Archivio per la categoria 'Libri'

21 giugno 2009

Il mostro della piscina

Di horror mi intendo poco o nulla (escludendo mia suocera).
Da bambino differenziavo i film di genere in "di mostri" e "di paura". Ricordo, ancora con un certo disgusto, una scena di un film nipponico, che oramai sarà vecchio di una cinquantina d’anni, in cui un Godzilla particolarmente adirato agguanta e mangia una passante per poi sputarne sull’asfalto i vestiti e la folta capigliatura. Ricordo in un capolavoro cinematografico gli zombie che circondano un centro commerciale, e provo ancora il forte desiderio di vivere per qualche giorno una sorta di vacanza chiuso dentro un supermercato (questo infantile desiderio si alimentò in seguito con una scena che vedeva i protagonisti scorrazzare con un’auto dentro un centro commerciale in un film di tutt’altro genere). Ricordo Freddy Kruger (ocomesiscrive) e L’Esorcista (naturalmente non nella vergognosa versione tagliuzzata grossolanamente da Italia1 negli anni scorsi)… eccetera, eccetera e blablabla.
Ricordo Poe e Zio Tibia. Unici pilastri scritti di una cultura horror assai limitata e superficiale, costituita quasi tutta da qualche scena filmica.
Videoludicamente ricordo la tensione splatter di quando affrontai per la prima volta gli ambienti e i mostri un po’ zombesci e un po’ demoniaci del primo capitolo di Doom. Sussulti sulla sedia e brividi, se non proprio attimi di paura. Era il primo sparatutto in 3D al quale giocavo, escludendo il precedente Wolfenstein 3d che aveva una grafica e una impostazione assai più luminosa e, in un certo senso, piatta. Avevo lottato parecchio per fare funzionare la demo sul 486, e oramai ero stanco ed eccitato, mentre la notte era buia e tempestosa: fu un’esperienza di gioco diretta e agghiacciante mai vissuta prima.

E allora ?

E allora… ho letto "Il mostro della piscina" di Marco Candida edito da Intermezzi Editore con notevole curiosità.
Marco è uno scrittore eclettico, di profonda cultura e dall’aria vagamente fuori come un poggiolo tipica di coloro che sono innamorati della scrittura. Quindi sono stato preso dalla smania di assaggiare questo libro giungendo persino a ordinarlo per riceverlo per posta.
Ho letto da qualche parte, mi sembra sul blog dello stesso Marco, che si tratta di uno scritto giovanile e vista l’attuale età dell’autore direi che lo scritto è quasi adolescenziale.
Un lungo racconto compone le centotrenta pagine fitte di molti dei temi classici dei film e dei fumetti di paura e di mostri. Piacevole e intrigante. A tratti acerbo, sempre nitido. Per me è stato un continuo pungolo ai ricordi.
Mi ha fatto piacere, non essendo io un esperto o un patito delle produzioni del terrore, trovarmi a leggere un’opera leggera, ma al tempo stesso accurata, che non assume il tono del saggio, tono che forse mi avrebbe annoiato, e che neppure infligge palesi caustiche ironie, che forse mi avrebbero offeso.

Candida riesce anche in questo ennesimo libro a sorprendermi. …Ammetto di essere un lettore perennemente affamato e di considerarmi facile da sorprendere. Considero un valore la sensazione di ingenua sorpresa che come lettore ricerco. E questo anche se il tema di quel che leggo impone all’autore un certo ritmo e la permanenza entro i limiti del tema o del genere stessi. La sorpresa nello specifico è una bella sorpresa. La narrazione nel libro, secondo me, è sempre in equilibrio sostanziale senza mai cedere allo sberleffo del lettore appassionato del genere e senza mai eccedere nell’analisi esteriore, seppur romanzata, delle tematiche e dei relativi sviluppi. …Mi è difficile spiegare: quel che voglio dire è che come lettore ho trovato offerta l’ovvietà (ad esempio è ovvio che dove c’è un cimitero prima o poi salti fuori almeno qualche zombie o fantasma, anche se nel libro… bene, non posso svelar nulla, ovviamente) senza che tale ovvietà mi venisse presentata come tale, e cioè ovvia, in maniera disturbante o pedante, ma al contrario con una apparente complicità tra l’io narrante e il lettore.
La quarta di copertina recita "A metà tra tributo e parodia, un racconto pop che rivisita i B-movies e i fumetti di genere, per una rilettura dell’horror e per riscoprire il piacere di avere paura".
Assai raro, a mio modesto parere, è trovare presentazioni così sintetiche e così veritiere in una quarta di copertina. Il racconto non abbonda in citazioni e ruota attorno ad una piscina che, detto tanto per dire, credo esista realmente (senza mostri, se ben ricordo, anzi tutt’altro: ai tempi si diceva che era un posto pieno di gnoc… di graziose ragazze; infatti il racconto inizia proprio…).

Leggendo, a un certo punto, mi è venuta in mente la dimora fortificata in cui entra la maschera della Morte Rossa in un racconto di Poe. Spero non se ne abbia a male il fantasma del vecchio Poe, ma una citanzioncina da quel suo racconto del terrore mi pare appropriata a descrivere le pagine di "Il mostro della Piscina":
"C’eran figure di assoluto arabesco fornite di membra spropositate, in assurdo equipaggiamento. Immagini di delirio come potrebbero uscire dal cervello di un pazzo. C’era del bello, del licenzioso, del bizzarro, un po’ di terribile anche, ma soprattutto cose che destavano ripugnanza. Era una moltitudine di sogni che camminava impettita per le sette stanze. E si contorcevano, codesti sogni, per ogni verso, cambiando colore col passare da una stanza all’altra, mentre la musica dell’orchestra sembrava l’eco dei loro passi."
Il libro non è diviso in stanze e neppure in capitoli. Invece è diviso in ventidue tavole: come i fumetti. Quasi potrebbe trattarsi di una sorta di sceneggiatura per un libro a fumetti (o un graphic novel che dir si voglia).

