19 giugno 2007
Blogger anonimo professionale, possibile?
Sono un blogger anonimo e lo sono, di riflesso, anche le mie opinioni. Per questo digito quel che penso (scemate o genialate che siano) senza farmi troppi problemi (e comuqnue mi sembra d’averlo fatto in questi anni ripettando sempre me stesso, l’eventuale interlocutore e l’occasionale visitatore).
Una domanda mi frulla nel mio testone da almeno due anni (associata a una risposta che di volta in volta si articola e completa, ma della quale non ho mai discusso con qualcuno). E questa mattina mi ha persino svegliato a causa di alcuni ulteriori stimoli di riflessione avuti dalla blogosfera.
Blogger anonimo professionale, è possibile?
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se pagano io ci sto.
di rael — 19 giugno 2007 08:08 -
Cosa intendi per anonimo e professionale?
di Matteo — 19 giugno 2007 10:11 -
rael, eh sempre a pensare al vil danaro! :D
Matteo, con anonimo intendo che non appaia con nome e cognome e la sua faccia. Intendo simile a molti blogger che usano un nickname, uno pseudonimo, per identificare la loro presenza digitale; un po’ come quegli scrittori che scrivevano usando un nome inventato.
In blogosfera e in generale in rete sono moltissime le persone che entrano e partecipano usando un nome fittizio.Con il termine professionale intendo camuffare il fatto che ci si possa guadagnare qualcosina. Non molto, per carità , ma qualcosina oltre le spese vive di gestione (come vedi rael penso anch’io al vil denaro :DDD).
E soprattutto intendo un figura che vada oltre il semplice appassionato che dedica una parte del proprio tempo in rete a essere un collaboratore di nanopublisher. E neppure intendo uno scimmiottare altre professioni, come il giornalista o il critico televisivo, senza averne le basi formative o quel che serve.Le difficoltà sarebbero immense. A partire dal costruire un minimo di solidità pregressa alle opinioni espresse o alle esperienze proposte da parte di una persona non identificabile da chiunque all’esterno della rete. Un lavoraccio lungo e costantemente in salita.
D’altro canto in prima persona come utente della rete e di molti altri servizi o prodotti oramai mi sono abituato a considerare più sostanziale il parere di un emerito sconosciuto che, magari, ho imparato a conoscere (anche se non sarei in grado di “riconoscerlo”), se ho motivi per credere che sia in buona fede e abbastanza trasparente e poco influenzabile, piuttosto che dal grande “nome” che è riconoscibile o, peggio, riconosciuto.Due esempi semplicistici:
- La critica letteraria “famosa” (tanto per capirsi), a mio modesto parere, pur essendo di estrema qualità e bla bla bla, oramai a me sembra spesso soggetta a troppe pressioni per poter rappresentare un punto di riferimento, quando invece posso tranquillamente leggere o trovare commenti e persino recensioni di persone delle quali posso intuire cultura, gusti (ed eventuali pressioni) attraverso i loro blog.
- I blogger nome e cognome che offrono recensioni di ristoranti o, parimenti, i commenti dei visitatori nei siti turistici specializzati sono a mio parere poco utilizzabili da me in qualità di potenziale cliente. Nel primo caso il ristoratore conosce perfettamente chi accoglie e così il bagno sarà certamente pulito e le pietanze preparate al meglio e l’ospite riceverà un trattamento differente dalla normale clientela; mentre nel secondo caso i commenti dei visitatori sono privi di una “storia” precedente o a volte del tutto inventati e quindi sempre molto aleatori (sempre a mio parere un po’ estremizzato).
Se invece un blogger qualsiasi che non ha interessi particolari nel settore della ristorazione mi suggerisce un ristorantino tendo ovviamente a porre molta fiducia nel suo suggerimento.In parole povere, come le riviste “di automobili” vedono limitata la propria indipendenza, perché vivono anche della pubblicità delle case automobilistiche e non delle grandi firme della moda o le riviste di moda sono influenzate dagli inserzionisti che vendono vestiti e non automobili, un blogger nome cognome con interessi nel settore del quale blogga ha le stesse limitazioni di chi usa altri strumenti. E gli esempi in questo senso, io sono convinto, sarebbero molti e alcuni persino palesi.
