Archivio per la categoria 'Moglie'

28 novembre 2007

Ennesima frignata

La gattoconsorte è in crisi. Prospettive chiuse e nuovi compiti l’hanno disorientata.

[tralascio un interminabile bla bla bla inutile, ripetitivo e di parte]

Sono un po’ triste, sfasato e bloccato. Continuo per inerzia e per amore, ma sono esausto e certo anche esaurito. Spento. Non ancora isterico, ma affaticato e preoccupato e un poco anche spaventato. Bloccato da una situazione che muta ogni istante. Bloccato da ogni lato: nelle ultime settimane tutto quello che tocco si rompe e quel che faccio viene fuori malandato. Il mio più grande difetto è sempre stato quello di risentire di certi incriccamenti in ogni aspetto della mia vita.

Non ho paura per ‘noi’. Piuttosto ho il timore che questo momento, questo ultimo periodo possa diventare la norma, la quotidianità. Sono anni che ogni tanto mi ritrovo ad accennare sul blog che “nell’ultimo periodo è accaduto questo che devo risolvere e/o affrontare”. Non mi dilungo oltre. Però sono giorni così. Provo una solitaria stanchezza abissale.
In certi momenti vorrei essere diverso. Non riesco a essere un valido sostegno non solo per i suoi acciacchi del fisico e i suoi sbiellamenti della logica, quanto anche per me stesso. Sono stanco, stufo e depresso. Mi sento solo. Io amo la solitudine, ma detesto sentirmi solo.
Mi guardo allo specchio e vorrei poter riavviare il mio sistema operativo. Ho bisogno di fermarmi. Di fare pausa. Di tirare i remi in barca e buttare l’ancora in un basso fondale. Di chiudere gli occhi del cuore e della testa. Di riprendere fiato. Di cessare l’organizzazione dei pensieri. Di sognare una spiaggia. Di smetterla di preoccuparmi di compiere errori.
Ho bisogno di starmene seduto col gatto in braccio senza un libro o un telecomando o una tastiera. Stare solo e seduto accarezzando il gatto, pensando soltanto al gatto. Anzi senza neppure pensare al gatto. Pensando a niente. Senza pensare. Senza menate. Senza smarronamenti, a parte la noia. Lasciando che sia, che accada, che vada come vuole andare. Senza intrusioni oramai prive di uno scopo o di una ragione. Senza riflessioni oramai inconcludenti, arruffate e incompetenti.
La gattoconsorte è in crisi e più che starle vicino senza darle ulteriori pensieri o problemi non posso fare. Non mi sento di fare altro. Forse è la cosa migliore. Quasi fosse una gattina incarognita di cui prendersi cura, ma anche da lasciare stare senza importunarla oltre il minimo indispensabile.
E ora è anche il caso che la smetta di frignare: non vorrei disturbare il gatto. Ora mi preparo un po’ di caffeina solubile e mi siedo in poltrona.
Aspetterò.

gattostanco @ 15:54 - Commenti (0)

18 novembre 2007

Una classica gattostandomenica

Mia moglie ha fatto colazione verso le otto di questa mattina.
Ha scartabellato le sue scartoffie.
Ora è a messa.
Al ritorno andremo a pranzo da mia suocera (come ogni domenica).
Rincasati farà il pisolino.
Mentre le preparerò il tè coi biscotti, farà sentire qualche sommesso lamento per la cervicale dolente.
Guarderà un po’ di tele sul divano sotto una la trapunta.
Proverà a sferruzzare un maglioncino per il bambino di una sua parente che avrà almeno un anno quando il maglioncino sarà pronto (e stretto e da disfare :D).
Si lamenterà che tutto questo sole ha rovinato novembre.
Parleremo un po’.
Magari ci occuperemo di qualche incombenza domestica. O magari si occuperà ancora di scartoffiare.
Sarà quasi ora di cena.
Sarà ora di cena e "Cosa mangiamo?"
Preparazione cena e cena.
Se ne andrà ad addormentarsi davanti al televisore in camera.

