30 luglio 2007

Brutto post demagogico

Categoria: Pavia Politica di gattostanco @ 13:09

Premessa
Evidentemente oggi ho perduto la pazienza.

Demolizioni passate
Anni orsono vivevo in una tranquilla cittadina di provincia.
Accanto a un parcheggio, proprio a due passi dal centro e dalla stazione, si ergeva maestoso un monumentale e vasto rudere industriale (a me sembrava bruttarello, ma non me ne intendo d’architettura).
Qualcuno avrebbe voluto conservarlo, ristrutturarlo e riadattarlo in qualche maniera al servizio dei cittadini.
Lo demolirono a cavallo di Ferragosto per costruire palazzi.

Tentativi di demolizioni d’oggi
Nei giorni scorsi, lo riporta firma (prendendo spunto da un confuso, a mio parere, articolo di giornale), anche a Pavia è stato tentato l’avvio della demolizione di una vecchia e fatiscente area industriale, poi bloccato da beghe legalburocratiche (che probabilmente nei giorni di Ferragosto non si sarebbero verificate).
Giustamente sottolinea quanto sia, presumibilmente, molto piè forte la spinta economica rispetto alle ragioni derivanti dal degrado o dalla numerosa presenza di (non ricordo quale sia l’ultima bizzarra definizione politicamente corretta inventata da qualche politico) ‘persone ufficialmente non stanziali’.

Esperienze passate
Sono in casa da solo a mangiare uva spaparanzato davanti al televisore. Avevo marinato l’università. Sento sferragliare dietro la porta di casa. Mi alzo, vado ad ascoltare. Sembra che qualcuno voglia entrare, pur non avendo le chiavi. Mi spavento. Inizio a fare rumore anch’io con l’intento di informare chi è dall’altra parte che qualcuno è in casa. I rumori da fuori cessano, o quasi. Non saprò mai spiegarmi la ragione, comunque apro di scatto la porta. Vedo una ragazzina scassinatrice e un bambino apprendista. Attimo di sospensione. La ragazzina raccoglie la borsa, probabilmente degli attrezzi, prende per mano il bambino che s’era messo a piangere e si getta giù per le scale di corsa.
Ripresi, scosso da quelle faccettine, a guardare la televisione.
Io sono stato un bambino fortunato, e quel giorno sono diventato un ragazzo un pochino più intollerante. Perchè il concetto stesso di tolleranza indebitamente esteso è deleterio e genera indifferenza.

Al bar con amici
L’altro giorno ero seduto a un tavolino di un bar di Piazza della Vittoria (per chi non conosce Pavia: mi trovavo in pieno centro, sullo sfondo intravedevo Annabella e alle mie spalle, a pochi metri, spuntava il Duomo). Con me erano due amici che hanno investito una giornata del loro presioso tempo insieme per vedere la città. Personalmente sono una pessima guida turistica; in compenso li ho fatti camminare non troppo.
Si avvicina un bambino a chiedere l’elemosina controllato a distanza da un adulto non stanziale (forse la nonna).
Noto l’espressione un po’ così degli amici foresti seduti con me. Mi dico che certo anche nelle loro città ci sono bambini costretti dai genitori a chiedere l’elemosina ai turisti. Mi dico che forse hanno il timore che il bambino si freghi i miei occhiali da sole appoggiati sulla tovaglietta, ma sono occhiali vecchi, fuori moda e rigati al punto che neanche un bambino li fregherebbe. Mi dico che forse sono turbati dal mio cambio di tono di voce nel controbilanciare la breve insistenza del giovane mendicante.
Restiamo, di nuovo soli, nel caldo e umido pomeriggio estivo pavese a chiederci cosa si dovrebbe fare per salvarlo.

