16 giugno 2008

Editori si diventa

Categoria: Libri di gattostanco @ 12:26

A me piacerebbe diventare editore.
Mi manca il coraggio, prima di tutto.

Eppure c’è chi il coraggio lo trova.
E provo ammirazione.

Intermezzi Editore
ha, ovviamente, anche un blog.

Il primo libro è una guida informale alla Toscana, "Slowtuscany". L’autore, Damiano Andreini, nell’introduzione scrive: bisognava trovare un modo per comunicare il "senso" della Toscana, della sua storia e della sua gente. Un obiettivo coraggioso.

Leggo e linco da anni la blogger diventata editrice (e ostinato ho mantenuto il link al vecchio blog sospeso da mesi).
Molti blogger che ho iniziato a seguire sono diventati anche altro: trovando il coraggio o avendone l’opportunità sono usciti dal bozzolo della blogosfera.

Io resto a incrociare le dita, per loro.
A me piacerebbe soprattutto diventare distributore di libri o, al meglio, bibliotecario di una biblioteca tutta mia (desideri potenzialmente assai più onerosi, ma forse di minor coraggio); quindi, e mi ripeto superstizioso, incrocio le dita osservando il coraggio negli altri.

Commenti »
  1. ciao, ciao, ma stai cercando un nuovo lavoro o nuovi sogni? anch’io farei volentieri la bibliotecaria…forse un giorno…ciao, saluta anche la consorte.

    di mammina — 16 giugno 2008 13:27


  2. Anche a me piacerebbe fare l’editore. Ma non è il coraggio che mi manca, di quello ne ho anche troppo. Sono i soldi purtroppo che non ho. Senza quelli non puoi fare molto, a parte sognare.

    di Arturo — 16 giugno 2008 13:41


  3. conoscerai immagino [omesso], ex piccolo editore pentito. che ora sta anche per chiudere il blog
    http [omesso]

    [gli "omesso" sono del gatto... Fran, lo conosco solo via email. Abbastanza per fare in modo che il tuo commento finisse in moderazione anche soltanto a nominarlo.]

    di fran(cesca) — 16 giugno 2008 14:24


  4. mammina, il nuovo lavoro procede abbastanza bene, anche se è ancora in alto mare. E’ piuttosto noioso e inoltre coinvolge troppe persone a parere della mia asocialità, ma al momento è meglio di quello vecchio, che era assai snervante.

    Per quanto riguarda i sogni: sono sempre alla ricerca di nuovi sogni. Perché tu no? Credevo che tutti fossero alla ricerca sempre di nuovi sogni.
    Quello di fare il bibliotecario è un sogno vecchio. Pensa che mi sarebbe persino piaciuto andare a specializzarmi a Roma nell’unico corso universitario dedicato. Peccato che io non abbia mai amato studiare, e ai miei tempi era ancora abbastanza richiesto nelle università e nella scuola in genere.
    Essere bibliotecario di una mia biblioteca è un sogno più recente. Nato per caso avendo avuto la possibilità di girellare solitario e indisturbato per un piccola biblioteca di paese potendo ficcanasare ovunque, si è fatto strada. Comunque sarebbe troppo costoso, soprattutto per quanto riguarda la sede, anche riuscendo a mettere insieme una associazione di supporto e qualche finanziamento pubblico a perdere.
    Ti saluterò la gattoconsorte, quando tornerà a casa. Stamattina riunione fiume per gli esami e questo pomeriggio convegno o chissàcosa culturalombardo (quel genere di eventi finanziato e sposorizzato da tutti gli enti pubblici possibili e immaginabili il cui programma esiste soltanto in formato immagine in bianco su sfondo nero -tanto per dare un’idea dello scontro sempre frontale fra cultura e diffusione della stessa-).

    Arturo, il coraggio di impegnare i propri soldi, il coraggio di impegnare il proprio tempo, il coraggio di lottare coi propri autori, il coraggio di ammansire i distributori, il coraggio di interagire con gli agenti letterari, il coraggio di cercare buoni editor, il coraggio di considerare l’aspetto economico rigirando tra le mani un manoscritto, il coraggio di promuovere il più possibile la propria casa editrice, il coraggio di boh mica sono un editore.
    Io potrei fare l’editore soltanto avendo uno staff di venti persone da dirigere. Mi manca il coraggio di affrontare tutto quel che che significa essere editori. E ci vorrebbero anni prima di andare a regime. E sarebbe una attività in perdita paurosa, perché avrei la presunzione di pubblicare soltanto prodotti che a mio parere varrebbe la pena leggere (e non soltanto comprare) scritti da persone a me almeno moderatamente simpatiche (e gente che a me sia davvero simpatica, lo ammetto, ne ho conosciuta davvero poca nel corso del tempo. “Moderatamente” di più, ma comunque non molta).
    Mi piacerebbe essere un editore mecenate, senza compromessi. E servirebbero troppi soldi, davvero troppi.
    Già i soldi. Sempre i soldi.

    di gattostanco — 16 giugno 2008 18:11


  5. agente?

    di untitled io — 16 giugno 2008 19:07


  6. untitled io, “agente” dal De Mauro 3b s.m. e f. chi svolge servizi o funzioni per conto di altri.
    Ma forse non ho capito la domanda.

    di gattostanco — 16 giugno 2008 19:17


  7. :D

    di gattostanco — 16 giugno 2008 19:18


  8. Grazie gattostanco!
    Per il bel post e per il supporto! Volevo rispondere a Arturo: non sono d’accordo con te, non servono i soldi, noi abbiamo cominciato praticamente senza soldi, e non è un eufemismo. Lavoriamo da casa, con i nostri computer, con le nostre connessioni internet, con i nostri telefoni, facciamo tutto da soli, abbiamo investito solo i soldi per la tipografia, ci distribuiamo da soli, ci facciamo pubblicità da soli. Ci facciamo il mazzo con altri lavori da precari per campare. Abbiamo fatto più di una volta le quattro di notte per lavorare, progettiamo a pianifichiamo nel fine settimana, a cena, quando ci vediamo per una birra.
    Non so se il nostro progetto andrà avanti, se ce la faremo o se chiuderemo entro il primo anno di attività, come succede a molti, ma ad ogni modo non è con i soldi che si realizzano i sogni, credimi, quelli si trovano, ma è solo con la voglia di lavorare, con la passione e con lo spirito di iniziativa.

    di chiara — 16 giugno 2008 21:58


  9. fran(cesca), scusami se ho modificato il tuo commento (ne è nato persino un post, perché credevo che la nuova interfaccia di WP impedisse di farlo).
    Non ritengo sia corretto spiegarti le ragioni per le quali non desidero riferimenti a quella persona sul blog, perché sono nate in un contesto chiuso e sono rimaste limitate a tale contesto, e per il rispetto che porto alle persone (e al loro impegno in una certa buona cosa) che lessero loro malgrado un inviperito scambio epistolare. Spero questo non ti dia troppo fastidio. Nel caso ti prego di scusarmi.

    Detto fra noi, di quel che mi hai scritto sono ampiamente felice.

    di gattostanco — 17 giugno 2008 19:26


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