Come moltissimi sanno, Giavasan è un noto dispensatore di perle cultural-underground webbiche. La blogosfera, se non ha qualcosa di interessante dal punto di vista visivo, musicale, artistisco o semplicemente stimolante all’intelletto la evita. E infatti la evita quasi sempre. I suoi post sono informativi, briosi e concisi trampolini verso un tuffo nella rete ricca di soddisfazione delle sue passioni (e di quelle dei suoi visitatori). A volte ho trovato cose affascinanti e altre volte strambe forti, eppure considero meritevole ogni suo singolo post (per quanto all’apparenza privi di una catalogazione sfogliabile, fatto questo che, a mio sindacabile parere, li rende effimeri e provoca il tipico stress da "Ma porcaccia mi ricordo benissimo che l’era da qualche parte da Giava’ quel robo strafenomenale e ora come me lo trovo che non mette neppure una stramer** di parola di presentazione e come lo trovo ora?" che prima o poi capita, io credo, a chiunque segua per un certo tempo Giavasan).
Chissenefrega?
No assolutamente. Infatti questa mattina trovo nel suo blog un suo intervento testuale, questo è già un evento piuttosto insolito, dedicato alle blogstar, e questo è già un evento estremamente insolito:
I Comandamenti delle Blogstar
Il solito decalogo?
No. A prima vista si tratta del solito decalogo tra l’ironico e lo strafottente dedicato a chi blogga, o crede di bloggare, a petto in fuori e pancia in dentro (espressione obsoleta del gergo militare) per certi versi. La differenza sono alcune importanti novità, o per meglio dire puntualizzazioni che si possono intravedere all’interno (o forse no e questa mattina ero comunque dell’umore giusto per investire del tempo a digitare un inutilissimo megapost sghignazzando un pochino).
1
-Non parlerai mai male delle Blogstar
L’apoteosi dell’essenza stessa di una blogstar. La doppia negazione, per quanto accettata comunemente, presta il fianco a opposte interpretazioni, che generano discussione o salvano la blogstar dal prendere una posizione precisa (o come le migliori blogstar sanno, le offrono l’opportunità di variare tale posizione con grazia o rudezza a seconda del partne… a seconda delle circostanze, o di mantenerla con ostinata consapevolezza seppur vaga e interpretabile da ogni visitatore a proprio vantaggio e soddisfazione).
Inoltre il riferimento al parlare è indubbiamente riferibile alle occasioni di incontro personale dal vero tra blogstar.
Questo cosa significa?
Semplice: sul blog tutto allunga o condisce il brogo primordiale della blogosfera alimentante l’esistenza della blogstar, ma dal vero tutto cambia.
Personalmente mi è accaduto di mostrarmi critico verso una blogstar, o più soavente di non leggerla neppure.
2
-Per brevi periodi adotterai il Plurale Maiestatis
Adottare il ‘plurale maestatis’ significa usare il "Noi" al posto di "io" (usato in tempi antichi dai regnanti e in tempi moderni dai leader di partito). Da non confondere con il Plurale Uxoris usato dalle mogli (esempio: la moglie dice all’amica "Noi questa estate abbiamo deciso di andare in Trentino", mentre il marito è ancora convinto di andarsi a spaparanzare in spiaggia a vedere passare qualche bella figliola).
Adottare il plurale rafforza il significato, l’origine e l’estetica di un messaggio. L’abuso genera curiosità e prese in giro, quindi solo le più accorte blogstar lo usano con disinvoltura.
Personalmente evito il plurale ritenendolo fonte di possibile confusione date le mie scarse capacità espressive.
3
-Rifiuterai sdegnato la propagazione di un meme, linkando il mandante
Con meme si intende sia una qualsiasi catena di santantonio blogosferica e sia una folgorante segnalazione e/o opinione. Più comunemente si intende una catena.
La blogosfera vive di meme. Più o meno intelligenti e/o interessanti a seconda del blogger che li prende in esame prima ancora di digitare un post. La blogstar, per definizione io credo, diffonde i propri meme e soltanto raramente può concedere benevolenza nel riportare un meme altrui alla propria bolla blogosferica. Si tratta di un gioco di equilibrismo. Alcune blogstar vivono solamente di meme altrui senza quasi mai citare l’origine e riescono a farsi imitare dai propri visitatori senza che quest’ultimi abbiano desiderio di appropriarsi delle fonti dirette.
