13 dicembre 2007
Minipost: il primo Roberta non si scorda mai (neanche il secondo, a essere sincero)
Tra i sederi “Roberta” preferisco ancora quello storico di Rosa Fumetto.
Nata per caso la curiosità nei commenti al post precedente, ho trovato questa pagina (Palcoscenico) dove è possibile, mi si perdoni il gretto maschilismo analitico, “comparare” in un colpo solo i diversi ‘modelli’ (non credo si possa parlare di ‘modelle’ :D) dal 1983 in poi.
Probabilmente, a distanza di vent’anni, al primo sedere nei miei ricordi si è aggiunto, facendone uno solo, quello di Susan Martin (1988). Meraviglie della memoria …io che dimentico sempre tutto.
…nota agli eventuali commentatori: chiamatelo sedere. Chiamatelo cu*o (l’asterisco per Go*gle ed evitare così arrivi di persone che cercano contenuti a tinte forti). Però, per piacere, non chiamatelo “lato B”.
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diritto di voto anche le donne? Si? allora voto Rosa Fumetto.
gran donna, lei.
Ben tornato, felino :)
di fran(cesca) — 13 dicembre 2007 12:32 -
La Roberta che mi ricordo di più è Susan Martin.
Se devo dire la verità mi ha sempre messo a disagio questa pubblicità della carne a pezzi.Una noticina sul marchio che non avevo mai notato prima (distratto da altre cose?) la “o” di Roberta nella prima versione sembrava proprio un tavoletta da Water: vabbè che si parla di sedere ma …di dove sedere!
di l'apprendista — 13 dicembre 2007 16:03 -
Ops, mi scuso per la svista involontaria…
di la Parda Flora — 13 dicembre 2007 17:28
il fondo schiena può andare bene? -
caro gattostanco. ecco al fine un argomento su cui non posso proprio dichiararmi d’accordo con te.
di dud — 13 dicembre 2007 20:50
mi spiace che abbiamo visioni del mondo così diverse e spero in futuro di poter sanare questo grave disaccordo di opinioni.
vedi, non è tanto sulle singole qualità , che non metto in discussione, ma sul confronto che ne scaturisce.
la signorina carolina salvia, se non è stata sottoposta ad operazione phoshoppistiche (phototeppistiche direi) si avvicina molto all’ideale di perfezione.
ammetto, da tuo coetaneo, la suggestione della memoria per la fumetto. i divertenti ricordi dei rischi affrontati in sella alle nostre biciclette quando si paravano davanti a noi i cartelloni pubblicitari. ammetto tutto, ma quando si deve essere giurati, bisogna saper mettere da parte i sentimenti e le nostalgie. ricercare l’obbiettività . e, obbiettivamente, la signorina salvia è un archetipo dell’ideale sedere: è il sedere iperuranico di platonica memoria. è il valhalla del fondoschiena. è la verde prateria dove corrono liberi i nostri spiriti. è il svadhishthana che vorrei impastare nel mio naravati. -
Caro Dud,
di gattostanco — 14 dicembre 2007 11:45
dispiaciuto d’aver opinione diversa in simil contesto, mi rallegro non sia oggetto di aspra contrapposizione e piuttosto sia evidente segno della libera ragione espressa dalle nostre diverse menti.
La visione del mondo che tanto appare divergente la ritengo fondamentale al corretto compimento di una analisi corretta, critica e fondata alla ricerca della soggettiva obiettività che tal campo d’indagine dona.
Infatti se l’obiettività è per definizione obiettiva, affrontando argomenti di risplendenti siffatte curve il singolo uomo pone in essere, oserei aggiungere “indiscutibilmente” se peccassi d’altera presunzione di motivazioni inoppugnabili, le di lui preferenza e formazione.
L’ideale di perfezione, a mia sindacabilissima opinione, è relativo in tutti i luoghi della umana sostanza. A maggior ragione quand’essa è certo esposta coll’intento di solleticare l’umana fantasia.
Ordunque io affermo che sedere di donna non può essere osservato con lo sguardo della semplice ragione. E neppure dovrebbe essere osservato con lo sguardo della semplice fantasia. Piuttosto attraverso la propria e personale fusione di questi soprannominati elementi atta a trarne soddisfazione visiva e ponderata attrazione e, per alcuni, persino illuminata speranza per il futuro. Elementi singolari relativi al singolo e per tale motivo personali e lontani da una possibile rappresentazione di ideale perfetto e generale, quanto di ideale perfetto e specifico.
In effetti, per amor di verità di pensiero, desidero dichiarare le mie riflessioni influenzate e sfuocate da simili osservazioni della natura fisica e di certo prive di quella purezza di raziocinio che la conversazione meriterebbe.
Tuttavia desidero riportare l’attenzione sulla superba qualità dell’oggetto in esame della Fumetto, sicuramente scevra da manipolazioni compiute da un artistico grafico -dogma da me accettato sordo a possibili prove contrarie-, che a mio onesto e attento sguardo, seppur personale e inobiettivo alla luce di una impossibilità di creare siffatti elementi nel mio animo indagatore vista la tipologia dei soggetti allo studio, appare il più splendente, animato, attraente, vivo, umano, caldo, e -mi si perdoni l’ardir- accogliente e comodo.
Mio caro Dud, perdonami. Non posso e non voglio allontanarmi dalla suggestione della memoria, la mia così labile. Verrà il giorno in cui sarà il mio unico sostegno e allora preferisco alimentarla e gioirne fin d’ora, senza mai accantonarla.
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