15 novembre 2007
Una blogger alla corte della Societ
Capsicum dal Congresso della Società Italiana di Cure Paliative.
Copio e incollo:
"Ho raccontato l’esperienza di blogger mia e di Giorgi di Il mio Karma. Sette minuti. Tanto per darvi un’idea. Qui nessuno conosce il Web 2.0" (qui)
"In compenso la religione si infiltra. Commuove e suscita plauso la beghina amorevole che cita Lourdes e racconta lacrimevoli istorie" (qui)
"Persino gli operatori sanitari sperano che Chiarafalce gli mandi un preavviso…" (qui)
E incollo da un post di Giorgi:
"a quanto pare il fatto che un paziente abbia un blog viene interpretato solo come pericolosissimo tentativo di cercare informazioni ‘non controllate’ sulla propria malattia. Meno male che non ci sono andata, altrimenti mi sarei arrabbiata molto,"
-
Scusa, mi era sfuggito questo tuo post. E’ molto difficile per i medici distinguere lo smanettamento della rete da parte di pazienti ansiosi o evidentemente insoddisfatti dei canali comunicativi con il proprio medico, dai tentativi, fatti ad esempio sul mio blog, di utilzzare la potenza comunicativa della rete per rompere i tabù sulla malattia, e in particolare sul cancro. Per fortuna il mio oncologo questa cosa l’ha capita benissimo, ma temo che di medici come lui (e di Capsicum ovviamente) ce ne siano davvero pochi. Ciao
di Giorgia — 21 novembre 2007 10:46
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