25 febbraio 2008
gattostan… isyournewbicycle
In inglese.
Minipost.
Per un nuovo modo di biciclettare.
Cliccando si cambia.
gattostan… isyournewbicycle
:-D
via The Presurfer
In inglese.
Minipost.
Per un nuovo modo di biciclettare.
Cliccando si cambia.
gattostan… isyournewbicycle
:-D
via The Presurfer
Tra i sederi “Roberta” preferisco ancora quello storico di Rosa Fumetto.
Nata per caso la curiosità nei commenti al post precedente, ho trovato questa pagina (Palcoscenico) dove è possibile, mi si perdoni il gretto maschilismo analitico, “comparare” in un colpo solo i diversi ‘modelli’ (non credo si possa parlare di ‘modelle’ :D) dal 1983 in poi.
Probabilmente, a distanza di vent’anni, al primo sedere nei miei ricordi si è aggiunto, facendone uno solo, quello di Susan Martin (1988). Meraviglie della memoria …io che dimentico sempre tutto.
…nota agli eventuali commentatori: chiamatelo sedere. Chiamatelo cu*o (l’asterisco per Go*gle ed evitare così arrivi di persone che cercano contenuti a tinte forti). Però, per piacere, non chiamatelo “lato B”.
Premessa: orrendo lungo post confuso.
Inoltre: di fumetti non me intendo.
Insomma, si tratta di un post digitato in attesa del ritorno del pc ludico dall’officina.
—
A me piace la rivista Wired (in inglese). L’ultimo numero, euro 8,5 per più di 250 pagine, è un pozzo di informazioni, curiosità e americanate varie a carattere tecnoculturale (le influenze della tecnologia sulla cultura intesa in senso globale comprendendo gli usi, i costumi, le abitudini e le specificità di un agglomerato umano, dove l’agglomerato può essere fisico, ad esempio una nazione o un paesino, oppure può essere, appunto, interculturale e definito dalla condivisione soltanto di poche, o tante, peculiarità). Wired riflette verso il lettore la tecnologia e alcune sue influenze sul mondo con una deformazione statunitense non particolarmente chiusa.
Il numero di novembre (2007) in copertina presenta un servizio dedicato al superamento (l’anno precedente) del tempo record per la Cannonball (illegalissima attraversata a tutta velocità degli Stati Uniti da costa a costa), una serie di mini articoli a proposito di carne clonata, hotel spaziali e le migliori ipotesi riguardanti cospirazioni.
La copertina è dedicata ai manga (i fumetti giapponesi) e a un articolone: “Manga conquers America” (“Manga conquista America”).
L’articolo è interessante. Lo è almeno per me. Avendo in questi giorni ristrettezze computerologiche, la carta stampata ritorna a mostrare tutto il suo incommensurabile fascino rispetto a quello del video (sono due fascini che non credo possano essere paragonati avendo unità di misura di interesse e utilizzo e, perché no, piacere che non possono essere posati sullo stesso piano).
Sorprendente è per me la scelta di narrare la recente invasione dal Giappone partendo da lontano utilizzando lo stesso strumento; quindi un fumetto e per giunta al contrario rispetto al consueto senso di lettura al quale il lettore occidentale è abituato, disegnato quindi da destra verso sinistra con le pagine da sfogliare al contrario e con le vignette posizionate sulla pagina anch’esse da destra verso sinistra: “How Manga Conquered the U.S.” (dalla pagina è possibile scaricare un pdf di una decina di pagine per quasi due mega di peso).
Da quanto ho letto (e capito) i fumettari giapponesi detestano il flop, la pratica cioè di capovolgere le loro creazioni per poterle stampare alla maniera occidentale. E Wired in questo caso concede loro tutte le ragioni. …Alla prima lettura non ho capito molto. Concentrato sul fatto di dover sfogliare e guardare al contrario, e iniziando ad avere difficoltà nell’inglese ammmericano a causa di una lenta disabitudine alle letture in lingua (colpa della rete italiana che oramai offre molti contenuti e variegati tecnologici, e non solo, nella mia adorata lingua). Alla seconda e terza ripassata il quadro si è fatto più chiaro. Per chi come me ricorda i film di Godzilla visti nelle prime tv private e considera gli anime (i cartoni giapponesi) parte integrante della propria formazione infantile (anche se erano tagliuzzati e/o censurati) è come ripercorrere tappe di un percorso vissuto in prima persona in buona parte.
