Archivio per la categoria 'Libri'

6 febbraio 2008

Actarus, Wolfe e la birra

Ieri, per affogare le mie pene d’amore e donarmi qualcosa per il mio compleanno, sono andato in Feltrinelli.
A piedi, sotto il sole, col giaccone in tessuto tecnologico (o spacciato per tale) acquistato in saldo.
Il programma per la giornata era diverso, ma quella tensione di cui accennavo nel post precedente l’aveva vaporizzato. E allora come gesto di buona volontà mi è parsa buona idea fare con mia moglie una passeggiata in centro.

Non avevo comunque testa per interessarmi alla lettura.
Passando davanti al Delfino (altra libreria) ho visto in vetrina l’ennesimo libro sulla Kahlo e per un paio di istanti sono stato tentato di entrare a sfogliarlo. Però vista la calca di gente all’interno ho rinunciato subito. E alla Feltrinelli, poi, non l’ho visto.

Una gran bella giornata di sole invernale. Avevo voglia di sedermi in un qualche baretto a bermi una birretta d’aperitivo. Non potevo avere l’estate, un lungomare e fauna vacanziera da osservare; ma mi sarei accontentato di quel che avevo per insaporire la birretta.
Niente birretta: dovevo fare anche un salto in banca e quelli al solito erano in riunione sindacale e così mi hanno sballato gli orari. I bancari di Intesa San Paolo (o come si chiama) io li capisco e sono solidale. Mia moglie, mia madre, mia suocera ed io siamo correntisti. E visti i casini vissuti come clienti prima e dopo la fusione, non oso immaginare quel che accade agli impiegati (in realtà un amico mi ha raccontato qualcosa, ma son segreti :D).

Rinunciato alla birretta, entrando in libreria mia moglie ed io ci dividiamo subito. Io vado ai primi scaffali a destra, dai gialli. E mi ci cade l’occhio. “La traccia del Serpente” di Rex Stout (Oscar Mondadori).
Non ero sicuro, ma mi pareva di ricordare che il romanzo iniziasse con Nero Wolfe alle prese con la sua amata birra. Lo prendo, lo sfoglio e per una volta mi compiaccio di ricordare qualcosa (la mia memoria è un pezzo di gruviera; forse per questo non mi piace il gruviera). Da sei litri al giorno, l’investigatore privato (“privato” anche nel senso che preferisce starsene sempre ben tranquillo in casa anche quando lavora), desidera scendere a soli cinque litri. Non svelo altro nel caso qualcuno non l’abbia mai letto.

Mi fermo a pensare a quegli strani casi in cui si riesce a collegare cose o avvenimenti diversi fra loro attraverso un solo elemento. Qualcosa di simile a un giochino di uno di quegli orrendi (e a volte persino in errore) quiz serali propinati dalla Rai.

Passo allo scaffale della fantascienza. Sempre le solite cose. Comunque come da copione inizio a scorrere le coste dei libri con lo sguardo. “Actarus. La vera storia di un pilota di Robot” di Claudio Morici (Meridiano zero).
L’avevo già preso in considerazione (se ricordo bene). L’autore prende in giro uno dei miei miti infantili, quindi lo scartai dalle mie possibili letture: certe icone credo non si possa rielaborarle se non si è sicuri di averne preso le distanze. Ed io avevo da bambino un Goldrake di plastica alto mezzo metro con la mano che sparava missili e una alabarda spaziale di plastica bianca che lanciavo ovunque. Non ero sicuro di poter affrontare una simile lettura con un certo tipo di esperienza ludica coccolata nei miei ricordi.
Mi sembra di toccare un testo eretico e profondamente sbagliato. Eppure non mi brucio. Non mi brucia le mani. Forse dopo trent’anni posso relazionarmi al mito di Goldrake (ero tanto esaltato che i bambini che preferivano Mazinga mi facevano pena, era un po’ come se fossero sandoriani).
Actarus è immaginato dall’autore alcolizzato di Peroni (è scritto nella quarta di copertina, quindi non svelo un particolare). Riesco a leggere una pagina a caso in piedi davanti allo scaffale (Feltrinelli ha abbassato un poco, a parere mio, il riscaldamento della libreria che la precedente gestione invece manteneva a manetta d’inverno e questo lasciava non più di dieci minuti di autonomia tra gli scaffali ai clienti che patiscono il caldo come me). Mi diverto. Forse è proprio vero che sono riuscito a scardinare dal piedistallo uno dei miei miti di quand’ero bambino.
Per farla breve: l’ho comprato e sono già a metà. Lettura entusiasmante, divertente e intelligente.

Inutile dire che mi è rimasto il desiderio di bermi una birretta. Ma con l’umore lepegoso(*) di questi giorni, sarebbe meglio lo facessi in solitudine per non ammorbare l’eventuale compagnia con le mie menate. E una “birretta” si dovrebbe invece bere soltanto se in compagia in certi giorni rognosi per non ammorbare se stessi.

Concludendo (a proposito di quand’ero bambino, di alcolici e televisione, a me viene sempre in mente una certa marca di grappa ogni qualvolta sento “concludendo…” ricordando un vecchissimo spot pubblicitario)… Ieri la mia amata sposa ha mantenuto un certo contegno un poco distaccato e comunque partecipativo. In serata persino si è lasciata un po’ andare preferendo me a uno dei televisori e quindi non posso frignare. Però siamo ancora come sospesi sopra un colle tra una pianura della abitudinarietà e una linea costiera del chiarimento. Comunque sono sulla giusta via, almeno così credo, perché continuo a ripetermi il verso di una vecchia canzone (Sunshine Reggae) “don’t worry, don’t hurry, take it easy” (e questo pur senza l’ausilio di una birretta). Questa sera c’è una fiction che le piace (“questa è la mia terra” o qualcosa di simile) e quindi non ho speranza alcuna di dialogare o fare (o tutte e due). Ma per rimediare ho qualcosa da leggere.

*lepegoso: umido e/o viscido (non presente nel De Mauro :D)

gattostanco @ 12:39 - Commenti (0)

26 gennaio 2008

A me piace il Cyberpunk

In questo ennesimo periodo di squallore politico degradante per qualsiasi elettore consapevole, mi piace appuntarmi sul blog tre romanzi cyberpunk.

Il primo, e a mio parere senz’altro il migliore, è “Sezione Pi-Quadro” (per la precisione è scritto con il simbolo del pigreco elevato al quadrato) di Giovanni De Matteo e pubblicato nella collana Urania nel novembre scorso (e quindi irreperibile al momento).
Il secondo è “Il Viaggiatore” di John Twelve Hawks uscito negli Oscar Mondadori.
Il terzo è “Eclipse” di John Shirley pubblicato da Hobby & Work.

A proposito del secondo e del terzo la rete è piena di info e commenti. Storie ammericane ben strutturate e piacevoli da leggere, non mi attirano a digitarne al proposito per non aggiungere fuffa superflua.

