12 maggio 2008
Un bel libro sul Paraguay
Incastrato tra Argentina e Brasile, il Paraguay nel secolo scorso ha vissuto la mestizia e il terrore di una qualsiasi dittatura sudamercana.
Ho letto "Emboscada" Le lotte contadine contro la dittatura in Paraguay di Norberto Bellini (Infinito edizioni). Il saggio è stato appena pubblicato col pratrocinio di Ases (Associazione Solidarietà e Sviluppo), Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), Diocesi di San Juan Bautista de las Misiones e Provincia di Venezia.
Ho pensato di trovare, e in un certo senso è stato davvero così, il solito racconto delle ingiustizie e delle torture della solita dittatura sudamericana. Solite cose. Solito orrore. Soprattutto mi è sembrata orrenda la serena tranquillità con la quale gingillando il libro mi chiedevo se valesse la pensa anche soltanto sfogliarlo, in prima persona, per affrontare le solite cose, come ad esempio il degrado umano che giunge fino alla tortura dei prigionieri (il primo e classico esempio per definire un regime antidemocratico, mi venne insegnato, è appunto il fatto che ricorre a un qualsiasi genere di sopruso fisico o psicologico nei confronti dei propri prigionieri).
Avendo provato orrore della mia fredda indifferenza, l’ho letto.
Dal punto di vista del blog, una testimonianza mi ha colpito. Uno povero cristo è stato torturato semplicemente perché non comprendeva la domanda: gli veniva chiesto quale fosse il suo ‘pseudonimo’ e quello -povero contadino ignorante- non capiva la parola (e neppure la lingua, probabilmente).
Ma il libro è molto altro ancora, non solo testimonianze. L’autore da decenni è parte della storia di quel paese.
Nelle settimane scorse è stato eletto presidente un ex vescovo cattolico attraverso, a mio parere, forse il primo voto un poco democratico di sempre (senza fare alcun commento di carattere politico, credo comunque sia un chiaro sintomo di quanto la situazione del paese sia problematica a distanza di pochi anni dal termine della transizione verso una specie di democrazia avvenuto nel 2003). Interessante al proposito questa breve scheda di Niccolò Locatelli su Limes (L’Espresso).
Di agricoltura e di contadini non capisco molto. L’unica mia esperienza diretta è l’aver sposato una donna nata e cresciuta tra le risaie del pavese. Neanche di tortura me ne intendo (e non credo valga come esperienza in tal senso mia suocera). Neanche di Sudamerica mi intendo, ma i libri in questo mi aiutano.
Note a margine:
Il De Mauro on line è il mio dizionario di riferimento in rete. Lo adoro. Utilissimo, veloce e ben fatto (la parola iniziale di esempio è gatto, e questo qualcosa dimostra). …ma sulla tortura scivola, oso affermare, impietosamente; infatti riporta: "tortura: complesso di forme di coercizione fisica o morale inflitte spec. a un imputato o al testimone di un processo, per indurlo a confessare o a deporre in modo attendibile, in uso dallÂ’antichità allÂ’Ottocento e oggi formalmente ripudiate da tutti gli Stati, ma ancora in uso illegalmente in molte parti del mondo". Infatti, che io sappia, alcuni stati – malgrado l’unanime condanna internazionale di facciata – considerano perfettamente legale tuttora la tortura ai prigionieri.
Definisco ‘bel libro’ Emoboscada di Bellini nel titolo del post perché pur raccontando di una lotta senza fine, a me pare un libro ‘bello’ da leggere. Non saprei aggiungere altro.
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