Non sono mai stato un amante dei fumetti. Qualche volta da ragazzino prendevo il bus per andarli a leggere in biblioteca, ma il viaggio era lungo. E i Tex Willer o gli Zagor di buonanima di mio padre non mi soddisfacevano. In ogni caso i cartoni animati battevano alla grande i fumetti nel mio immaginario. E persino il confronto coi libri era improponibile: un fumetto ai miei occhi da sempre è infinitamente più compresso di un libro sia per i tempi di lettura (il piacere dura molto meno) e sia per le possibilità date alla fantasia di esplorare e creare senza essere legata ai confini delle vignette (se un libro illustrato dona al lettore spunti visivi per la propria fantasia dai quali partire, un fumetto a mio parere offre dei limiti -pur non imponendoli- all’immaginazione). Con questo non desidero affermare che sia effettivamente così, ma solamente esprimere una personale sensazione. In un certo senso un fumetto è “difficile” come un libro, senza essere “facile” come un cartone animato o un film o qualunque cosa sia da solamente da guardare (e non anche da leggere -ad esempio io non sono capace di guardare un film sottotitolato: o guardo o leggo e fatico non poco a passare continuamente dal fare una cosa a fare l’altra-).
L’arte del fumetto made in Japan mi attrae. Il tratto a me piace. La grafica. Il disegno.
Alle volte girovagando in rete mi sono ritrovato a sfogliare storie delle quali non ho capito assolutamente nulla, incollato davanti a disegni grottesci o fenomenali o, semplicemente, ‘belli’. Di alcuni, invece, mi ha incuriosito anche la storia, ma sono quel genere di storie che non è buona cosa raccontare nel blog ;)
Giapponesate le chiamo. Come ci sono le americanate, credo debbano esistere anche le giapponesate. …Sono ignorantissimo in generale e soprattutto riguardo al Giappone. Ho letto Ore Giapponesi e sfogliato moltissime pagine, ma resto comunque lontano dalla mentalità e dalle strutture culturali della gente che lo abita.
Stupefacente, ad esempio, lo sguardo benevolente (e anche interessato) che le produzioni ufficiali rivolgono alle produzioni, per così dire, artigianali e parallele (doujinshi). In pratica i fan e aspiranti fumettari si dilettano e pubblicano opere costruite con i mondi e i personaggi ideati nelle produzioni ufficiali (persino guadagnandoci bene in certi casi, stando a un commento all’articolo digitale). Mischiano personaggi e situazioni per proporre nuove storie. Gli editori mainstream pescano in questo calderone nuovi artisti e vedono i loro prodotti ufficiali vendere meglio.
L’articolo nel suo complesso presenta la situazione senza considerare pienamente, a mio parere, il ruolo che la rete ha avuto in questa pacifica invasione.
A mio modesto e limitato e superficiale e inattendibile parere, quel che non sono stati in grado di fare i cartoni animati lo ha fatto il web. E intendo il web allargato e veloce e interpersonale. Lo zoccolo di partenza basa, o ha basato, conoscenza e interesse e diletto sulla offerta in rete di produzioni comprensibili al mondo occidentale. A questo aggiungerei una sorta di lolitismo esplicito (o velato, ma non particolarmente celato) presente a diversi livelli, per diversi gusti e persino per diverse età in molti prodotti che ho visto (e non mi riferisco a quelli “specifici” per vecchi satiri o per innocenti fanciulle). Senza contare la presenza dei videogiochi che contribuiscono, se non addirittura creano, un completamento di esperienza al mondo dei manga indispensabile a generare, e a mantenere, affezione in una fetta del pubblico. E questo vale un po’ per tutti i generi. L’immaginazione così supera i confini delle vignette per trovare interattività con i personaggi o i loro emuli. L’immaginazione resta incanalata entro strade predefinite anche se libera, però, di creare un numero quasi illimitato di illusioni (sarè stanco e all’antica, ma per me il libro resta il principe nel donare tutto questo e in modi infiniti).