Il primo non credo sia propriamente definibile solamente cyberpunk, visto che l’autore è cofondatore di una corrente letteraria specifica (il connettivismo), ma e in somma non intendendomene di ‘ste cose (divido la fantascienza, ihihih, in “con astronavi” e “senza astronavi” accontentandomi di questa semplice classificazione personale) preferisco inserirlo all’interno della ristretta cerchia del tutto soggettiva dei libri che prima o poi credo proprio avrò desiderio di rileggere (districarsi fra i generi letterari della fantascienza richiederebbe troppa pazienza e almeno un paio di seminari).
Addirittura ricordo di aver fatto qualche ricerca in rete al riguardo dell’autore coll’intenzione di digitare un post. Poi ricordo di essermi perso a leggere e sfogliare e di non aver più avuto tempo e voglia di buttare giù il post (poi il romanzo venne sostituito in edicola dal seguente e allora pensai, probabilmente a torto, che non valeva più la pena di scervellarmi -ma questa ripicca è anche una mia piccola sfida a Urania per contribuire a una più larga diffusione della letteratura di fantascienza fuori dai soliti circoli di appassionati: da anni fantastico che Lippi mi chieda di commentare i suoi romanzi regalandomi in cambio un abbonamento :D-).

Dopo un periodo di lontananza dal blog, e molteplici post politicamente inca**osi o smaccatamente romanticosi a farmi prudere le dita senza che volessi postarli davvero (e staccati a fatica dalle mani, quasi fossero piccoli troll incapaci di sottomettersi al basso profilo del blogger), non ho trovato altro da postare in questi giorni volendo un argomento coerente con il mondo attorno a me e al tempo stesso lontanissimo.

A margine:
De Matteo non cura un blog letterario autopromozionale o soltanto dedicato alla fantascienza, ma scrive da anni interventi anche sulla politica, sulla Campania e su quel che gli capita per la mente.

gattostanco @ 13:14 - Commenti (0)

12 dicembre 2007

Supermarket (non l’ho letto)

Spero mi perdonerà Renato Di Lorenzo, l’autore del giallo a tinte lolite “Supermarket” per Foschi Editore, se oso digitare attorno al suo ultimo libro senza averlo letto e infarcendo il post di divagazioni.

L’autore stesso me lo ha segnalato. Una missiva generalista inviata, ipotizzo, a un buon numero di indirizzi scovati in rete manualmente. Anzi la seconda. …La prima mi aveva incuriosito e invogliato a girovagare per la rete a farmi un’idea meno abbozzata dell’autore. Poi mi sono distratto e segnalai un bel nulla.

Questa seconda email è più complessa e articolata, o così mi pare, e giunge in un momento in cui sono ricettivo in modo particolare a taluni temi. Dovrei rispondere a ben altre lettere ricevute nei giorni scorsi, alcune delle quali non ho neppure ancora aperto, ma ora non voglio andare proprio fuori tema.

La protagonista gira per Milano sopra un vecchio Ciao malridotto. Attività ai miei occhi provinciali già abbastanza pericolosa senza neppure entrare nella trama del giallo. …Tanti anni addietro ebbi modo di usare per alcuni giorni il Ciao della mia morosa del tempo. Pioveva e finii in un pozzangherone e il motore si spense. Una faticaccia ritornare a casa un po’ spingendo e un ‘po pedalando (nota al all’eventuale visitatore di giovane età: il Ciao era un ciclomotore dotato di pedali).

La protagonista era arrivata nella grande metropoli per studiare in una prestigiosa università privata. …A margine aggiungo che lavorare per certe università porta l’interrogativo sui pagamenti. Conosco una persona a me assai cara che deve ricevere ancora il suo giusto e misero compenso a distanza di un anno. Sembra che una responsabile amministrativa abbia trovato finalmente lavoro a tempo indeterminato e che abbia lasciato una certa baraonda abbandonando il proprio impiego provvisorio. Posso capire che certe prestigiose università utilizzino personale docente precario e finanche spesso senza le dovute competenze o le dovute ore per offrire un insegnamento di qualità o neppure soddisfacentemente retribuito da consentire una dedizione rispettabile. Trovo inspiegabile, invece, che certe prestigiose università private siano così poco efficenti e poco lungimiranti da affidare l’amministrazione finanziaria a personale mordi e fuggi che, ovviamente, se ne frega.

La protagonista è cresciuta nell’Oltrepò Pavese. … Terre variegate e molto belle. Un ristoro dalla malinconia del vivere in pianura.

La protagonista viene inglobata dal mondo della pubblicità grazie alla superba qualità del proprio sedere (chiamarlo “lato-b” è cafone e ipocrita a mio parere. Non lo chiamo cu*o soltanto per evitare arrivi inutili attraverso Go*gle). …Di Lorenzo, mi pare d’aver intuito, crea un simulacro di quel fondoschiena che anni orsono sconvolse la mente degli italiani così simpaticamente sormontato da una lunga treccia bionda (se ben ricordo, sulla treccia ben difficilmente mi cadeva l’occhio, anche se era parte del tutto di cui era composta l’immagine pubblicitaria). Operare un collegamento così esplicito con i ricordi del potenziale lettore è forse artificio mercenario per suscitare attrazione da parte dello scrittore al suo romanzo; ma questo non significa che sia malevolo, ma anzi.

La protagonista, finita l’esperienza pubblicitaria per sopraggiunti limiti di età del suddetto sedere (trent’anni), apre una agenzia investigativa. …Nota: non desidero polemiche. Un cu*o di trent’anni non è certo ‘vecchio’ per me e probabilmente, presumo di poter immaginare, neppure per l’autore. Ma il mondo della reclame è tutt’altra cosa ed è verosimile che la modella protagonista sia stata esclusa dal giro.

Nel romanzo ci sono altri personaggi più o meno torbidi e gioca un certo ruolo una violenza subita in tenera età da parte della protagonista …la Milano Bevuta (una volta era ‘da bere’) da una parte e la tematica sempreterna dall’altra che ha negli ultimi tempi toni giornalistici sempre più da cronaca e sempre meno da denuncia. …Si tratta di tematiche spesso riproposte, in un modo o in un altro, nelle mie ultime letture persino fantascientifiche. Forse negli anni precedenti avevo le fette di mortadella sugli occhi o semplicemente e incrociavo narrazioni coinvolgenti il lettore in esperienze al massimo maliziosette e comunque molto limitate.
Sarà il fatto che da giovane il massimo era un degno toga party segretamente organizzato o una giornata trascorsa in piscina da concludersi altrove: robe carnali nelle intenzioni visive e non solo, ma ingenue e nella sostanza allegre. Ora invece le ragazze sono -anche- artificiali dentro i videogiochi tematici scaricati da tutto il mondo. E spesso non sono neppure ancora ragazze. Sorprendente (sono ingenuo). Ovviamente un videogioco avente come scopo l’interazione con una moglie (o un marito), però, credo non esista ancora (nota a margine sulla quale prima o poi dovrei postare, sempre che non l’abbia già fatto qualcuno: trovo estremamente ingiusto che i punti marito valgano poco o nulla confrontati con i punti moglie che quotidianamente le coppie si scambiano. Sembra il rapporto euro-lira peggiorato dai dati fasulli sull’inflazione. Un mio conoscente al proposito usa fare il confronto tra l’aspirazione di diventare uno schiavo domestico alla realizzazione di essere un domestico schiavo, ma non ho idea da dove abbia preso questa riflessione).

