Avvertenza: il post è lungo e sconclusionato. Avrei dovuto inserire dei grassetti per facilitare il voler dargli un’occhiata; viceversa lo sconsiglio.
- Appunti sparsi -
A novembre lessi un libro (Sezione Pi-Quadro di Giovanni De Matteo) e mi piacque molto. Visto che proprio dell’Urania del novembre scorso si tratta, mi piace soffermarmi a paragonare -tanto per fare una citazione cinematografica pop- gli Urania alle vicende del film Dolce Novembre (quello del ’68, e non certo il remake del 2001 che non credo avrò mai il fegato di guardare, perché di solito tendo per partito preso a definire delle boiate i rifacimenti) capovolgendone la trama: quasi ogni mese entra in casa mia un Urania e io vedo se questo cambierà la mia percezione del mondo o di me stesso.
Tempo dopo ho letto in rete alcuni commenti (segnalati nel post lincato) a proposito del libro che sottolineano alcuni elementi del romanzo in maniera negativa. Gli stessi elementi a me invece parvero positivi. E questo mi ha incuriosito.
Bene, a me capita di avere opinioni diverse da altre persone su libri, film e quant’altro. A volte non mi interessa questa differenza e a volte mi incuriosisce. Per dire (e capovolgendo ancora il punto di vista): a me non piacciono i gamberetti (come si presentano, anche se ammetto che il gusto potrebbe essere buono) e mi incuriosisce il fatto che qualcuno possa apprezzarne il gusto senza restare prima disgustato dalla loro apparenza.
Non conosco De Matteo. Non conoscevo i suoi scritti prima di imbattermi nel suo romanzo. Non bazzico gli ambienti internettiani legati alla letteratura, a parte pochi precisi luoghi (nei quali la fantascienza ben raramente viene considerata).
Scribacchio orrende storielle fantascientifiche che nessuno legge (lo ripeto a favore dell’eventuale visitatore occasionale). Sono brutte. Soprattutto sono scritte male. Ringrazio d’avere la forza di sentire come sono seppure accecato dall’affetto provato per loro.
Quindi il mio sogno è di vincere il Premio Urania, come è accaduto a De Matteo col suo romanzo (certo il fatto che nessuno legge le mie storielle crea una notevole difficoltà al realizzarsi del sogno, mantenendolo tale e puro senza che possa venire deturpato dalla realtà. Personalmente sono molto contento quando riesco a mantenere i miei sogni vivi e al tempo stesso puri. Preferirei saper scrivere, ma mi accontento di come sono).
Amo la fantascienza italiana (campanilismo).
Del resto mantengo una certa invidia nei confronti degli autori italiani.
Amo qualcosa che non posso raggiungere (qualitativamente, nelle mie storielle).
Quindi parto prevenuto nel leggere la fantascienza made in Italy e, soprattutto, a leggere un Premio Urania.
Come ogni premio letterario, e molti ‘oggetti’ e ‘soggetti’ che orbitano attorno al sole della letteratura, credo abbia una faccia illumintata e una oscura, non ho dubbi al riguardo. Però questa mia certezza si aggrappa all’invidia (eheheh) e per questo ha larghe zampe pregiudiziali.
Comunque… Queste sciocche ammissioni digitate poco sopra mi servono per chiarire un fatto: se pensassi tra me e me che De Matteo ha scritto una brutta cosa o soltanto una cosa così così, ne sarei compiaciuto e soddisfatto meschinamente e non starei a impiegare il mio tempo a digitare superficialmente queste mie parole.
Ricordo.
Mi sembra d’aver letto prima di tutto la presentazione dell’autore in fondo al volume.
Nato nel 1981; be’ -penso- è giovane; be’ -poi penso- veramente sono io che non sono più giovane. Cresce in meridione in posti mai sentiti prima; be’ -penso- almeno non è il solito milanese. Laureato in TecnoFisica Ultradifficile; be’ -penso- almeno dovrebbe sapere quel che scrive. Ha pubblicato racconti e blablabla; be’ -penso- non dovrebbe essere un qualche raccomandato, ma non si può mai sapere. Ha fondato il connettivismo che è blablabla; be’ -penso- ha pubblicato due libri e ha già creto un suo movimento letterario e commento fra me e me “bella internet!” e sorrido. Ha un blog; be’ -penso- questo è un punto a favore. La spiegazione di cosa sia il connettivismo specifica che prende il nome da una scienza ideata da Van Vogt; be’ -penso- se ha letto e preso qualcosa dal caro buon vecchio Alfred, allora ‘sto tizio qualcosa di buono lo ha anche letto [in quel momento non sapevo lo avesse, a parer mio, anche scritto].
Ricordo.
Ho letto le prime due pagine.
Pioggia, traffico, roba nanotech genetica, squallido locale, Bagnoli.
Benone -penso- tutto molto ‘classico’. Da lettore gongolo. Non ho idea di dove mi porterà la lettura, ma di certo sono subito portato in una atmosfera amica come se qualcuno avesse detto “Energia!”.