Ma che razza di post è questo?
Mah, non saprei neanch’io.
Ero partito per dire una cosa. Nel mentre ho deciso che quella cosa non meritasse di essere digitata senza qualcosa che la contenesse. Eppoi la piccola morbida tastiera di questo caldo portatile è suadente e mi invogliato a incipriare (sbiellatamente, come mio solito) i pensieri al solo scopo di prolungare la durata della digitazione.
Dimenticavo ;) …Anche in Italia ne vedo alcuni in edicola e in un paio di vetrine in negozi specializzati. Guardo le copertine, ma non li acquisto. Se proprio dovrò correre il rischio di appassionarmi, preferisco puntare su produzioni grafiche italiane o andare a cercare in rete qualche aspirante fumettista nostrano. Infatti leggere al contrario, forse, mi stanca troppo.
Ho inserito Autoroll nel blog.
In poche parole è un aggeggio (widget) che mostra alcuni collegamenti a blog in base alle preferenze di navigazione dei visitatori stessi. I blog mostrati sono scelti tra quelli registrati.
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Aggiornamento ore 12:00
Chiedo scusa.
Avevo digitato una sciocchezza. Correggo cercando di non stravolgere le espressioni precedenti. Anche se ho il vago sospetto che dovrei rigare nero tutto e riscrivere da capo:
Un cookie (solitamente nessuno li cancella) tiene traccia dei blog (che hanno installato Autoroll) visti dal visitatore dai singoli visitatori e gli offre loro una selezione automatica di blog che potrebbero interessare.
Non dovrebbe accadere che a uno stesso visitatore vengano presentati sempre gli stessi blog a ogni visita se il visitatore è abitudinario nella propria navigazione. Questo accade perché (e questa volta spero d’aver capito bene) anche se quello che viene mostrato da Autoroll è identico per tutti i lettori di un blog in un dato momento, i dati raccolti vengono usati in modo aggregato e quindi cambiano in base alle preferenze dei lettori considerati come comunità.
[Ringrazio Tobia di Criteo per la cortesia e la simpatia mostrata nel segnalarmi l'errore.]
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Da una parte offre dei link mutevoli e che dovrebbero poter interessare al visitatore senza un diretto intervento del blogger, dall’altra offre al blogger qualche statistica e un giochino divertente che non guasta mai. Esiste anche la possibilità di ‘monetizzare questa cosa’, ma non trovo la spiega e comunque per ora è riservata soltanto ai francesi.
Non viene proposta una ampia galleria di modelli, in compenso l’aspetto grafico è facilmente e completamente adattabile. Questo mi mette di nuovo desiderio di mettere mano al template dell’intero blog; spero mi passi presto. Si può scegliere se mostrare le faccine o no, cambiare colori e variare le dimensioni.
Per inserirlo basta copiare e incollare una riga di codice.
Per i primi giorni i risultati possono essere non del tutto coerenti, perché il sistema deve accumulare qualche dato per orizzontare le proprie proposte. Però, in questi giorni che ho visitato molti blog direttamente sulle loro pagine, perché interessato ai commenti, ho visti alcuni blog tecnologicamente avanzati dotati di questo blogroll automatico da un tempo adeguato a testarlo (ne hanno scritto subito dopo l’averlo inserito).
Interessante la funzionalità che permette di escludere dei blog dall’essere visualizzati. Purtroppo i diretti interessati vengono allertati ;)
Per suggerirmi l’installazione di Autoroll mi ha inviato un messaggio standard un "lavoratore" di Criteo (si presenta mi chiamo tobia e lavoro per Criteo senza specificare oltre). Sommando il nome-cognome (chiedo scusa in anticipo) abbastanza singolare e un oggetto della email piuttosto essenziale stavo cestinando il messaggio come spam. Malgrado Gmail offra buoni filtri, ogni tanto qualcosa sfugge e, non per vantarmi, ho iniziato a ricevere posta elettronica spam quando l’unico filtro decente era l’intuito e l’esperienza :D …Pur avendo perso l’abitudine, ma non la velocità nel classificare i messaggi sospetti come pattume, in questo caso sono riuscito a fermarmi appena prima di cancellare e dimenticare.