Per dire che non tutto è rose e fiori. E certo è anche colpa mia che almeno la domenica non ho voglia di essere attivo e frizzante e stimolante (nemmeno gli altri giorni, spero sia ovvio, ma ogni tanto provo ad essere un poco propositivo). E io ieri sera da solo sul divano in compagnia del gatto ho finito "Novilunio" (l’ultimo Urania Collezione da quattrocento e fischia pagine divorate in due/tre giorni e adesso non ho più nulla di nuovo da leggere a portata di mano).

gattostanco @ 11:05 - Commenti (0)

17 novembre 2007

Mi vanto d’esser marito difettoso

Ieri ho conversato un poco con mia moglie a proposito dell’ipotesi che io sia un marito eccellente (ipotesi divertente nata ed elaborata grazie a commenti di Annarita e Orientalia).
Ritrovandomi quasi cieco nella rete che mi diverte in questi giorni, per lo sbiellamento di questo pc ludico, ho pensato bene di dirottare il tempo avanzato verso l’approfondimento di un argomento egoisticamente interessante.
Scioccamente ho affrontato l’argomento nel modo peggiore: una domanda diretta e priva di alcun preambolo. Mia moglie, alle prese a preparare la sua adorata insalata amarissima, ha voltato leggermente la testolona verso di me che nel frattempo mi stavo sedendo. Mi ha lanciato un’occhiata torva come neppure riesce a saettare contro il gatto dopo una marachella felina. In quel momento mi sono sentito come il secondo degli stupidi universali (‘il secondo’ nel senso che, per parafrasare una celebre battuta, mi sono dimostrato troppo stupido per arrivare primo al campionato degli stupidi) colto in fallo e durante un’azione, il sedermi, che mi rendeva inerme e impreparato al suo sguardo.
Quella occhiata è stata la migliore risposta possibile. Evidentemente non sono un marito eccellente se faccio simili domande dirette.

Del resto sono convinto che non possa esistere un modello prefabbricato di marito eccellente. Un uomo, dopo essersi impegnato davanti agli altri uomini (alle promesse di un tizio a una tizia fatte nel privato, anche nell’ambito di una sacrosanta convivenza di prova, gli uomini non ci credono -o almeno: io non ci credo-), diventa anche un marito. Questo passaggio, però, non lo priva dei difetti intrinsechi all’essere uomo di genere maschile. Quindi un marito, essendo uomo, già in partenza contiene dei difetti visto con lo sguardo di una donna.
Sembra una sciocchezzula fatta battuta. Ma non è proprio così, a mia personale opinione.
Un marito diventa tale per come è nella sua interezza che comprende le parti positive e le parti negative. La donna, prima di diventare moglie, si innamora di quella interezza. Dopo, diventata moglie, assume la tendenza a voler smussare se non eliminare le parti giudicate in precedenza negative. Un buon marito deve assecondare la moglie lottando al tempo stesso per non consentirle di avere totale soddisfazione. Se i cambiamenti di una persona nel tempo sono inevitabili, e certamente positivi se avvengono con l’aiuto della vita di coppia (‘aiuto’ e non abitudine) in modo da saldare ulteriormente gli individui, personalmente ritengo indispensabile una certa salvaguardia dei difetti, soprattutto quelli del marito, per non ledere quella specifica e unica interezza caratteriale della quale la donna si è innamorata.

Nella coppia formata da mia moglie e me, il leader, il capoccia, il capobranco, sicuramente è lei. Alcuni miei difetti si sono attenuati nel tempo. Ho acquistato atteggiamenti che non classificherei accomodanti, ma comprensivi (mia moglie, come ogni amministratore delegato, in questo caso dell’azienda coppia, ha innumerevoli qualità e infinite botte di rimbambimento). Eppure ho notato, con l’esperienza ed errori, che rigurgiti saltuari di elementi a suo parere negativi e persino vere e proprie intransigenze nel non abbandonare alcuni difetti hanno svolto un ruolo estremamente più aggregante (sia in senso spirituale e sia in quello un po’ meno) di atteggiamenti lineari e positivi e rassicuranti e di eccellenza.

Quindi non sono un marito eccellente in senso generale. Obiettivamente forse sono passabile.
Ma, oso digitarlo, perché oltre ad esserne convinto lo spero ardentemente, sono il marito che mia moglie ha scelto e resto la persona della quale si è innamorata. E questo, con le mie scarse doti e finché dura (non dimentico mai il detto: non c’è due senza tre), mi sembra un buon risultato. Un risultato eccellente rapportato a come siamo lei ed io (due fusi alla grande).

…Adoro farneticare il sabato prima di pranzo :)

gattostanco @ 12:39 - Commenti (0)

Mi vanto d’esser marito difettoso

Ieri ho conversato un poco con mia moglie a proposito dell’ipotesi che io sia un marito eccellente (ipotesi divertente nata ed elaborata grazie a commenti di Annarita e Orientalia).
Ritrovandomi quasi cieco nella rete che mi diverte in questi giorni, per lo sbiellamento di questo pc ludico, ho pensato bene di dirottare il tempo avanzato verso l’approfondimento di un argomento egoisticamente interessante.
Scioccamente ho affrontato l’argomento nel modo peggiore: una domanda diretta e priva di alcun preambolo. Mia moglie, alle prese a preparare la sua adorata insalata amarissima, ha voltato leggermente la testolona verso di me che nel frattempo mi stavo sedendo. Mi ha lanciato un’occhiata torva come neppure riesce a saettare contro il gatto dopo una marachella felina. In quel momento mi sono sentito come il secondo degli stupidi universali (‘il secondo’ nel senso che, per parafrasare una celebre battuta, mi sono dimostrato troppo stupido per arrivare primo al campionato degli stupidi) colto in fallo e durante un’azione, il sedermi, che mi rendeva inerme e impreparato al suo sguardo.
Quella occhiata è stata la migliore risposta possibile. Evidentemente non sono un marito eccellente se faccio simili domande dirette.