Sempre rimanendo nel regno degli esempi semplicistici, questo ipotetico blogger anonimo professionale se bloggasse di tuning per le automobili dovrebbe avere sulle proprie pagine pubblicità di qualsiasi cosa (non saprei: abbigliamento sportivo o in pelle o tendente al tamarro) tranne che di officine e rivendite specializzate nel tuning.
Il suo essere non facilmente rinoscibile dai rivenditori lo renderebbe una voce in grado di offrire un parere distaccato e non “ricompensato” dallo stesso settore merceologico del quale si occupa.…
E’ una curiosità la mia.
Una domanda. Forse stupida.
Se nessuno lo ha già fatto vuol dire che non ha mercato un soggetto simile o che sarebbe interessante soltanto a una ridotta nicchia del target potenziale di riferimento.Eppure a me piacerebbe da utente(del resto a me piace il ghiacciolo all’anice e questo dimostra quanto io sia spesso in assoluta minoranza rispetto alle linee generali quando sono un cliente :D).
di gattostanco — 19 giugno 2007 12:11 -
Per me l’anonimato è tutta un’altra cosa. Chi scrive con le bombolette sul muro e poi scappa è anonimo. Tu sei Gattostanco e forse volevi dire “blogger professionista” ma hai scrittp professionale per mantenere un “basso profilo”…
di papino — 19 giugno 2007 12:23 -
Grazie per il chiarimento.
Secondo me sono possibili entrambi, ma il professionale è più difficile visto la cultura informatica che abbiamo…
di Matteo — 19 giugno 2007 12:30 -
papino, …be’ per me tu sei Papino e sei anonimo (nel vero senso della parola: senza nome) in blogosfera. Per me il tuo nome resta papino, ma non penso sia lo stesso nome con il quale ti conoscono e ti “nominano” all’esterno della rete :D
Eppoi esiste l’altro gattostanco (e il primo a usare questo nick, che io sappia). Sono le differenze del rispettivo contesto a delinearci come individui diversi.Ho scritto “professionale” per rendere chiara l’idea del ricavo, senza appesantire l’impressione generale con “professionista” evitando sovraesposizioni. …l’esempio classico: un giornalista professionista è un giornalista. Può anche usare unicamente lo strumento blog per pubblicare i propri articoli, ma resta un giornalista con tutte le competenze del mestiere.
Il basso profilo, grazie dell’osservazione, dovuto a “professionale” nasce proprio dall’iptesi di una figura che compierebbe una professione, ma che non è un professionista (uno lavoratore specializzato con competenze e altro).Paradosso:
A volte mi capita di leggiucchiare brevi pareri a proposito di un libro di persone delle quali penso: “‘sto tizio non ha mai letto un piffero in vita sua e vuole dire la sua su questo libro” e quando lo faccio mi prenderei a schiaffi, perché in un certo senso è il suo contesto che dovrebbe essere per me importante per definire accettabile o meno il parere di quel tizio e non l’esperienza o non solamente almeno…Mi sono perso nei meandri del mio discorso :)
E’ ora di pranzo e sono in riserva oramai quest’oggi e devo ricaricare le batterie prima di soccombere.Matteo, “la cultura informatica che abbiamo” è anche nostra resposabilità coltivarla anche negli altri se riteniamo di averla :DDD
di gattostanco — 19 giugno 2007 13:06
A parte gli scherzi, credo sia più una qeustione legata al tipo di rapporto blogger-visitatore che alle loro specifiche capacità informatiche. Ma forse non ho compreso bene quel che intendevi dire. -
Io credo che la discriminante sia l’ambito del blog e il tipo di post che ospita. Finche’ mi si parla di ristorantini, di vino o di libri mi stanno bene i comenti e i suggerimenti di chiunque, anche di un esimio sconosciuto, anzi forse meglio, per le ragioni che esprimevi tu. Ma quando mi parlano di tecnologia, di “fibra che ride”, di scelte economiche, di medicina, preferisco sapere chi mi sta dicendo la sua opinione. Preferisco sapere se la fantastica cura contro il cancro a base di bicarbonato (grande polemica di questi giorni su usenet) la consiglia un medico che sa quel che dice o maga mago’.