A margine annoto che ogni tanto la pagina con l’interfaccia per gli utenti registrati mi si inchioda e inoltre in questo momento non recepisce il logout. Ma come sempre la colpa credo sia del mio IExplorer usato per la navigazione col pc ludico :D
- – -
Mi piacerebbe un widget simile da applicare a mia moglie che mi consigliasse qualcosa per interessarla. Oggi ho avvertito il mio algoritmo interno di ricerca dedicato a questo scopo iniziare a dare preoccupanti segni di stanchezza.
Difficile a dirsi, ma in questo preciso momento sono in pari con la blogosfera che seguo con GoogleReader (l’aggregatore nel pc è un attimino più denso).
Significa che non ho post arretrati da sfogliare o leggere.
GoogleReader mi informa così:
Nessun elemento ancora da leggere
Puoi navigare nella directory oppure aggiungere nuove iscrizioni. Inoltre, se stai cercando qualcosa da leggere, c’è sempre Google News.
Quel c’è sempre Google News lasciato come ultimo appiglio, che onestamente appare quasi disperato, mi ha fatto sorridere.
Ovviamente ho tralasciato. Meglio qualche giochino di qualche falsa o falsata notizia per farsi venire sonno.
‘Ona notte.
Ascoltando mia moglie al telefono ho scoperto la parola scolarizzazione.
Ascoltandola penso che forse la legge regionale della Lombardia intesa ad assorbire a breve strutture e personale delle scuole statali (impugnata davanti alla Corte Costituzionale) non sia poi tanto cattiva (me la sono persino scaricata questa estate).
Poi, quando ha finito di telefonare e risfoglio la legge, l’impressione che non sia poi tanto cattiva mi passa. …Ma io di scuola ne capisco poco.
"Norme sul sistema educativo di istruzione e formazione della Regione Lombardia"
Legge regionale 6 agosto 2007 – n. 19 (documento: Estratto dal 1° Suppl. Ordinario – N. 32 – Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia, formato pdf)
Questo il sito ufficiale di presentazione della legge.
Aggiornamento ore 22:30:
Sono un pochino sorpreso. Dopo cena ho cercato in blogosfera qualche opinione al riguardo e ben poco ho trovato. Eppure si tratta di un primo incerto tentativo per iniziare a traferire le competenze dello stato del comparto scuola alla regione (dalle mie parti si pensa oramai per tradizione che tutto quello che si toglie alla gestione romana -per quanto di solito sia uguale a quella milanese- non potrà che migliorare).
Viene approvata una legge regionale che esordisce così: "La Regione con la presente legge [...] esercita la potestà concorrente in materia di istruzione e la potestà esclusiva in materia di istruzione e formazione professionale" (importante o grave a seconda dei punti di vista), però apparentemente nessuno ha ritenuto di commentarla in questi mesi.
Forse non ho cercato con le chiavi giuste.
Alla fine non ho resistito.
Un simpaticone in una email mi ha apostrofato con
(_x_)
E io colto distratto non ho afferrato il significato.
Quindi mi sono reso conto di dovermi salvare dei dizionari di faccine (le emoticon) per avere una documentazione a portata di mano per poter rispondere a tono ;D in casi simili.
Un dizionario faccine-italiano completo non sono riuscito a trovarlo. Inoltre alcune traduzioni variano, anche in maniera sensibile, da sito a sito. E non ho trovato nulla dove le faccine siano ordinate "alfabeticamente" :p per una rapida consultazione.
Questo comunque mi sembra ben fornito e offre anche una traduzione delle faccine che io chiamo verticali (le giapponesi o no turning emoticons di cui non conosco il nome).
Anche questo, segnalato in calce alla povera pagina in italiano di WikiPedia, presenta un buon compendio.
Linco anche la breve carrellata di smileys tradotti in italiano (Università di Padova), perché viene segnalata una importante risorsa in lingua inglese:
Emoticons & Smiley (nella colonna di sinistra ci sono i link alle diverse sezioni).