Bagnoli mi preoccupa un poco sul momento. Sono nato e cresciuto al nord e ho i miei pregiudizi atavici (e telegiornalistici) che non riesco a scardinare del tutto. Be’ -penso- almeno non è la solita identica metropoli ammericana o la solita Napoli distesa al sole all’ombra del Vesuvio.
Il finale è definito frettoloso da alcuni.
A me non pare. Da lettore mi sento accompagnato sul finire del romanzo a seguire Briganti (il protagonista) in alcuni spazi, mentre i pezzi del giallo (si tratta di un poliziesco) vanno a unirsi poco a poco fino a presentare la soluzione nelle pagini terminali del libro. Mi sembra ovvio. Quanti libri gialli ho letto in cui l’assassino viene mostrato prima della fine? Di certo uno, La traccia del serpente di Stout, nel quale il colpevole viene indicato esplicitamente al lettore attorno a pagina centocinquanta (sessanta pagine prima della fine). Ma ne ho letti anche tanti altri dove l’assassino si scopre nelle ultime pagine (sono certo un sempliciotto, non lo nascondo, ma mi sembra un normale espediente narrativo. Come lo era quello alla base del più noto tenente televisivo che, al contrario, entrava sullo schermo dopo che il telespettatore aveva assistito al delitto all’inizio dell’episodio). Mi pare che ogni autore possa sentirsi libero di indicare l’assassino un po’ quando gli pare. Del resto uno stereotipo per sottolineare l’impazienza di una persona, una volta, era quello di additarla come qualcuno che non riusciva a non andare a leggere le ultime pagine di un giallo per sapere prima chi fosse il colpevole (e sottolineo “ultime pagine”) senza desiderare di godersi l’esplosione finale.
Briganti è proprio ben definito come personaggio. Lo definiscono i suoi pensieri, i suoi gesti, le sue doti, i suoi incontri e il suo mondo. Penso persino possa essere riconoscibile altrove. Per dire: nell’Urania di febbraio (Lord Darcy/1 di Randall Garret) ci sono tre romanzi brevi di forte sapore poliziesco. Nell’ultimo è riconoscibile un enorme omaggio al più geniale (credo siano parole sue) investigatore privato newyorkese.
Briganti non è definito e caratterizzato come quell’investigatore. Ma neppure la Napoli dei decenni finali di questo secolo è come la New York dei primi decenni del secolo scorso. Briganti vive in un solo romanzo, fino ad ora, e investiga: per dire, mica vive nello sgabuzzino di una casa dalla finestre nere. Quindi a me pare ben delineato.
Il libro è infarcito di pagine a sostegno della teoria di fondo del romanzo. Splendido! Spesso non le ho capite e in certi momenti le ho proprio saltate. Ma erano presenti. Erano un mattone, certo, ma un mattone di appoggio e non d’affondo. Una sorta di seminario: vedi, caro lettore, ‘sta cosa è così e funziona cosà, mica bubbole. Quasi a me è sembrato un voler dare una botta di fantascienza hard (nota al visitatore: “hard” non significa in questo caso quel genere di cose, ma con quel termine si intende la fantascienza che immagina qualcosa di scientifico e/o tecnologico che ancora non esiste e che a volte ne fornisce una spiegazione verosimile (più o meno scientifica)). Le trovo, quelle pagine, importanti e non così numerose come sono apparse ad altri che ne hanno scritto in proposito.
Senza dubbio ho pensato estica**i leggendo “il principio di indeterminazione trova una sua giustificazione nell’analisi delle perturbazioni ineliminabili che il processo di misura induce su una grandezza blablabla”, perché ignoro l’argomento e il relativo lessico. Ma mi diverte un sacco: è come se per una volta ci fosse Scotty al comando. E poi mica tutti i lettori sono ignoranti come me.
Lo stile mi ha preso subito. Sarà che sono un pessimo lettore o sarà che lette le prime due pagine non mi aspettavo qualcosa di diverso. Sarà che letta la parola cyberpunk di certo non mi aspettavo uno stile diverso. Anzi, non essendo passato attraverso una traduzione affrettata e certamente malpagata, come accade alle opere straniere, l’ho trovato migliore dello stile di molti altri scrittori. Boh, sarà campanilismo il mio (mi ripeto).
Le citazioni sono continue. Uno spasso. Sembra quasi che gli scrittori dei giorni nostri debbano per forza mostrare quanto sono bravi a citarsi a vicenda o a ravanare nel passato. Ma leggendo mi divertono un sacco. Il piacere di riconoscerle è indubbio (forse quasi quanto quello di inserirle). Creano una sorta di interattività con le letture dello scrittore. Creano affinità. Sono inserite proprio allo scopo, forse. Sono un regalo per gli iniziati e uno stimolo agli altri. Un ulteriore piano di lettura oltre ai diversi che un buon romanzo possiede.
Mi chiedo quante citazioni io non sia riuscito a riconoscere leggendo Sezione PiQuadro.
A me piacerebbe davvero se gli scrittori avessero il buon cuore di specificare le loro citazioni in una serie di note a fondo romanzo. Sarebbe molto costruttivo, anche se il gioco perderebbe un po’ del proprio fascino. Da lettore stanco, però, per me forse acquisterebbero un interesse oltre la semplice enigmistica del “trova la citazione”. …Del resto non lo faccio io nei post (se non qualche volta per falsa modestia), figuriamoci uno scrittore nei libri. Ma la speranza resta in me.
