodiche ho chiuso il capitolo Santacroce e mi sono limitato a dare una occhiata a quelli scritti dopo. Che dopo dodici anni dal debutto sia ancora lì a voler fare scandalo, vedi affermazioni varie sulla “distruzione” della lettura italiana e marchette giornalistiche corredate da foto soft-porn, che, insomma, voglia provare a fare la D’Annunzio del nuovo millennio ci sta pure, ma non ci vedo lo stesso spessore letterario, e appunto per questo citavo il Busi, che sì son d’accordo che “Penso che scrivere comunque faccia bene (non in senso psico-qualchecosa o almeno non solo)” ma proprio per questo è prima di tutto qualcosa per noi stessi e poi, eventualmente, può diventare qualcosa per gli altri, che si sà il racconto è archetipo collettivo, ma volerci affliggere a tutti costi con la solita broda sostenuta a suon di tetteculi mi fa montare un poco di gheta.

    Saluti

    P.S.
    Post sconnesso scritto tra una compilazione di un programmino di automazione

    di omar — 14 giugno 2007 15:10


  7. Omar, sono plaudente e commosso.

    (se noto qualche arrivo di visitatori occasionali attratti da certe parole sarò costretto a sostituire qualche carattere con un asterisco in tali parole, ma per ora è stupendo così il tuo commento.)

    di gattostanco — 14 giugno 2007 18:32


  8. Appunto personale:

    Al momento sono giunto solamente a pagina 30.
    Le prime pagine raccontano, tra molto altro, i giochi di una bamb*na con un soprammobile a forma di delfino e poi con un bamb*no e poi con un pastore tedesco.
    Bah.
    …Mi sono detto: “sono io a essere all’antica” e così ho cercato in rete un po’ di informazioni, sapendo praticamente nulla dell’autrice (a parte i miei pregiudizi che l’avevano esclusa dal mio interesse), per riuscire a capire, a comprendere oltre i semplici fatti quel che mi aspetta proseguendo la lettura. Mi è parsa subito evidente una mia lacuna, e sono sincero e privo di ironia nel dichiararla, perché mi rendo conto di essere costretto a forzare le mie sovrastrutture culturali per continuare la lettura del romanzo.

    Ho trovato una intervista del 2003 di una professoressa italiana, che insegna negli Stati Uniti, e che l’anno precedente aveva pubblicato un saggio sulla scrittrice.

    Mi ha colpito la presentazione che riporto integralmente: “Isabella Santacroce è una delle voci della letteratura contemporanea più importanti. Lo è perché nella sua scrittura come nel suo interagire con i suoi lettori Isabella analizza e commenta in maniera assai poetica e tematiche molto sentite oggi (non solo in Italia) il problema delle passioni, del loro fluire e determinare il nostro ”essere” nella quotidianità nonostante le pressioni esterne date dal lavoro, dalla assurda pragmaticità che sta distruggendo il mondo, quel mondo che, appunto, Isabella cerca di recuperare allÂ’interno di questa schizofrenia dilagante. Secondo me, nessuno è riuscito sinora a rappresentare questa frenesia in cui vivono i giovani oggi”.

    Evidentemente i temi erano diversi dall’ultimo romanzo. O così a me appaiono.

    Quel che per me è curioso (nel senso di strano e forse un poco bizzarro) è che la studiosa sia attualmente prof all’Università Cattolica di Washington dove insegna letteratura italiana e comparata.

    Comunque la scrittrice ha collaborato con la Nannini e per me questo conta qualcosa. D’accordo che l’ultimo lavoro della cantante che ho comprato è “Malafemmina” e quindi stimo un personaggio cristallizzato nel mio immaginario, però oramai evoluto nei vent’anni trascorsi.

    Inoltre in blogosfera a proposito dell’ultimo romanzo ho trovato poco fino ad ora.

    In somma, non ho risolto il mio problema non trovando che pareri contrapposti, ma inutilizzabili a formarmi un’opinione (o a scardinare quella preconcetta), perché danno per scontata la lettura del romanzo attuale o almeno dei precedenti (o, più probabilmente, sono io a essere limitato di comprendonio).

    E comunque nessuno affronta quel determinato aspetto del libro che mi frena, pur non bloccandomi.

    di gattostanco — 17 giugno 2007 03:43


  9. Appunto personale:

    Vado molto a rilento, sono a pagina 68.