La posizione di Quintarelli, ad esempio, ha un peso ben diverso per me di quella di pincopallo. E ha un peso ben diverso perche’ sono certa che sa di cosa sta discutendo, perche’ ha esperienza e autorevolezza. Conquistata da anni di mestiere E di interventi intelligenti e imparziali.
Viceversa, se un suggerimento arriva da Beppe Grillo o da Microsoft so da bel principio che ci devo fare una bella tara.
Certo, anche quel che dice Quintarelli lo approfondisco per conto mio, ma mi risparmio un bel po’ di tempo a non chiedermi chi diavolo e’ questo, da dove spunta, che cazzo dice.
IMO un blogger anonimo, per conquistarsi autorevolezza, deve fare un bel po’ piu’ di fatica di un blogger noto.
Poi ci sono i blogatti, ma quelli hanno un’autorevolezza felina a monte che li aiuta ;)
Sono andata un po’ fuori tema?
(grrrrrrr ho ADSL giu’ sto postando dial up, con velocita’ da bradipo sonnccahioso, mi vine mal di pancia! internetdrogata, si)
di fran — 19 giugno 2007 15:01 -
Fran, comprendo la differenza tra ristorantini e cure mediche.
Premetto che io ho capito i bisogni e le difficoltà di un “medico della mutua” leggendo il blog di un medico della mutua che per molto tempo ho conosciuto unicamente attraverso il suo nickname (e che non ho mai incontrato di persona).
A parte questa premessa a suo modo in tema e fuori tema al tempo stesso, io credo (tanto per fare un esempio) che il grande chirurgo professorone sia soggetto a tali e prorompenti sollecitazioni di ordine economico e politico e accademico e bla bla bla da rendermelo quasi meno autorevole del giovane specializzando che si sclera e viene spremuto dal servizio sanitario. Del resto lo specializzando ha pressioni di altro tipo e non potrà mai ammettere pubblicamente boiate, errori o danni pena l’emarginazione.
Ho esagerato, spero sia chiaro.Quintarelli non lavora bloggando, ma blogga lavorando. E’ un serio e stimato professionista che blogga e che mostra da tempo una condotta coerente. Ha trasposto in blogosfera il proprio modo di porsi innanzi a determinate problematiche o questioni o faccende partendo da un punto di partenza riconosciuto (o riconoscibile da chi non lo conosceva prima).
Lo stesso, in maniera completamente diversa (non desidero paragonare i rispettivi blog o modi di porsi innanzi agli argomenti) lo ha fatto Beppe Grillo.
Per fare un esempio contrario, Luca Conti a me sembra abbia fatto il percorso inverso. Da una autorevolezza e da un modo di confrontarsi con la realtà circostante e di suo interesse ha scavalcato i confini della blogosfera per essere riconosciuto anche fuori.
E così facendo (sempre e soltanto a parer mio) deve aver perso qualcosa, per forza di cose, nella propria libertà di giudizio (la mia impressione è che sia comunque qualcosa piccolissima, quasi inesistente), acquistando molto altro in termini di autorevolezza e di stima più allargata e solida. Per quanto mi riguarda, nulla è cambiato nel mio atteggiamento nei suoi confronti: è solo un esempio. Per me resta ancora “Pandemia”, un tizio qualsiasi che s’intende di robe webbiche e le commenta o le segnala con maniere solitamente tranquille. …soltanto che ora è più indaffarato di un tempo :)La mia “autorevolezza felina” è pari allo zero :D
Negli anni ho sempre cercato di difendere la mia libertà di giudizio nelle occasioni in cui lo andavo a esprimere nel blog.
Ho potuto farlo perché ho tentato di rispettare me stesso e gli altri nel blog, malgrado il relativo anonimato. Ma io bloggo dei fatti miei e di quel che mi incuriosisce o diverte o bla bla bla, mica per qualche spicciolo (la pubblicità è una miseria destinata a Dario che ospita il blog).
Per la natura del mio piccolo e odioso lavoro di nicchia non ho mai digitato a proposito della mia professione.
Non ho alcuna legittimazione a parlare di un qualsiasi argomento a parte mia suocera o mia moglie o il mio gatto. Tutt’al più posso fare qualche allegra considerazione sul mondo della blogosfera come potrebbe fare chiunque che ne abbia un minimo di esperienza.