Del resto sono convinto che non possa esistere un modello prefabbricato di marito eccellente. Un uomo, dopo essersi impegnato davanti agli altri uomini (alle promesse di un tizio a una tizia fatte nel privato, anche nell’ambito di una sacrosanta convivenza di prova, gli uomini non ci credono -o almeno: io non ci credo-), diventa anche un marito. Questo passaggio, però, non lo priva dei difetti intrinsechi all’essere uomo di genere maschile. Quindi un marito, essendo uomo, già in partenza contiene dei difetti visto con lo sguardo di una donna.
Sembra una sciocchezzula fatta battuta. Ma non è proprio così, a mia personale opinione.
Un marito diventa tale per come è nella sua interezza che comprende le parti positive e le parti negative. La donna, prima di diventare moglie, si innamora di quella interezza. Dopo, diventata moglie, assume la tendenza a voler smussare se non eliminare le parti giudicate in precedenza negative. Un buon marito deve assecondare la moglie lottando al tempo stesso per non consentirle di avere totale soddisfazione. Se i cambiamenti di una persona nel tempo sono inevitabili, e certamente positivi se avvengono con l’aiuto della vita di coppia (‘aiuto’ e non abitudine) in modo da saldare ulteriormente gli individui, personalmente ritengo indispensabile una certa salvaguardia dei difetti, soprattutto quelli del marito, per non ledere quella specifica e unica interezza caratteriale della quale la donna si è innamorata.

Nella coppia formata da mia moglie e me, il leader, il capoccia, il capobranco, sicuramente è lei. Alcuni miei difetti si sono attenuati nel tempo. Ho acquistato atteggiamenti che non classificherei accomodanti, ma comprensivi (mia moglie, come ogni amministratore delegato, in questo caso dell’azienda coppia, ha innumerevoli qualità e infinite botte di rimbambimento). Eppure ho notato, con l’esperienza ed errori, che rigurgiti saltuari di elementi a suo parere negativi e persino vere e proprie intransigenze nel non abbandonare alcuni difetti hanno svolto un ruolo estremamente più aggregante (sia in senso spirituale e sia in quello un po’ meno) di atteggiamenti lineari e positivi e rassicuranti e di eccellenza.

Quindi non sono un marito eccellente in senso generale. Obiettivamente forse sono passabile.
Ma, oso digitarlo, perché oltre ad esserne convinto lo spero ardentemente, sono il marito che mia moglie ha scelto e resto la persona della quale si è innamorata. E questo, con le mie scarse doti e finché dura (non dimentico mai il detto: non c’è due senza tre), mi sembra un buon risultato. Un risultato eccellente rapportato a come siamo lei ed io (due fusi alla grande).

…Adoro farneticare il sabato prima di pranzo :)

gattostanco @ 12:39 - Commenti (19)

9 novembre 2007

Una elegia di dud! (grazie)

Una splendida, quanto immeritata, elegia a commento del post di ieri Cielo! Mia moglie!:

orsù.
signora gattaconsorte potrei testimoniare dell’assoluta buona indole del suo indolente consorte.
son testimone della innocente passione del suo di lei marito di apparir gattoindolente, persino pigro a rasar la propria crine.

son anni che lo leggo e le assicuro che è piacione sol per vezzo, non ha invero l’energia del marpione, a lui piace muover la coda per istinto, ma anela solo ad un grattino sul capo per dimostrar di esser felino e di saper poi ben fare le fusa.
sia clemente, gentil gattoconsorte, che noi sappian che se lei ha scelto la sorte di condivider il felino destino è solo perché ama questo micino.

suvvia si metta nei nostri panni, il soggetto è degno di nota, è tutto suo in ogni quota. ma lasci anche a noi pover lettori
qualche momento di piacer per condivider i gattosi umori.

mi perdoni se uso in modo improprio le assonanze e le rime, ma cerco solo un modo leggero per declinare le nostre stime nei confronti dell’omo che allieta, invero, stracco a suo dire, ma arguto davvero, il tomo virtuale e tiene banco, vieppiù conosciuto come gattostanco.

sia felice in fondo di averlo al suo fianco, che la fuori, le assicuro, di migliori non c’è n’è manco.
di dud

Grazie!

gattostanco @ 14:17 - Commenti (0)

8 novembre 2007

Cielo! Mia moglie!