Personalmente ho sempre risposto, mi pare, alle sollecitazioni esterne delle catene blogosferiche. Purtroppo devo ammettere non solo di non essere un emettitore originale di meme in senso di segnalazione e/o opinione, ma addirittura di non averne capiti alcuni girati per la blogosfera. Uniche eccezioni e fonte di fierezza nei confronti di mia moglie (che alzò persino lo sguardo per farsi ripetere, e quindi ascoltare davvero, quel che le stavo dicendo) furono una filastrocca e una raccolta di link (che comunque non possono essere ritenuti a pieno titolo dei meme).
4
-A intervalli prestabiliti ti erigerai a conoscenza
Fondamentale.
Il presente post è un chiaro tentativo di erigermi a conoscenza. Saltuariamente, e nel limite delle proprie conoscenze, è opportuno per la blogstar che intenda mantenere il proprio status, quello di mostrare conoscenza. Il visitatore disinteressato non salterà il post preferendo cercarvi a colpo d’occhio le piccole intersezioni di ironia abertuelata per sollazzarsi, mentre il visitatore interessato potrà ricevere conoscenza e persino commentarla. Erigersi a conoscenza nei giusti modi e tempi contribuisce, come si diceva una volta, a fidelizzare i visitatori. L’uso di tale erez… esternazione di conoscenza (ricordo: conoscenza senza la ‘i’), da fare anche usando piccole parentesi in blog di fuffa totale, spero sia ovvio, dovrebbe essere fatto consapevolmente senza arrischiarsi in campi del sapere del tutto sconosciuti (a meno che non siano inventati di sana pianta).
Personalmente ho adottato il sistema del vocabolario, date le mie scarse conoscenze e l’indubbia difficoltà a erigermi, questo non implica alcun problema nell’erigere altro (lo specifico per i maliziosi): apro a caso un vocabolario (il limite delle versioni on line dei vocabolari è appunto quello di non poterli sforagliare a caso) e cerco una parola che possa essere adeguata al mio povero lessico (ad esempio l’altro giorno ho usato ‘inferenza’ in un commento e ho sbagliato essendo parte di una terminologia a me oscura e mai usata in questi anni di blog) e provo a ricamarle attorno una espressione di senso compiuto che possa veicolare conoscenza. Alcuni pensano sia un metodo totalemente inutile e inetto, altri persino lo definiscono scorretto, mentre io lo trovo spassosissimo. In effetti e purtroppo sono dotato di poca memoria e non mi ricordo le parole difficili. Figuriamoci la conoscenza (ogni documentario sui leoni è per me nuovo e ricco di informazioni che presto dimentico).
Note: a volte cado nell’uso di parole sconosciutissime (esempio: propalare, in un commento ieri) o inventate (es: sforagliare) o deformazioni dialettali incomprensibili ai più (es: abertuelata). Quando accade mi perplimo e tafazzo.
Altro mio difetto è l’abuso del congiuntivo (e nonostante questo riesco ancora allegramente a cannare il congiuntivo adorando ogni segnalazione in merito).
5
-Non confonderai in alcun modo perché con perchè
La blogstar si differenzia dal ragazzino semplicemente blogfamoso o dall’aspirante blogstar anche dai particolari (gli accessi e i lettori via feed sono solo una parte di ciò che contribuisce a definire una blogstar che si rispetti).
Perché si scrive perché e non perchè. Conoscere quando è avverbio, congiunzione o sostantivo non serve a scriverlo e quindi non importa.
Personalmente l’accentazione di perché la ritengo un segnale dell’attenzione del blogger a come scrive. La blogstar è sempre attenza ;) attenta a come scrive (persino una faccina inserita o non inserita in un post può fare la differenza tra un post cattivo e un post buono). Oramai sono così abituato da scrivere "perché" anche a penna (é è un modo per fare apparire il carattere ‘é’ nel web che, ricordo, viene sviluppato in luoghi, che alcuni amano definire patria dell’ignoranza specialistica, dove la scrittura non ha ancora raggiunto la bellezza e la completezza, ad esempio, delle lingue romanze e dove gli accenti, insieme ad altre caratteristiche, sono sovente considerati bizzarrie da europei -ah ah ah-).
