Archivio per febbraio, 2008

19 febbraio 2008

Non volo, sono l’autista

Oggi andrò in un noto aereoporto sperduto a ovest di Milano. Il caso ha voluto che mi fermassi a vedere in tv una trasmissione appena andata in onda e dedicata al disastro del trasporto aereo nostrano (stranamente la colpa veniva distribuita sia a destra che a manca -forse più a manca, per coerenza editoriale-. Non ero troppo attento ritenendo il tono espositivo un po’ troppo alla Lucignolo per i miei gusti. Comunque mi ha sorpreso un ex manager dichiarare il proprio errore di valutazione. Divertente, per non piangere, il fatto che una compagnia estera abbia preferito fallire piuttosto che impantanarsi nel Belpaese).

Nei siti ufficiali non ho trovato delle veloci indicazioni sui parcheggi del Terminal1 che riuscissi a capire. Però ho trovato il suggerimento di fare un giro nei negozi e persino la possibilità di fare una doccia. Consigli ammirevoli, ma io che ho avuto persino difficoltà a orientarmi nel parcheggio del nuovo Carrefour pavese, avrei preferito una chiara piantina. Andandoci raramente, e una volta soltanto come passeggero, ogni volta rimuovo dalla mia mente percorso e luoghi ritornato a casa.

Aggiornamento ore 9:15
A quanto pare ci sarà uno sciopero del personale aeroportuale.
Prevedo un lungo pomeriggio.
Spero di trovare un posticino dove sedermi ad aspettare (magari leggendo).
Qualcosa mi dice che salterò il pranzo.
Inutile nasconderlo: certi martedì assomigliano ai lunedì.
Comunque, pur non conoscendo i motivi dello sciopero [per l'Ansa è a sostegno della strategicità e a difesa dei posti di lavoro], sono solidale [anche se a volte, però, le mosse dei sindacati mica le capisco proprio bene].

gattostanco @ 01:33 - Commenti (0)

18 febbraio 2008

Minipost: le invasioni marziane

Interessante scambio di argomentate opinioni tra Davide Malesi e iguana jo in questo post (Vibrisse).
Partendo da Urania per analizzare la situazione editoriale complessiva (e non solo).

Ne sono forse indirettamente il responsabile. Mooolto indirettamente, ovviamente. Me ne compiaccio lo stesso.
Spero che qualcuno dica che è tutta colpa del fantasy (mi farebbe contento :D).

gattostanco @ 15:35 - Commenti (0)

Se votassero solo i blogger? :)

Nei commenti al post precedente ho avuto qualche scambio con lud_wing a proposito di un immaginato blog politico e di ipotetiche paraelezioni da indire (unilateralmente e per gioco) in blogosfera.

Mi viene spontaneo ora chiedermi (ma non credo di essere il primo) cosa accadrebbe se soltanto i blogger votassero dei candidati scelti unicamente tra blogger:

-Quali apparentamenti, quali blogpartiti, quali interessi, quali speranze e quali promesse ne emergerebbero?
Questione secondaria: considerando come "blogger" sia i politici di professione che hanno uno staff a occuparsi di uno o più blog e sia i gggiovani che digitano cose piene di kappa …o non considerandoli?

E allora ?

Boh, niente, chissenefrega ;)
…Comunque: sia io e sia lud ci siamo candidati alle blogelezioni.
Pur avendo proposto la mia candidatura per primo, ho deciso di rimettere al servizio del bene comune la mia blogesperienza e ho chiesto di confluire nelle liste di lud_wing nell’ottica delle celeberrime, anche se vetuste, convergenze parallele
:D

gattostanco @ 00:20 - Commenti (0)

17 febbraio 2008

Un breve programma politico (personale)

In vista delle prossime elezioni anticipate (espressione che mi ringiovanisce)
Appunto personale:
-Non digitare di politica apertamente. Se capita, terminato lo sfogo, cancella.
-Non ridere nei post dei programmi politici, sempre gli stessi, che mai saranno attuati.
-Non piangere. Non farti venire il magone. Non inveire contro gli altri elettori.
-Costringiti ad andare a votare.
-Trova qualcuno da votare… trova qualcuno da votare… trova qualcuno da votare. Chi? boh, ma trovalo. Hai due mesi. Provaci almeno.

Ci vorrebbe un blog dedicato agli indecisi che non credono alle storielle (meno I.c.i, meno tasse, più servizi e blablabla tutte favolette) dove poter sapere come si regoleranno gli altri indecisi consapevoli (frequento assi poco i bar, e a parte un paio di leghisti convinti e alcuni comunista ferreo e un socialista -alla Pertini, non alla ladro, che da trent’anni non vota-, non conosco della gente che ha voglia anche soltanto di parlare superficialmente delle elezioni. Quest’ultimi, infatti, pensano che dovranno vergognarsi comunque andrà a finire e quindi non si sbilanciano).