Da un punto di vista pratico il libriccino mi sembra un prodotto solido, stampato bene sopra una carta non abbagliante e senza errori di stumpa. Potrà apparire una annotazione superflua, però data la recente fondazione della casa editrice mi pare cosa buona e giusta anche l’aver speso due parole in suo favore (evidentemente cura i propri prodotti e ha scelto lo stampatore con attenzione). In una editoria fatta in gran parte da golem fetenti, cadaveri indemoniati, stregoni maligni, insetti giganti, virus rinstupidenti, meretrici lerce e le buone care sempiterne cagate pazzesche è un grande sollievo trovare cortesi eccezioni. …Tanto per fare un esempio contrario: ho appena finito di leggere alcuni vecchi romanzi "di 007" editi nei primi anni sessanta del secolo scorso da Garzanti e sono stati in grado di incrinare la considerazione che avevo della casa editrice (un solo esempio tra i tanti: borbotto sempre verso quelli che scrivono po’ con l’accento, anche se oramai si avvia a diventare un cambiamento della lingua malgrado gli ostinati come me, e poi scopro che quello che all’epoca era solamente uno strafalcione si trovava già in romanzi popolari editi da un editore considerato, da me, serio e autorevole). In compenso ho scoperto con piacere che James Bond legge e apprezza i romanzi di Rex Stout).
…Ho divagato

Collegato al libro di Marco Candida è stato realizzato in collaborazione con Intermezzi Editore e a cura dello stesso Marco un sito letterario basato sull’espediente di porre in vendita oggetti horror.
WebSite Horror ("oggetti stregati a prezzi stracciati").
Il venditore racconta la storia legata alla cosa che mette in vendita. Alcuni racconti li ho trovati delle buone e soddisfacenti letture (e non solo tra quelli di autori già pubblicati). Se sulle prime la navigazione tra le proposte mi è parsa un poco inutile, poi ha iniziato a divertirmi e ha contribuito a mantenere desta la mia curiosità (ho continuato a ripetermi inutilmente "ne gusto ancora uno e poi basta" come quando mi trovo davanti a un vassoio di ciliegie e tento di fermarmi).

Una nota di chiusura:
Seguo in blogosfera Marco e Chiara (l’editore) da anni. Per questo voglio precisare che il libro l’ho comprato ordinandolo via email, assieme ad altri due titoli in catalogo, alle condizioni di vendita proposte a qualsiasi altro acquirente.
Ne ho digitato in proposito per svagarmi, perché un portatile, un posacenere e un bicchiere di caffeina solubile accanto alla portafinestra, aperta in una fresca corrente d’aria, erano una tentazione invincibile in una domenica mattina quasi estiva in cui la voglia di andare in piscina, comprensibilmente, mi attanaglia invece di solleticarmi.

Infine, tratto da pagina 49:
"Soprattutto, però, i contorni delle immagini diventano sfocati, confusi, si offuscano e il cuore prende a martellare all’impazzata come se ti ritrovassi nel petto il batterista dei Pantera munito di doppia-cassa e doppio-rullante. Un incubo: non si può dire altrimenti."

gattostanco @ 10:59 - Commenti (2)

19 maggio 2009

Minipost: Candida per Intermezzi

Improvvisamente ho avuto l’irrefrenabile desiderio di ordinare l’ultimo libro di Marco Candida, "Il mostro della piscina", edito da Intermezzi Editore.

E allora?

Oltre al giusto prezzo di copertina, per me è un prezzo altissimo per un libro indicare nome, cognome e indirizzo. E allora ne ho ordinati altri due per equilibrare un poco i conti :)

gattostanco @ 15:54 - Commenti (9)

18 maggio 2009

Genova, Camicie di Ferro e Svitati

In settimana la gattoconsorte mi ha accompagnato a Genova.

Ho una faccenduola da sbrigare, ma per il resto ho la speranza che si dimostri anche una gitarella leggera e affettuosa.

Devo andare in una banca.
Un classico ingresso da banca, forse un pochino sottotono.
Per entrare in alcune filiali bisogna pigiare qualche pulsante o aspettare il verde o fare gesti verso l’interno. In questo caso basta spingere.
Oltre la classica porta a vetri blindati entriamo in un corridoio dal soffitto alto. Un corridoio anonimo, vuoto e lungo una decina di metri.
In fondo un ascensore metallico, a vista, che scende in quel momento.
Anche questa è Genova.
Due persone escono senza neppure badare per un attimo a me e alla gattoconsorte.
Mi stringo nelle spalle e riesco a fare entrare nell’ascensore la mia adorata anche se un po’ restia.
Ha uno sguardo stupefatto e meraviglioso. Una bimbetta attenta e affascinata, anche se impaurita e perplessa. Tipico effetto di Genova sulla gente nata fra risaie.
Quando si riapre l’ascensore, al "piano" superiore, ci ritroviamo in un cortile di un vecchio palazzo della borghesia benestante. Per un attimo resto sconcertato anch’io.
Della banca nessuna traccia apparente.
Vetrata, porta girevole e una sorta di custode seduto dietro a una scivania dall’altra parte. Si alza. Una ragazza in uniforme da custode. Forse il termine custode è antiquato e obsoleto, ma rende bene l’impressione.
A gesti comunica alla gattoconsorte che la porta girevole è rotta e che bisogna spingere le ante a mano per attraversarla.
Dall’altra parte, senza più vetri a dividerci, chiedo dove sia la banca guardandomi attorno spaesato. Scale, ingressi laterali e il praticello centrale. Mi aspetto quasi di vedere una gattara che scende a dar da mangiare ai gatti condominiali.
La custode ci chiede gentilissima se abbiamo bisogno degli sportelli indicando, sorridendo, una porta aperta che lascia intravedere degli uffici.

Questa domenica, quindi, non ho resistito alla tentazione di spolverare dopo dieci anni "La notte dei Pitagorici", del genovese Claudio Asciuti, splendido, e immagino oramai introvabile, romanzo ambientato in una Genova abitata da Camicie di Ferro e …Svitati ;D

gattostanco @ 01:23 - Commenti (3)

1 febbraio 2009

Ciao Lino. Felice Viaggio!

La notizia della morte di Lino Aldani mi ha colto in casa di mia suocera, seduto sopra una poltrona di vimini accanto a un calorifero, mentre aspettavo che mia moglie finisse di preparare uno dei mitici risotti, e lo ha fatto uscendo dal giornale locale acquistato per caso. Quando muore uno scrittore l’unica mia consolazione è venirlo a sapere seduto in poltrona, leggendo.

Per chi li avesse in casa: il numero 1494 di Urania del gennaio 2005, dedicato a un romanzo di Nancy Kress, ospita una lunga intervista rilasciata a Giuseppe Lippi (aggiornamento: l’intervista è ora disponibile qui); nel 2006 la collana Urania Collezione (044) dedicò un volume a "Eclissi 2000" (dal quale Felice Viaggio del titolo) accompagnato da tre racconti basilari nell’opera di Aldani e da una presentazione della carriera.
In buona parte questi materiali sono riuniti in un prezioso intervento dello stesso Lippi (grazie a Giovanni De Matteo per il commento di precisazione) nel Blog di Urania (Mondadori).

Importante questo articolo di S* (Silvio Sosio) in Fantascienza.com ricco di collegamenti a pezzi d’approfondimento, a dialoghi e a ricordi.