La gattoconsorte rincasa.
Faccio per spegnere i computer e dedicarmi a lei.
Le cade l’occhio sulla pagina aperta di WordPress relativa ai commenti.
Gli ultimi commenti sono tutti di ragassuole o quasi.

Su richiesta (non esplicita, ma sottintesa) della mia dolce e amorevole mogliettina desidero sottolineare che talvolta (mi viene concesso questo “talvolta” a mitigare gli aspetti che vado a enunciare): rutto, inveisco contro gli altri automobilisti facendo gesti osceni, non sono così lesto a togliere i calzini e a lavare i piedi cotti dalle scarpe da ginnastica quanto lo sono a togliere le suddette scarpe, se friggo qualcosa sembra l’abbia fritto direttamente sul piano di cottura, mi avvicino a lei con le dita che sanno di pappa del gatto, può (lei) sapere quanto ho fumato da un semplice bacino sulla guancia; eccetera eccetera (ho il permesso di smettere, perché sono stato comandato a cambiare la sabbietta del gatto e a scendere a buttare il rudo e varie ed eventuali).

Nota importantissima ai mariti blogger (del tutto spassionata, ma credo utile persino ai giovani): mai, ripeto mai, fare affidamento sul fatto che la propria amata non legge il blog; capiterà il giorno in cui, passando noncurante alle vostre spalle, gettando lo sguardo non solo penserà che i commenti sono troppo al femminile per i suoi canoni, ma leggerà che le avete dato della vecchia e allora saranno, come si suol dire, straca**i vostri, come ora lo sono miei.

Colgo l’occasione per sospendere due o tre giorni il blog e la lettura della blogosfera. Devo dedicarmi, oltre a ricucire lo strappo :), a un paio di altre cose nel tempo guadagnato.

gattostanco @ 17:37 - Commenti (0)

11 ottobre 2007

Moglie e automobile? Mai distrarsi!

In un momento di distrazione (mai distrarsi conversando di motori con la propria moglie) mi sono dato una potente zappata sui piedi da solo (sarà difficile da curare)

Mia moglie vuole una macchina per non perdere la classe di merito (ora non ha un’auto, perché non le serve).
Sono mesi che ogni tanto viene fuori il discorso.

Oggi parlandone con mia moglie a pranzo, e appunto mostrandomi distratto nell’affrontare un tema di conversazione potenzialmente sempre pericoloso per un marito, le ho proposto più o meno:
"Io vendo il ‘mio’ adorato quasi-marcione; sospendo la ‘mia’ assicurazione per adesso; compriamo una macchina nuova, o un usato decente; te la intesti e assicuri. Così non la lasciamo ad ammuffire come l’ultima che avevi e non perdi la classe di merito e tu e quella strarompicog… ahem… e quella adorabile santadonna di tua madre la piantate di lamentarvi della ‘mia’ auto. Potrebbe diventare la ‘nostra’ auto. Cosa ne pensi?"

Ha rimuginato un po’, e mi ha risposto:
"Non è una cattiva idea, l’avevo già pensata da sola. …E poi non ci fumi nella mia macchina, ridordatelo!"

-
Prevedo giorni bui.

gattostanco @ 15:47 - Commenti (0)

1 ottobre 2007

Un post maschilista

Il cognome sul citofono:
Ogni tanto tiro fuori la questione con mia moglie.
In alcune città o singoli palazzi, sui citofoni esterni si preferisce mostrare il semplice numero interno dell’appartamento o un ‘benvenuto’ per le case isolate (o un ‘fora dai maroni‘, sempre più spesso sostituito dal ‘sparo a vista‘).
Dalle mie parti, invece, vige ancora la consuetudine di usare targhette col cognome della famiglia.
Le coppie moderne usano i due cognomi del marito e della moglie.
Mia moglie ha preferito indicare il cognome della moglie e del marito. Chiarisco: prima il suo cognome e poi il mio.
Contravvenendo anche all’ordine alfabetico.
Io, ogni tanto, se ci penso, brontolo ancora.
Anche la targhetta sulla porta di casa, ovviamente, è sbagliata.

