9 maggio 2009
Aveva smesso di cucinare i risotti
Nota al visitatore occasionale:
il post è sbiellato e digitato di getto com’era un sacco di tempo che non facevo.
…
Dodici anni che siamo insieme.
Undici anni di coabitazione sotto lo stesso tetto.
Otto anni di matrimonio.
Serviva una bella revisione.
Nessun incidente di percorso, per fortuna e per coerenza. Soltanto qualche problemino, qualche rumorino strano sottovalutato, qualche pigrizia di sistemare qualche cigolio fastidioso.
Sono un fissato. In certe cose. E cosí quel che ritenevo un dialogo aperto e sincero era solamente un mio solitario blaterare vuoto, ripetitivo e, ovviamente, inascoltato. …Inascoltato? Be’ a essere sincero era diventata la mia impressione dovuta alla mancanza di risposte concrete.
In una situazione di grande cambiamento. Sono anni che siamo sempre in cambiamento. A me sembra di rimanere uguale a me stesso (tanto per sintetizzare in parole semplici: il solito pirla). La gattoconsorte è cambiata, continua a cambiare da quando la conosco, e invecchia. Invecchiamo. Passa il tempo. La natura compie il proprio corso quando le pare. E i cervelli si sballano. Eh, sono cose che accadono.
Anche le cose della vita si muovono. Quella straca**o di tesi di dottorato finalmente da essere appellata ‘innominabile’ è passata a essere chiamata ‘immodificabile’ (oltre che, nei miei pensieri, ‘quella straca**o di tesi’).
Speranze, sforzi e sudore sopra una pila di librettoni rossi finalmente stampati e consegnati. E il gattomarito che rompe i maroni. Povera gattoconsorte. Spero non ne abbiano patito i suoi studenti. Ma nell’ultimo anno ho sondato spesso le suoe opinioni nei confronti dei "suoi" ragazzi e mi sono fatto l’impressione che non abbiano sofferto come ho sofferto io. Una gattoconsorte assai professionale si ritrovano come prof (e io come alleato occulto ihihih: mi diverte pensarlo).
Minacciare il divorzio. Rischioso. Ero giunto al punto di sentirmi senza alternative. Frustrato.
In preda al panico. Isterico e distratto. Non semplicemente distratto come sono costantemente. Distratto da tutto e tutti. Ed esserlo in quella maniera appena dopo aver deciso di cambiare lavoro significa che mi sono ritrovato in una condizione assai insoddisfacente e inconcludente. Doppiamente frustrato.
Il precipizio l’ho imboccato quando è mancato il gatto l’anno scorso. Lo penso col senno del poi. Non avrei mai potuto credere fosse così essenziale. Mi aiutava a mantenere l’equilibrio. O forse semplicemente mi manca e inzio a idealizzarlo. Non saprei.
O forse mi sarebbe capitato comunque di sentire che la rottura di maroni del vivere con la gattoconsorte superasse abbondantemente il beneficio della sua presenza. E non parlo di amore. Amore no, quello è sempiterno. “Amare una statua asettica posso farlo anche a distanza” mi son detto. Parlo di scambio, di aiuto, di ascolto che devono essere, o dovrebbero apparire, reciproci. Ed io, povero moccioso, mi sentivo usato senza potere usare.
Ora che con l’adorata moglie le cose, un po’ tutte in generale, appaiono un poco sistemate prevedo, o almeno mi auspico, che anche il lavoro prenda il giro giusto. Anche se a dire il vero ora come ora mi sento devastato dalla stanchezza. Ripenso sempre a quel mio compagno di liceo che riteneva che una ragazza dovesse essere per forza scema e succube per poter servire a qualcosa. Una idea che oggi come allora trovo ripugnante. Ma certo quel compagno ora è un tizio assai meno stanco di me. Io ho sempre desiderato una alleata.
L’amore è faticoso. E ammetto di essere anch’io un soggetto estremamente faticoso da amare. Però la gattoconsorte si è rimboccata le maniche. Mi ama. Se non fosse un po’ fuori di biglia e non potrebbe amarmi. Però era andata un po’ troppo fuori.
E pensare che credevo che col tempo l’amare qualcuno diventasse qualcosa da fare in discesa. Mantenendo l’attenzione e la cura, certo, ma senza più problemi di arrampicate o passaggi oltre i quali non si vede cosa attende. Beata ignoranza la mia. Anzi no: nessuna ignoranza. Piuttosto una sorta di presunzione di non ripetere il passato grazie all’esperienza.
Aveva persino smesso di cucinare i suoi meravigliosi risotti.
(l’amore ha i suoi risvolti pratici)
Ora ha ricominciato.
-
Bel post, ci punto un collegamento da Lessico da amare se non ti spiace.
di Zu — 9 maggio 2009 13:32 -
:)
di fatacarabina — 11 maggio 2009 15:00
che bello rileggerti -
Sono molto contenta di ricapitare qui dopo mesi e leggere questo post. Evviva l’ammore (con due m) e i risotti della tua mugliera. E i gatti stanchi che riprendono le forze.
di Giorgia — 11 maggio 2009 22:29 -
felice di sentire che lentamente tutto si sta sistemando e tornando alla normalità …
di gaspare — 12 maggio 2009 09:51 -
caro coetaneo, col passare del tempo i passi diventano più faticosi.
credevo anche io che l’abitudine a camminare funzionasse da lenitivo della fatica, invece mi rendo conto che i miei pensieri erano viziati dalle energie di quegli anni. calanti proprio quelle energie la fatica sembra aumentare.
però aumenta la consapevolezza e questo vuol dire accorgersi che la semplice camminata sta diventando un cammino.
le mete si focalizzano (non più campi aperti e infiniti in cui lo sguardo vagava indifferentemente su tutto l’orrizzonte) e gli ostacoli li affrontiamo non più scavalcandoli d’impeto, ma affrontandoli piano piano.passo dopo passo, magari tenendo una mano amica con le dita incrociate alle nostre (mi sembra sia una tua metafora questa), procediamo.
di dud — 16 maggio 2009 11:56
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