Lino Aldani è stato non solo la voce più autorevole della fantascienza italiana per decenni, era anche una bella persona – Commenta la scomparsa qui Selene Verri che ricorda una sua intervista all’autore pubblicata nel 2007.
Il grande Lino Aldani, universalmente riconosciuto come il padre della fantascienza italiana, ci ha lasciati stanotte. Il futuro è oggi un po’ più lontano e più vago – Il post dedicato di Giovanni De Matteo nel suo blog.
Sei stato il padre della fantascienza italiana e ci lasci le tue bellissime storie come lascito per il futuro – Le limpide poche parole di Vincenzo Oliva.
Padre Fondatore della narrativa di fantascienza italiana, massimo autore specie negli anni Sessanta e Settanta – Un ammirevole intervento di Vittorio Catani.
Una science fiction che guardava all’uomo, più che alla tecnologia, ai sentimenti, più che all’avventura, alla vita vera – Un ritratto di Carmine Treanni.

«Appena arrivato da Roma in provincia di Pavia mi è sembrato di sbarcare su un altro pianeta»

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Aggiornamento del 2 febbraio:
Si è spento ieri uno dei più grandi scrittori di fantascienza del mondo, e in assoluto della nostra penisola – Il grazie di Massimo Perissinotto.
D’altra parte se lo conoscevano e lo rimpiangono anche all’estero, la sua fama se l’era guadagnata – Una rispettosa segnalazione, seppur critica, di Bruno.
Lino Aldani, il più conosciuto, amato e tradotto scrittore italiano di fantascienza, il creatore di Futuro e di Futuro Europa, l’uomo che più di ogni altro ha dedicato la sua vita agli altri, ai giovani autori, a una battaglia orgogliosa, nobile e solitaria per la fantascienza italiana, per la civiltà culturale, per l’etica professionale, si è spento a Pavia – La commovente tristezza di Ugo Malaguti in FantasyMagazine.it.
Patriarca della fantascienza italiana – La segnalazione di Adriano Allora.
Un grande scrittore che ha la sfortuna o la fortuna di essere molto poco conosciuto in Italia – Il suono della campana di il_presidente77.

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Aggiornamento del 3 febbraio:
Cel mai important scriitor italian de fantascienza – Un post in romeno a memoria di Bujold.

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Aggiornamento del 4 febbraio:
He wrote the first critical essay on SF by an Italian – la notizia ripresa di Alley.
Molti dimenticano che "fantascienza" è un’etichetta di comodo, una gabola quasi, ma è il fantastico che sta al cuore dell’operazione e Lino Aldani è stato un grande del fantastico, definizione che non credo respingerebbe. Fantasia lucida e avvertita, si è detto, per capire la realtà invece che sfuggirla. E che da oggi vivrà nel ricordo e nei suoi libri. – toccante racconto dell’ultimo viaggio dello scrittore di Giuseppe Lippi.

gattostanco @ 17:40 - Commenti (6)

7 novembre 2008

Minipost: lit-riflessioncina fanta-mattutina

Ho interrotto la lettura di Guerra e pace, che ancora non avevo avuto il coraggio di affrontare non conoscendo il francese (eh eh eh), per dedicarmi all’ultimo Premio Urania.
Ma non è questa la riflessioncina letteraria accennata nel titolo.
La riflessioncina riguarda invece il fatto che un narratore con alle spalle una torre di libri e una piramide di racconti debba partecipare a un cosiddetto concorso letterario per farsi pubblicare (non mi riferisco a Tolstoi, o come si scrive, ma al vincitore del premio). …D’accordo: dipende dalla qualità dei libri e dei racconti precedenti, vero. Però è lo stesso, per me, fonte di una riflessioncina, una riflessioncina che mi sono dimenticato, in realtà, ma che mi sembrava molto acuta e mi faceva scuotere un poco la testa serio e brontolone.

gattostanco @ 08:11 - Commenti (0)

17 giugno 2008

Un grande Alpino, come tutti

Le semplici improvvise parole dedicate dall’Associazione Nazionale Alpini alla morte di Mario Rigoni Stern.
Un grande Alpino, come tutti, e scrittore.

Viva gli Alpini!

gattostanco @ 23:48 - Commenti (0)

16 giugno 2008

Editori si diventa

A me piacerebbe diventare editore.
Mi manca il coraggio, prima di tutto.

Eppure c’è chi il coraggio lo trova.
E provo ammirazione.

Intermezzi Editore
ha, ovviamente, anche un blog.

Il primo libro è una guida informale alla Toscana, "Slowtuscany". L’autore, Damiano Andreini, nell’introduzione scrive: bisognava trovare un modo per comunicare il "senso" della Toscana, della sua storia e della sua gente. Un obiettivo coraggioso.

Leggo e linco da anni la blogger diventata editrice (e ostinato ho mantenuto il link al vecchio blog sospeso da mesi).
Molti blogger che ho iniziato a seguire sono diventati anche altro: trovando il coraggio o avendone l’opportunità sono usciti dal bozzolo della blogosfera.

Io resto a incrociare le dita, per loro.
A me piacerebbe soprattutto diventare distributore di libri o, al meglio, bibliotecario di una biblioteca tutta mia (desideri potenzialmente assai più onerosi, ma forse di minor coraggio); quindi, e mi ripeto superstizioso, incrocio le dita osservando il coraggio negli altri.

gattostanco @ 12:26 - Commenti (0)

16 maggio 2008

Festa dell’Alfabeto (Tortona AL)

Felicissimo copio e incollo dal blog di Marco Candida questo post.

Sabato 24 maggio nell’ambito della seconda edizione di Sapori&Saperi si terrà in Via Carducci la prima rassegna letteraria organizzata a Tortona dal titolo La festa dell’alfabeto – a cura mia [Marco] in collaborazione con l’associazione culturale Il leone e la rosa e l’assessore alla Cultura Annamaria Carniglia. Vi prego, se potete, di partecipare. Ecco il programma:

ore 15.30
Introduzione della rassegna e presentazione del romanzo Domani avrò trent’anni
con Marco Candida, Paolo Pedrazzi (Eumeswil)

ore 16.30
La letteratura gastronomica
con Giulio Mozzi, Ermanno Cavazzoni, Christian Raimo

ore 17.30
25 anni di letteratura
con Sergio Pent e Tommaso Giartosio

ore 18.30
Il sapore della lettura:
happy hour letterario
con Giulio Mozzi, Ermanno Cavazzoni, Tommaso Giartosio, Sergio Pent, Christian Raimo.

gattostanco @ 01:28 - Commenti (0)

Festa dell’Alfabeto (Tortona AL)

Felicissimo copio e incollo dal blog di Marco Candida questo post.

