20 luglio 2009
Giornalisti, scrittori e poeti del cielo (passando per la Luna)
[...] Il guaio è che sono in prevalenza romanzi di autobiografia stenta e narcisistica, cioè di un "umanesimo dimezzato". Non sono contro gli umanisti. Sono contro i cattivi umanisti. Purtroppo in Italia le due cose si identificano. Voglio dire che da noi ci sono quasi soltanto cattivi umanisti, cioè umanisti che ignorano la dimensione scientifica. Non è sempre stato così [...]
Oggi più che allora la sorte dell’umanità dipende dalla scienza e dalla tecnologia, nel bene e nel male. Come può un vero scrittore, un vero umanista, ignorare la relatività di Einstein, la fisica dell’atomo, l’ingegneria genetica, le imprese spaziali? Si dirà: eppure le ignora. Vero. Infatti i nostri scrittori scrivono brutti romanzi. E non li vendono. [...]
C’è dunque bisogno di divulgazione scientifica. Ma i cattedratici la snobbano, e i giornalisti spesso la fanno male, in modo approssimativo e "scandalistico". Così la nostra è sempre più una cultura monca, fatta di molta ideologia sorretta da poca conoscenza. Siamo degli aristotelici, mentre dovremmo essere dei galileiani. [...]
di Piero Bianucci.
estratti dalla "Presentazione (e una polemica)" al proprio libro "Pionieri del cielo" del 1979
Conservo questo libro con grande cura da trent’anni.
Mi permetto di ricopiare altri due brevissimi estratti.
Parlano del primo uomo che non ha camminato sulla Luna e del primo poeta che deve ancora camminare sulla Luna.
Mentre Amstrong e Aldrin sono alle prese con lo sportello, l’ultimo sottile diaframma che li separa dal traguardo, in orbita attorno alla Luna sulla navicella Columbia Michael Collins è l’uomo più solo dell’universo.
Guardando la Terra [durante l'ultima missione del 1972], [Harrison] Schmitt [...] disse "[...] Spero che presto un poeta venga inviato nello spazio per esprimere ciò che vede e sente a tutta l’umanità".
Conservo da dieci anni il numero 140 (luglio-agosto 1999) della rivista "Storia e Dossier".
Si apre con un articolo di Piero Bianucci, dal quale prendo una constatazione.
Gran parte della coscienza ecologica che negli ultimi anni si è diffusa nel mondo la dobbiamo proprio al fatto che quegli astronauti trent’anni fa riuscirono a farci vedere il nostro pianeta in un solo colpo d’occhio, mentre – incredibilmente – sorgeva sopra l’orizzonte della Luna.
Conservo da meno di un mese il numero 5 (luglio 2009) di "Wired" italiana (all’edicola esterna dell’Iper di Montebello della Battaglia non trovo più l’originale ammmericano, perché sostituito dalla versione UK che mi pare inutile acquistare).
Riccardo Luna usa sfolgoranti parole nell’editoriale della rivista (dedicata interamente alla Luna e allo spazio), mentre nell’ultima pagina chiude con l’ultimo desiderio di Arthur C. Clarke.
Noi come lei amiamo la Luna. Ma non facciamone uno spot mscolare. Lasciamola ai poeti. E troviamoci qualcosa di meglio da fare. Magari Marte. Buon viaggio.
Ho avuto una carriera molto varia come scrittore, esploratore subacqueo, promotore dello spazio e divulgatore scientifico. Vorrei restare nella memoria come scrittore: qualcuno che ha intrattenuto i suoi lettori e, spero, ha ampliato i confini della loro immaginazione.
Infine non posso esimermi dal citare delle considerazioni (simpaticamente provocatorie e screanzate) di James J. Ballard tratte da una intervista rilasciata a Valerio Evangelisti e pubblicata sul numero 57 (estate 2009) della rivista "Robot".
La fantascienza è morta il giorno in cui Amstrong ha messo piede sulla Luna, nel 1969. Penso che allora si sia messa la parola fine. Da allora molti dei sogni della fantascienza si sono avverati. La Luna, i trapianti, la manipolazione genetica… Vuoi che tua figlia somigli alla Lollobrigida? Oggi è possibile.
Note a margine: a citare parole di carta, c’è di bello che, non si devono mettere i link. Sogno una biblioteca santuario della letteratura fantastica italiana. Preferivo la Lollo alla Loren (anche se in film già vecchi);
…Barbarella, comunque, ancora nessuna la batte.