-Mai parlare di politica la domenica mattina. La gattoconsorte poi esce e a messa trova la buona Speranza, lasciandoti da solo col gatto e la tua cattiva Certezza (che genera indecisione).

gattostanco @ 11:03 - Commenti (0)

16 febbraio 2008

Adoro i gatti ben riusciti

A me Gatto Nero spesso non è simpatico. Tra gatti accade di frequente. Per bene che vada, a volte, si mostra una soave reciproca indifferenza.
I fermenti gattici li ho riscoperti di recente, cambiando in parte una idea pregressa. Un po’ come accade al mio gatto quando chiede cibo: il morbido A no, le crocchette A no, un goccio di latte no, il morbido B no, le crocchette B no e poi torna a dormire offeso per non aver ricevuto un cubetto di prosciutto con la maionese o un gnocco al pesto (il mio gatto è mezzo ligure e mezzo piemontese e gli piace persino il pesto che ovviamente mai riceve).

Questo sabato mattina mi sono svegliato con mia moglie che mi ricordava nelle orecchie di dover fare la spedizione con sua madre. Trattenendo la mia linguaccia ingrata della fortuna d’esser vivo nonostante mia suocera, mi sono fatto un bicchiere di caffeina solubile, ho acceso la prima sigaretta del giorno e il pc e, lasciando perdere posta e aggregatori vari, ho guardato il gatto arrotolato dentro i miei jeans posati sopra lo schienale della sua poltrona qui accanto vicino al termosifone (lascio vestiti sempre in giro, ché in ogni caso non li raccoglie mia moglie.
Da una immagine simile deriva il mio pseudonimo in rete.
E allora, in quei rari momenti in cui mi chiedo qualcosa che ritengo valga la pena d’esser saputo, mi sono chiesto da cosa nasca il nome FermentiGattici del blog di Gatto Nero.
E allora ho letto i suoi ultimi post che per altera dimenticanza mi ero perso.
Ganzo.
E ho capito: i suoi post sono fermentati.

A margine per gli iniziati: Vista mi sembra molto involuto, peggio dell’ultimo Word 2007, e quindi uno dei pochi motivi per possederlo è riceverlo gratuitamente (tra l’altro un sacco di cose non ci girano ancora, o per meglio dire, io non sono stato in grado di farcele girare con grande giramento del conoscente che si ritrova un sistema operativo che riesce soltanto a fargliele girare).

gattostanco @ 09:06 - Commenti (0)

15 febbraio 2008

‘cidenti al blocco del traffico :D

Domani dovrò accompagnare mia suocera a fare un esame (privatamente, ché altrimenti magari s’aggrava prima dei tempi pubblici biblici lasciati tali proprio per favorire il settore privato e il ticket poi qualcuno lo deve pagare lo stesso se lei salta l’appuntamento).

C’è il blocco del traffico (cinque ore dalle dieci e trenta in poi: chissà a cosa serve) e io mi muovo grazie a un dieselone che ha appena superato di nuovo la revisione a pieni voti (ma soltanto Euro3).
Così adesso mi tocca andare a fare la spesa (inquinando) anche se avevo preventivato di farla domani all’ora di pranzo, mentre rincasavo (deviazione di duecento metri al supermercato). E domani bighellonerò per la pianura lombardo-piemontese (inquinando), perché di certo non intendo restarmene a pranzo da mia suocera.

Domani volevo trattenermi anche a Tortona alle 18 a farmi fare la dedica da Marco (in occasione della presentazione di un libro), ma proprio non riesco a organizzarmi con gli orari del blocco. Uffa.

gattostanco @ 16:32 - Commenti (0)

‘cidenti al blocco del traffico :D

Domani dovrò accompagnare mia suocera a fare un esame (privatamente, ché altrimenti magari s’aggrava prima dei tempi pubblici biblici lasciati tali proprio per favorire il settore privato e il ticket poi qualcuno lo deve pagare lo stesso se lei salta l’appuntamento).

C’è il blocco del traffico (cinque ore dalle dieci e trenta in poi: chissà a cosa serve) e io mi muovo grazie a un dieselone che ha appena superato di nuovo la revisione a pieni voti (ma soltanto Euro3).
Così adesso mi tocca andare a fare la spesa (inquinando) anche se avevo preventivato di farla domani all’ora di pranzo, mentre rincasavo (deviazione di duecento metri al supermercato). E domani bighellonerò per la pianura lombardo-piemontese (inquinando), perché di certo non intendo restarmene a pranzo da mia suocera.

Domani volevo trattenermi anche a Tortona alle 18 a farmi fare la dedica da Marco (in occasione della presentazione di un libro), ma proprio non riesco a organizzarmi con gli orari del blocco. Uffa.

gattostanco @ 16:32 - Commenti (0)

Letteratura, edicole e lettori

Ho letto con interesse un sostanzioso post di iguana jo dedicato a una celebre collana Mondadori che da decenni offre letteratura in edicola a basso prezzo.
Riassumendo in poche parole la tematica portante: con passione e ardore, ma senza farsene accecare, dipinge un quadro dettagliato delle ragioni che a suo parere sono alla base della formazione di una frangia di lettori definiti conservatori, quindi poco inclini alle novità o agli approfondimenti.