Pallavoliste tra moglie e marito:
Se sei un maritino e sei spaparanzato sul divano col telecomando in mano a fare zapping e capiti dove la Nazionale femminile di pallavolo è sul punto di vincere un importante trofeo internazionale, evita di commentare che ai tuoi tempi le pallavoliste professioniste ti sembrava avessero dei cul*ni, mentre ora sembrano più sagomate (anche se intendi riferirti agli allenamenti e alle caratteristiche atletiche che sono forse cambiati negli anni. Infatti, anche se non te ne intendi di sport, desideri comunque esprimere un parere tecnico-sportivo da buon italiano e non certo porre l’attenzione sopra particolari anatomici specifici). Tua moglie potrebbe fraintendere (a malapena ha capito perché la McLaren è ora la McFerrari) e darti una cuscinata improvvisa mirando sadica e vendicativa per colpire le parti del tuo corpo che secondo lei stavano ragionando in quel momento (la violenza del gesto aumenta solitamente al salire dell’età dell’amata sposa e raggiunge il picco appena dopo i quaranta e poi ridiscende con l’andar degli anni).

Tra l’altro: quale tristezza è per me vedere un giubbino di una nazionale con stampato sopra un enorme sponsor (del resto se per raccattare qualche spicciolo a favore della conservazione del patrimonio culturale si è costretti a chiedere gli sms di elemosima, forse è il caso che non faccia lo schizzinoso. …Naturalmente nulla ho donato, perché mi ricordo di quando recentemente alcuni fondi destinati alla cultura vennero dirottati verso altri ambiti).

gattostanco @ 11:04 - Commenti (0)

30 settembre 2007

Ieri di tutto

Ieri è accaduto di tutto. Inutile dilungarmi oltre. Alle sei di sera ero già stressato.
Stressato forte: avevo perfino voglia di camminare.
Avevo un ospite gradito per cena. Appena è arrivato l’ho trascinato in centro a bere una birretta d’aperitivo (con un altro stato d’animo sarei stato ben lieto di accampare la scusa del tempo incerto per accantonare il giretto già programmato di comune accordo con l’ospite).
Il mio progetto iniziale per la cena, per la quale mi preparavo da tempo, era di affrontare tematiche serie tutte ben delineate nella mia testolina …e invece niente. Ho continuato soltanto a girare intorno e a dare fastidio all’ospite tanto atteso (nulla di peggio di un gatto stressato in vena di stracciare le scatole, che chiaramente non riesce a quietarsi e che, quindi, si stressa ulteriormente …fino a quando non capisce che non è serata e accantona i progetti).
Mi sono risollevato il morale e l’umore quando l’ospite, persona assai educata e per la prima volta seduta a tavola con la gattoconsorte, forse influenzato -o impaurito :)- dalle descrizioni in questo blog, ha pensato bene di rivolgersi a mia moglie dandole rispettosamente del "lei" :D
…Sarebbe inutile aggiungere che la gattoconsorte, certamente compiaciuta dall’accaduto, ha prontamente e benevolmente donato il privilegio all’ospite di rivolgersi a lei con un informale "tu", ovviamente da usare con moderazione, malgrado si trattasse di un mio amichetto di blog :)

gattostanco @ 01:50 - Commenti (0)

12 settembre 2007

Aspettando le tutone palandranate

Premessa: lungo post digitato un mesetto addietro. Ritenendolo farcito di parti potenzialmente fraintendibili ho pensato di non postarlo. Ho cambiato idea dopo i commenti al post precedente, epurandolo unicamente di alcuni paragrafetti (troppo maliziosetti o troppo autoreferenziali) e aggiungendo un paio di commenti tra parentesi quadre.

Sono alle prese con la blogosfera d’agosto surclassata nei miei interessi durante le due settimane precedenti da altre faccende (da cogliere prima che ritornino a girarmi intorno pigiamoni orsettosi e tutone palandranate, preceduti dal risveglio del senso di responsabilità seriosa che settembre, inevitabilmente, porterà).
Quindi colpevolmente leggo soltanto oggi che in questo post dei primi del mese [agosto], Orazio descrive ben due recentissime occasioni nelle quali si è trovato a poter fare il fatidico scambio di numeri di telefono con donzelle evidentemente interessate ad approfondire l’incontro.

Non dimentico la circostanza che un numero di telefono ha un valore assai diverso da un tempo. Ma il suo scambio resta pur sempre simbolico. Almeno così tendo a credere. Anzi, forse ancor di più ora che si può telefonare a una donzella senza correre il rischio di vivere l’esperienza di chiedere a un sospettoso padre di passarle il telefono :)
Ai tempi del mio primo amore la telefonia mobile di massa era ancora da venire, ma anni dopo una telefonata fiume di smancerie alla mia attuale sposa mi costò un occhio della testa (e se penso che ero seduto per strada davanti a casa mi viene ancora da tafazzarmi i maroni; del resto l’attimo dev’essere colto costi quel che costi).