    La descrizione fisica della protagonista e il delinearsi dell’ambiente in unione alla scrittura densamente cremosa della scrittrice hanno fatto in modo procedessi nella lettura.
    Ora immagino la protagonista non più come una bimbetta. Ora me la vedo come un misto tra Mercoledì del film la Famiglia Addams (e non quella della serie in bianco e nero, perché parte integrante dei miei ricordi d’infanzia, un po’ come i Forti di Forte Coraggio o Rintintin, e quindi ripulsiva a farsi inserire in un contesto tutt’altro che casto) e la ragazza del film Beetlejuice (Winona Ryder) con una forte preponderanza di quest’ultima.
    Questa visualizzazione mentale del personaggio con fattezze relativamente adulte mi aiuta a superare i blocchi culturali che mi rendevano faticoso procedere di paragrafo in paragrafo.

    Inoltre la rappresentazione dell’ambiente del collegio finora letta mi è parsa grottesca e completamente fuor di realtà e quindi più accettabile.

    Resta comunque un processo indugevole a manifestarsi quello della mia solita lettura.

    di gattostanco — 18 giugno 2007 18:06


  10. Appunti personali:

    Ho fatto un balzo giungendo pagina 193.

    Aggirata la costrizione di cui sopra, il ritmo di lettura si è fatto consueto.
    Mi sento più libero e a mio agio. Devo fare attenzione a non considerare il romanzo comico o un fumetto. Leggendo mi è venuto in mente Zio Tibia e devo stare attento a non stravolgere per caso o per forzatura il mio approccio di lettore a ciò che racconta il romanzo. Del resto anche la visione da videogioco non mi abbandona. Ho fatto una ricerchina e potrei associarla a Rap*lay innestato all’ultimo della stessa Ill*sion di ambientazione scolastica. Sarò influenzato dall’inizio odierno degli esami alle superiori.

    A pagina 120 una negativa e spassionata definizione, “definizione” per così dire, dell’utopista.

    Il manifesto delle Ninfette sembra essere uscito da un castello nazista. E’ una impressione sciocca la mia, probabilmente venutami in mente grazie a qualche documentario sull’esoterismo nazista latente nella memoria che poco o nulla relaziono al testo. Eppure quella è stata.

    L’uso delle ripetizioni, anche di interi paragrafi, spesso neppure lievemente modificati, da parte della Santacroce mi snerva. Al principio ho creduto d’essere stanco o improvvisamente rimbambito. Poi non ho avuto dubbi riguardo all’inserimento di ripetizioni ridondanti, scientificamente riproposte al lettore non ritengo al solo scopo di percuoterne la pazienza.

    Noto di non aver memorizzato i nomi dei personaggi, a parte Desdemona.

    Tra alcune parole da non dire elencate a pagina 157 trovo acciderbolatero. E’ una mia fantasia. Mi alzo e il gatto si sveglia e mi segue e miagola e gli prendo la pappa in frigo e mi siedo in terra e m’impiastro una mano per riscardargli un poco i singoli bocconi composti da alcuni pezzettini che il gatto direttamente dalla mano assaggia e poi mangia lento uno alla volta.

    Penso si potrebbero trarre molti aforismi e citazioni dal romanzo. Alcuni forse persino riconoscibili. Il libro li ingloba senza malizia. Forse non è vero, non mi sono preso la briga di riconoscerli.

    La protagonista presto si descrive annoiata da pratiche del piacere fini a loro stesse al scemare dell’estasi della loro conquista e in mancanza di altre emozioni capaci di rinnovarle e ammaliarle nel tempo (romanticamente, smielandomi addosso, potrei suggerire l’amore tra queste emozioni). Un classico della realtà umana da millenni.
    Come accade con le droghe assunte dalle ragazzine, la persistenza e il vigore degli effetti si assopiscono costringendo l’aumento della dose o una diversificazione.

    Dimenticavo un appunto: a pagina 131 sento una fortissima nota stonata nella sinfonia finora ascoltata. Leggere “sex-appeal” in un romanzo scritto nel modo in cui è scritto ferisce la mia sensibilità nonostante io sia riuscito a renderla evanescente per questa lettura. Un romanzo femmineo dal busto stretto, la gonna lunga e larga sorretta da una impalcatura rigida e il seno schiacciato sullo sterno o strizzato all’aria a seconda dei momenti, ingioiellato di pesanti pietre e cordoni d’oro si mostra con una macchia sulla parrucca quasi fosse sterco di un piccione metropolitano nutrito da qualche turista demente o abitante deviato.
    Dalla prossima edizione sostituirei quel termine. E’ una banale carezza di normalità.