Osservando la situazione dal suo punto di vista, mi ritengo di concordare con molti punti del suo intervento. Osservando dal mio punto di vista, comunque assai limitato, mi sento di non potermi dichiarare altrettanto categorico nell’addossare responsabilità così totali a una singola pubblicazione.

La tesi, riassunta molto alla spicciolata, è questa: Mondadori con quella collana ha contribuito a diffondere la letteratura più libera e affascinante (a parte determinati temi) e al tempo stesso ha ingabbiato una frangia dura dei propri lettori in una sorta di appiattita letteratura usa e getta di sola evasione.
E ora per me viene il difficile di spiegare quel che penso in proposito. Ho pochi dubbi che la tesi di iguana jo sia corretta. Però, a mio avviso, questa viene spalmata un poco troppo nel tempo e un poco troppo sulle persone. A mio parere i guasti prodotti nei lettori, soprattutto in tempi passati, sono (o dovrebbero essere?) ampiamente ripagati dalla curiosità e dalla consapevolezza inseminata in loro.

Mi considero un lettore. Ma sono un cattivo lettore: non mi piace spendere i soldi, faccio le orecchie e uso poco i segnalibro, non ho voglia di sbattermi a cercare i libri, ordinare un libro è una fatica immensa, mi piace sfogliare un libro prima di comprarlo, mi lascio attrarre dalle copertine e via dicendo. Se un libro non è a portata di mano, devo prima essere convinto di qualcosa o da qualcuno per andarmelo a cercare.
E certa letteratura è assente dagli scaffali. Soltanto i classici o qualche rara novità sono messi alla portata delle mie mani di solito. Non sono un editore, ma ritengo da facilone che i classici tirino sempre la loro carretta e che le poche novità abbiano una loro potenzialità commerciale.
Per non parlare poi dei prezzi. Non se ne abbiano a male gli editori, ma con quindici euro offro una grigliata mista a mia moglie (bevande escluse). E una grigliata mista è persino più potente della Forza, a breve scadenza.
Se devo sbattermi per trovare un libro, benone: troverò altro da leggere in libreria o al supermercato o in rete. Se devo pagare un libro con i miei soldini, benone: cerco di farmi persuadere a comprarlo senza darmi troppo da fare (pago e quindi gestisco la mia fatica in base ai soldini).

Quindi, secondo una personale opinione che io stesso non riesco a chiarirmi del tutto, se da un lato la vendita in edicola di letteratura ha certo avuto, e in parte ha ancora, dei limiti dovuti sia al reciproco pregiudizio tra editore e lettore e sia a evidenti ragioni di costi, da un altro lato la vendita da scaffale non ha saputo o non ha avuto le risorse per offrire tutto il panorama letterario che i voraci lettori si sarebbero meritati.
E non ne faccio una questione di generi.

Punto focale, per me, della trattazione di iguana jo, è la colpevolizzazione della collana in oggetto per il suo basso prezzo. Questo avrebbe ucciso il mercato e, in un certo senso, l’immagine allargata delle letture offerte nel tempo. E di riflesso avrebbe abituato una frangia dei lettori abituali a spender poco e a trovare una letteratura più facile per svagarsi piuttosto che per accrescersi.
Non ho competenze editoriali di alcun tipo. Leggo prima di tutto per svago (se poi mi rimane qualcosa da quel che ho letto, ben venga naturalmente). Ho rimuginato un poco sopra quelle affermazioni e non ne sono venuto a capo. Una parte di me dice che potrebbe aver ragione, mentre un’altra parte di me si ricorda buonanima di mio padre seduto sul divano a leggere i suoi libretti bianchi (ma anche quelli argentati e dorati) senza i quali io mi sarei potuto appassionare unicamente alla letteratura della Bur (e Oscar Mondadori) letta da mia madre. Con me ha funzionato, limitatamente al modesto genere di lettore che sono cresciuto.

In sostanza: se per certi versi concordo con iguana jo, per altri versi mi sento di addossarmi le mie responsabilità di lettore pigro (non stanco). Non credo di essere conservatore nelle mie letture, ma al tempo stesso non sono un indagatore. Non credo di essere particolarmente esigente, ma al tempo stesso non spendo i miei soldi se non vedo neppure la copertina. Se in libreria o al supermercato trovo quasi sempre le solite ristampe sono dispiaciuto. Se invece trovo rari libri nuovi mai sentiti prima, ma a prezzi inconcludenti (poco meno della vecchia quarantamila, per dire), be’ magari mi compro da leggere un classico scontato del quindici. Se, e spesso è la norma per me, non mi capita una cosa che mi ispiri, allora non compro e mi ritrovo senza un libro da leggere perdendo un’occasione.