Segnalazioni di dizionari più completi verso l’italiano sono le benvenute e verranno riportate.
kimota oggi presenta in questo post il suo nuovo sbrilluccicantissimo sito:
La Dittatura del Referente
il sito con le fotografie di gualtiero bertoldi
Le prime tre gallerie di immagini inserite nel sito si visualizzano attraverso una interfaccia in formato flash e sono incorniciate di nero. A me le sue fotografie fanno l’effetto delle ciliege: una tira l’altra "con calma", per gustarle una per una, ma, come dire, al tempo stesso sento di volerle tutte "spasmodicamente".
Le altre sezioni del sito (neutro a vedersi, forse proprio per non assorbire lo sguardo del visitatore) sono per ora vuote, ma il guestbook funziona.
Non l’ho mai nascosto: la macchina fotografica ed io non andiamo d’accordo. E comunque me la dimentico sempre a casa. O è scarica.
Non l’ho mai nascosto: a me piace camminare dall’auto alla prima sedia comoda disponibile.
Dal 9 ottobre PhotoWalk (inutile cliccare prima, parte il 9 ottobre!) forse mi darà una possibilità per risolvere le mie lacune :D
Frattanto due video.
#0.0 (00:47) e #0.1 (00:26)
Nota. Ho le cuffie impegnate con altro. Non sento, quindi, il sonoro dei due video: i visi mostrati, per quanto alcuni osservatori potrebbero pensare il contrario a prima vista, penso siano di tre brave persone (forse hanno frequentato delle cattive compagnie e ora vogliono mettere la testa a posto). …Tra loro non si lincano e quindi neanch’io.
Un paio di giorni addietro sono entrato nel caotico mondo di twitter.
Inizio a prendere gusto a questo modo del tutto effimero nel tempo, e spesso nei contenuti :), di essere in rete. L’impressione che tutto sommato nessuno poi legga effettivamente quel che scrivo è intrigante.
Grazie a una segnalazione (di non mi ricordo più chi, chiedo scusa e twitter ora è al solito down) ho scoperto che si è appena affacciato sul mercato dei servizi simili un nuovo sito made in Italy.
Hictu! si definisce il primo servizio di video microblogging.
Hictu offre la possibilità di inviare messaggi di testo di 160 caratteri e registrare video e messaggi audio, il tutto con l’aggiunta di un paio di altre funzionalità marginali, ma simpatiche.
Ho inserito un messaggio e un altro utente mi ha risposto lasciandomi il proprio commento in video. Gli ho risposto in maniera testuale, ovviamente :)
Questa possibilità a me pare divertente e interessante. Aumenta il caos generale, ma inietta anche dinamicità all’insieme.
Scaramanticamente non ne amo il nome. Io leggo Hictu com’è scritto: ictu. E da fumatore quale sono mi è venuto spontaneo aggiungere una esse finale per ritrovarmi a storcere il naso. Spero comunque porti fortuna.
Un paio di giorni addietro sono entrato nel caotico mondo di twitter.
Inizio a prendere gusto a questo modo del tutto effimero nel tempo, e spesso nei contenuti :), di essere in rete. L’impressione che tutto sommato nessuno poi legga effettivamente quel che scrivo è intrigante.
Grazie a una segnalazione (di non mi ricordo più chi, chiedo scusa e twitter ora è al solito down) ho scoperto che si è appena affacciato sul mercato dei servizi simili un nuovo sito made in Italy.
Hictu! si definisce il primo servizio di video microblogging.
Hictu offre la possibilità di inviare messaggi di testo di 160 caratteri e registrare video e messaggi audio, il tutto con l’aggiunta di un paio di altre funzionalità marginali, ma simpatiche.
Ho inserito un messaggio e un altro utente mi ha risposto lasciandomi il proprio commento in video. Gli ho risposto in maniera testuale, ovviamente :)
Questa possibilità a me pare divertente e interessante. Aumenta il caos generale, ma inietta anche dinamicità all’insieme.
Scaramanticamente non ne amo il nome. Io leggo Hictu com’è scritto: ictu. E da fumatore quale sono mi è venuto spontaneo aggiungere una esse finale per ritrovarmi a storcere il naso. Spero comunque porti fortuna.
