29 agosto 2007
Nato pantofolaio, mi stanco presto
…perché sono un pantofolaio (nel senso che adoro ciabattare in casa e non nel senso di produttore di pantofole) e amo starmene tranquillo e in pace.
Era un pezzo che volevo prendere quel computer, metterlo sulla scrivania e armato di cacciavite farlo a pezzi con ampio gaudio.
Nelle faccende manuali sono tutt’altro che un drago, ma sono riuscito a non ferirmi e mi sono divertito a svitare e a strappare.
Ora mi resta lo scheletro metallico da smantellare, ma essendo privo di viti andrà a finire che dovrò gettarlo così com’è.
…perché sono un pantofolaio, un tizio al quale piace starsene tranquillo e solo.
C’era ‘sto bambino che doveva nascere e non voleva saperne. Lontanissimo parente acquisito. E allora vai e vieni e tira e molla e meno male che sono abituato a cambi repentini di orari. E immaginavo fosse una pratica più semplice e sbrigativa e naturale; mi han detto che di norma è così, ma che in alcuni casi, anche se nulla procede davvero storto, capita che servano più tempo e fatica. E mi ha distrutto nonostante fossi soltanto un lontanissimo parente (e forse neppure tale, che certe parentele mica le capisco io, dato che per certe persone sono valide a identificarti come parente e per altre no), figuriamoci la madre poverina.
…perché sono un pantofolaio, e i funerali sono sempre imprevisti che capitano a ingarbugliare i propri piani. Ho il massimo rispetto, ci mancherebbe, ma a volte c’è da fare le corse per essere presenti o accompagnarvi qualcuno.
…perché sono un pantofolaio fumatore automobilista. E l’altro giorno andando da mia madre mi sono fermato a svuotare il posacenere dell’auto a un comodo cassonetto dell’immondizia posizionato accanto a un cimitero (tanto per rimanere in tema). Non è un comportamento rispettoso dei defunti che riposano a due passi, me ne rendo conto, però asfaltando e allargando il parcheggio hanno costruito un ripetitore telefonico (o quel che è) e sino a un paio d’anni addietro pochi metri più avanti c’era un campo da motocross (chiuso, che io sappia, dopo un grave incidente), quindi non mi pare di essere stato troppo sbrigativo e irrispettoso nel solo fermarmi a svuotare silenziosamente il posacenere.
Che poi uno dice le tragicomiche. Faccio per rientrare in macchina e mi si avvicinano due tizi (da quel che ho intuito erano pseudo-giornalisti di quel genere diventato lo zimbello di certe discussioni da bar di paese dalle parti di mia suocera) a chiedermi se ‘avevo a che fare in qualche modo’ con la ragazza uccisa (mi riferisco al giallo dell’estate, che non cito per Google). E meno male che non ho avuto la prontezza di rispondere "Certo!" e d’inventarmi qualcosa: mi sarei messo nei guai.
…perché sono un pantofolaio che ama ballare con la grazia di una quercia in una giornata senza vento. Ballare inteso in senso lato, ovviamente. E invece questa sera devo fare il cavaliere servente e andare a sentire una liscio-band in una piazza di paese (che se uno pensa sia poca cosa vuol dire che non ha mai provato a prenotare un buon tavolino in un simile contesto provincial-campagnolo, faccenda complicata e difficile nemmeno si trattasse di un night rinomato in centro a una metropoli).
Benone. Spero di riprendermi un po’ dalla stanchezza nei prossimi giorni