    La citazione di Burke mi coglie impreparato. Pensavo di trovarmi davanti a un romanzo per ragazzette sceme (nel senso di noiose e presuntuose) o vecchi satiri (che non praticano, supplendo con la lettura). Io spero di essere considerato un noioso vecchietto e non un satiro scemo. Mah.
    Sul momento, ovviamente vista la disarmonica mia cultura raso terra, penso a Kant. Allora mi alzo e vado a prendere le osservazioni sul sentimento del bello e del sublime che sfoglio e leggo il tempo di un paio di sigarette. Tutto molto bello. La filosofia è bella. Tratta sempre delle stesse cose dette soggettivamente e in sintonia con l’ambiente e le circostanze, quasi a rendere la filosofia una scienza personale, ma ha i suoi pregi. Certo, mi ripeto, è bella. Ih, ih, ih.
    Devo ricordarmi di controllare se è davvero Burke a essere citato; Kant comunque non dovrebbe essere (devo ringraziare ancora Chiunque Sia che alla maturità, negli ultimi anni prima delle riforme ignorantistiche e rincitrullenti, fece ‘uscire’ agli orali la sublime storia e non la bella filosofia che tanto mi tediava).

    di gattostanco — 20 giugno 2007 11:43


  11. Appunto personale:

    Sono arrivato a pagina 406.

    L’azione si sviluppa in un alternarsi di riflessioni parafilosofiche e forse persino erudite, pur se distorte e inaccettabili, aberrazioni contro vittime in successione e pratiche orgiastiche. Il tutto amalgamato da una traboccante scrittura densa e in grado di provocare assuefazione nel lettore.

    La fauna umana adulta e delle educande, oltre che animale, risulta meschina e inerte carne da plasmare per la protagonista Desdemona.

    Le vittime dirette e indirette sono “sacrificate” dai carnefici. E’ ovvio. Però alcune, o forse tutte, lo sono anche dai benpensanti inetti e ipocriti. Se il comportamento di Desdemona è brutto in ogni senso ai miei occhi, si manifesta orrido il comportamento delle cosiddette persone normali raccontate nel romanzo. Spaventosi esseri grotteschi e ignobili intrisi nella menzogna senza neppure prenderne mai coscienza o appena un poco.

    Incontro la parola egotismo. Di solito viene usata egoismo. Non comprendo bene la ragione, ma mi stupisco.

    La protagonista viene colta dalla paura d’innamorarsi, di cedere al sentimento, di improvvisamente ammorbidirsi. L’innamorarsi di un cane lo stimo deposto sopra un piano teorico sotto le mie capacità di comprensione, intendendo l’innamoramento come una forza proprompente e ingestibile che altera i processi del ragionamento e fisiologici in maniera naturale. Non ho competenze per dichiararlo immorale a priori (in fondo qualcuno alleva e macella gli animali dei quali io mangio pezzi)… ma povera bestia.
    Il mettere in atto una carnalità è un altra faccenda.

    Mi diverte la protagonista nel momento in cui si chiede se la sua vittima sarebbe riuscita a scorgere il platonico iperuranio.

    Le astrazioni sulla natura umana sottomessa al plagio, alla tortura o alle droghe non mi sembrano particolarmente illuminanti. Forse sono interessanti, ma nel complesso abbastanza ripetute da tempo. In certe circostanze e situazioni il mostro alberga nella stragrande maggioranza delle persone e agisce, foss’anche unicamente per istinto di sopravvivenza o l’incepparsi dei meccanismi morali davanti alla manipolazione, alla sofferenza o al degrado. Non me ne intendo, ma credo sia naturale.

    Il custode, mi pare mai incontrato da me lettore sino a quel momento, viene punito drasticamente dal caso per la sua cretineria e ignoranza e cupidigia di un piacere culinario (per una volta nel romanzo si tratta di un piacere quasi innocente). Viene punito da una classica manifestazione del divino potere e incavolamento: un fulminine. Mi chiedo se sia un simbolo voluto come tale o semplicemente strumentale alla narrazione.

    Le lettere ricevute da casa da Desdemona sono un portento. Sono poche e descritte modificando uno stesso capitoletto (mi sono abituato alle continue ripetizioni e spesso riesco a saltarle che si tratti di frasi o paragrafi modificati nel solo finale che colgo). Leggendo la quarta non trattengo un sorriso sembrandomi comica: la manifestazione di quella che si potrebbe chiamare cattiveria in una conversazione alla buona a questo punto mi diventa comica.
    Del resto è pur vero che è difficile certificare quanto le persone sanno o saprebbero essere cattive potendolo essere.

    Alcune pagine sono dedicate alla dissezione della morale religiosa cattolica. La compie la protagonista torturatrice e assassina. Simpatica parentesi.