Infine.
Non ho idea se lo leggerò, ma mi ha ispirato simpatia il modo di porgersi dell’autore (persona che ha scritto saggi finanziari, romanzi e persino un manuale su come scrivere bestseller).
Per abitudine linko i libri alle pagine offerte dai siti degli editori, ma ovviamente anche questo è disponibile da internetbookshop.it…

Una pecca. La chiusa della email. Mi disturba leggere frasi di questo tipo: “lontano dal rumore dei blog, dove spesso si finisce per dire solo delle sciocchezze”. E perché allora scrivermi? Non posso certo ritenere una eccezione questo mio blogghettino dove praticamente sempre finisco per digitare delle sciocchezze (ma, immeritatamente, ho grandi commentatori, questo è vero). Comunque la considero una pecca marginale, un modo per donare una sensazione di intimità col destinatario, e forse pensata in un eccesso di marketing.
A parte gli scherzi, un post per quanto sbiellato possa essere da venir considerato una sola globale sciocchezza, se dedicato a un libro lo considero sempre cosa buona e giusta (a parte quando svela troppo, ché non sopporto le recensioni che invece di recensire, riassumono la storia).

gattostanco @ 12:21 - Commenti (7)

Supermarket (non l’ho letto)

Spero mi perdonerà Renato Di Lorenzo, l’autore del giallo a tinte lolite “Supermarket” per Foschi Editore, se oso digitare attorno al suo ultimo libro senza averlo letto e infarcendo il post di divagazioni.

L’autore stesso me lo ha segnalato. Una missiva generalista inviata, ipotizzo, a un buon numero di indirizzi scovati in rete manualmente. Anzi la seconda. …La prima mi aveva incuriosito e invogliato a girovagare per la rete a farmi un’idea meno abbozzata dell’autore. Poi mi sono distratto e segnalai un bel nulla.

Questa seconda email è più complessa e articolata, o così mi pare, e giunge in un momento in cui sono ricettivo in modo particolare a taluni temi. Dovrei rispondere a ben altre lettere ricevute nei giorni scorsi, alcune delle quali non ho neppure ancora aperto, ma ora non voglio andare proprio fuori tema.

La protagonista gira per Milano sopra un vecchio Ciao malridotto. Attività ai miei occhi provinciali già abbastanza pericolosa senza neppure entrare nella trama del giallo. …Tanti anni addietro ebbi modo di usare per alcuni giorni il Ciao della mia morosa del tempo. Pioveva e finii in un pozzangherone e il motore si spense. Una faticaccia ritornare a casa un po’ spingendo e un ‘po pedalando (nota al all’eventuale visitatore di giovane età: il Ciao era un ciclomotore dotato di pedali).

La protagonista era arrivata nella grande metropoli per studiare in una prestigiosa università privata. …A margine aggiungo che lavorare per certe università porta l’interrogativo sui pagamenti. Conosco una persona a me assai cara che deve ricevere ancora il suo giusto e misero compenso a distanza di un anno. Sembra che una responsabile amministrativa abbia trovato finalmente lavoro a tempo indeterminato e che abbia lasciato una certa baraonda abbandonando il proprio impiego provvisorio. Posso capire che certe prestigiose università utilizzino personale docente precario e finanche spesso senza le dovute competenze o le dovute ore per offrire un insegnamento di qualità o neppure soddisfacentemente retribuito da consentire una dedizione rispettabile. Trovo inspiegabile, invece, che certe prestigiose università private siano così poco efficenti e poco lungimiranti da affidare l’amministrazione finanziaria a personale mordi e fuggi che, ovviamente, se ne frega.

La protagonista è cresciuta nell’Oltrepò Pavese. … Terre variegate e molto belle. Un ristoro dalla malinconia del vivere in pianura.

La protagonista viene inglobata dal mondo della pubblicità grazie alla superba qualità del proprio sedere (chiamarlo “lato-b” è cafone e ipocrita a mio parere. Non lo chiamo cu*o soltanto per evitare arrivi inutili attraverso Go*gle). …Di Lorenzo, mi pare d’aver intuito, crea un simulacro di quel fondoschiena che anni orsono sconvolse la mente degli italiani così simpaticamente sormontato da una lunga treccia bionda (se ben ricordo, sulla treccia ben difficilmente mi cadeva l’occhio, anche se era parte del tutto di cui era composta l’immagine pubblicitaria). Operare un collegamento così esplicito con i ricordi del potenziale lettore è forse artificio mercenario per suscitare attrazione da parte dello scrittore al suo romanzo; ma questo non significa che sia malevolo, ma anzi.

La protagonista, finita l’esperienza pubblicitaria per sopraggiunti limiti di età del suddetto sedere (trent’anni), apre una agenzia investigativa. …Nota: non desidero polemiche. Un cu*o di trent’anni non è certo ‘vecchio’ per me e probabilmente, presumo di poter immaginare, neppure per l’autore. Ma il mondo della reclame è tutt’altra cosa ed è verosimile che la modella protagonista sia stata esclusa dal giro.

Nel romanzo ci sono altri personaggi più o meno torbidi e gioca un certo ruolo una violenza subita in tenera età da parte della protagonista …la Milano Bevuta (una volta era ‘da bere’) da una parte e la tematica sempreterna dall’altra che ha negli ultimi tempi toni giornalistici sempre più da cronaca e sempre meno da denuncia. …Si tratta di tematiche spesso riproposte, in un modo o in un altro, nelle mie ultime letture persino fantascientifiche. Forse negli anni precedenti avevo le fette di mortadella sugli occhi o semplicemente e incrociavo narrazioni coinvolgenti il lettore in esperienze al massimo maliziosette e comunque molto limitate.
Sarà il fatto che da giovane il massimo era un degno toga party segretamente organizzato o una giornata trascorsa in piscina da concludersi altrove: robe carnali nelle intenzioni visive e non solo, ma ingenue e nella sostanza allegre. Ora invece le ragazze sono -anche- artificiali dentro i videogiochi tematici scaricati da tutto il mondo. E spesso non sono neppure ancora ragazze. Sorprendente (sono ingenuo). Ovviamente un videogioco avente come scopo l’interazione con una moglie (o un marito), però, credo non esista ancora (nota a margine sulla quale prima o poi dovrei postare, sempre che non l’abbia già fatto qualcuno: trovo estremamente ingiusto che i punti marito valgano poco o nulla confrontati con i punti moglie che quotidianamente le coppie si scambiano. Sembra il rapporto euro-lira peggiorato dai dati fasulli sull’inflazione. Un mio conoscente al proposito usa fare il confronto tra l’aspirazione di diventare uno schiavo domestico alla realizzazione di essere un domestico schiavo, ma non ho idea da dove abbia preso questa riflessione).

Infine.
Non ho idea se lo leggerò, ma mi ha ispirato simpatia il modo di porgersi dell’autore (persona che ha scritto saggi finanziari, romanzi e persino un manuale su come scrivere bestseller).
Per abitudine linko i libri alle pagine offerte dai siti degli editori, ma ovviamente anche questo è disponibile da internetbookshop.it…

Una pecca. La chiusa della email. Mi disturba leggere frasi di questo tipo: “lontano dal rumore dei blog, dove spesso si finisce per dire solo delle sciocchezze”. E perché allora scrivermi? Non posso certo ritenere una eccezione questo mio blogghettino dove praticamente sempre finisco per digitare delle sciocchezze (ma, immeritatamente, ho grandi commentatori, questo è vero). Comunque la considero una pecca marginale, un modo per donare una sensazione di intimità col destinatario, e forse pensata in un eccesso di marketing.
A parte gli scherzi, un post per quanto sbiellato possa essere da venir considerato una sola globale sciocchezza, se dedicato a un libro lo considero sempre cosa buona e giusta (a parte quando svela troppo, ché non sopporto le recensioni che invece di recensire, riassumono la storia).

gattostanco @ 12:21 - Commenti (7)

9 dicembre 2007

Megapost: per smuovere il blog

Premessa
La prima parte tratta dei fatti miei. La seconda di qualche libro. Il tutto digitato un po’ a caso, senza cura. Sono convinto non valga il tempo neppure di farlo scorrere -in fondo ad esso, però, il visitatore abituale che s’interessa di fantascienza troverà un paio di link che potrebbe considerare interessanti-.
Il seguente post l’ho buttato a video per riprendere il blog. Per smuoverlo un poco dalla sospensione.
Devo ancora aprire la posta degli ultimi giorni, anch’essa sospesa.
Sono ancora fuori allineamento con l’universo. Ancora sospeso.