Sabato 24 maggio nell’ambito della seconda edizione di Sapori&Saperi si terrà in Via Carducci la prima rassegna letteraria organizzata a Tortona dal titolo La festa dell’alfabeto – a cura mia [Marco] in collaborazione con l’associazione culturale Il leone e la rosa e l’assessore alla Cultura Annamaria Carniglia. Vi prego, se potete, di partecipare. Ecco il programma:

ore 15.30
Introduzione della rassegna e presentazione del romanzo Domani avrò trent’anni
con Marco Candida, Paolo Pedrazzi (Eumeswil)

ore 16.30
La letteratura gastronomica
con Giulio Mozzi, Ermanno Cavazzoni, Christian Raimo

ore 17.30
25 anni di letteratura
con Sergio Pent e Tommaso Giartosio

ore 18.30
Il sapore della lettura:
happy hour letterario
con Giulio Mozzi, Ermanno Cavazzoni, Tommaso Giartosio, Sergio Pent, Christian Raimo.

gattostanco @ 01:28 - Commenti (3)

12 maggio 2008

Un bel libro sul Paraguay

Incastrato tra Argentina e Brasile, il Paraguay nel secolo scorso ha vissuto la mestizia e il terrore di una qualsiasi dittatura sudamercana.
Ho letto "Emboscada" Le lotte contadine contro la dittatura in Paraguay di Norberto Bellini (Infinito edizioni). Il saggio è stato appena pubblicato col pratrocinio di Ases (Associazione Solidarietà e Sviluppo), Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), Diocesi di San Juan Bautista de las Misiones e Provincia di Venezia.

Ho pensato di trovare, e in un certo senso è stato davvero così, il solito racconto delle ingiustizie e delle torture della solita dittatura sudamericana. Solite cose. Solito orrore. Soprattutto mi è sembrata orrenda la serena tranquillità con la quale gingillando il libro mi chiedevo se valesse la pensa anche soltanto sfogliarlo, in prima persona, per affrontare le solite cose, come ad esempio il degrado umano che giunge fino alla tortura dei prigionieri (il primo e classico esempio per definire un regime antidemocratico, mi venne insegnato, è appunto il fatto che ricorre a un qualsiasi genere di sopruso fisico o psicologico nei confronti dei propri prigionieri).
Avendo provato orrore della mia fredda indifferenza, l’ho letto.
Dal punto di vista del blog, una testimonianza mi ha colpito. Uno povero cristo è stato torturato semplicemente perché non comprendeva la domanda: gli veniva chiesto quale fosse il suo ‘pseudonimo’ e quello -povero contadino ignorante- non capiva la parola (e neppure la lingua, probabilmente).

Ma il libro è molto altro ancora, non solo testimonianze. L’autore da decenni è parte della storia di quel paese.

Nelle settimane scorse è stato eletto presidente un ex vescovo cattolico attraverso, a mio parere, forse il primo voto un poco democratico di sempre (senza fare alcun commento di carattere politico, credo comunque sia un chiaro sintomo di quanto la situazione del paese sia problematica a distanza di pochi anni dal termine della transizione verso una specie di democrazia avvenuto nel 2003). Interessante al proposito questa breve scheda di Niccolò Locatelli su Limes (L’Espresso).

Di agricoltura e di contadini non capisco molto. L’unica mia esperienza diretta è l’aver sposato una donna nata e cresciuta tra le risaie del pavese. Neanche di tortura me ne intendo (e non credo valga come esperienza in tal senso mia suocera). Neanche di Sudamerica mi intendo, ma i libri in questo mi aiutano.

Note a margine:

Il De Mauro on line è il mio dizionario di riferimento in rete. Lo adoro. Utilissimo, veloce e ben fatto (la parola iniziale di esempio è gatto, e questo qualcosa dimostra). …ma sulla tortura scivola, oso affermare, impietosamente; infatti riporta: "tortura: complesso di forme di coercizione fisica o morale inflitte spec. a un imputato o al testimone di un processo, per indurlo a confessare o a deporre in modo attendibile, in uso dallÂ’antichità allÂ’Ottocento e oggi formalmente ripudiate da tutti gli Stati, ma ancora in uso illegalmente in molte parti del mondo". Infatti, che io sappia, alcuni stati – malgrado l’unanime condanna internazionale di facciata – considerano perfettamente legale tuttora la tortura ai prigionieri.

Definisco ‘bel libro’ Emoboscada di Bellini nel titolo del post perché pur raccontando di una lotta senza fine, a me pare un libro ‘bello’ da leggere. Non saprei aggiungere altro.

gattostanco @ 13:20 - Commenti (0)

23 febbraio 2008

Ingos ied oiraid li

Da giorni ormai combatto con un post.
Non è nemmeno un post; è soltanto una serie di frasi appuntate a mano sopra dei foglietti pinzati assieme. Alcuni insolitamente a matita (gialla, con la gommina tutta consumata da mia moglie). I più a penna a sfera (trasparente a inchiostro nero, con il cappuccio calzato sopra, perché detesto le penne a sfera senza cappuccio tanto che piuttosto le butto via).
Non riesco neppure a digitarlo. Una lotta faticosa e gloriosa, ma inconcludente.

Ho letto Il diario dei sogni di Marco Candida.
Un pezzo l’ho letto persino dentro un palazzetto dello sport durante gli allenamenti di una squadra femminile di giovani atlete sponsorizzate (e accidenti non riuscivo a distrarre la coda dell’occhio o ad alzare lo sguardo pensando continuo dopo a leggere).
La mia copia ha la dedica autografa dell’autore. Lo dichiaro per precisare il mio grado di coinvolgimento nei confronti di Marco. Ero in giro per i fatti miei in trasferta, entro in una libreria, guardo sugli scaffali, poi mi giro e me lo ritrovo fuori intento a darsi un contegno come a dire ecco adesso arriva il fan a farmi saltare il pranzo.

Lotto contro una marea di frasi simili a quelle sopra.
Sciocchezze. Seppur veritiere, sono sciocchezze.
Raramente mi sono ritirato dal digitare le mie impressioni a proposito di un libro letto una volta iniziate. Sono post faticosissimi per me. Anche se sono brutti e a volte mi hanno attirato insulti (oltre a immeritati complimenti), mi divertono immensamente. Non pare leggendoli, lo ammetto, ma ogni frase ha un suo significato proprio per me. Rappresenta qualcosa per me (esclusi gli errori).
Con "Il diario dei sogni" invece ho paura. La paura provata anche col precedente libro di Marco. La paura di scrivere una sciocchezza che potesse, per così dire, intaccare anche soltanto minimamente il libro. …Pensiero di massima presunzione da un certo punto di vista quello di credere che una mia recensione possa intaccare un romanzo. D’accordo. Pensiero di massimo affetto e pregnanza dal punto di vista della persona che ammira e si lascia crogiolare dalle parole. La paura di sbagliare. …detesto la parola pregnanza…

L’ho lincato nel blog prima ancora di leggerlo. Mi sono bastate le prime pagine scaricate dal sito dell’editore (Las Vegas, un nome strano) e la lunga frequentazione blogosferica.
Io e il libro eravamo vergini l’uno dell’altro e ci siamo piaciuti e traditi in un rapporto aggressivo e dolce al tempo stesso. Una lenta lettura riga dopo riga, senza volere mai prendere fiato se non quando sfinito e beato avevo bisogno di una pausa …Stavo ricadendo in un paragone che trovo in quei miei foglietti. In effetti ci sono alcune pagine che a me hanno trasmesso un emozionante crescendo con il solo uso delle parole (quasi l’argomento fosse in secondo piano), come fossi un lettore estasiato dal farsi divertire e non dal divertirsi (sembra una boiata digitata così questa armonia di sensazioni. Però non mi viene da descriverla in altra maniera: mi auguro che il visitatore occasionale abbia pazienza).