Partendo da un referrer del blog sono passato attraverso una pagina di Google per arrivare al sito Aracnofilia – Associazione Italiana di Aracnologia.
Io ho terrore dei ragni. Aracnofobia.
Si tratta di una fobia immotivata e irrefrenabile.
Alcuni ragni un poco meno che da niente non riesco neppure a ucciderli non riuscendo ad avvicinarli.
Però ho fatto ugualmente un giretto per il sito di Aracnofilia cercando di non guardare troppo le immagini.
Sono rimasto pietrificato leggendo questa pagina di dura condanna nella quale viene descritto un raccapricciante trattamento (forse persino penalmente perseguibile) che sarebbe stato riservato a moltissimi ragni durante una puntata di La Talpa andata in onda nel 2004.
Certamente io non amo i ragni e certamente la Rai di questi anni, a parte poche eccezioni, offre spettacoli degradanti (affascinante in tal senso, a parer mio, l’attuale quiz lombrosiano presentato da Fabrizio Frizzi).
Ma che i responsabili di un programma trasmesso dalla Rai, dando credito all’accorata protesta, giungessero a torturare (capisco l’infastidire o sfruttare) degli esseri viventi in diretta non me lo sarei ancora aspettato. Al confronto quel famigerato documentarista recentemente scomparso (considerato da molti un angosciante molestatore di animali, me compreso) era un serio e rispettabile etologo.
…D’accordo: uno che uccide i ragnetti non dovrebbe indignarsi per tale episodio di anni addietro. Forse è vero. Però io non mi sono mai neppure ‘accanito‘ sui ragni.
Di solito non bloggo a proposito di siti web.
Men che meno di siti dedicati al turismo.
Girovadando in Trentino merita di essere una eccezione.
Me lo ha consigliato Fran nei commenti a un post precedente dove dichiaro che mia moglie ed io trascorreremo qualche giorno ristoratore a Cavalese in provincia di Trento in Val di Fiemme.
Mi aspettavo il ’solito’ sito tra quelli a carattere turistico-ricettivo che spesso, è un paradosso, non brillano per l’ambiente creato ad accogliere il visitatore.
E invece in questo caso, a mio parere, dalla prima pagina appare chiara una diversa impostazione.
Pochi chiari pulsanti per navigare lunghe pagine zeppe di immagini, informazioni, luoghi, siti e operatori del settore.
Quel che mi ha colpito è la sapiente intersezione tra l’aspetto commerciale, per così dire, e l’aspetto informativo; tra l’intenzione di presentare i luoghi e l’indubbio vantaggio di presentare i ristoratori; tra il desiderio di stuzzicare il potenziale visitatore e quello d’indicargli a chi rivolgersi.
I materiali provengono, da quel che ho letto, dal lavoro di realizzazione e promozione di una trasmissione televisiva prodotta e trasmessa da anni in numerosissime puntate dedicate al Trentino. Questa forse è la differenza rispetto ad altri siti.
Della Valle di Fiemme sono presenti numerose puntate. Abbiamo tralasciato quelle dedicate all’inverno, andando noi in estate, ma credo siano altrettanto suggestive.
I testi sono brevi e incisivi. Sono privilegiate le immagini e le informazioni basilari e le curiosità, mentre la ricca presenza di link e riferimenti permettono al visitatore ogni facile approfondimento. …Non sono pescatore e nemmeno camminatore o arrampicatore, quindi ho superato i servizi relativi godendomi unicamente i panorami delle immagini a corredo; però ho visionato con voracità le parti dedicate alla gastronomia e mi sono rilassato cercando qualche prato pianeggiante e vicino a un parcheggio :D dove fare due passi. Il tutto senza dimenticare le storia, l’arte, la cultura e l’accoglienza.
Ecco… l’impostazione televisiva mette voglia di fare e vedere (e persino di stancarsi), quasi trasportasse il visitatore del sito davvero in giro (…girovagando) per il Trentino. Mentre di norma il visitatore in un web turistico deve gironzolare per il sito, qui non accade. Si tratta di una guida che invoglia, più che ‘guidare’ solamente. Non si tratta di un sito-menu, quanto piuttosto già di un antipasto.