Domenica a casa da solo col gatto.
Niente pranzo domenicale dalla suocera. Sorridendo, senza discussioni.
Ancora prematuro dire se la nostra situazione sia meglio o peggio. In evoluzione. O forse neppure in evoluzione. Ho solamente accantonato la dieta, come unico evidente risultato apprezzabile.
Ero ancora un poco incerto se la crisi di mia moglie fosse in realtà mia (anch’io sono in crisi, certo, ma si tratta di una crisi di riflesso alla sua). Poi una delle scorse mattine è tornata dalla parrucchiera con una bella testa (tanto che mi sono subito prodigato in complimentazioni vere e sentite) fuori e una testa malconcia (tanto da sembrarmi d’essere riuscita a stento a sottrarsi a qualche evento traumatico) dentro. Poi ha sbottato. Dalla sua descrizione la parrucchiera è diventata una perfida Sith maestra del lato oscuro che le aveva marchiato i capelli col colore del disonore e della sconfitta: inaccettabile. Io da semplice apprendista Jedi mi sono trovato nella condizione di arginare gli sbandamenti della Forza dentro la mia maestra in preda a una estroflessione d’isterismo acuto da tinta sbagliata. La prima volta che la vedevo in quello stato per una faccenda del genere. Per un minuto era una bimbetta capricciosa e per il minuto seguente era una arpia pronta alla vendetta. Una mezzoretta proprio complicata. Poi siamo andati da un’altra parrucchiera e io l’ho aspettata fuori per precauzione (saperla al volante in quello stato era impensabile) cullandomi in uno spropositato smarronamento annoiato. Poi l’ho trascinata in uno store di quella catena d’abbigliamento spagnola che vende principalmente, se non erro, prodotti fatti in Cina (sperando non siano tossici come i giocattoli). Con la nuova tinta e un paio di golfini si è infine calmata. Ha comprato persino un vestitino (orrendo, ma le ho detto che era meraviglioso) e ha finalmente sorriso.
Il mio parrucchiere mi taglia i capelli come vuole (e come può, costretto tra pessima materia prima, un paio di rose che spingono i capelli dove vogliono e una mia radicata incapacità a pettinarmi). L’unica persona che posssa toccarmi la testa senza che abbia un moto di fastidio, anzi mi rilassa. E mi ascolta. Mi ha spiegato infatti che alla scuola per parrucchieri insegnavano un po’ di psicologia spicciola. Non vedo l’ora di andare in settimana a farmi tagliare i capelli per parlargli delle mie problematiche coniugali. Peccato non possa portare a casa il calendario con le donnine (sempre un ottimo belvedere sono i suoi, anche se non sceglie personalmente le foto), mentre dovrè accontentarmi di quello per famiglie che quest’anno (ho visto il modello di prova) è simil-cinese (tipo quelle raffigurazioni impresse su listelle di legnetto da appendere alle pareti che andavano di moda negli anni ’70 e che anch’io mi ricordo in casa proprio accanto alla ‘vacca iuvent*na’ -così buonanima di mio padre chiamava la pelle bianconera acquistata da mia madre e che per qualche tempo bivaccè in sala prima di essere nuovamente sostituita da un tappeto-). Gli compro spesso fialette e robe varie (qualche volta persino le adopero): se pago per la sua opera di simpatico tagliacapelli, reputo doveroso ricompensarlo per la sua funzione di serio strizzacervelli.

Ho comprato qualche libro.
Volevo evitare di leggere in questo periodo, ma come potrei rimandare una simile costante tentazione?

Nero Wolfe contro l’Fbi non l’avevo ancora letto. Io adoro quel personaggio. Riesco a mantenerlo vivo senza abbuffarmi di tutti i suoi casi in poco tempo. La vecchia serie televisiva, non mi stancherò facilmente di ripeterlo, non ha nulla a che vedere coi romanzi ai quali s’ispira, a mio parere. Fortunatamente è da tempo che non mi capita di vederla ritrasmessa.

Restando in tema televisivo, ho preso anche un romanzo per leggere un caso del commissario Soneri. Ho visto un paio di episodi della precedente serie di Nebbie e Delitti e li avevo moderatamente graditi più che altro perché ambientati in luoghi e climi diversi dalle solite regioni che normalmente ospitano le produzioni televisive nazionali (anche se chissà perché le parlate napoletane o romane, tanto per fare un esempio, vengono riprodotte in tv, mentre quelle del nord mai. Ricordo Vento di Ponente dove i genovesi parlavano tutti un perfetto e asettico italiano standard senza alcuna inflessione. Ridicolo).
A mia moglie piace anche anche la seconda serie in onda in questo periodo. E allora incuriosito mi sono deciso a leggere almeno uno dei romanzi ai quali si ispira.

A proposito di Genova, ho regalato alla gattoconsorte Mi sono perso a Genova. Una sorta di poetica guida fotografica alla città con intermezzi scritti (o viceversa, dipende dal punto di vista). L’ha sfogliato mezzo minuto per dimenticarsene in giornata. Invece io penso l’apprezzerò: ho trovato gustoso il riferimento soffuso al mitico maniman genovese all’inizio di un capitoletto.

Ieri sera ho finito Gli umoni vuoti, l’Urania di dicembre. Un po’ palloso, penso più per totale difetto mio che del libro stesso. Portato avanti sopra due binari paralleli ho smesso presto di seguirne uno saltando i capitoletti ad esso dedicati. Forse ho scelto il binario sbagliato (nell’altro c’erano formule matematiche e un vago argomento d’amore e allora ho scelto quello che apparentemente mi sembrava piè d’azione e distraente dai miei pensieri amorosi). Il telepate del romanzo viene assalito continuamente e dolorosamente dai pensieri altrui (un classico della telepatia fantascientifica) e l’autore ne riporta un sacco di occasionali creando tante microstorie in prospettiva, tralasciando di creare in modo completo il proprio personaggio (questa è la mia sensazione, profondamente viziata dal fatto di aver saltato nella pratica quasi metà romanzo -che modo stupido di leggere, dovrei vergognarmene-), mentre l’azione si svolge con salti inverosimili e sfibranti per me che leggevo. Forse un giorno rileggerò il tutto con l’aggiunta della metà evitata.
A volte quando non si ha testa converrebbe rimandare una cosa piuttosto di farla partendo senza l’umore adatto e rovinarla.