Infine.
Prima sparata: certa letteratura si considera di nicchia. E quasi tutti i lettori la considerano tale. E molti si considerano superiori in certa misura. E alcuni la vogliono, invece di desiderarla. A me questo pare sbagliato.
Seconda sparata: molta letteratura si presenta male e sfig*ta dentro il proprio guscio multicolore. Inoltre, da lettore qualsiasi, non propriamente chiuso in un genere, non trovo una voce chiara e facile e almeno all’apparenza onesta che mi dia indicazioni di lettura di prodotti (un libro è un prodotto commerciale, prima ancora di essere letterario) in luoghi internet che siano aperti e semplici: sfogliare il catalogo on line di una casa editrice è una noia mortale, mentre i siti e i blog letterari sono un blaterare continuo strapallosissimo spesso e volentieri.
A me piacerebbe, facendo un esempio esasperato, che quella collana proponesse un semplice blog: “questo mese è uscito ‘sto libro e Caio, che l’ha già comprato e letto, ne dice questo” “il prossimo mese esce ‘st’altro libro e Sempronio che l’ha tradotto dice che gli è piaciuto perché…” …Esagero, spero sia palese… Semplicemente non mi piacciono i circoli letterari troppo chiusi e sorretti da un certo tipo di lettore dogmatico che di solito diventa l’unico pubblico di riferimento che esplicitamente colloquia in qualche modo con gli editori, la critica e i responsabili delle vendite (quest’ultimi che sono anche i responsabili della qualità delle proposte pubblicate).

Mi sento al fianco di chiunque voglia migliorare la situazione, per quanto possa sembrare un tentativo donchisciottesco. I punti di vista possono essere diversi (o, come il mio, confusi e superficiali), ma la molla dentro i lettori credo sia simile: voler leggere cose belle e interessanti. Per questo ringrazio iguana jo che mi ha dato una spinta a interessarmi un poco di più.

-

noticina: mi sono sforzato di non usare la parola fantascienza e di non citare per nome la collana Urania. Perché mi volevo cimentare nello sforzo di liberarmi temporaneamente della presuntuosa convinzione che un amante anche della letteratura fantascientifica sia un lettore con una marcia in più (e di questa convinzione, forse irrispettosa e sicuramente deleteria per la fantascienza stessa, mi scuso con chi non l’apprezza).

gattostanco @ 14:21 - Commenti (0)

14 febbraio 2008

Amore …in montagna

Fran(cesca) in un commento al post precedente:

- – -

Spesso si fa fatica a camminare insieme. Ognuno ha il suo passo e a volte tocca fermarsi seduti su un sasso ad aspettare, e ci si gela il sudore addosso. Altre volte bisogna affannarsi per tenere il ritmo del compagno, si arriva col fiato corto, la lingua di fuori e quello sta tamburellando nervosamente.

A volte devi farti forza per passare dove lui è passato allegramente e a te tremano le ginocchia e te la fai sotto, a volte tocca rinunciare perché si rifiuta lui di passare.

A volte ci si perde di vista e ci si ritrova la sera al rifugio.

A volte cÂ’è bisogno di camminare da soli per un poÂ’.

Ma se succede qualcosa, se ti fai male, se scende il nebbione, se il passaggino è difficile, avere qualcuno a portata di voce, essere legato alla corda di una persona della quale ti fidi, può essere determinante per arrivare a casa vivo.

- – -

L’avevo detto d’esser oggi sanvalentinoso.

gattostanco @ 15:09 - Commenti (0)

Minipost: sanvalentinoso

Gli ultimi giorni, dopo un improvviso ribasso (ringrazio chi mi è stato vicino sul blog o via email), hanno visto una notevole impennata delle mie azioni nelle quotazioni della gattoconsorte.
E anche le sue sono salite ulteriormente nel mio borsino.
Mi sento sanvalentinoso.

gattostanco @ 01:32 - Commenti (0)

13 febbraio 2008

L’esempio dei Grillini di Voghera

Gli amici di Beppe Grillo comunicano e si radunano in rete attraverso Meetup (si tratta nella sostanza di forum avanzati).
Tempo addietro, se ricordo bene, mi lamentai di come a parer mio i Grillini di Pavia fossero privi di una visibilità semplice e immediata (sarò di parte, ma un blog mi sembra più semplice e immediato di un forum per quel che riguarda la comunicazione con l’esterno).

Gli amici del Grillo di Voghera si appoggiano a un blog ben curato, al tempo stesso semplice e immediato:
Questo

Qualche post e qualche link per il visitatore.
Pagine chiaramente raggiungibili per definire il “Chi siamo” e “Collabora con noi”.
Collegamenti, per il visitatore desideroso di approfondire le tematiche del gruppo, che rimandano alle principali sezioni della loro presenza in Meetup.
Una chiara e semplice email alla quale rivolgersi per info (“Scrivici”).