Infine: a me piacciono i siti dove i volti ritratti quasi sempre sorridono. Speriamo sia di buon auspicio alla nostra vancanzina.
Il mio primo computer fu un Sinclair ZX80.
Poi arrivò in casa ZX Spectrum (del quale in seguito feci l’upgrade a Plus).
Nei giorni scorsi pare sia caduto il venticinquesimo anniversario dall’uscita dello Spectrum.
Marcoscan posta un intervento storico con alcuni link interessanti (anche in italiano). Adattissimo per chi ha desiderio di rinvedire i propri ricordi o per chi volesse scoprire (perché troppo giovane allora o addirittura ancora inesistente) il primo computer dell’ultima generazione nata senza mouse.
La copertina di Linus del maggio 1987 mostrava un ballo tra un imbarazzato Charlie Brown e una attenta Piperita Patty che precisava: "E’ un valzer, Ciccio, non un tango…"
Lo stesso numero della rivista mensile di fumetti e d’altro apriva come al solito con la rubrica dedicata alla posta dei lettori. Tra le altre lettere risaltano, a me oggi, due missive che precisano una evidente inesattezza riguardante la vita di un pittore presente in un precedente articolo. L’autore del pezzo, Massimo Fini, risponde candidamente ai lettori ammettendo la svista.
La copertina di Linus di marzo 2007, e sono trascorsi venti anni, mostra un maiale ignorante e un topo filosofeggiante che sono i personaggi di una nuova striscia partita proprio questo mese.
Scomparsa da tempo la posta dei lettori, un editoriale accoglie i lettori avidi di testi oltre che di fumetti (o i lettori che prima leggono i fumetti e poi dedicano la propria attenzione anche ai testi). Questo mese l’editoriale, persino a doppia pagina, è dedicato da Michele Dalai a una lettera di precisazione di Lia in riferimento a un precedente articolo di Pippo Russo riguardante un vicedirettore del Corsera e al suo modo di fare giornalismo. L’autore risponde chiarendo e per una ammessa inesattezza si scusa anche coi lettori.
Compro Linus da molti anni, anche se non ricordo di averne digitato in questi quattro anni di blog. Sono un buon lettore anche se ogni tanto ho mancato l’appuntamento in edicola. Venerdì scorso ho ricevuto la segnalazione dell’editoriale e sono uscito diretto in edicola.
Lia offre alcuni link nella sua lettera e tra gli altri anche quello al post che mantengo aggiornato nel quale raccolgo i post dedicati alla sua vicenda. Negli ultimi giorni, penso si sia compreso dall’assenza di nuovi post, sono stato un tantino occupato in altre faccende e ho tralasciato la blogosfera, ma non mancherò di dare un’occhiata a vedere se sono comparsi nuovi interventi da aggiungere.
Ammetto in tutta sincerità di avere provato qualcosa di strano, ma indefinibile, nel vedere un link interno a questo mio modesto blog in un editoriale di Linus. Pur sapendo perfettamente che nulla dipende dalla qualità digitativa intrinseca al post, sono rimasto un tantino impressionato dal trovarmi dopo tanti anni nell’unica lettura mensile rimasta stabile nei miei interessi tra quelle che sono ancora pubblicate.
Unica nota di tristezza, a mio parere, e ora provo a rivolgermi al direttore responsabile Michele Dalai sperando nello sguardo blogosferico di un suo collaboratore, è l’archivio del blog di Linus che contiene un solo intervento della redazione datato 27 agosto 2004 e dedicato all’assassinio e al ricordo di Enzo Baldoni. Il post in questione (con un insolito indirizzo, apparentemente) sfoggia tristemente quasi diecimila commenti di spam, a parte i primi. Direttore, la prego, visto che ha fatto trenta con Lia, faccia trentuno e chieda di cancellare i commenti inopportuni in calce a quel post e poi li chiuda. Grazie.
Eco dal margine: Mia moglie, vedendomi trafficare con vecchi e nuovi numeri della rivista ha notato questo: una volta Linus aveva un formato tascabile quasi da quaderno di scuola, mentre ora ha il formato perfetto per il tavolino del divano.