Ho comperato anche la Luce di Orione. Non sono un fan di Eymerich, personaggio intrigante e ben costruito amato da molti, ma la curiosità ha prevalso nel voler leggere anche questa storia nei prossimi giorni. Di Evangelisti preferisco la fantascienza, più che la fantareligione.
Ero a Tortona per computer (da Pavia parto e vado ancor più lontano per andare a farmi tagliare i capelli, quindi non appaia insolito all’occasionale visitatore che vada oltre regione per ragioni informatiche) e sono entrato in una libreria per caso, per fare passare un po’ di tempo che dovevo fare passare. Libreria Mondadori. Non mi ricordavo ce ne fosse una in centro (o da qualsiasi altra parte), ma la mia memoria conta nulla (per dire ho parcheggiato dove un tempo c’era la stazione delle corriere e mi sono reso conto della cosa soltanto nell’allontanarmi dall’auto).
In coda per pagare ho sentito quello che mi è parso il capo della libreria (quanto sono ancora librai i rivenditori di libri?) dire di essere appassionato di tutto quel che è nipponico. Ha descritto, da quel che ho capito, persino alcuni momenti di un suo viaggio in Giappone. Poi da qualche parte è spuntata una ragazza visibilmente stanca (o così a me è sembrata) inconsapevole che mi stavo gustando la conversazione e mi ha fatto pagare. Anche il libraio mi salutato mentre uscivo.
Tortona mi diviene aliena ogni anno di più. E inizia a piacermi, nonostante le assurde e pericolosissime (a mio parere di automobilista e non di esperto del settore) rotonde/rotatorie stradali. In un altro negozio in piedi a guardare fuori dalla vetrina (adoro guardare fuori attraverso la vetrina dei negozi: mi sembra molto più divertente del guardare dentro stando fuori) ho visto passare un blogger scrittore locale, superlativo da sempre. Sono rimasto impassibile. Mi ha visto. Mi ha riconosciuto, credo. Ha proseguito. Dopo due secondi è ricomparso facendo capolino (mi ha ricordato Jerry che si sporge dalla sua tana per osservare le mosse di Tom), quasi volesse accertarsi della solidità del suo primo fuggente riconoscimento. Poi si è ritratto e non l’ho più visto.

Sezione P-Quadro, l’Urania di Novembre. La fantascienza italiana mi piace. Sarò campanilista, lo ammetto, ma mi piace. Il romanzo, di Giovanni De Matteo, l’ho trovato per caso in una edicola fuorimano davanti alla quale passo raramente. Ero convinto oramai di essermelo perso. Di aver perso un’occasione. E invece no.
L’ho trovato non troppo cyberpunk da risultare estremo o monotono, per nulla forzatamente napoletano (la storia è ambientata a Napoli e dalle mie parti si tende a considerare tutto quel che è di quelle parti come fosse in Bellavista style) e non troppo poliziesco. Equilibrato e completo. E le citazioni e gli ossequi ad altri autori sono integrati e soavi (citare senza appesantire è un’arte).
Ho iniziato a leggerlo con una certa dose di quel distacco proprio del lettore superficiale a cui piacerebbe saper scrivere e che si chiede cosa mai sarè scaturito di meritevole dalla mente e dalle dita di un promettente giovane (una decina d’anni in meno di me) scrittore italiano (atteggiamento che normalmente non si istaura se lo scrittore di fantascienza è straniero, chissà poi perché -e anche lo sapessi mi sentirei sciocco ad ammetterlo-). Quando l’ho finito, soddisfatto e compiaciuto come potrei esserlo dopo una pantagruelica cena in buona e variegata compagnia, mi è venuta voglia di appuntarlo tra le buone letture che varrà un giorno il piacere rileggere (chissà quanti sapori non ho colto, dato che mi sono un po’ abbuffato invece di gustare ogni singolo boccone -il romanzo ne è ricchissimo, sia di sapori e sia di bocconi-). Rileggere… quel che ho di Gibson, tanto per rimanere in tema cyber, l’ho già riletto almeno una volta. Non è affatto una perdita di tempo rileggere.
In queste occasioni mi rammarico della brevità della vita di un Urania. Un mese e viene sostituito dal seguente negli espositori delle edicole (nota a margine: nell’edicola interna, non quella all’ingresso principale, del Bennet di Pavia l’Urania, quando c’è -ne ho visto al massimo una copia per volta-, viene inspiegabilmente mischiato ai fumetti per bambini). Me ne rammarico pensando che varrebbe la pena digitare dei post al riguardo, mi divertirei. E invece il libro spesso è già verso il limite estremo della sua vita quando vorrei… e allora mi prende la pigrizia (ben altra faccenda della stanchezza).
Nota al visitatore occasionale che non ha mai letto un Urania: per ovvie ragioni di mercato, l’ultima di copertina che racconta sommicapi di cosa tratta il libro è tratteggiate particolarmente in maniera acchiappagonzi (detto col massimo rispetto per la collana e per i suoi lettori), quindi suggerisco caldamente -secondo il mio sindacabilissimo parere- di leggerla mai prima di leggere il libro. A volte, prima di intestardirmi a seguire questo metodo di acquisto, mi capitava di aspettarmi cose che in realtà erano assai diverse nel romanzo. Per avvicinarsi all’universo della letteratura senza limiti suggerisco un moderato investimento di una decina di euro (due Urania e avanzano anche i soldi per due caffè per iniziare a sfogliarli subito). La fantascienza è ben viva anche fuori dagli universi di Urania, ma non altrettanto facile ed estemporanea per compiere un tentativo e lasciarsi prendere dalla curiosità con poca spesa (dandole sempre una seconda posibilità, per questo suggerisco ‘due’, ché la prima potrebbe non essere di gradimento e di solito le pubblicazioni ravvicinate sono diversificate nel genere e nello stile per soddisfare un po’ tutti i palati. Se poi capitano due romanzi che fan schifo, non me se ne dia la colpa. Capita: si tratta di letteratura, mica dei risotti di mia moglie -perfetti per definizione e per una buona dose di dogmatismo permeabile alle libere opinioni, se acritiche-).
L’autore blogga da anni. Non l’ho mai seguito. Qualche puntatina, però casuale (lo ammetto, sono connettivista a mio modo ih ih ih) (…’connettivista’? …intendo nel senso di connettivismo del quale l’autore è, cito la mini biografia uranica, tra i principali animatori e fondatori).

gattostanco @ 14:33 - Commenti (0)

12 novembre 2007

Perseo Libri chiude

Perseo Libri è fallita.
Se ha chiuso i battenti, a quanto traspare dall’ultimo, vasto e amaro editoriale web di Ugo Malaguti, oltre a essere, a mio parere, un demerito culturale (le dinamiche finanziarie mi sono oscure e non intendo commentarle) di Banca AntonVeneta (appena acquistata da Monte dei Paschi di Siena, sulla quale ricade la mia personale, rafforzata e imperitura antipatia) è anche "colpa" mia. In qualità di lettore di letteratura mi sento corresponsabile ignaro e inerte della ferita inferta alla cultura italiana.
Non frequento gli ambienti internet della fantascienza. Forum, fanzine e siti mi sono felicemente alieni. Per questo non conoscevo i problemi della nota casa editrice e le sue alterne vicende. Eppure questo non mi assolve. Anzi, forse mi rende quasi più colpevole.
Detesto digitare un post che a nulla può servire.

[via Short Stories]

gattostanco @ 02:23 - Commenti (0)

6 novembre 2007

Philapple disintegra Plauto :D

Oggi, modestamente, ho fatto tremila cose, e ora ho voglia di chiudere la baracca e rintanare i burattini, ma non intendo esimermi dal segnalare questo post di Philapple che mi ha proprio divertito e donato il buon umore.