A me pare un buon esempio di interazione fra il blog e il forum a beneficio del visitatore e degli ‘amici’.

gattostanco @ 18:24 - Commenti (2)

L’esempio dei Grillini di Voghera

Gli amici di Beppe Grillo comunicano e si radunano in rete attraverso Meetup (si tratta nella sostanza di forum avanzati).
Tempo addietro, se ricordo bene, mi lamentai di come a parer mio i Grillini di Pavia fossero privi di una visibilità semplice e immediata (sarò di parte, ma un blog mi sembra più semplice e immediato di un forum per quel che riguarda la comunicazione con l’esterno).

Gli amici del Grillo di Voghera si appoggiano a un blog ben curato, al tempo stesso semplice e immediato:
Questo

Qualche post e qualche link per il visitatore.
Pagine chiaramente raggiungibili per definire il “Chi siamo” e “Collabora con noi”.
Collegamenti, per il visitatore desideroso di approfondire le tematiche del gruppo, che rimandano alle principali sezioni della loro presenza in Meetup.
Una chiara e semplice email alla quale rivolgersi per info (“Scrivici”).

A me pare un buon esempio di interazione fra il blog e il forum a beneficio del visitatore e degli ‘amici’.

gattostanco @ 18:24 - Commenti (0)

12 febbraio 2008

Sdoppiarsi in un blog segreto?

Louie in questo simpatico post ammette (magari non è vero, non posso saperlo) di avere un altro blog "per gli eccessi".
Anch’io una volta ho aperto un blog segreto, ma aveva una sua effimera ragion d’esistere.

Poi ho aperto un blog con l’intenzione di raccogliere quel genere di pensierini e link e materiali un po’ fuori dai soliti schemi gattostancheschi (gli eccessi).
Quel blog è rimasto vuoto.
Fui colto dallÂ’ansia che se mai fossi stato scoperto e quel blog fosse stato collegato a questo…
Non mi sarei vergognato, quasi certamente. Però ho ugualmente preferito evitare il rischio (un eccesso di qualsiasi tipo per cui mi sarei potuto vergognare mi sarebbe probabilmente scappato prima o poi).

E allora?

Boh.
Mi chiedo quanti blogger abbiano un blog segreto :D
Ovviamente, e purtroppo, la mia curiosità è destinata a rimanere inappagata (altrimenti che segreto sarebbe).

gattostanco @ 18:15 - Commenti (0)

Pigreco al quadrato (letterario)

Avvertenza: il post è lungo e sconclusionato. Avrei dovuto inserire dei grassetti per facilitare il voler dargli un’occhiata; viceversa lo sconsiglio.

- Appunti sparsi -

A novembre lessi un libro (Sezione Pi-Quadro di Giovanni De Matteo) e mi piacque molto. Visto che proprio dell’Urania del novembre scorso si tratta, mi piace soffermarmi a paragonare -tanto per fare una citazione cinematografica pop- gli Urania alle vicende del film Dolce Novembre (quello del ’68, e non certo il remake del 2001 che non credo avrò mai il fegato di guardare, perché di solito tendo per partito preso a definire delle boiate i rifacimenti) capovolgendone la trama: quasi ogni mese entra in casa mia un Urania e io vedo se questo cambierà la mia percezione del mondo o di me stesso.
Tempo dopo ho letto in rete alcuni commenti (segnalati nel post lincato) a proposito del libro che sottolineano alcuni elementi del romanzo in maniera negativa. Gli stessi elementi a me invece parvero positivi. E questo mi ha incuriosito.
Bene, a me capita di avere opinioni diverse da altre persone su libri, film e quant’altro. A volte non mi interessa questa differenza e a volte mi incuriosisce. Per dire (e capovolgendo ancora il punto di vista): a me non piacciono i gamberetti (come si presentano, anche se ammetto che il gusto potrebbe essere buono) e mi incuriosisce il fatto che qualcuno possa apprezzarne il gusto senza restare prima disgustato dalla loro apparenza.

Non conosco De Matteo. Non conoscevo i suoi scritti prima di imbattermi nel suo romanzo. Non bazzico gli ambienti internettiani legati alla letteratura, a parte pochi precisi luoghi (nei quali la fantascienza ben raramente viene considerata).