E allora?

E allora mi ripeto. Non posso digitare impressioni di lettura di questo genere. Non si capisce un piffero e appaio uno schizzato forte, ma proprio forte, come non sento di meritare. Sconfitto dalla battaglia con un proprio post, chiunque appare almeno un poco provato, e non così ‘fuori’.

Giulio Mozzi (in Bottega di Lettura) in questo intervento risolve brillantemente una battaglia a me parsa vagamente simile alla mia, anche se assai più ardua della mia, e allora…
E allora mi sono detto:”Se non sono capace neppure di buttare giù un post, anche orrendo, per segnalare una recensione, tanto vale che chiuda il blog!”.

E il titolo al rovescio?

Si tratta di un riferimento al libro (non soltanto il titolo del libro).

gattostanco @ 01:37 - Commenti (0)

15 febbraio 2008

‘cidenti al blocco del traffico :D

Domani dovrò accompagnare mia suocera a fare un esame (privatamente, ché altrimenti magari s’aggrava prima dei tempi pubblici biblici lasciati tali proprio per favorire il settore privato e il ticket poi qualcuno lo deve pagare lo stesso se lei salta l’appuntamento).

C’è il blocco del traffico (cinque ore dalle dieci e trenta in poi: chissà a cosa serve) e io mi muovo grazie a un dieselone che ha appena superato di nuovo la revisione a pieni voti (ma soltanto Euro3).
Così adesso mi tocca andare a fare la spesa (inquinando) anche se avevo preventivato di farla domani all’ora di pranzo, mentre rincasavo (deviazione di duecento metri al supermercato). E domani bighellonerò per la pianura lombardo-piemontese (inquinando), perché di certo non intendo restarmene a pranzo da mia suocera.

Domani volevo trattenermi anche a Tortona alle 18 a farmi fare la dedica da Marco (in occasione della presentazione di un libro), ma proprio non riesco a organizzarmi con gli orari del blocco. Uffa.

gattostanco @ 16:32 - Commenti (0)

‘cidenti al blocco del traffico :D

Domani dovrò accompagnare mia suocera a fare un esame (privatamente, ché altrimenti magari s’aggrava prima dei tempi pubblici biblici lasciati tali proprio per favorire il settore privato e il ticket poi qualcuno lo deve pagare lo stesso se lei salta l’appuntamento).

C’è il blocco del traffico (cinque ore dalle dieci e trenta in poi: chissà a cosa serve) e io mi muovo grazie a un dieselone che ha appena superato di nuovo la revisione a pieni voti (ma soltanto Euro3).
Così adesso mi tocca andare a fare la spesa (inquinando) anche se avevo preventivato di farla domani all’ora di pranzo, mentre rincasavo (deviazione di duecento metri al supermercato). E domani bighellonerò per la pianura lombardo-piemontese (inquinando), perché di certo non intendo restarmene a pranzo da mia suocera.

Domani volevo trattenermi anche a Tortona alle 18 a farmi fare la dedica da Marco (in occasione della presentazione di un libro), ma proprio non riesco a organizzarmi con gli orari del blocco. Uffa.

gattostanco @ 16:32 - Commenti (0)

Letteratura, edicole e lettori

Ho letto con interesse un sostanzioso post di iguana jo dedicato a una celebre collana Mondadori che da decenni offre letteratura in edicola a basso prezzo.
Riassumendo in poche parole la tematica portante: con passione e ardore, ma senza farsene accecare, dipinge un quadro dettagliato delle ragioni che a suo parere sono alla base della formazione di una frangia di lettori definiti conservatori, quindi poco inclini alle novità o agli approfondimenti.

Osservando la situazione dal suo punto di vista, mi ritengo di concordare con molti punti del suo intervento. Osservando dal mio punto di vista, comunque assai limitato, mi sento di non potermi dichiarare altrettanto categorico nell’addossare responsabilità così totali a una singola pubblicazione.

La tesi, riassunta molto alla spicciolata, è questa: Mondadori con quella collana ha contribuito a diffondere la letteratura più libera e affascinante (a parte determinati temi) e al tempo stesso ha ingabbiato una frangia dura dei propri lettori in una sorta di appiattita letteratura usa e getta di sola evasione.
E ora per me viene il difficile di spiegare quel che penso in proposito. Ho pochi dubbi che la tesi di iguana jo sia corretta. Però, a mio avviso, questa viene spalmata un poco troppo nel tempo e un poco troppo sulle persone. A mio parere i guasti prodotti nei lettori, soprattutto in tempi passati, sono (o dovrebbero essere?) ampiamente ripagati dalla curiosità e dalla consapevolezza inseminata in loro.

Mi considero un lettore. Ma sono un cattivo lettore: non mi piace spendere i soldi, faccio le orecchie e uso poco i segnalibro, non ho voglia di sbattermi a cercare i libri, ordinare un libro è una fatica immensa, mi piace sfogliare un libro prima di comprarlo, mi lascio attrarre dalle copertine e via dicendo. Se un libro non è a portata di mano, devo prima essere convinto di qualcosa o da qualcuno per andarmelo a cercare.
E certa letteratura è assente dagli scaffali. Soltanto i classici o qualche rara novità sono messi alla portata delle mie mani di solito. Non sono un editore, ma ritengo da facilone che i classici tirino sempre la loro carretta e che le poche novità abbiano una loro potenzialità commerciale.
Per non parlare poi dei prezzi. Non se ne abbiano a male gli editori, ma con quindici euro offro una grigliata mista a mia moglie (bevande escluse). E una grigliata mista è persino più potente della Forza, a breve scadenza.
Se devo sbattermi per trovare un libro, benone: troverò altro da leggere in libreria o al supermercato o in rete. Se devo pagare un libro con i miei soldini, benone: cerco di farmi persuadere a comprarlo senza darmi troppo da fare (pago e quindi gestisco la mia fatica in base ai soldini).