Il tema è il teatro di Plauto recensito brevemente in maniera diretta e irriverente. Si può essere d’accordo o restarne scandalizzati. L’importante, secondo me, è che qualcuno legga ancora, seppur per oneri di studio (il ragazzo è del ’91), il vecchio Plauto (che si ispirava ai greci), e chissà che negli anni a venire non lo riconosca in qualche romanzo o film :D

gattostanco @ 19:47 - Commenti (0)

2 novembre 2007

Seia e la piramide di aNobii

A me aNobii non piace più per tutta una serie di ragioni già ampiamente espresse.
Comunque, il nome a me ricorda vagamente immagini dell’Antico Egitto, tombe, trame aristocratiche, geroglifici, dei, mummie, faraoni e splendide regine …in somma tutto l’armamentario tipico.
Accostando lo pseudonimo di Seia anch’esso mi riporta a una atmosfera egizia fatta di enormi templi, papiri, vesti candidi, occhi ammiccanti, fuochi sacri e via dicendo (il riferimento agli occhi è pensato rivolgendomi al trucco del viso tipico dell’iconografia egizia e a null’altro).

Seia, senza alcun dubbio dea giusta e potente, ha inserito un notevole e ricchissimo post dedicato ai commenti in calce ai libri su aNobii dal titolo faraonico:
Bisogna sempre comunque far nascere il sole?.
Inizia definendo maligni coloro erroneamente convinti che non sia diplomatica (a me è simpatica e non soltanto perché ritengo che una dea non possa essere sempre sempre diplomatica) e prosegue con una moderata e breve filippica contro chi pensa al Sud come una entità astratta e filosofica (sempre meglio di chi pensa soltanto siano tutti terroni, rifletto io da ignorante polentone, altro che astrazione e filosofia :D).
Ma il nocciolo ampio e disteso del post sono i commenti di numerosi utenti aNobii riguardanti due libri.
I testi di riferimento sono Il grande Gatsby e LÂ’amante di Lady Chatterley.
Ammetto che fulminare i commenti sopra i classici è come affogare nel Nilo gli schiavi riottosi. Del resto alcuni sono davvero gustosi.
Senza contare che l’aspetto "social" di aNobii presta il fianco a palesare commenti orientati in una determinata direzione per ottenere visitatori alla propria libreria (nonostante i tempi di aNobii da mummificarsi aspettando).
A mio parere si tratta di una lettura imperdibile, illuminante e che alla fine rende: o più buoni o più acidi. Soprattutto desidero segnalare che ogni singolo commento è accompagnato dal link al profilo aNobii dell’autore (a imperitura memoria e per scoraggiare ulteriori profanazioni).

gattostanco @ 18:14 - Commenti (0)

30 ottobre 2007

Il Bregola ritornato

Davide Bregola ritorna in blogosfera.
E ritorna in libreria con un graphic novel dedicato a Nuvolari e realizzato con Alessandro Sanna (nel sito è possibile vedere alcune tavole tratte dal fumetto e dallo story board).

Ringrazio Marco Candida per la gradita segnalazione

gattostanco @ 11:38 - Commenti (0)

29 ottobre 2007

Generatore di recensioni di libri

Cabaret Bisanzio offre un funzionale e adeguato strumento a chiunque voglia cimentarsi nel difficile mestiere di recensire libri in positivo. Il risultati che si ottengono, a mio modesto parere, sono altamente "professionali" ;D.

Cabaret Bisanzio Review Generator
(Generatore di recensioni)

Questa prima versione offre la possibilità di recensire opere di soli quattro autori (ma cambiando i nomi, tutto sommato, penso si possa usare ugualmente per molti altri scrittori). Ampia scelta per quel che riguarda i corollari (casa editrice, genere, collane, confronto con autori stranieri e diversi giudizi della critica). Da notare che tra i giudizi della critica manca "capolavoro" per dare una aura di originalità alle recensioni create automaticamente.

A seguire un esempio:

Roberto Saviano torna in libreria, nel silenzio assordante della critica, con *Inserire qui il titolo*, autentico capolavoro della letteratura italiana del III millennio. L’attesissima opera è un romanzo che supera gli steccati dei generi letterari per affrontare una storia amara a tutto tondo. E’ un’opera dal respiro ampio che devasta l’animo del lettore fin dalle prime righe. La manda in libreria l’editore Mondadori. Mine Vaganti la collana. In *Inserire qui il titolo*, l’autore fa esplodere il linguaggio e rende tante voci con una perfezione inaudita, con una capacità di stratificazione e armonia inarrivate e inarrivabili.
Non ci sono freddi esercizi di stile. Piuttosto, ciò che è sapiente è l’organizzazione metronomica delle vicende, la descrizione delle psicologie, la tragica plausibilità dell’intero racconto. *Inserire qui il titolo* di Roberto Saviano è un romanzo di formazione caleidoscopio di associazioni, interconnessioni e deformazioni che sin dalle prime pagine si fanno vivide e colorate. La narrazione densa e rovente sembra sgorgare dal profondo come il magma patetico, ma ha lo scatto e la definizione di una frustata. Una storia esilarante, avvincente, coinvolgente. Da decenni non si riscontrava in Italia una presenza letteraria tanto impegnata, capace di una lingua così spiazzante. Senza mezzi termini, l’ultima opera di Roberto Saviano è un capolavoro che scuote la letteratura italiana dalle fondamenta, che attacca con la potenza del linguaggio i cuori e le menti dei lettori.
Per la scrittura pulita, densa, priva di sbavature e per la forza dei temi, Roberto Savianoè oggi senz’altro lo Stephen King italiano, anche se c’è chi sostiene si possa parlare più della reincarnazione di Shakespeare. Senza paura di esagerare, si può paragonare la scrittura di Roberto Saviano a quella di Dante, Dio (l’autore della Bibbia) e Moccia. Questa opera segna la letteratura del III millennio e rimarrà nella storia di questo paese, un romanzo con un magico equilibrio cerebrale in cui il solito quotidiano diventa mitologia senza tempo di una storia in cui identificazione e compassione nascono con la prima pagina e non muoiono con l’ultima.

gattostanco @ 02:17 - Commenti (0)

27 ottobre 2007

Secondo Piano, di un editore

Un blog che come sottotitolo ha ‘Vita in CE’.
CE significa Casa Editrice.

Secondo Piano

Non ho neppure capito come si chiama la blogger (la firma è un admin di default senza l’uso di uno pseudonimo).
Tutto il resto, a parte l’avere inserito queste mie pagine nei suoi link, è semplice e spettacolare al tempo stesso.
Lettura ideale per eterni aspiranti scrittori, segretarie editoriali improvvisate, traduttori amatoriali di lingua zia acquisita, editor nati per scrivere e non per riscrivere, e blogger della serie "io l’ho scritto bene, siete voi che l’avete letto male!".
Una blogger calma, pungente e precisa nei testi.
Ha iniziato da poco questa nuova avventura in blogosfera. Evidentemente non le bastavano i manoscritti e ne vuole altri (eheheh -scherzo, ma non del tutto-).