Orazio è stato impegnato, scrive, per alcuni anni e ora ritorna a dare un’occhiata in giro di nuovo scapolone, o single come si suol dire, da qualche mese.
Quando la prima vera morosa mi mollò dopo anni, impiegai un anno per rendermene conto e un paio d’altri per farmene una ragione. Soprattutto il primo anno fu abbastanza oscuro. Col senno di oggi mi vien quasi da riderne. Quasi. Colpa del mio modo di ancorare i sentimenti in profondità. Così tranciate le catene restarono le ancore trasformatesi presto in uncini. Colpa di una certa dose di inutile testardaggine e ingenua incredulità. In ogni caso la vita riprese trascorso quell’anno.

Mai sono stato persona di fascino. Tutt’altro. Se per caso avevo qualche soldo in tasca, non l’ho mai ostentato. Tutt’altro. Una volta in spiaggia potei mostrare gli effetti di qualche settimana di palestra, ma fu, appunto, quell’unica volta e mai ho amato le chiassose attività marine. Tutt’altro.
Eppure considerando le mie storie durature ritengo di essere stato comunque fortunato nell’essere stato "scelto". Di aver incuriosito con la mia sola presenza. Di non aver allontanato con il mio sconclusionato farfugliare. Di aver intenerito col mio essere bambinone. Di aver attratto col mostrarmi anche truzzone, iracondo e inflessibile in certi casi (anche a sproposito). Di aver fatto nascere un sorriso con qualche sciocchezza.

In queste occasioni baciate dalla fortuna [fortuna mia e sfortuna altrui :D] con l’essere semplicemente quel che sono ho avuto modo di conoscere donzelle simili a me (altrettanto fuse e un po’ stordite). Interessanti, quindi, non solo per come erano fatte fuori (esteriormente, nel bene e nel male, una ragazza o una donna è quasi sempre interessante per un umano maschio etero), ma anche -se non addirittura "soprattutto" dato che mi riferisco alle storie durature- interessanti dentro.

Non ero adatto alle storie mordi e fuggi. Mancando il coinvolgimento di quel che ho in mezzo alle orecchie (per quanto di scarso valore), in certi casi mi sono dimostrato essenzialmente egoista guidato unicamente da ciò che ho in mezzo (…be’ si capisce dove), senza essere smanioso di controbilanciare quel che ricevevo o dimostrando una noia istantanea a proseguire la frequentazione di una persona che non mi interessava, o che io non riuscivo a interessare, oltre quel campo d’azione; quindi anche dall’altra parte il gioco non valeva la candela.

Orazio conclude dichiarando che forse i tempi sono cambiati, se interpreto bene, a causa di una maniera schietta, e forse maliziosa, di essere subito ‘messaggiato’.
Forse non è vero che i tempi sono cambiati, forse sono soltanto cambiati gli strumenti e i modi di comunicare (ricordo ad esempio un bigliettino lasciatomi nel cruscotto della moto o anni dopo una lettera cartacea). Boh, non me ne intendo e oramai non devo fare altro che alzare il tono della voce per farmi sentire dalla mia amata nell’altra stanza (per farmi "ascoltare"? Benone, ammetto che col tempo le difficoltà aumentano, ma è tutto un altro discorso); però oggi con la mia adorata ogni tanto ci scambiamo fogliettini adesivi [alcuni sono da tre o quattro anni attaccati alle piastrelle della cucina].

Quel che volevo dire -in sintesi- è che a volte un sms inviato dopo lo scambio dei numeri serve a verificare che il numero sia esatto :) e questo gesto è buona cosa se a farlo è lei :D
…A me, ovviamente, nessuna mi chiede il numero, perché quando sono da solo in giringiro mai concedo parole alle estranee per una qualsiasi ragione.
Sinceramente: sapendo come io appaio, e pur mi compiaccio d’essere, in quei casi rarissimi osservo le tizie come fossero venditrici d’assalto o tipe parecchio fulminate e tento d’allontanarmi all’istante se ho sentore che stiano attancando discorso [o soprattutto per quello, dato che penso vogliano vendermi qualcosa o chiedermi una moneta da due euro].
Tralascio il particolare della fede al dito che anzi sembra essere diventata sinonimo di disponibilità senza oneri alle giovani (e meno giovani) occhiate. Per una serie di recenti accadimenti laterali blogosferici ho avuto esperienza di sveglie donzellette in cerca di un innocuo, circospetto e discreto "vascello scuola" (ruolo che pur ammaliandomi, ho prontamente e fermamente rifiutato [l'ovvietà di questa affermazione di diniego la rende inutile nella sostanza]). E anche in questo particolare atteggiamento nei confronti della fede al dito di un uomo i tempi forse non sono cambiati.
Sinceramente 2: vedendomi, be’ nessuno crederebbe che qualcuna mi abbia attaccato bottone attratta soltanto dal mio guscio esterno e non per vendermi qualcosa. Neanch’io. Neppure in anni precedenti :D

Nota per i giovanissimi: ‘tafazzarmi’ deriva dal nome di un personaggio comico maschile vestito di nero che usava una bottiglia di plastica per martellarsi i gioielli.