Scribacchio orrende storielle fantascientifiche che nessuno legge (lo ripeto a favore dell’eventuale visitatore occasionale). Sono brutte. Soprattutto sono scritte male. Ringrazio d’avere la forza di sentire come sono seppure accecato dall’affetto provato per loro.
Quindi il mio sogno è di vincere il Premio Urania, come è accaduto a De Matteo col suo romanzo (certo il fatto che nessuno legge le mie storielle crea una notevole difficoltà al realizzarsi del sogno, mantenendolo tale e puro senza che possa venire deturpato dalla realtà. Personalmente sono molto contento quando riesco a mantenere i miei sogni vivi e al tempo stesso puri. Preferirei saper scrivere, ma mi accontento di come sono).
Amo la fantascienza italiana (campanilismo).
Del resto mantengo una certa invidia nei confronti degli autori italiani.
Amo qualcosa che non posso raggiungere (qualitativamente, nelle mie storielle).
Quindi parto prevenuto nel leggere la fantascienza made in Italy e, soprattutto, a leggere un Premio Urania.
Come ogni premio letterario, e molti ‘oggetti’ e ‘soggetti’ che orbitano attorno al sole della letteratura, credo abbia una faccia illumintata e una oscura, non ho dubbi al riguardo. Però questa mia certezza si aggrappa all’invidia (eheheh) e per questo ha larghe zampe pregiudiziali.
Comunque… Queste sciocche ammissioni digitate poco sopra mi servono per chiarire un fatto: se pensassi tra me e me che De Matteo ha scritto una brutta cosa o soltanto una cosa così così, ne sarei compiaciuto e soddisfatto meschinamente e non starei a impiegare il mio tempo a digitare superficialmente queste mie parole.

Ricordo.
Mi sembra d’aver letto prima di tutto la presentazione dell’autore in fondo al volume.
Nato nel 1981; be’ -penso- è giovane; be’ -poi penso- veramente sono io che non sono più giovane. Cresce in meridione in posti mai sentiti prima; be’ -penso- almeno non è il solito milanese. Laureato in TecnoFisica Ultradifficile; be’ -penso- almeno dovrebbe sapere quel che scrive. Ha pubblicato racconti e blablabla; be’ -penso- non dovrebbe essere un qualche raccomandato, ma non si può mai sapere. Ha fondato il connettivismo che è blablabla; be’ -penso- ha pubblicato due libri e ha già creto un suo movimento letterario e commento fra me e me “bella internet!” e sorrido. Ha un blog; be’ -penso- questo è un punto a favore. La spiegazione di cosa sia il connettivismo specifica che prende il nome da una scienza ideata da Van Vogt; be’ -penso- se ha letto e preso qualcosa dal caro buon vecchio Alfred, allora ‘sto tizio qualcosa di buono lo ha anche letto [in quel momento non sapevo lo avesse, a parer mio, anche scritto].

Ricordo.
Ho letto le prime due pagine.
Pioggia, traffico, roba nanotech genetica, squallido locale, Bagnoli.
Benone -penso- tutto molto ‘classico’. Da lettore gongolo. Non ho idea di dove mi porterà la lettura, ma di certo sono subito portato in una atmosfera amica come se qualcuno avesse detto “Energia!”.
Bagnoli mi preoccupa un poco sul momento. Sono nato e cresciuto al nord e ho i miei pregiudizi atavici (e telegiornalistici) che non riesco a scardinare del tutto. Be’ -penso- almeno non è la solita identica metropoli ammericana o la solita Napoli distesa al sole all’ombra del Vesuvio.

Il finale è definito frettoloso da alcuni.
A me non pare. Da lettore mi sento accompagnato sul finire del romanzo a seguire Briganti (il protagonista) in alcuni spazi, mentre i pezzi del giallo (si tratta di un poliziesco) vanno a unirsi poco a poco fino a presentare la soluzione nelle pagini terminali del libro. Mi sembra ovvio. Quanti libri gialli ho letto in cui l’assassino viene mostrato prima della fine? Di certo uno, La traccia del serpente di Stout, nel quale il colpevole viene indicato esplicitamente al lettore attorno a pagina centocinquanta (sessanta pagine prima della fine). Ma ne ho letti anche tanti altri dove l’assassino si scopre nelle ultime pagine (sono certo un sempliciotto, non lo nascondo, ma mi sembra un normale espediente narrativo. Come lo era quello alla base del più noto tenente televisivo che, al contrario, entrava sullo schermo dopo che il telespettatore aveva assistito al delitto all’inizio dell’episodio). Mi pare che ogni autore possa sentirsi libero di indicare l’assassino un po’ quando gli pare. Del resto uno stereotipo per sottolineare l’impazienza di una persona, una volta, era quello di additarla come qualcuno che non riusciva a non andare a leggere le ultime pagine di un giallo per sapere prima chi fosse il colpevole (e sottolineo “ultime pagine”) senza desiderare di godersi l’esplosione finale.

Briganti è proprio ben definito come personaggio. Lo definiscono i suoi pensieri, i suoi gesti, le sue doti, i suoi incontri e il suo mondo. Penso persino possa essere riconoscibile altrove. Per dire: nell’Urania di febbraio (Lord Darcy/1 di Randall Garret) ci sono tre romanzi brevi di forte sapore poliziesco. Nell’ultimo è riconoscibile un enorme omaggio al più geniale (credo siano parole sue) investigatore privato newyorkese.
Briganti non è definito e caratterizzato come quell’investigatore. Ma neppure la Napoli dei decenni finali di questo secolo è come la New York dei primi decenni del secolo scorso. Briganti vive in un solo romanzo, fino ad ora, e investiga: per dire, mica vive nello sgabuzzino di una casa dalla finestre nere. Quindi a me pare ben delineato.