Il cassonetto indifferenziato
Dalla finestra della cucina posso ammirare due cassonetti dell’immondizia in lontananza.
Spesso, con la finestra aperta, mi capita di sentire il loro caratteristico rumore. Spesso sono i vicini di casa che sono scesi a buttare la spazzatura, a volte si tratta di un furgoncino che getta chissàcosa, a volte si tratta del vicino della villetta accanto che sembra felice d’allontanarsi per qualche momento dalla moglie, spesso si tratta di qualcuno che rovista attento – ogni tanto riconosco un padre (o un fratello maggiore) con un ragazzino al seguito che cavalca sempre biciclette diverse, ma, presumo, nulla che possa servirgli a crescere-.

Io non sono padre.
Alla mia età credo di essere una eccezione.
Malgrado questo e facendo demagogia spicciola e inconcludente, non ho dubbi in proposito e me ne scuso, a me sembra che la salvaguardia dell’infanzia dovrebbe essere la massima priorità. Eppure è mai tale.
…Sono stanco di provare sofferenza per quei bambini ultimi tra gli ultimi che nessuno vuole salvare dai loro genitori o dalle circostanze. E pensare che detesterò e avrò timore di quei bambini quando saranno diventati adulti.
Esiste ancora chi pensa a fare l’Italia. Giustissimo. C’è anche chi vorrebbe spezzarla. Boh.
In ogni caso, qualcuno dovrebbe decidersi a fare gli italiani. E non a farseli.

Commenti »
  1. Non è affatto brutto questo post, anzi, bello, veramente.
    Condivido la preoccupazione per la crescita dei bambini, anche di quelli “fortunati”, non solo degli ultimi e di quelli che vivono situazioni patologiche. Vedo pochi genitori impegnati a insegnare ai bimbi a essere delle brave persone. Se le macchine non si fermano alle strisce per far passare una donna col passeggino doppio, nessuno sul treno affollato cede il posto a una donna incinta, che forma di rispetto possiamo insegnare ai bimbi che ci guardano?
    Viviamo in una società basata sugli abusi, i bambini prenderanno il peggio?

    di Birra — 30 luglio 2007 15:33


  2. Bel post.
    Riesco a immaginare piazza della Vittoria a fine Luglio, non è difficile.

    di Gio — 30 luglio 2007 16:12


  3. Brutto commento ad un post che non lascia zitti.

    Sperimento ogni giorno come mi senta sempre apprendista-padre.

    Non ho risposte “giuste” per i miei figli, tantomeno per i bambini altrui. E non serve essere genitori non stanziali per abbandonare i propri figli o scegliere vie sbagliate.

    D’altra parte ho l’impressione che oggi tutti vorrebbero essere padri/madri di figli unici da proteggere contro tutti.

    di l'apprendista — 30 luglio 2007 18:12


  4. A me il post piace. E ne ho due di figli… qualche giorno fa ho fatto una fatica boia a spiegare perche’ non volevo dare una monetina ad un bambino accattone sfruttato da un adulto poco distante. Dura neh… ed anche il dubbio di far sempre la cosa sbagliata… :\

    ciao, f.

    di Francesco — 30 luglio 2007 22:33


  5. Per salvare quei bambini, basterebbe che le leggi fossero applicate. L’accattonaggio con bambini e animali è vietato. I bambini presenti sul territorio italiano devono andare a scuola. Soltanto privando i genitori (purtroppo spesso non si tratta dei veri genitori) dell’uso dei bambini come fonte di reddito e mandandoli a scuola è possibile sottrarli al destino a cui sono condannati fin dalla nascita: miseria, privazioni, una vita di espedienti e di delinquenza.
    Beppe Grillo qualche tempo fa ha fatto un post interessante sui bambini che chiedono l’elemosina. A Roma, ma probabilmente in ogni città, esiste un numero del comune per segnalare situazioni di disagio dei bambini. Quel numero io lo compongo spesso.

    di Pamela Canali — 31 luglio 2007 06:44


  6. Già. Conosco il misto di fastidio e pietà. Quando posso, do a questi bambini qualcosa da mangiare invece di soldi. In quei momenti, smettono per un attimo di essere furbi e adulti e tornano bambini che si godono un dolce.
    Però è troppo poco.

    di Chiara — 31 luglio 2007 10:55


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