18 maggio 2009
Genova, Camicie di Ferro e Svitati
In settimana la gattoconsorte mi ha accompagnato a Genova.
Ho una faccenduola da sbrigare, ma per il resto ho la speranza che si dimostri anche una gitarella leggera e affettuosa.
Devo andare in una banca.
Un classico ingresso da banca, forse un pochino sottotono.
Per entrare in alcune filiali bisogna pigiare qualche pulsante o aspettare il verde o fare gesti verso l’interno. In questo caso basta spingere.
Oltre la classica porta a vetri blindati entriamo in un corridoio dal soffitto alto. Un corridoio anonimo, vuoto e lungo una decina di metri.
In fondo un ascensore metallico, a vista, che scende in quel momento.
Anche questa è Genova.
Due persone escono senza neppure badare per un attimo a me e alla gattoconsorte.
Mi stringo nelle spalle e riesco a fare entrare nell’ascensore la mia adorata anche se un po’ restia.
Ha uno sguardo stupefatto e meraviglioso. Una bimbetta attenta e affascinata, anche se impaurita e perplessa. Tipico effetto di Genova sulla gente nata fra risaie.
Quando si riapre l’ascensore, al "piano" superiore, ci ritroviamo in un cortile di un vecchio palazzo della borghesia benestante. Per un attimo resto sconcertato anch’io.
Della banca nessuna traccia apparente.
Vetrata, porta girevole e una sorta di custode seduto dietro a una scivania dall’altra parte. Si alza. Una ragazza in uniforme da custode. Forse il termine custode è antiquato e obsoleto, ma rende bene l’impressione.
A gesti comunica alla gattoconsorte che la porta girevole è rotta e che bisogna spingere le ante a mano per attraversarla.
Dall’altra parte, senza più vetri a dividerci, chiedo dove sia la banca guardandomi attorno spaesato. Scale, ingressi laterali e il praticello centrale. Mi aspetto quasi di vedere una gattara che scende a dar da mangiare ai gatti condominiali.
La custode ci chiede gentilissima se abbiamo bisogno degli sportelli indicando, sorridendo, una porta aperta che lascia intravedere degli uffici.
Questa domenica, quindi, non ho resistito alla tentazione di spolverare dopo dieci anni "La notte dei Pitagorici", del genovese Claudio Asciuti, splendido, e immagino oramai introvabile, romanzo ambientato in una Genova abitata da Camicie di Ferro e …Svitati ;D
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Io l’ho letto, nell’edizione Urania Mondadori, e l’ho trovato magnifico. Soprattutto l’ambientazione e i personaggi, molto ben connotati, a partire dal protagonista; e il viaggio nella memoria, fino alla ricostruzione di cosa fosse veramente avvenuto tanti anni prima, da parte dell’ultimo dei Pitagorici. Proprio bello.
di Gilgamesh — 18 maggio 2009 05:57 -
Ripeti un po’? DOV’E’ che sei venuto TU? Eh? Manco una telefonata? Non ti vergogni? ;-*
di Miti' — 18 maggio 2009 23:13 -
Gilgamesh, spero che un giorno l’autore (per un caso fortuito) possa capitare in questa pagina e rallegrarsi di trovare due lettori che apprezzano quel suo libro a distanza di anni e in un contesto differente dai blog, forum e siti letterari.
Mitì, che posso dire per farmi perdonare? …La gattoconsorte ha mangiato focaccia e caffè a metà mattina, mentre eravamo seduti ai tavolini in strada di un baretto in via Galata. Altro che brioscina! :D
di gattostanco — 19 maggio 2009 16:05
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