Il libro è infarcito di pagine a sostegno della teoria di fondo del romanzo. Splendido! Spesso non le ho capite e in certi momenti le ho proprio saltate. Ma erano presenti. Erano un mattone, certo, ma un mattone di appoggio e non d’affondo. Una sorta di seminario: vedi, caro lettore, ‘sta cosa è così e funziona cosà, mica bubbole. Quasi a me è sembrato un voler dare una botta di fantascienza hard (nota al visitatore: “hard” non significa in questo caso quel genere di cose, ma con quel termine si intende la fantascienza che immagina qualcosa di scientifico e/o tecnologico che ancora non esiste e che a volte ne fornisce una spiegazione verosimile (più o meno scientifica)). Le trovo, quelle pagine, importanti e non così numerose come sono apparse ad altri che ne hanno scritto in proposito.
Senza dubbio ho pensato estica**i leggendo “il principio di indeterminazione trova una sua giustificazione nell’analisi delle perturbazioni ineliminabili che il processo di misura induce su una grandezza blablabla”, perché ignoro l’argomento e il relativo lessico. Ma mi diverte un sacco: è come se per una volta ci fosse Scotty al comando. E poi mica tutti i lettori sono ignoranti come me.

Lo stile mi ha preso subito. Sarà che sono un pessimo lettore o sarà che lette le prime due pagine non mi aspettavo qualcosa di diverso. Sarà che letta la parola cyberpunk di certo non mi aspettavo uno stile diverso. Anzi, non essendo passato attraverso una traduzione affrettata e certamente malpagata, come accade alle opere straniere, l’ho trovato migliore dello stile di molti altri scrittori. Boh, sarà campanilismo il mio (mi ripeto).

Le citazioni sono continue. Uno spasso. Sembra quasi che gli scrittori dei giorni nostri debbano per forza mostrare quanto sono bravi a citarsi a vicenda o a ravanare nel passato. Ma leggendo mi divertono un sacco. Il piacere di riconoscerle è indubbio (forse quasi quanto quello di inserirle). Creano una sorta di interattività con le letture dello scrittore. Creano affinità. Sono inserite proprio allo scopo, forse. Sono un regalo per gli iniziati e uno stimolo agli altri. Un ulteriore piano di lettura oltre ai diversi che un buon romanzo possiede.
Mi chiedo quante citazioni io non sia riuscito a riconoscere leggendo Sezione PiQuadro.
A me piacerebbe davvero se gli scrittori avessero il buon cuore di specificare le loro citazioni in una serie di note a fondo romanzo. Sarebbe molto costruttivo, anche se il gioco perderebbe un po’ del proprio fascino. Da lettore stanco, però, per me forse acquisterebbero un interesse oltre la semplice enigmistica del “trova la citazione”. …Del resto non lo faccio io nei post (se non qualche volta per falsa modestia), figuriamoci uno scrittore nei libri. Ma la speranza resta in me.

Lessi molti anni dopo l’uscita, il best seller della Tamaro. Non mi disse molto. Ero convinto che fosse una storia bellina ben confezionata e non cambiai idea anche giunto alla fine. Di Moccia non ho letto neanche una riga e credo proseguirò a mantenere questa distanza. E allora? Sono fatti miei.

Ho una vecchia edizione di una raccolta di racconti di Hemingway. Alcune parole sono tradotte in maniera un po’ desueta per le mie orecchie e piacevolmente antica. La lingua scritta si evolve, pescando avanti e indietro, sempre più xke è viva e ardimentosa, altrimenti muore. E credo che la sf venga letta un po’ a tutte le età.

Mai ho capito la differenza tra ispettori e commissari. Ci sono persone che non sanno la differenza tra maresciallo maggiore e maresciallo capo. Ma quel che da anni mi ossessiona sono gli appuntati: non mi ricordo mai come riconoscerli (forse sono i caporali delle altre Armi, ma non ho mai fatto ricerche e comunque a naja il tenente mi disse che valevano di più sempre e comunque di noi najoni -anche quando il capitano mi fece caporale e smisi d’essere un uomo ihihih-).

Concordo con chi non ha apprezzato la definizione “investigatore hard-boiled” della quarta di copertina. Vivo in terra di risaie e riso, quindi a me ha fatto venire in mente subito un risotto. Ma da tempo oramai ho imparato a non leggere la quarta di copertina degli Urania prima d’aver letto il romanzo: sono fuorvianti come poche altre.