Solo una volta, quando me ne andai da un progetto letteraio, ritenni doveroso dire ad alcuni degli altri il mio nome cognome per non nascondere le mie opinioni dietro a un simpatico nomignolo in modo da rendermi completamente trasparente.Il blogger anonimo deve fare un bel po’ di fatica e non potrà mai raggiungere l’”autorevolezza” di una persona, per così dire, completa di nome e cognome.
di gattostanco — 19 giugno 2007 17:32
Del resto dovrebbe essere più semplice per una figura simile mantenersi distaccato dal contesto e dalle inveitabili pressioni attorno agli argomenti di cui blogga. -
e quindi in sostanza siamo d’accordo, la risposta al tuo quesito esistenziale e’: “dipende” :P
Ogni tanto seguo un blog anonimo di un emerito spaccacazzi (non te lo dico nemmeno sotto tortura! :D) che conosco di persona come un superficiale spaccacazzi. Sai che succede? che se non lo conoscessi a volte rischerei di prenderlo sul serio.
Insomma io personalmente preferisco sapere con chi parlo o chi leggo. Tu vai benone cosi’ come sei, parli simpaticamente dei fatti tuoi o dei tuoi personali punti di vista senza pretendere di fare opinione. Quel momento che volessi farla, mi piacerebbe vedere le tue onorevoli vibrisse. Quindi, appunto, dipende :P
di fran — 19 giugno 2007 18:34 -
fran, attenzione che ti censuro le “parole del gatto” :D
…Be’ io sono come sono e bloggo come bloggo.
E mai pretendo di fare opinione o pretenderei. Non potrei mai essere opinione pubblica. Se bloggassi con regolarità di un argomento rappresenterei una singola opinione, come tutti gli altri.Esempio: i primi di luglio vado in Trentino in un albergone all’apparenza accogliente e dotato di tante belle cose per rilassare e svagare i propri ospiti.
Quando torno posso dirne bene, male o così così. A meno che non mi accada qualcosa di strepitoso o profondamente deprecabile è ben difficile che mi metta a digitarne in proposito un lungo post o rintracciabile dai motori di ricerca e bla bla bla.
Se io avessi alle spalle un annetto o due di blogging turistico alberghiero e postassi al riguardo del mio soggiorno, preferiresti che chiunque sapesse chi sono a partire proprio dal responsabile delle relazioni esterne dell’albergo o preferiresti continuare anche tu ad esssere all’oscuro delle mie vibrisse in cambio di una sostanziale autonomia del mio post?
La domanda e l’esempio stesso precedente sono un po’ sbiellati (sono alle prese col sugo e quindi distratto dalla sostanza della vita), ma credo rendano l’idea.
Il mio punto di vista personale e anonimo (con alle spalle anni di persistenza in blogosfera, spesso tediosa e certo non finalizzata a fare opinione) riguardo a quell’albergo quanto sarebbe più autorevole o meno autorevole rispetto a un qualsiasi catalogo o guida cartacei o sito web turistico secondo te? (tenendo conto che il soggiorno me lo pago e che nulla ci guadagno a parlarne bene o male) …la differenza è questa.
di gattostanco — 19 giugno 2007 19:02
Ah, restando in tema di autorevolezza e nomi ecc., in giro da ieri si trova il consueto, ma interessante, scambio di opinioni ben più autorevoli della mia sopra argomenti correlati. -
Vedi, gatto, preferirei leggere un’opinione su quell’albergo spassionata e imparziale, PROPRIO da te blogger professionale del quale mi posso fidare perche’ da tempo mi parli in modo imparziale di qualcosa che conosci. Se me lo consigli anonimamente, chi mi dice che non sia l’albergo di tuo cognato? :P
Se sei schierato o interessato preferirei saperlo. Come dire, anche i grandi giornalisti si sono conquistati la stima dei propri lettori faticosamente, giocandosi la faccia. Molti perdendola (serve qualche nome? :P). Alla lunga preferisco Emilio Fido (oddio, cerca di capirmi!): quando si sdilinqua per il cavaliere so da che parte sta. Peggio, molto peggio, quello che sta facendo ora Repubblica, a parte qualche persona seria, che finge di essere imparziale.