Quindi, secondo una personale opinione che io stesso non riesco a chiarirmi del tutto, se da un lato la vendita in edicola di letteratura ha certo avuto, e in parte ha ancora, dei limiti dovuti sia al reciproco pregiudizio tra editore e lettore e sia a evidenti ragioni di costi, da un altro lato la vendita da scaffale non ha saputo o non ha avuto le risorse per offrire tutto il panorama letterario che i voraci lettori si sarebbero meritati.
E non ne faccio una questione di generi.

Punto focale, per me, della trattazione di iguana jo, è la colpevolizzazione della collana in oggetto per il suo basso prezzo. Questo avrebbe ucciso il mercato e, in un certo senso, l’immagine allargata delle letture offerte nel tempo. E di riflesso avrebbe abituato una frangia dei lettori abituali a spender poco e a trovare una letteratura più facile per svagarsi piuttosto che per accrescersi.
Non ho competenze editoriali di alcun tipo. Leggo prima di tutto per svago (se poi mi rimane qualcosa da quel che ho letto, ben venga naturalmente). Ho rimuginato un poco sopra quelle affermazioni e non ne sono venuto a capo. Una parte di me dice che potrebbe aver ragione, mentre un’altra parte di me si ricorda buonanima di mio padre seduto sul divano a leggere i suoi libretti bianchi (ma anche quelli argentati e dorati) senza i quali io mi sarei potuto appassionare unicamente alla letteratura della Bur (e Oscar Mondadori) letta da mia madre. Con me ha funzionato, limitatamente al modesto genere di lettore che sono cresciuto.

In sostanza: se per certi versi concordo con iguana jo, per altri versi mi sento di addossarmi le mie responsabilità di lettore pigro (non stanco). Non credo di essere conservatore nelle mie letture, ma al tempo stesso non sono un indagatore. Non credo di essere particolarmente esigente, ma al tempo stesso non spendo i miei soldi se non vedo neppure la copertina. Se in libreria o al supermercato trovo quasi sempre le solite ristampe sono dispiaciuto. Se invece trovo rari libri nuovi mai sentiti prima, ma a prezzi inconcludenti (poco meno della vecchia quarantamila, per dire), be’ magari mi compro da leggere un classico scontato del quindici. Se, e spesso è la norma per me, non mi capita una cosa che mi ispiri, allora non compro e mi ritrovo senza un libro da leggere perdendo un’occasione.

Infine.
Prima sparata: certa letteratura si considera di nicchia. E quasi tutti i lettori la considerano tale. E molti si considerano superiori in certa misura. E alcuni la vogliono, invece di desiderarla. A me questo pare sbagliato.
Seconda sparata: molta letteratura si presenta male e sfig*ta dentro il proprio guscio multicolore. Inoltre, da lettore qualsiasi, non propriamente chiuso in un genere, non trovo una voce chiara e facile e almeno all’apparenza onesta che mi dia indicazioni di lettura di prodotti (un libro è un prodotto commerciale, prima ancora di essere letterario) in luoghi internet che siano aperti e semplici: sfogliare il catalogo on line di una casa editrice è una noia mortale, mentre i siti e i blog letterari sono un blaterare continuo strapallosissimo spesso e volentieri.
A me piacerebbe, facendo un esempio esasperato, che quella collana proponesse un semplice blog: “questo mese è uscito ‘sto libro e Caio, che l’ha già comprato e letto, ne dice questo” “il prossimo mese esce ‘st’altro libro e Sempronio che l’ha tradotto dice che gli è piaciuto perché…” …Esagero, spero sia palese… Semplicemente non mi piacciono i circoli letterari troppo chiusi e sorretti da un certo tipo di lettore dogmatico che di solito diventa l’unico pubblico di riferimento che esplicitamente colloquia in qualche modo con gli editori, la critica e i responsabili delle vendite (quest’ultimi che sono anche i responsabili della qualità delle proposte pubblicate).

Mi sento al fianco di chiunque voglia migliorare la situazione, per quanto possa sembrare un tentativo donchisciottesco. I punti di vista possono essere diversi (o, come il mio, confusi e superficiali), ma la molla dentro i lettori credo sia simile: voler leggere cose belle e interessanti. Per questo ringrazio iguana jo che mi ha dato una spinta a interessarmi un poco di più.

-

noticina: mi sono sforzato di non usare la parola fantascienza e di non citare per nome la collana Urania. Perché mi volevo cimentare nello sforzo di liberarmi temporaneamente della presuntuosa convinzione che un amante anche della letteratura fantascientifica sia un lettore con una marcia in più (e di questa convinzione, forse irrispettosa e sicuramente deleteria per la fantascienza stessa, mi scuso con chi non l’apprezza).

gattostanco @ 14:21 - Commenti (0)

12 febbraio 2008

Pigreco al quadrato (letterario)

Avvertenza: il post è lungo e sconclusionato. Avrei dovuto inserire dei grassetti per facilitare il voler dargli un’occhiata; viceversa lo sconsiglio.

- Appunti sparsi -

A novembre lessi un libro (Sezione Pi-Quadro di Giovanni De Matteo) e mi piacque molto. Visto che proprio dell’Urania del novembre scorso si tratta, mi piace soffermarmi a paragonare -tanto per fare una citazione cinematografica pop- gli Urania alle vicende del film Dolce Novembre (quello del ’68, e non certo il remake del 2001 che non credo avrò mai il fegato di guardare, perché di solito tendo per partito preso a definire delle boiate i rifacimenti) capovolgendone la trama: quasi ogni mese entra in casa mia un Urania e io vedo se questo cambierà la mia percezione del mondo o di me stesso.
Tempo dopo ho letto in rete alcuni commenti (segnalati nel post lincato) a proposito del libro che sottolineano alcuni elementi del romanzo in maniera negativa. Gli stessi elementi a me invece parvero positivi. E questo mi ha incuriosito.
Bene, a me capita di avere opinioni diverse da altre persone su libri, film e quant’altro. A volte non mi interessa questa differenza e a volte mi incuriosisce. Per dire (e capovolgendo ancora il punto di vista): a me non piacciono i gamberetti (come si presentano, anche se ammetto che il gusto potrebbe essere buono) e mi incuriosisce il fatto che qualcuno possa apprezzarne il gusto senza restare prima disgustato dalla loro apparenza.

Non conosco De Matteo. Non conoscevo i suoi scritti prima di imbattermi nel suo romanzo. Non bazzico gli ambienti internettiani legati alla letteratura, a parte pochi precisi luoghi (nei quali la fantascienza ben raramente viene considerata).