6
-Né né con nè. (NdR: questo è il comandamento più sottovalutato)
La corretta accentuazione di ‘ne’ è uno dei pilastri linguistici della blogosfera italiana. Se la blogstar conosce, o perlomeno mostra di saperla applicare, la differenza tra né, nè e ne sale ai piani alti dell’olimpo delle blogstar (soltanto tra quelle che hanno una certa proprietà nello scrivere, ovviamente).
Personalmente ne’ meandri di tali questioni non m’azzardo a entrare. Infatti non uso espressioni contenenti parole o particelle la cui accentuazione non mi è chiara. ‘Ne’ ‘sto’ ‘do’ e altre simili ho teso a eliminarle dal mio bloggare non sapendole usare. Piuttosto creo delle perifrasi ridondanti, ih ih ih.
Invece ho la fissazione del po’. Po’ intenso come un poco si abbrevia con l’apostrofo e non con l’accento. Pò è sbagliato, mentre po’ è corretto. …Ma è una battaglia persa in partenza (la lingua cambia ogni giorno un poco) se persino nelle notizie scorrevoli del Tg2 è usato pò (tanto per fare un esempio a caso; in televisione capita sempre più spesso di vederlo scritto con l’accento). Ieri o l’altro, ad esempio, ho modificato un commento che conteneva ben quattro un po’ accentati. Uno lo tollero, due mi infastidiscono, tre mi sconsolano e quattro mi spingono a modificarli. …Comunque mi ripeto: la lingua cambia per i fatti suoi e, in somma, la mia è soltanto una fissazione superflua.
7
-Posterai ogni riferimento al tuo blog da parte di qualsiasi pubblicazione cartacea e/o servizio televisivo
Ovvio.
Anche se nei casi in cui non sia possibile dimostrarlo apertamente si dovrebbero riferire tali riferimenti (di solito i riferimenti sono fatti per dare un riferimento e quindi mi sembra giusto riferirli per riferire quel che riferiscono o a quel che si riferiscono).
Personalmente, che io sappia, sono stato nominato in un paio di saggi (in uno persino citato) e in un paio d’articoli di giornale. E ho contribuito alla tesi di un paio di universitari (almeno un grazie, eh brutte mer*e, niente vero?). E persino sono stato invitato a due trasmissioni (di una ne parlai, dell’altra evitai per pudore). Purtroppo il fatto che mi ostini a salvaguardare un relativo anonimato mi preclude interviste, apparizioni e salite in cattedra.
8
-Sosterrai con passione la superiorità della rete sui network tradizionali
In realtà la vera blogstar è cauta al riguardo. Nessuna superiorità espressa con passione. Piuttosto al giorno d’oggi si predilisce una certa sostenere una sostanziale diversità. Oppure si specificano le aree di superiorità (esempio: il differente approccio nel bloggare a proposito della stampa quotidiana o del giornalismo).
Personalmente detesto il telefono. Credo sia bastante a definirmi senza espormi e colgo l’occasione per, eventualmente, aprire il confronto se il telefono sia un network o no.
9
-Almeno una volta annuncierai di voler smettere di bloggare
L’annuncio può essere esplicito, sottinteso o inespresso. Nel primo caso si apre la conversazione, nel secondo si avvia una discussione, mentre nel terzo si sparisce per un po’ per osservare se qualcuno se ne accorge (eh! Visto ho usato ‘ne’ ;D). Per quanto sia pratica utile, in certi casi potrebbe rivelarsi controproducente nel caso in cui l’annuncio vada a creare commenti e post di compiacimento o, peggio, cada nell’indifferenza.
Personalmente all’apparenza mi è capitato di utilizzare il terzo modo. Non ne ero consapevole, comprendendo questa chiave di lettura col senno di poi. In realtà mi ero distratto un attimino. Mi capita spesso, se non sono concentrato.
10
-Non smetterai
Indubbio.
Personalmente ho tentato, ma non riesco.
…E la mia amata sposa, vecchia moglie saggia e d’esperienza, ritiene sia buona cosa il mio scaricare parte delle mie attenzioni sulla blogosfera piuttosto che a farmi venire comprensibili idee.