La prima impressione: credo sia quel genere di donna che s’inabelbera subito se le si dice che ha due (OO) grosse così. Giustamente.
Mi ha messo addosso entusiasmo: forse potrei mettermi a scrivere un romanzo anch’io :D. …Al terzo giorno di dieta (‘dieta’ per modo di dire) sragiono completamente.

gattostanco @ 19:29 - Commenti (0)

26 ottobre 2007

Il libro dei fincipit

 IL LIBRO DEI FINCIPIT - IL SITO
Il libro dei fincipit si intitola "Sempre cara mi fu quest’ernia al colon". Di Alessandro Bonino e Stefano Andreoli, pubblicato da Mondadori, viene distribuito anche nei supermercati.
(per chi non lo sapesse: cos’è un fincipit spiegato in chiare, fresche e dolci parole)
La breve e limpida prefazione di Stefano Bartezzaghi (suggerisco sempre di leggere le prefazioni dei libri; in questo caso, poi, non si corre neppure il rischio di rovinarsi la trama o il finale) afferra i significati di questa grande raccolta di centinaia di fincipit.
Coglie e descrive, tra gli altri, due aspetti fondamentali a mio parere del fenomeno fincipit. Il primo è la funzione del gusto personale, più che una vera e propria critica, a separare i fincipit divertenti e un po’ grassi e volgari da quelli altrettanto divertenti e fini e intellettuali. Il secondo è l’aspetto culturale rappresentato dal fatto che l’autore del singolo fincipit dimostra di essersi impossessato in qualche modo del testo che modifica (o almeno delle prime righe, e questo resta comunque un buon risultato).

Trastullarsi nel parodiare o modificare o stravolgere o stroncare o esaltare l’incipit di un testo (romanzo, poesia, canzone) rende felici di una felicità immediata, serena e giocosa. Altrettanto lo è leggere le creazioni altrui.

La selezione proposta dal libro offre una montagna di esempi. Sorrisi, risate e shignazzate accompagnano la lettura.
Di alcuni non ho capito neppure subito dove termina il testo originale e dove inizia la manipolazione, tanto sono ben fatti. Alcuni sono forse tirati (il signor R. Childan originale teneva d’occhio la posta e non il latte, tanto per fare un esempio, e quindi il fincipit relativo perde un pochino della potenziale forza espressiva). Il lavoro di limatura compiuto dagli autori si dimostra appieno (per dire: non è stato fatto un semplice copia e incolla e via alla stampa).

La copertina, che a prima vista non mi era piaciuta, l’ho presto rivalutata. Semplice e immediata nei tratti di Franco Matticchio rappresenta perfettamente quel che il libro racchiude.

Da sempre detesto la poesia di Leopardi e, forse, se avessi avuto come compito a casa di fare un po’ di fincipit tratti dalle sue poesie forse le avrei studiate con meno astio e desiderio di dimenticarle il prima possibile. In seguito persino un corso monografico (ai miei tempi all’università si studiava ancora -anche se magari poco-) rischiai di dovermi sorbire (fortunatamente ero un pessimo studente che si autolimitava le ore di lezione -e azzerava quelle di studio ;D-). Mentre il Giacomino Strarompi che compare numerose volte in Sempre cara mi fu…, per un giorno, mi è stato simpatico.

…Chi l’avrebbe mai pensato che a distanza di undici mesi (dovrei aggiornare il vecchio post di segnalazione) un giochino per l’intelletto sarebbe diventato un libro. Meno male che qualcuno l’ha pensato.

gattostanco @ 11:19 - Commenti (0)

24 ottobre 2007

Ancora senza fincipit

Sono ancora senza il libro dei fincipit. Me misero.
Ieri pomeriggio ho mandato in missione felina la gattoconsorte in Feltrinelli qui a Pavia e mi è tornata a casa a mani vuote. O meglio, senza i fincipit. Ha comprato un’altra copia di Guerra e Pace (in questi giorni, se ho capito bene, è in programmazione una fiction televisiva, tratta dallo splendido ‘mattone’ russo, che lei segue con moderata soddisfazione).
Unica mia gioia è stata quella di vederla varcare la porta di casa al rientro con anche La macchina del Tempo di Welles. Si tratta di uno dei primi romanzi propriamente di fantascienza e in assoluto il primo del genere acquistato da mia moglie. E devo ammettere che ha fatto tutto da sola (io da tempo mi sono stancato di tentare a incuriosirla verso il genere principe della letteratura).

Eppure, me lo ripeto per contrastare lo sbigottimento, mi è tornata a casa senza fincipit.
Mi ha detto di aver trascorso una quarantina di minuti tra gli scaffali. Di chiedere a qualche commesso credo si sia vergognata visto il titolo del libro, malgrado tutti i riferimenti che le avevo appuntato sopra un foglietto in bella calligrafia. E non l’ha visto.

Uffa. Spero di trovarlo al supermercato (Bennet dentro e fuori o alla Coop), altrimenti mi toccherà andare a piedi in centro a fare una ricerca di persona. Detesto le librerie lontane da un comodo e ampio e gratuito parcheggio, ma per i vicini di blog questo ed altro. Tra l’altro mi serve per fare un paio di regali di Natale (adoro i regali libreschi, di una qualche intelligenza e -possibilmente- economici, dato che sono sempre molto avaro parsimonioso attento nel fare doni).

gattostanco @ 10:27 - Commenti (0)

10 ottobre 2007

Blog letterari impossibili :D

Premessa
Roberto Tossani scrive in questo post:
"E allora commentando sulla Bottega di Lettura dico di piantarla con i preconcetti verso i blogger che pubblicano libri perché se Pavese fosse un nostro contemporaneo, mentre scrive le sue poesie, i suoi racconti e romanzi avrebbe aperto un blog chiamato Il mestiere di vivere.
Il riferimento è a un commento lasciato in calce a questa lettura di Demetrio Paolin dell’ultimo romanzo di Babsi Jones.

E allora?

Di solito guardo il dito che mi indica la Luna (mi accerto non mi finisca nell’occhio prima di distrarmi).
Così tra me e me ho ridacchiato, pur col dovuto rispetto agli autori scomparsi, immaginando I Promessi Blogger di Manzoni e Il Blog del Villaggio di Leopardi (esiste un simile blog e si riferisce a un reality se ho ben capito).

E allora?

Alcuni blog letterari impossibili (Imposblog?) :D

Forse che Bloggo Forse che No (G. D’Annunzio)
La Connessione si È Fermata a Eboli (C. Levi)
Il Blog dei Tartari (D. Buzzati)
Blogger di Seppia (E. Montale)
Blog nel Pomeriggio (E. Hemingway)
Gli Incontri di una Lumaca Blogger (G. Lorca)
Il Blog dei Nidi di Ragno (I. Calvino)
Come Io Bloggo il Mondo (A. Einstein)
Sul Blog (J. Kerouac)
Ciascuno a Suo Blog (L. Pirandello)
Il Blog delle Cose (Lucrezio)
Blog di Poveri Amanti (V. Pratolini)
Il Blog delle Mosche (W. Golding)
Blog della Ragion Pura (I. Kant)
Blog e Castigo (F. Dostoevskij)
Tre Uomini in Blog (J.K. Jerome)
Blog n. 5 (K. Vonnegut)
Il Blog sul Sole (P.H. Dick)
Il Blog Galattico per Autostoppisti (D. Adams)
La Blogosfera È una Severa Maestra (R.A. Heinlein)
Il Blog dalle Finestre Nere (C.D. Simak)
I Blogger e l’Impero (I. Asimov)

Chissenefrega?