Scribacchio orrende storielle fantascientifiche che nessuno legge (lo ripeto a favore dell’eventuale visitatore occasionale). Sono brutte. Soprattutto sono scritte male. Ringrazio d’avere la forza di sentire come sono seppure accecato dall’affetto provato per loro.
Quindi il mio sogno è di vincere il Premio Urania, come è accaduto a De Matteo col suo romanzo (certo il fatto che nessuno legge le mie storielle crea una notevole difficoltà al realizzarsi del sogno, mantenendolo tale e puro senza che possa venire deturpato dalla realtà. Personalmente sono molto contento quando riesco a mantenere i miei sogni vivi e al tempo stesso puri. Preferirei saper scrivere, ma mi accontento di come sono).
Amo la fantascienza italiana (campanilismo).
Del resto mantengo una certa invidia nei confronti degli autori italiani.
Amo qualcosa che non posso raggiungere (qualitativamente, nelle mie storielle).
Quindi parto prevenuto nel leggere la fantascienza made in Italy e, soprattutto, a leggere un Premio Urania.
Come ogni premio letterario, e molti ‘oggetti’ e ‘soggetti’ che orbitano attorno al sole della letteratura, credo abbia una faccia illumintata e una oscura, non ho dubbi al riguardo. Però questa mia certezza si aggrappa all’invidia (eheheh) e per questo ha larghe zampe pregiudiziali.
Comunque… Queste sciocche ammissioni digitate poco sopra mi servono per chiarire un fatto: se pensassi tra me e me che De Matteo ha scritto una brutta cosa o soltanto una cosa così così, ne sarei compiaciuto e soddisfatto meschinamente e non starei a impiegare il mio tempo a digitare superficialmente queste mie parole.

Ricordo.
Mi sembra d’aver letto prima di tutto la presentazione dell’autore in fondo al volume.
Nato nel 1981; be’ -penso- è giovane; be’ -poi penso- veramente sono io che non sono più giovane. Cresce in meridione in posti mai sentiti prima; be’ -penso- almeno non è il solito milanese. Laureato in TecnoFisica Ultradifficile; be’ -penso- almeno dovrebbe sapere quel che scrive. Ha pubblicato racconti e blablabla; be’ -penso- non dovrebbe essere un qualche raccomandato, ma non si può mai sapere. Ha fondato il connettivismo che è blablabla; be’ -penso- ha pubblicato due libri e ha già creto un suo movimento letterario e commento fra me e me “bella internet!” e sorrido. Ha un blog; be’ -penso- questo è un punto a favore. La spiegazione di cosa sia il connettivismo specifica che prende il nome da una scienza ideata da Van Vogt; be’ -penso- se ha letto e preso qualcosa dal caro buon vecchio Alfred, allora ‘sto tizio qualcosa di buono lo ha anche letto [in quel momento non sapevo lo avesse, a parer mio, anche scritto].

Ricordo.
Ho letto le prime due pagine.
Pioggia, traffico, roba nanotech genetica, squallido locale, Bagnoli.
Benone -penso- tutto molto ‘classico’. Da lettore gongolo. Non ho idea di dove mi porterà la lettura, ma di certo sono subito portato in una atmosfera amica come se qualcuno avesse detto “Energia!”.
Bagnoli mi preoccupa un poco sul momento. Sono nato e cresciuto al nord e ho i miei pregiudizi atavici (e telegiornalistici) che non riesco a scardinare del tutto. Be’ -penso- almeno non è la solita identica metropoli ammericana o la solita Napoli distesa al sole all’ombra del Vesuvio.

Il finale è definito frettoloso da alcuni.
A me non pare. Da lettore mi sento accompagnato sul finire del romanzo a seguire Briganti (il protagonista) in alcuni spazi, mentre i pezzi del giallo (si tratta di un poliziesco) vanno a unirsi poco a poco fino a presentare la soluzione nelle pagini terminali del libro. Mi sembra ovvio. Quanti libri gialli ho letto in cui l’assassino viene mostrato prima della fine? Di certo uno, La traccia del serpente di Stout, nel quale il colpevole viene indicato esplicitamente al lettore attorno a pagina centocinquanta (sessanta pagine prima della fine). Ma ne ho letti anche tanti altri dove l’assassino si scopre nelle ultime pagine (sono certo un sempliciotto, non lo nascondo, ma mi sembra un normale espediente narrativo. Come lo era quello alla base del più noto tenente televisivo che, al contrario, entrava sullo schermo dopo che il telespettatore aveva assistito al delitto all’inizio dell’episodio). Mi pare che ogni autore possa sentirsi libero di indicare l’assassino un po’ quando gli pare. Del resto uno stereotipo per sottolineare l’impazienza di una persona, una volta, era quello di additarla come qualcuno che non riusciva a non andare a leggere le ultime pagine di un giallo per sapere prima chi fosse il colpevole (e sottolineo “ultime pagine”) senza desiderare di godersi l’esplosione finale.

Briganti è proprio ben definito come personaggio. Lo definiscono i suoi pensieri, i suoi gesti, le sue doti, i suoi incontri e il suo mondo. Penso persino possa essere riconoscibile altrove. Per dire: nell’Urania di febbraio (Lord Darcy/1 di Randall Garret) ci sono tre romanzi brevi di forte sapore poliziesco. Nell’ultimo è riconoscibile un enorme omaggio al più geniale (credo siano parole sue) investigatore privato newyorkese.
Briganti non è definito e caratterizzato come quell’investigatore. Ma neppure la Napoli dei decenni finali di questo secolo è come la New York dei primi decenni del secolo scorso. Briganti vive in un solo romanzo, fino ad ora, e investiga: per dire, mica vive nello sgabuzzino di una casa dalla finestre nere. Quindi a me pare ben delineato.

Il libro è infarcito di pagine a sostegno della teoria di fondo del romanzo. Splendido! Spesso non le ho capite e in certi momenti le ho proprio saltate. Ma erano presenti. Erano un mattone, certo, ma un mattone di appoggio e non d’affondo. Una sorta di seminario: vedi, caro lettore, ‘sta cosa è così e funziona cosà, mica bubbole. Quasi a me è sembrato un voler dare una botta di fantascienza hard (nota al visitatore: “hard” non significa in questo caso quel genere di cose, ma con quel termine si intende la fantascienza che immagina qualcosa di scientifico e/o tecnologico che ancora non esiste e che a volte ne fornisce una spiegazione verosimile (più o meno scientifica)). Le trovo, quelle pagine, importanti e non così numerose come sono apparse ad altri che ne hanno scritto in proposito.
Senza dubbio ho pensato estica**i leggendo “il principio di indeterminazione trova una sua giustificazione nell’analisi delle perturbazioni ineliminabili che il processo di misura induce su una grandezza blablabla”, perché ignoro l’argomento e il relativo lessico. Ma mi diverte un sacco: è come se per una volta ci fosse Scotty al comando. E poi mica tutti i lettori sono ignoranti come me.