Ora ritorno ai miei problemi di connessione forse in fase di risoluzione finalmente tra oggi e domani (intendo la connessione web, ché quella con mia moglie non dipende dalla tecnologia …o almeno non ancora).

gattostanco @ 11:49 - Commenti (0)

9 settembre 2007

Training autogeno matrimoniale

Propongo alcuni pensieri positivi e costruttivi da pronunciarsi per alcuni minuti ogni giorno poco dopo il risveglio.
Il training autogeno è un insieme di esercizi psicofisici compiuti da una persona alla ricerca di un maggiore equilibrio interiore. Essendo io stanco mi siedo e chiudo gli occhi senza ulteriore attività fisica.
L’aspetto matrimoniale è dato dal fatto di essere ‘pensieri’ dedicati a migliorare o a stabilizzare la vita di coppia. Nello specifico, inoltre, sono pensati per applicarsi con buon successo nei risultati a uomini sposati con donne.

Primo pensiero (ripeterlo 10 volte)
Postulato Assoluto dell’Infallibilità della Moglie
Mia moglie ha sempre ragione.

Secondo pensiero (10 volte)
Presenza della Materia Oscura presente nello spazio e sua influenza sulle leggi fisiche e logiche dell’Universo
La ragione di mia moglie, materia oscura, piega la realtà dell’Universo in base ai propri voleri, desideri e speranze.

Terzo pensiero (8 volte)
Postulato della Continuità dei processi di realizzazione dei pensieri della Moglie e della sua inalterabilità
Influenzare i voleri, desideri e speranze di mia moglie utilizzando la parola è azione stupida, inutile e controproducente.

Quarto pensiero (5 volte)
Assiomi Evidentissimi sulle idee della Moglie e la loro formazione e applicazione (nota: i matematici non dovrebbero ripeterlo più di tre volte, pena una confusione mentale passeggera).
Mia Moglie ha infinite idee contemporanee.
Ogni sua idea ha un numero infinito di possibili idee seguenti.
Idee diverse hanno idee seguenti uguali o diverse, e finite o infinite, in base al Postulato Assoluto.
Il Postulato Assoluto è seguente e precede ogni singola idea qualsiasi di mia moglie.
Il Postulato Assoluto dimostra come all’interno di un insieme di idee di mia moglie ogni idea esterna venga riconosciuta come intrusa e superflua, e per questo esclusa a prescindere.

Quinto pensiero (da ripetersi una volta sola, ma avendo l’accortezza di farlo quotidianamente sorridendo senza mai, dico mai, saltare neppure un giorno).
Principio Basilare del Marito in base al quale viene definito filosoficamente a partire dalla propria condizione uno stato limpido della sua evoluzione umana e personale applicabile a ogni marito singolo individuo, anche se non sempre riconosciuto dal soggetto o dalla comunità d’appartenenza.
Mi sono sposato, quindi sono stupido.
(in breve: Maritato, dunque Stupido)

gattostanco @ 11:44 - Commenti (0)

1 agosto 2007

Piccolissimo post personale :)

…E così accade, inaspettatamente e senza alcuna speranza patita per lungo tempo, un fatto positivo a rasserenare l’esistenza.
Nei rarissimi casi in cui la vita riserva delle belle sorprese (o che almeno sembrano tali alla prima occhiata, perché sarà come sempre lo scorrere del tempo a consolidarle come ‘belle’, ché a urlar vittoria prima che la battaglia sia finita porta male), lo ametto, mi faccio cogliere impreparato e resto inebetito (e dubbioso, perché non è certo facile credere alle sorprese) per almeno un paio di giorni.

La mia amata gattoconsorte ha ricevuto in sorte un posto "fisso".
Non è la ‘sistemazione’ in testa ai suoi desideri, ma a caval donato…

Siamo contenti.

gattostanco @ 10:39 - Commenti (0)

5 giugno 2007

Le trofie al pesto fanno bene in amore

Sarà stato il caso…
Fatto è che l’altra sera per parlare con mia moglie un po’ di noi in maniera serena e aperta ho pensato di ispirare la serata importante con un piatto di trofie al pesto.
Ho finalmente usato le trofie e il pesto donati da San Lorenzo, "sponsor" allo ZenaCamp. Erano ancora sigillati e conservati gelosamente nella credenza di cucina. Ho aperto l’anta e ho deciso fosse il momento giusto per loro (per un semplice ragionamento pratico: se non fossi riuscito a smuovere dal suo guscio l’adorata sposa, almeno avrei gustato qualcosa di buono).