Lessi molti anni dopo l’uscita, il best seller della Tamaro. Non mi disse molto. Ero convinto che fosse una storia bellina ben confezionata e non cambiai idea anche giunto alla fine. Di Moccia non ho letto neanche una riga e credo proseguirò a mantenere questa distanza. E allora? Sono fatti miei.
Ho una vecchia edizione di una raccolta di racconti di Hemingway. Alcune parole sono tradotte in maniera un po’ desueta per le mie orecchie e piacevolmente antica. La lingua scritta si evolve, pescando avanti e indietro, sempre più xke è viva e ardimentosa, altrimenti muore. E credo che la sf venga letta un po’ a tutte le età.
Mai ho capito la differenza tra ispettori e commissari. Ci sono persone che non sanno la differenza tra maresciallo maggiore e maresciallo capo. Ma quel che da anni mi ossessiona sono gli appuntati: non mi ricordo mai come riconoscerli (forse sono i caporali delle altre Armi, ma non ho mai fatto ricerche e comunque a naja il tenente mi disse che valevano di più sempre e comunque di noi najoni -anche quando il capitano mi fece caporale e smisi d’essere un uomo ihihih-).
Concordo con chi non ha apprezzato la definizione “investigatore hard-boiled” della quarta di copertina. Vivo in terra di risaie e riso, quindi a me ha fatto venire in mente subito un risotto. Ma da tempo oramai ho imparato a non leggere la quarta di copertina degli Urania prima d’aver letto il romanzo: sono fuorvianti come poche altre.
Gli innesti criminali nella politica e gli innesti politici nella criminalità sono evidenti. De Matteo, questa è la mia impressione, ambienta nel futuro la Campania che posso vedere oggi per caso nei telegiornali (talmente omologati che sembra di guardare un solo canale) facendo zapping alla ricerca di cartoni animati o di Festa in Piazza.
Sezione Pi-Quadro è zeppo di cose. Un romanzo cyber è quasi per definizione pieno di cose. Credo sia così, magari mi sbaglio. Un romanzo connettivista, non sono informato al riguardo, immagino connetta un montone di cose per definizione. Dettagli presentati e descritti e curati. Un pregio di un raccontare che non è soltanto il volare sopra poche costruzioni sfocate.
A volte la storia del romanzo sembra attorcigliarsi. Quasi che qualche pagina sia legata per fare in modo di liberare poco dopo la storia e farla proseguire. Mi è difficile spiegare la sensazione. Sfogliando nuovamente il libro in previsione della presente raccolta d’appunti, non ho ritrovato i casi specifici. Mi sono piaciuti questi nodi narrativi nei quali il lettore sembra quasi essere lasciato un po’ spaesato, libero di riprendere fiato e interrogarsi su quel che accade nel romanzo. Leggendo un po’ quando e dove capita o a volte tranquillo quattro ore di fila sul divano, un momento per riprendere fiato mi aiuta a gustarmi il tutto (esempio: non vado al cinema da anni, perché, tra i tanti motivi, mi sembra d’aver saputo che l’intervallo sia stato barbaricamente abolito).
Una domanda mi resta. Perché l’autore ha scelto di usare il pigreco elevato al quadrato (π²), soprattutto nel titolo (e questo compete anche all’editore)? Nell’era di Internet (con la “i” maiuscola, per una volta), in un contesto non specificatamente tecnico, usare due caratteri fuori dai tasti di una comune tastiera incasina la digitazione a chi ne vuole scrivere. Ci sono le ragioni dovute alla storia narrata. Però mi chiedo perché queste non siano state piegate a esigenze di semplicità. A compensare questa mancata semplificazione, ammetto che il titolo non me lo sono dimenticato (ho una cattiva memoria) dopo aver riposto il libro forse proprio a causa di quella scelta.
Infine…
-Questa pappardella l’ho scritta per piacere personale. Spero di non aver in alcun modo infastidito l’autore (nel caso mi scuserò, pur mostrandomi offeso dopo ben altro che ho letto in giro ihihih).
-De Matteo collabora con riviste e compagnia bella: a me importa ‘na cicca (e chiedo scusa per la fastidiosa chiarezza espositiva). Se leggesse una delle mie storielle gli verrebbe da ridere da tanto sono scritte male e ingenue. Quindi, soprattutto alla luce della mia incapacità di sopportare le consuete polemiche pseudoletterarie, non gradirò commenti di visitatori occasionali che possano mettere in dubbio la mia ingenua buona fede di lettore (in ogni caso, se educati, non saranno rimossi).
-Ho fatto una ricerca in rete per andare a sondare i pareri tra i forumisti. Soltanto ora l’ho fatta, per avere, prima di digitare, meno opinioni da farmi frullare in testa. E così ho scoperto almeno un paio di citazioni sfuggitemi nonostante siano grosse come la Vanguard (o anche il Vanguard, ihihih).