Apocrifi: (dai commenti di Orazio e Scuola di ladri al post)
11
-Esisti solo tu, e nessun altro
Concetto principe alla base dell’atteggiamento tipicamente agnostico attribuito alle blogstar che danno rilevanza unicamente a loro stesse e ai propri pensieri. Per esprimerlo in parole comprensibili al volgo dei blogger credo sia utile parafrasarlo alla maniera del Marchese del Grillo: "io so’ io e voi non siete un ca**o".
Il piano dell’esistenza della blogstar è alto per definizione rispetto a a quello dei visitatori. Se è palese che senza lettori la blogstar non esiste (mentre esistono milioni di blogger con scarsi lettori) è altrettanto vero che li guarda dall’alto (seppure appaiano in alcune testimonianze delgi episodi in cui alcune blogstar siano state colte a rimirare i propri visitatori con rispetto e voglia di dialogo).
Ultimamente, però, sembra essere dimostrato che una blogstar per avere rilevanza autorevole nelle conversazioni della coda lunga esterna alla bolla di blogosfera che pienamente si riconosce in lei, deve evitare di porsi apertamente sopra un piedistallo di medio livello come poteva accadere in precedenza. Il piedistallo dovrebbe, preferibilmente, rispecchiare due tipologie: o essere all’apparenza terra terra (la blogstar si rifiuta di elevarsi pubblicamente sopra i suoi visitatori) o cielo cielo (la blogstar si autoeleva a vette inarrivabili di eccellenza e chiaramente considera i propri visitatori membri di una specie inferiore -mai da disprezzare, per mantenere il consenso allargato, e da gestire con pomposa benevolenza o cieca arroganza a seconda delle situazioni-).
Personalmente adoro partire dal presupposto contrario (sebbene a qualcuno appaia indisponente): tutti esistono, tranne me (e infatti mi linco assai di rado).
11 bis
-Copierai post geniali da blog sconosciuti ed estinti ma senza fartene accorgere
Tale pratica sdegnata dall’ortodossia della blogetiquette (o blogtiquette) è un fenomeno esistente, seppur marginale, della blogosfera. La blogstar rischia parecchio in autorevolezza; del resto una blogstar è blogstar mica a caso (a parte forse un paio di, appunto, casi). In ogni caso il tempo impiegato nella ricerca di vecchi materiali da modificare e riproporre è spesso antieconomico da usare nell’economia complessiva di un blog. La vera blogstar non si abbassa a perdere tempo e, se copia, copia da post recenti e se ne frega.
Personalmente sono stato copiato una volta sola. Per meglio dire: una volta sola ma ne sono accorto. Riservo un profondo rancore e astio nei confronti di quella blogstar che mi copiò. Io, che copiai quel post a mia volta, almeno ebbi il buon gusto di lincare il post usato per il mio collage di Control+C e Control+V (copia e incolla con la tastiera). Decisi di soprassedere per dedicarmi a covare la vendetta.
12
-Nelle situazioni peggiori, pescherai dai tuoi post di successo ormai dimenticati
Capita a volte, anche se nessuna blogstar pensa che i suoi post possano essere dimenticati.
Personalmente, e questo evidenzia quanto io sia un blogger quanto mai lontano dal poter essere associabile anche unicamente alle aspiranti blogstar, feci ben altro: riscrissi un post molto simile ad un mio precedente senza neppure saperlo. Cioè, per spiegarmi meglio, mi è capitato di dimenticarmi un mio post e di aver narrato un fatto già detto in precedenza. Sono ancora stupefatto al ricordare quel post, infatti non si trattava di un episodio riferito a mia moglie o al suo modo di pensare o a mia suocera o alla fuffa, no, trattava un argomento serio e quella ripetizione, cribbio, avrei dovuto ricordarmela.
Nota finale: non ho riletto il post. Errori e omissioni sono miei.
Aggiornamento ore 15:30. Ho riletto correggendo alcuni degli errori di digatizione e ho inserito poche insignificanti aggiunte, a parte il comandamento apocrifo 11 di Scuola di ladri, al quale vanno le mie scuse, che mi era sfuggito.