    E pure di etimologia si interessa la ragazza :)

    Trasfiguro l’episodio incentrato sullo strazio dei parenti di alcune vittime in un siparietto comico. L’esaltante risultato e compiacimento ottenuto e descritto unito ai comportamenti umani sociali diventa una comica muta in bianco e nero caratterizzata dalla tipica accentuazione dei gesti e con la ciliegina dei poliziotti che corrono avanti e indietro.

    A pagina 406 un cane assurge a degno compagno.
    Chiudo il libro e guardo il gatto in attesa di pappa. Oramai ha imparato a non importunarmi se sono alle prese con un computer o con un libro, a meno che non abbia davvero fame o qualche altro bisogno da soddisfare urgentemente (tipo una grattatina o una coccola o la voglia di dimostrare la superiorità dei gatti sugli umani).
    Penso intensamente proprio tanto per le mie ridotte doti, a tal punto che spazientito si è alzato e stiracchiato e ha iniziato a guardarmi con la testa un poco di lato come se stesse pensando fossi un po’ troppo scimunito anche soltanto per fargli da schiavo.
    Non riesco proprio a concepire certe cose del romanzo. Mi scuoto e lo nutro accarezzandolo appena un attimo (quando mangia non gradisce distrazioni).

    di gattostanco — 22 giugno 2007 12:26


  12. Maestro, la sua dedizione è ammirevole. Io che son grezzo come una zolla di terra dopo, come già detto, dopo averne letti tre ho smesso di voler capire e mi sono sono “ritirato” nel concetto, semplicistico se si vuole, che tutto ciò è scritto solo perchè il tetteculi tira, commercialmente parlando, più del salveoregina.

    Saluti

    di omar — 23 giugno 2007 08:54


  13. Omar, l’ho finito ieri sera.
    Se non avessi provato le difficoltà iniziali, probabilmente sarei stato immerso nella noia fin dall’inizio e l’avrei abbandonato o letto con minore desiderio di saggiare le mie reazioni al testo.
    Ieri sera ho comunque fatto un po’ fatica; oramai volevo giungerne al termine per togliermi il pensiero e la soddisfazione di poter dire d’averlo finito.
    Certo che se gli altri sono simili, non credo che li comprerò.

    V.M. 18 è assai impiastricciato di salveoregina (che “tirerà” meno di altri argomenti, ma che certo commercialmente ha da sempre buona presa).

    Forse, per un paio di centinaia di pagine, mi è piaciuta la scrittura che di ogni frase crea un complesso stucco ornamentale, per sua natura un po’ stucchevole, usando ghirigori semplici e comprensibili. Alla lunga diventa ripetitiva e appiccicosa, come una gamella continuamente riempita di panna montata.

    Se avrò il coraggio, farò un post dei miei appunti.

    di gattostanco — 23 giugno 2007 11:21


  14. Appunto personale:

    L’ho finito.

    Vedo tenera e beneaugurante l’immagine della ragazza, dell’educanda, della studentessa diligente, mentre s’infervora di una tragedia di Seneca. Spero possa incuriosire qualche lettore di V.M. 18 e condurlo a dare almeno un’occhiata alla letteratura classica.

    Malinconica, invece, la protagonista che per qualche paragrafo si scopre non soltanto senza amore, ma addolorata di non sapere cosa sia (come fosse possibile saperlo oggettivamente e a freddo) e quasi sul punto di bramarlo.

    Per il resto la storia si conclude nei modi preannunciati con largo anticipo e con l’apertura a un eventuale seguito (scelta buona e giusta nel caso il romanzo diventi un bestseller).

    Bah.
    Comunque la copertina mantiene il suo fascino (non mi dilungo nelle solite tiritere sull’estetica migliore della cattiva malizia rispetto a quella del buon candore delle quali è infarcito il romanzo e infiniti esempi letterari precedenti): “Daddy’s girl” di Michael Hussar.

    In questa ultima tappa verso la fine nel complesso mi annoio. M’annoia la scrittura, la storia, le riflessioni sociali e il bla bla bla che, comunque, mai perdono coerenza.
    A suo modo porta avanti un messaggio positivo per un giovane lettore virgulto della società, istillandogli il concetto di non lasciarsi in nessun caso ammansire da qualcuno (nel Bene e nel Male, perché la fine riservata ai maschietti è da brivido). Gli argomenti usati sono forti per me che giovane virgulto non sono da un pezzo, ma forse sono adatti a veicolare dei messaggi (a “svegliare”) per coloro che invece lo sono. Sperando poi non si facciano cogliere dalla stanchezza troppo presto, diventando “stanchi”.

    di gattostanco — 23 giugno 2007 12:44


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