Insomma a mio avviso niente scorciatoie, non sei piu’ autorevole o credibile perche’ anonimo. Sei credibile se sei chiaro e onesto, non fai marchette e se le fai lo dici. Rara aves eh?
peraltro, dov’e’ che se ne parla nella blogosfera? (che io leggo quasi solo blogger tennici?)
vado a nutrire le feline, prima che mi mangino un piede.
di fran — 19 giugno 2007 20:02 -
fran, da Federico Fasce (Kurai) con una puntatina da Gaspar Torriero. Notturno un classico post riguardante l’indipendenza della stampa da DElyMyth (Elena qualchecosa ma ora come ora il cognome non lo ricordo).
…Da notare come siano pochissimi i blog per un verso o per l’altro conosciuti a essere curati da anonimi nickname.Non ho tanti cognati quanti sarebbero gli alberghi (anzi non ho neanche un cognato) :)
Soprattutto darei i numeri se mi mettessi a girare per alberghi :DIl giornalista, grande o piccolo che sia, per definizione produce informazione e opinioni per un soggetto sottoposto a pressioni e deve sottostare a compromessi (anche pienamente condivisibili, non vuole essere un critica o almeno non in questo caso).
Di Repubblica ero rimasto che utilizzava (a parere di alcuni) indebitamente le foto di Flickr, per il resto meglio le ultime notizie in poche righe di qualche agenzia o del televideo.
Non vorrei aver dato l’impressione di voler difendere un posizione a oltranza. Nel caso me ne scuso. Non ho una posizione nettissima al riguardo.
di gattostanco — 19 giugno 2007 20:37
E comunque non ricomincio per non essere pedante. -
Sbucciare fagioli, come tutti i lavori ripetitivi, stimola la concentrazione (quando stiro divento pericolosa, infatti lo faccio molto raramente :P).
La fuori c’e’ il mondo: io faccio l’informatica di professione. Se, con il mio nome e cognome, scrivo ca.. ehm.. stronerie informatiche sul mio blog o faccio marchette, con che faccia mi presento dai miei clienti il giorno dopo? Ho, appunto, un nome da salvaguardare, quindi scrivo quello che il giorno dopo posso dire al cliente senza rischiare figuracce.
Peraltro, se un ristoratore puo’ servire Biondilli in un altro modo rispetto a un’anonima fran, la vedo difficile che Microsoft riscriva windows per farmi fare una marchetta, o Cisco tarocchi il suo router per una recensione positiva: se sono disonesta lo sono scientemente. Quindi non ti passo l’esempio :P
Ti rispondo off line, se hai scritto qualcosa di eclatante lo vedo dopo. (maledetta telecom!)
E mi scuso di averti colonizzato il blog appena ci ho messo dentro il naso.
(ok, ti ho letto: restiamo dell’opinione che… dipende ;) e con cio’ la pianto anch’io che ho annoiato anche la Santa Pazienza (cit.)
di fran — 19 giugno 2007 23:41 -
Con cultura informatica intendo dire che molte persone non sanno cosa sia un blog… Per molti internet è una minaccia, un qualcosa da avere paura… Come si fa a pagare qualcuno per lavorarci su? In giro purtroppo sento molto questo tipo di discorsi, anche tra i giovani!
di Matteo — 19 giugno 2007 23:53 -
ehi tecnomicio, c’hai altre domandine da porti? buona giornata. (p.s. non sei anononimo…ti conosciamo tutti eheheheheheh
di mammina — 20 giugno 2007 11:26 -
fran, è capitato ad altri di colonizzarmi il blog i loro primi tempi. Poi s’accorgono che sono noiosetto o che ho abbandonato l’argomento di loro interesse e, soprattutto, che linko gente assai più dinamicamente applicata al proprio blog. Ogni tanto ritornano per vedere se possono trovare altri che valga la pena di seguire :D
Matteo, ora ho capito.
Mia suocera dice che io lavoro coi copiuter, perché le ricorda qualcosa di materiale e meccanico.