Gli innesti criminali nella politica e gli innesti politici nella criminalità sono evidenti. De Matteo, questa è la mia impressione, ambienta nel futuro la Campania che posso vedere oggi per caso nei telegiornali (talmente omologati che sembra di guardare un solo canale) facendo zapping alla ricerca di cartoni animati o di Festa in Piazza.

Sezione Pi-Quadro è zeppo di cose. Un romanzo cyber è quasi per definizione pieno di cose. Credo sia così, magari mi sbaglio. Un romanzo connettivista, non sono informato al riguardo, immagino connetta un montone di cose per definizione. Dettagli presentati e descritti e curati. Un pregio di un raccontare che non è soltanto il volare sopra poche costruzioni sfocate.

A volte la storia del romanzo sembra attorcigliarsi. Quasi che qualche pagina sia legata per fare in modo di liberare poco dopo la storia e farla proseguire. Mi è difficile spiegare la sensazione. Sfogliando nuovamente il libro in previsione della presente raccolta d’appunti, non ho ritrovato i casi specifici. Mi sono piaciuti questi nodi narrativi nei quali il lettore sembra quasi essere lasciato un po’ spaesato, libero di riprendere fiato e interrogarsi su quel che accade nel romanzo. Leggendo un po’ quando e dove capita o a volte tranquillo quattro ore di fila sul divano, un momento per riprendere fiato mi aiuta a gustarmi il tutto (esempio: non vado al cinema da anni, perché, tra i tanti motivi, mi sembra d’aver saputo che l’intervallo sia stato barbaricamente abolito).

Una domanda mi resta. Perché l’autore ha scelto di usare il pigreco elevato al quadrato (π²), soprattutto nel titolo (e questo compete anche all’editore)? Nell’era di Internet (con la “i” maiuscola, per una volta), in un contesto non specificatamente tecnico, usare due caratteri fuori dai tasti di una comune tastiera incasina la digitazione a chi ne vuole scrivere. Ci sono le ragioni dovute alla storia narrata. Però mi chiedo perché queste non siano state piegate a esigenze di semplicità. A compensare questa mancata semplificazione, ammetto che il titolo non me lo sono dimenticato (ho una cattiva memoria) dopo aver riposto il libro forse proprio a causa di quella scelta.

Infine…
-Questa pappardella l’ho scritta per piacere personale. Spero di non aver in alcun modo infastidito l’autore (nel caso mi scuserò, pur mostrandomi offeso dopo ben altro che ho letto in giro ihihih).
-De Matteo collabora con riviste e compagnia bella: a me importa ‘na cicca (e chiedo scusa per la fastidiosa chiarezza espositiva). Se leggesse una delle mie storielle gli verrebbe da ridere da tanto sono scritte male e ingenue. Quindi, soprattutto alla luce della mia incapacità di sopportare le consuete polemiche pseudoletterarie, non gradirò commenti di visitatori occasionali che possano mettere in dubbio la mia ingenua buona fede di lettore (in ogni caso, se educati, non saranno rimossi).
-Ho fatto una ricerca in rete per andare a sondare i pareri tra i forumisti. Soltanto ora l’ho fatta, per avere, prima di digitare, meno opinioni da farmi frullare in testa. E così ho scoperto almeno un paio di citazioni sfuggitemi nonostante siano grosse come la Vanguard (o anche il Vanguard, ihihih).

gattostanco @ 12:19 - Commenti (0)

9 febbraio 2008

Dispiaciuto per la riduzione dei Corazzieri

Sono stati ridotti gli effettivi del Reggimento Corazzieri dei Carabinieri per risparmiare una manciata di euro.

I Corazzieri sono la guardia d’onore del Presidente della Repubblica.

A me pare profondamente sbagliato, da semplice cittadino, ridurre il numero dei Corazzieri per mere ragioni di ben misero risparmio economico, perché ai miei occhi sono il simbolo formale di una delle basi stesse della Nazione: la salvaguardia della Repubblica, della Costituzione, dei suoi fondamenti parlamentari e delle sue leggi. Questi Valori sono rappresentati istituzionalmente, ai miei occhi, dal Capo dello Stato.
Risparmiare sul primo simbolo di questa doverosa salvaguardia a me sembra un pessimo esempio dato dal Quirinale in un momento di così intenso degrado oclocratico della partitocrazia italiana.

A margine mi permetto di affermare che sarei lieto se il sito dei Carabineri ritenesse opportuno togliere le pagine dedicate ai Corazzieri, alla Banda Musicale dell’Arma e al Carosello a Cavallo dalla sezione “Curiosità”.
A me non sembra decoroso che siano presentate accanto ai CC nella televisione o nell’umorismo, all’oggettistica e al non tutti sanno che. Personalmente ritengo dovrebbero avere sezioni dedicate e degnamente lincate nella pagina principale del sito. A tale scopo ho fatto le mie rimostranze alla redazione del sito nel questionario di valutazione, pur complimentandomi per il resto.

gattostanco @ 16:06 - Commenti (0)
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