Nota al visitatore occasionale:
il post è sbiellato e digitato di getto com’era un sacco di tempo che non facevo.
…
Dodici anni che siamo insieme.
Undici anni di coabitazione sotto lo stesso tetto.
Otto anni di matrimonio.
Serviva una bella revisione.
Nessun incidente di percorso, per fortuna e per coerenza. Soltanto qualche problemino, qualche rumorino strano sottovalutato, qualche pigrizia di sistemare qualche cigolio fastidioso.
Sono un fissato. In certe cose. E cosí quel che ritenevo un dialogo aperto e sincero era solamente un mio solitario blaterare vuoto, ripetitivo e, ovviamente, inascoltato. …Inascoltato? Be’ a essere sincero era diventata la mia impressione dovuta alla mancanza di risposte concrete.
In una situazione di grande cambiamento. Sono anni che siamo sempre in cambiamento. A me sembra di rimanere uguale a me stesso (tanto per sintetizzare in parole semplici: il solito pirla). La gattoconsorte è cambiata, continua a cambiare da quando la conosco, e invecchia. Invecchiamo. Passa il tempo. La natura compie il proprio corso quando le pare. E i cervelli si sballano. Eh, sono cose che accadono.
Anche le cose della vita si muovono. Quella straca**o di tesi di dottorato finalmente da essere appellata ‘innominabile’ è passata a essere chiamata ‘immodificabile’ (oltre che, nei miei pensieri, ‘quella straca**o di tesi’).
Speranze, sforzi e sudore sopra una pila di librettoni rossi finalmente stampati e consegnati. E il gattomarito che rompe i maroni. Povera gattoconsorte. Spero non ne abbiano patito i suoi studenti. Ma nell’ultimo anno ho sondato spesso le suoe opinioni nei confronti dei "suoi" ragazzi e mi sono fatto l’impressione che non abbiano sofferto come ho sofferto io. Una gattoconsorte assai professionale si ritrovano come prof (e io come alleato occulto ihihih: mi diverte pensarlo).
Minacciare il divorzio. Rischioso. Ero giunto al punto di sentirmi senza alternative. Frustrato.
In preda al panico. Isterico e distratto. Non semplicemente distratto come sono costantemente. Distratto da tutto e tutti. Ed esserlo in quella maniera appena dopo aver deciso di cambiare lavoro significa che mi sono ritrovato in una condizione assai insoddisfacente e inconcludente. Doppiamente frustrato.
Il precipizio l’ho imboccato quando è mancato il gatto l’anno scorso. Lo penso col senno del poi. Non avrei mai potuto credere fosse così essenziale. Mi aiutava a mantenere l’equilibrio. O forse semplicemente mi manca e inzio a idealizzarlo. Non saprei.
O forse mi sarebbe capitato comunque di sentire che la rottura di maroni del vivere con la gattoconsorte superasse abbondantemente il beneficio della sua presenza. E non parlo di amore. Amore no, quello è sempiterno. “Amare una statua asettica posso farlo anche a distanza” mi son detto. Parlo di scambio, di aiuto, di ascolto che devono essere, o dovrebbero apparire, reciproci. Ed io, povero moccioso, mi sentivo usato senza potere usare.
Ora che con l’adorata moglie le cose, un po’ tutte in generale, appaiono un poco sistemate prevedo, o almeno mi auspico, che anche il lavoro prenda il giro giusto. Anche se a dire il vero ora come ora mi sento devastato dalla stanchezza. Ripenso sempre a quel mio compagno di liceo che riteneva che una ragazza dovesse essere per forza scema e succube per poter servire a qualcosa. Una idea che oggi come allora trovo ripugnante. Ma certo quel compagno ora è un tizio assai meno stanco di me. Io ho sempre desiderato una alleata.
L’amore è faticoso. E ammetto di essere anch’io un soggetto estremamente faticoso da amare. Però la gattoconsorte si è rimboccata le maniche. Mi ama. Se non fosse un po’ fuori di biglia e non potrebbe amarmi. Però era andata un po’ troppo fuori.
E pensare che credevo che col tempo l’amare qualcuno diventasse qualcosa da fare in discesa. Mantenendo l’attenzione e la cura, certo, ma senza più problemi di arrampicate o passaggi oltre i quali non si vede cosa attende. Beata ignoranza la mia. Anzi no: nessuna ignoranza. Piuttosto una sorta di presunzione di non ripetere il passato grazie all’esperienza.
Aveva persino smesso di cucinare i suoi meravigliosi risotti.
(l’amore ha i suoi risvolti pratici)
Ora ha ricominciato.