Sapore armonioso e non troppo corposo, pur non lesinando vampate di gusto pieno. A mia moglie le trofie sono piaciute moltissimo e anche a me, che considero veramente buono soltanto il pesto che preparo io (per forza di cose, per quanto sia malvisto da chiunque l’abbia assaggiato :D), mi è apparsa come una piacevole sorpresa.

Ora, rispetto al post precedente, la situazione con la gattoconsorte è in una fase di nuovo impulso. Si è guardata dentro e ha davvero trovato qualche piccolo aggiustamento da fare riconoscendo che non tutto era davvero come le sembrava.

Non avrei mai pensato di digitare un post come questo.

…Le trofie al pesto fanno bene in amore e aiutano la coppia a superare le incomprensioni, se gli ingredienti sono corretti e buoni.

gattostanco @ 16:05 - Commenti (0)

1 giugno 2007

In amore? Testa di…

Un vecchio detto recita: sfortunato al gioco, fortunato in amore (e/o viceversa).
Io sono sfortunato al gioco (le rarissime volte in cui ho giocato qualche spicciolo a carte).

In amore, invece, devo ammettere di ritenermi fortunato.
Putroppo essendo la mia adorata sposa scevra e immune da ogni imperfezione nel vivere il rapporto di coppia (ho riassunto in breve le sue convinzioni al riguardo usando poche semplici parole mie), mi risulta evidente quanto io sia "testa di…" (sono "testa di", oserei dire, addirittura anche per lei e non solamente per me).
Però col passare del tempo, ne ho preso coscienza in questo ultimo periodo così zeppo di imprevisti e decisioni da prendere e condizioni fisiche altrui istabili da seguire, evidentemente ho la tendenza a incasinare il rapporto con la persona che amo malgrado le migliori intenzioni.
Con mia moglie ho cercato di evitare o di riconoscere gli errori commessi in gioventù durante la storia lunga che l’ha preceduta.
Forse per ogni comportamento, azione, sbaglio, abitudine e atteggiamento che con poco "sforzo" ho attutito negli effetti negativi riconoscendoli sul nascere o perché indicatimi, ne ho posti in essere altri altrettanto negativi senza rendermene conto. Boh. Sono una testa di…

In questo momento sono infinitamente nervoso, un poco deluso e abbastanza annoiato.
Dev’essere colpa della stanchezza. Non posso credere che dopo questi anni sia sempre e soltanto colpa mia.

E sono così stupido da andare…
….a cento allÂ’ora
per trovar la bimba mia
ye ye ye ye
ye ye ye ye

gattostanco @ 11:57 - Commenti (0)

29 maggio 2007

Remi fuori bordo

Una celeberrima vecchia canzone, quasi antica, suggeriva, parafrasata, di tirare i remi a bordo della barca quando è la corrente a sospingerla.
A volte, però, non basta il timone a farla andare dritta.
Anzi, spesso, capita di essere dentro una barca che non ha neppure il timone e la direzione è data proprio dai remi.

Dopo alcuni giorni trascorsi serenamente coi remi issati a bordo impegnato a contemplare il panorama offertomi dalla corrente ho dovuto rimettere i remi in acqua. Di quel panorama sopra tutto ricordo della flora una maestosa magnolia in un chiostro e, per quanto riguarda la fauna, una giovane donna baldanzosa assetata a una fontanella, quasi come fosse una profana isola rigogliosa in un lago trasparente di anziane accaldate devote.

Mia moglie rema a tutta forza. Mai procede "avanti mezza": o è nei rari momenti di riposo o spinge sui remi con tutte le sue forze anche se per farlo non sempre vede con chiarezza, almeno nelle intenzioni, dove punta la prua.
Io, che come marinaio sono scarso, fatico non poco a scegliere i momenti giusti per dare le mie remate per correggere la rotta della nostra barca, anche se per farlo mi baso sulle mappe tracciate insieme, per evitare qualche secca non segnalata o un tronco alla deriva.

Remare stanca.

…Sono un attimino ancora distratto e sono poco, per così dire, blogosferico. Devo stare in giro ancora un po’ e per fortuna il guidare semplicemente un’auto mi rilassa e diverte (dalle mie parti, abbandonato il traffico cittadino, le strade non sono di particolare stress).

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