Probabile :) Il mio intento, comunque, era di digitare qualcosa in risposta a Seia, che ieri sera a proposito del sottoscritto si sofferma a dire: "scrive a manetta, spesso di cose che non so manco che sono, ma mi diverte" qui). Immaginare D’Annunzio che blogga dal Vittoriale mi sembra divertente (e non ho neppure cenato pesante)

Altre proposte:
***precisazione***: blog impossibili di scrittori scomparsi
morti

sei personaggi in cerca di Blog (L. Pirandello)
blog buffo (D. Fo)* [tengi]

Tropico del Blog (H. Miller)
Il Blog di Montecristo (A. Dumas)
Ventimila blog sotto i mari (J. Verne)
Uomini e Blog (J. Steinbeck)
Il signore dei blog: La compagnia del blog, I due blog, Il ritorno del Blog (J. R. R. Tolkien)
Di cosa parliamo quando parliamo di Blog (R. Carver) [Louie (post)]

La coscienza del blogger (I. Svevo)
Ode alla blogger risanata (U. Foscolo)
Il blogger solitario (G. Leopardi)
I Bloggenbrook (T. Mann)
Il mondo salvato dai bloggers (E. Morante)
Il blogger dimezzato (I. Calvino)
Doppio blog (A. Schnitzler)
Bloggare stanca (C. Pavese) [Vipera76]

Se questo è un blog (P. Levi)
I blog di Gulliver (J. Swift)
La divina blogosfera (D. Alighieri)
I dolori del giovane blogger (W. Goethe)
Sei blogger in cerca di link (L. Pirandello)
Sei post in cerca di autore (L. Pirandello)
Post di una notte di mezza estate (W. Shakespeare)
Blogger don Gesualdo (G. Verga)
Ultimi post di Jacopo Ortis (U. Foscolo)
Tanta fuffa per nulla (W. Shakespeare) [Principe]

I blogger sposi (A. Manzoni)
Guida galattica per blogger-stoppisti (D. Adams)
Il blog al termine dellÂ’universo (D. Adams)
Il post, il blog e tutto quanto (D. Adams)
Addio e grazie per tutti i commenti (D. Adams)
Il blog di Charles Dexter Ward (H.P. Lovecraft) [Procionegobbo]

La connessione del dolore (C.E. Gadda)
I post delle fragole (I. Bergman)
Un thread chiamato desiderio (T. Williams)
Io e Louie (A. Moravia)
Il gattostanco sul tetto che scotta (T. Williams)
La vocazione teatrale di Phonkmeister (J.W. Goethe)
La grande seia (G. Pontiggia)
Tenera è la blogger (F.S. Fitzgerald)
Meme (M. Ende) [Orazio (post)]

Oliver Twitter (C. Dickens)
Il Counter di Montecristo (A. Dumas)
Mai devi commentarmi (N. Ginzburg)
Il feed del rasoio (W.S. Maugham)
Il vecchio e il tag (E. Hemingway)
Arlecchino server di due padroni (C. Goldoni)
Il terrore arriva per post (A. Christie)
Tutti i blogger sono nemici (R. Aldington)
Memorie dalla piattaforma (F. Dostoevskij)
Bartleby il blogger (H. Melville)
L’url e il furore (W. Faulkner)
Feed e Bellezza (N. Tommaseo)
Sito ((S.G.) Colette)
Le tag della ragione (J.P. Sartre) [untitled io]

La blogosfera liberata (T. Tasso)
Rerum blogarium fragmenta (F. Petrarca) [Demetrio]

Rerum Italicarum Blogus Scriptores (L. Muratori)
Il blogger inesistente (I. Calvino)
Il blogger rampante (I. Calvino)
Lezioni bloggheriane (I. Calvino)
La rovina della cache degli Usher (E.A. Poe)
Lo stile del blog (F. Carlini)
Le notti bianche (F. Dostojevskij)
Arcipelago blogger di (A.I. Solženicyn)
I blogbriganti di (Luo Guanzhong) [la Parda Flora]

Orgoglio e pregiudizio (J. Austen) [il_morto]

Dieci piccoli blog (A. Christie)
Il blog a una dimensione (H. Marcuse)
Il blog e la sua proprietà (M. Stirner)
Se questo è un troll (P. Levi)
Alla ricerca del tempo perduto su twitter (M. Proust)
Zang Tumb Tumblr (F.T. Marinetti) [eio (tumb)]

Alla ricerca del blog perduto (M. Proust)
Io, blogger (I. Asimov)
Dalla parte di sw4n (M. Proust) [Ted]

Il mastino dei blogger (A.C. Doyle) [jokerulez]

Il piccolo blogger (A. de Saint-Exupéry)
Piccole blogger (L. May Alcott)
Blog dÂ’Algeria (V. Sereni)
La Blogosfera desolata (T.S. Eliot)
I post del male (C. Baudelaire)
I blogger della Via Paal (F. Molnar) [Papino]

Il blog di Anna Frank [SdL]

Aspetta primavera, blogger! (J. Fante)
Vuoi smettere di spammare, per favore? (R. Carver)
Un blog a orologeria (A. Burgess)
Il Signore dei Webring (J. R. R. Tolkien)
Confesso che ho bloggato (P. Neruda)
Il Facebook di Innsmouth (H.P. Lovecraft) [irene]

LÂ’ultimo dei Blogger (J.F. Cooper)
Il blog di Barney (M. Richler)
Blogger e no (E. Vittorini)
Post nel pomeriggio (E. Hemingway)
Morte di un connesso viaggiatore (Arthur Miller) [Corax]

- – -
Note:
*I premi nobel italiani valgono anche se ancora in vita :)

gattostanco @ 00:12 - Commenti (0)

2 ottobre 2007

Leggendo Demetrio

Demetrio Paolin a me è simpatico. Non l’ho mai conosciuto, s’intende, ma non importa: a me sembra persona garbata e acuta, oltre che scrittore e saggista.
Di Demetrio Paolin ho letto "Il pasto grigio" edito da Untitled Editori (tra l’altro -finalmente- la terza terna risulta essere in preparazione), "Una tragedia annunciata" edito in rete e alcuni altri scritti.

L’ultimo articolo, pubblicato anche in rete grazie a Nazione Indiana, è un saggio relativo a Primo Levi scrittore tra scienza e morale di indubbio interesse (indubbio a parer mio) anche per chi s’interessa di scienza e non di scrittori.

Un suo intenso racconto (piuttosto forte nel colpire il lettore), uno di quelli che si radicano con le unghie nel ricordo di chi lo legge, è Amsterdam Suite (sempre ospitato da Nazione Indiana).

Del suo ultimo libro in cerca d’editore "Il mio nome è legione" Giuseppe Genna, prima di presentarne un brevissimo estratto, ha scritto: è un capolavoro necessitato da un indentramento che l’autore ha compiuto con evidente sforzo veritativo (tradotto in ‘volgare’ credo voglia significare, più o meno, che lo ha apprezzato nella scrittura e nei contenuti e nelle intenzioni). …Se può incentivarne la pubblicazione, come lettore mi impegno a comprarne una copia.

Per una sostanziosa antologia di poesie suggerisco infine questo post di labatesuicidato.

Ci sarebbe altro da segnalare. Purtroppo si è fatta quasi ora di pranzo.

gattostanco @ 11:54 - Commenti (0)
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