Lo stile mi ha preso subito. Sarà che sono un pessimo lettore o sarà che lette le prime due pagine non mi aspettavo qualcosa di diverso. Sarà che letta la parola cyberpunk di certo non mi aspettavo uno stile diverso. Anzi, non essendo passato attraverso una traduzione affrettata e certamente malpagata, come accade alle opere straniere, l’ho trovato migliore dello stile di molti altri scrittori. Boh, sarà campanilismo il mio (mi ripeto).

Le citazioni sono continue. Uno spasso. Sembra quasi che gli scrittori dei giorni nostri debbano per forza mostrare quanto sono bravi a citarsi a vicenda o a ravanare nel passato. Ma leggendo mi divertono un sacco. Il piacere di riconoscerle è indubbio (forse quasi quanto quello di inserirle). Creano una sorta di interattività con le letture dello scrittore. Creano affinità. Sono inserite proprio allo scopo, forse. Sono un regalo per gli iniziati e uno stimolo agli altri. Un ulteriore piano di lettura oltre ai diversi che un buon romanzo possiede.
Mi chiedo quante citazioni io non sia riuscito a riconoscere leggendo Sezione PiQuadro.
A me piacerebbe davvero se gli scrittori avessero il buon cuore di specificare le loro citazioni in una serie di note a fondo romanzo. Sarebbe molto costruttivo, anche se il gioco perderebbe un po’ del proprio fascino. Da lettore stanco, però, per me forse acquisterebbero un interesse oltre la semplice enigmistica del “trova la citazione”. …Del resto non lo faccio io nei post (se non qualche volta per falsa modestia), figuriamoci uno scrittore nei libri. Ma la speranza resta in me.

Lessi molti anni dopo l’uscita, il best seller della Tamaro. Non mi disse molto. Ero convinto che fosse una storia bellina ben confezionata e non cambiai idea anche giunto alla fine. Di Moccia non ho letto neanche una riga e credo proseguirò a mantenere questa distanza. E allora? Sono fatti miei.

Ho una vecchia edizione di una raccolta di racconti di Hemingway. Alcune parole sono tradotte in maniera un po’ desueta per le mie orecchie e piacevolmente antica. La lingua scritta si evolve, pescando avanti e indietro, sempre più xke è viva e ardimentosa, altrimenti muore. E credo che la sf venga letta un po’ a tutte le età.

Mai ho capito la differenza tra ispettori e commissari. Ci sono persone che non sanno la differenza tra maresciallo maggiore e maresciallo capo. Ma quel che da anni mi ossessiona sono gli appuntati: non mi ricordo mai come riconoscerli (forse sono i caporali delle altre Armi, ma non ho mai fatto ricerche e comunque a naja il tenente mi disse che valevano di più sempre e comunque di noi najoni -anche quando il capitano mi fece caporale e smisi d’essere un uomo ihihih-).

Concordo con chi non ha apprezzato la definizione “investigatore hard-boiled” della quarta di copertina. Vivo in terra di risaie e riso, quindi a me ha fatto venire in mente subito un risotto. Ma da tempo oramai ho imparato a non leggere la quarta di copertina degli Urania prima d’aver letto il romanzo: sono fuorvianti come poche altre.

Gli innesti criminali nella politica e gli innesti politici nella criminalità sono evidenti. De Matteo, questa è la mia impressione, ambienta nel futuro la Campania che posso vedere oggi per caso nei telegiornali (talmente omologati che sembra di guardare un solo canale) facendo zapping alla ricerca di cartoni animati o di Festa in Piazza.

Sezione Pi-Quadro è zeppo di cose. Un romanzo cyber è quasi per definizione pieno di cose. Credo sia così, magari mi sbaglio. Un romanzo connettivista, non sono informato al riguardo, immagino connetta un montone di cose per definizione. Dettagli presentati e descritti e curati. Un pregio di un raccontare che non è soltanto il volare sopra poche costruzioni sfocate.

A volte la storia del romanzo sembra attorcigliarsi. Quasi che qualche pagina sia legata per fare in modo di liberare poco dopo la storia e farla proseguire. Mi è difficile spiegare la sensazione. Sfogliando nuovamente il libro in previsione della presente raccolta d’appunti, non ho ritrovato i casi specifici. Mi sono piaciuti questi nodi narrativi nei quali il lettore sembra quasi essere lasciato un po’ spaesato, libero di riprendere fiato e interrogarsi su quel che accade nel romanzo. Leggendo un po’ quando e dove capita o a volte tranquillo quattro ore di fila sul divano, un momento per riprendere fiato mi aiuta a gustarmi il tutto (esempio: non vado al cinema da anni, perché, tra i tanti motivi, mi sembra d’aver saputo che l’intervallo sia stato barbaricamente abolito).

Una domanda mi resta. Perché l’autore ha scelto di usare il pigreco elevato al quadrato (π²), soprattutto nel titolo (e questo compete anche all’editore)? Nell’era di Internet (con la “i” maiuscola, per una volta), in un contesto non specificatamente tecnico, usare due caratteri fuori dai tasti di una comune tastiera incasina la digitazione a chi ne vuole scrivere. Ci sono le ragioni dovute alla storia narrata. Però mi chiedo perché queste non siano state piegate a esigenze di semplicità. A compensare questa mancata semplificazione, ammetto che il titolo non me lo sono dimenticato (ho una cattiva memoria) dopo aver riposto il libro forse proprio a causa di quella scelta.

Infine…
-Questa pappardella l’ho scritta per piacere personale. Spero di non aver in alcun modo infastidito l’autore (nel caso mi scuserò, pur mostrandomi offeso dopo ben altro che ho letto in giro ihihih).
-De Matteo collabora con riviste e compagnia bella: a me importa ‘na cicca (e chiedo scusa per la fastidiosa chiarezza espositiva). Se leggesse una delle mie storielle gli verrebbe da ridere da tanto sono scritte male e ingenue. Quindi, soprattutto alla luce della mia incapacità di sopportare le consuete polemiche pseudoletterarie, non gradirò commenti di visitatori occasionali che possano mettere in dubbio la mia ingenua buona fede di lettore (in ogni caso, se educati, non saranno rimossi).
-Ho fatto una ricerca in rete per andare a sondare i pareri tra i forumisti. Soltanto ora l’ho fatta, per avere, prima di digitare, meno opinioni da farmi frullare in testa. E così ho scoperto almeno un paio di citazioni sfuggitemi nonostante siano grosse come la Vanguard (o anche il Vanguard, ihihih).

gattostanco @ 12:19 - Commenti (0)
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