Tra i giovani pensavo fosse in pieno sviluppo il pensiero contrario.Mammina, potrei postare almeno un paio di domande al giorno in un blog dedicato scegliendo tra le tante domande che quotidianamente mi premono.
di gattostanco — 20 giugno 2007 11:55
E ci sarebbe sempre qualche buontempone che a tutte risponderebbe “42″ :)
Mi conoscete tutti. tutti quanti? Savèh, dovrò mica chiudere il blog? :-D -
Sarebbe senz’anima (oltre che di una noia pazzesca) ;-*
di PlacidaSignora — 20 giugno 2007 12:03 -
PlacidaSignora, non sono d’accordo.
Forse sarebbe noioso, non posso escluderlo.
Però non ritengo sarebbe senz’anima.Fran stessa, poco sopra, ammette di essere legata al mostrarsi distintamente sul proprio blog e di doverne tenere conto relazionandosi con la propria clientela.
Questo non significa che sia solita tarparsi l’anima o che non si senta libera di esprimere ciò che pensa.
Del resto mi è capitato di assistere a sospensioni di blog nel momento in cui il blogger si sentiva rinchiuso avendolo aperto con la propria faccia.
Certi diari personali sono scritti con l’anima perché anonimi.Perché quindi non è possibile trasportare un’etica e la ridotta quantità di compromessi in un blog che non racconta una vita, ma descrive con occhio personale la realtà (di una categoria merceologica o di un settore industriale o dei prodotti venduti dalle assicurazioni e via dicendo).
Un broker assicurativo che bloggasse onestamente dovrebbe potrebbe farlo unicamente in maniera anonima, altrimenti non riuscirebbe più a stipulare neanche una polizza nonostante le migliaia di nuovi clienti che si porterebbe in ufficio.Ma forse ho malinterpretato quel che intendevi dire.
di gattostanco — 20 giugno 2007 12:20 -
ok, benissimo.
di caino — 20 giugno 2007 13:34
blogger anonimo professionale.
perfetto.
e quale lavoro dovrebbe fare?
[:-D] -
Caino, e chi ha detto che dovrebbe lavorare? :D
di gattostanco — 20 giugno 2007 13:38 -
“Un broker assicurativo che bloggasse onestamente dovrebbe potrebbe farlo unicamente in maniera anonima, altrimenti non riuscirebbe più a stipulare neanche una polizza nonostante le migliaia di nuovi clienti che si porterebbe in ufficio.”
diciamocelo, che questa è una caz*ata grossa come una casa. le generalizzazioni non sono mai buona cosa, e se le tue esperienze personali sono negative, vedi di scegliere meglio la prossima volta.
esiste l’ISVAP per segnalare imbrogli o comportamenti non corretti e ti posso assicurare (pun intended) che hanno il potere di fare verifiche e di emettere sanzioni.
personalmente qui si ha un’etica.
di eio — 21 giugno 2007 19:59 -
Eio, è certamente una generalizzazione grossa come una casa. Fatta tanto per discorrere.
Proprio per le esperienze invece positive che ho sparato quella caz*ata.
E naturalmente non mi riferivo a imbrogli o comportamenti non corretti, ma solamente, per dire, alle differenze per la clientela tra prodotto e prodotto.
Era un esempio. Avrei potuto citare altri tipi di venditori o consulenti che conoscono appieno i prodotti venduti o consigliati e appartenenti a diversi marchi di un settore definito. Oltretutto quello delle assicurazioni è un settore tradizionalmente (a ragione o a torto, poco importa) per molta gente in mano a una sorta di potente cartello.
Non mi è venuto in mente altro in quel momento per generalizzare usando un esempio riconoscibile senza troppe descrizioni.Mi spiace, non è stata una genialata la mia.
di gattostanco — 21 giugno 2007 20:35 -
a rileggerlo, come suona male il mio commento. ti chiedo scusa, non volevo. cancella pure il mio commento, a rileggerlo così, non ha mica senso. dovevo esser fuori di testa…
di eio — 21 giugno 2007 22:46 -
eio, ma no. Tra vicini di blog nessun problema :D
Ogni tanto mi scappa una caz*ata. O meglio: ogni tanto mi rendo conto di aver sparato una caz*ata e invece molte altre passano e vanno.
Ribadisco il mio dispiacere e sono io a scusarmi per aver digitato maldestramente.
di gattostanco — 21 giugno 2007 23:43
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