Premessa: lungo post digitato un mesetto addietro. Ritenendolo farcito di parti potenzialmente fraintendibili ho pensato di non postarlo. Ho cambiato idea dopo i commenti al post precedente, epurandolo unicamente di alcuni paragrafetti (troppo maliziosetti o troppo autoreferenziali) e aggiungendo un paio di commenti tra parentesi quadre.
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Sono alle prese con la blogosfera d’agosto surclassata nei miei interessi durante le due settimane precedenti da altre faccende (da cogliere prima che ritornino a girarmi intorno pigiamoni orsettosi e tutone palandranate, preceduti dal risveglio del senso di responsabilità seriosa che settembre, inevitabilmente, porterà).
Quindi colpevolmente leggo soltanto oggi che in questo post dei primi del mese [agosto], Orazio descrive ben due recentissime occasioni nelle quali si è trovato a poter fare il fatidico scambio di numeri di telefono con donzelle evidentemente interessate ad approfondire l’incontro.
Non dimentico la circostanza che un numero di telefono ha un valore assai diverso da un tempo. Ma il suo scambio resta pur sempre simbolico. Almeno così tendo a credere. Anzi, forse ancor di più ora che si può telefonare a una donzella senza correre il rischio di vivere l’esperienza di chiedere a un sospettoso padre di passarle il telefono :)
Ai tempi del mio primo amore la telefonia mobile di massa era ancora da venire, ma anni dopo una telefonata fiume di smancerie alla mia attuale sposa mi costò un occhio della testa (e se penso che ero seduto per strada davanti a casa mi viene ancora da tafazzarmi i maroni; del resto l’attimo dev’essere colto costi quel che costi).
Orazio è stato impegnato, scrive, per alcuni anni e ora ritorna a dare un’occhiata in giro di nuovo scapolone, o single come si suol dire, da qualche mese.
Quando la prima vera morosa mi mollò dopo anni, impiegai un anno per rendermene conto e un paio d’altri per farmene una ragione. Soprattutto il primo anno fu abbastanza oscuro. Col senno di oggi mi vien quasi da riderne. Quasi. Colpa del mio modo di ancorare i sentimenti in profondità. Così tranciate le catene restarono le ancore trasformatesi presto in uncini. Colpa di una certa dose di inutile testardaggine e ingenua incredulità. In ogni caso la vita riprese trascorso quell’anno.
Mai sono stato persona di fascino. Tutt’altro. Se per caso avevo qualche soldo in tasca, non l’ho mai ostentato. Tutt’altro. Una volta in spiaggia potei mostrare gli effetti di qualche settimana di palestra, ma fu, appunto, quell’unica volta e mai ho amato le chiassose attività marine. Tutt’altro.
Eppure considerando le mie storie durature ritengo di essere stato comunque fortunato nell’essere stato "scelto". Di aver incuriosito con la mia sola presenza. Di non aver allontanato con il mio sconclusionato farfugliare. Di aver intenerito col mio essere bambinone. Di aver attratto col mostrarmi anche truzzone, iracondo e inflessibile in certi casi (anche a sproposito). Di aver fatto nascere un sorriso con qualche sciocchezza.
In queste occasioni baciate dalla fortuna [fortuna mia e sfortuna altrui :D] con l’essere semplicemente quel che sono ho avuto modo di conoscere donzelle simili a me (altrettanto fuse e un po’ stordite). Interessanti, quindi, non solo per come erano fatte fuori (esteriormente, nel bene e nel male, una ragazza o una donna è quasi sempre interessante per un umano maschio etero), ma anche -se non addirittura "soprattutto" dato che mi riferisco alle storie durature- interessanti dentro.
Non ero adatto alle storie mordi e fuggi. Mancando il coinvolgimento di quel che ho in mezzo alle orecchie (per quanto di scarso valore), in certi casi mi sono dimostrato essenzialmente egoista guidato unicamente da ciò che ho in mezzo (…be’ si capisce dove), senza essere smanioso di controbilanciare quel che ricevevo o dimostrando una noia istantanea a proseguire la frequentazione di una persona che non mi interessava, o che io non riuscivo a interessare, oltre quel campo d’azione; quindi anche dall’altra parte il gioco non valeva la candela.
Orazio conclude dichiarando che forse i tempi sono cambiati, se interpreto bene, a causa di una maniera schietta, e forse maliziosa, di essere subito ‘messaggiato’.
Forse non è vero che i tempi sono cambiati, forse sono soltanto cambiati gli strumenti e i modi di comunicare (ricordo ad esempio un bigliettino lasciatomi nel cruscotto della moto o anni dopo una lettera cartacea). Boh, non me ne intendo e oramai non devo fare altro che alzare il tono della voce per farmi sentire dalla mia amata nell’altra stanza (per farmi "ascoltare"? Benone, ammetto che col tempo le difficoltà aumentano, ma è tutto un altro discorso); però oggi con la mia adorata ogni tanto ci scambiamo fogliettini adesivi [alcuni sono da tre o quattro anni attaccati alle piastrelle della cucina].
Quel che volevo dire -in sintesi- è che a volte un sms inviato dopo lo scambio dei numeri serve a verificare che il numero sia esatto :) e questo gesto è buona cosa se a farlo è lei :D
…A me, ovviamente, nessuna mi chiede il numero, perché quando sono da solo in giringiro mai concedo parole alle estranee per una qualsiasi ragione.
Sinceramente: sapendo come io appaio, e pur mi compiaccio d’essere, in quei casi rarissimi osservo le tizie come fossero venditrici d’assalto o tipe parecchio fulminate e tento d’allontanarmi all’istante se ho sentore che stiano attancando discorso [o soprattutto per quello, dato che penso vogliano vendermi qualcosa o chiedermi una moneta da due euro].
Tralascio il particolare della fede al dito che anzi sembra essere diventata sinonimo di disponibilità senza oneri alle giovani (e meno giovani) occhiate. Per una serie di recenti accadimenti laterali blogosferici ho avuto esperienza di sveglie donzellette in cerca di un innocuo, circospetto e discreto "vascello scuola" (ruolo che pur ammaliandomi, ho prontamente e fermamente rifiutato [l'ovvietà di questa affermazione di diniego la rende inutile nella sostanza]). E anche in questo particolare atteggiamento nei confronti della fede al dito di un uomo i tempi forse non sono cambiati.
Sinceramente 2: vedendomi, be’ nessuno crederebbe che qualcuna mi abbia attaccato bottone attratta soltanto dal mio guscio esterno e non per vendermi qualcosa. Neanch’io. Neppure in anni precedenti :D
Nota per i giovanissimi: ‘tafazzarmi’ deriva dal nome di un personaggio comico maschile vestito di nero che usava una bottiglia di plastica per martellarsi i gioielli.
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Ora ritorno ai miei problemi di connessione forse in fase di risoluzione finalmente tra oggi e domani (intendo la connessione web, ché quella con mia moglie non dipende dalla tecnologia …o almeno non ancora).