Archivio per la categoria 'Mozzi'

16 maggio 2008

Festa dell’Alfabeto (Tortona AL)

Felicissimo copio e incollo dal blog di Marco Candida questo post.

Sabato 24 maggio nell’ambito della seconda edizione di Sapori&Saperi si terrà in Via Carducci la prima rassegna letteraria organizzata a Tortona dal titolo La festa dell’alfabeto – a cura mia [Marco] in collaborazione con l’associazione culturale Il leone e la rosa e l’assessore alla Cultura Annamaria Carniglia. Vi prego, se potete, di partecipare. Ecco il programma:

ore 15.30
Introduzione della rassegna e presentazione del romanzo Domani avrò trent’anni
con Marco Candida, Paolo Pedrazzi (Eumeswil)

ore 16.30
La letteratura gastronomica
con Giulio Mozzi, Ermanno Cavazzoni, Christian Raimo

ore 17.30
25 anni di letteratura
con Sergio Pent e Tommaso Giartosio

ore 18.30
Il sapore della lettura:
happy hour letterario
con Giulio Mozzi, Ermanno Cavazzoni, Tommaso Giartosio, Sergio Pent, Christian Raimo.

gattostanco @ 01:28 - Commenti (0)

Festa dell’Alfabeto (Tortona AL)

Felicissimo copio e incollo dal blog di Marco Candida questo post.

Sabato 24 maggio nell’ambito della seconda edizione di Sapori&Saperi si terrà in Via Carducci la prima rassegna letteraria organizzata a Tortona dal titolo La festa dell’alfabeto – a cura mia [Marco] in collaborazione con l’associazione culturale Il leone e la rosa e l’assessore alla Cultura Annamaria Carniglia. Vi prego, se potete, di partecipare. Ecco il programma:

ore 15.30
Introduzione della rassegna e presentazione del romanzo Domani avrò trent’anni
con Marco Candida, Paolo Pedrazzi (Eumeswil)

ore 16.30
La letteratura gastronomica
con Giulio Mozzi, Ermanno Cavazzoni, Christian Raimo

ore 17.30
25 anni di letteratura
con Sergio Pent e Tommaso Giartosio

ore 18.30
Il sapore della lettura:
happy hour letterario
con Giulio Mozzi, Ermanno Cavazzoni, Tommaso Giartosio, Sergio Pent, Christian Raimo.

gattostanco @ 01:28 - Commenti (3)

23 febbraio 2008

Ingos ied oiraid li

Da giorni ormai combatto con un post.
Non è nemmeno un post; è soltanto una serie di frasi appuntate a mano sopra dei foglietti pinzati assieme. Alcuni insolitamente a matita (gialla, con la gommina tutta consumata da mia moglie). I più a penna a sfera (trasparente a inchiostro nero, con il cappuccio calzato sopra, perché detesto le penne a sfera senza cappuccio tanto che piuttosto le butto via).
Non riesco neppure a digitarlo. Una lotta faticosa e gloriosa, ma inconcludente.

Ho letto Il diario dei sogni di Marco Candida.
Un pezzo l’ho letto persino dentro un palazzetto dello sport durante gli allenamenti di una squadra femminile di giovani atlete sponsorizzate (e accidenti non riuscivo a distrarre la coda dell’occhio o ad alzare lo sguardo pensando continuo dopo a leggere).
La mia copia ha la dedica autografa dell’autore. Lo dichiaro per precisare il mio grado di coinvolgimento nei confronti di Marco. Ero in giro per i fatti miei in trasferta, entro in una libreria, guardo sugli scaffali, poi mi giro e me lo ritrovo fuori intento a darsi un contegno come a dire ecco adesso arriva il fan a farmi saltare il pranzo.

Lotto contro una marea di frasi simili a quelle sopra.
Sciocchezze. Seppur veritiere, sono sciocchezze.
Raramente mi sono ritirato dal digitare le mie impressioni a proposito di un libro letto una volta iniziate. Sono post faticosissimi per me. Anche se sono brutti e a volte mi hanno attirato insulti (oltre a immeritati complimenti), mi divertono immensamente. Non pare leggendoli, lo ammetto, ma ogni frase ha un suo significato proprio per me. Rappresenta qualcosa per me (esclusi gli errori).
Con "Il diario dei sogni" invece ho paura. La paura provata anche col precedente libro di Marco. La paura di scrivere una sciocchezza che potesse, per così dire, intaccare anche soltanto minimamente il libro. …Pensiero di massima presunzione da un certo punto di vista quello di credere che una mia recensione possa intaccare un romanzo. D’accordo. Pensiero di massimo affetto e pregnanza dal punto di vista della persona che ammira e si lascia crogiolare dalle parole. La paura di sbagliare. …detesto la parola pregnanza…

L’ho lincato nel blog prima ancora di leggerlo. Mi sono bastate le prime pagine scaricate dal sito dell’editore (Las Vegas, un nome strano) e la lunga frequentazione blogosferica.
Io e il libro eravamo vergini l’uno dell’altro e ci siamo piaciuti e traditi in un rapporto aggressivo e dolce al tempo stesso. Una lenta lettura riga dopo riga, senza volere mai prendere fiato se non quando sfinito e beato avevo bisogno di una pausa …Stavo ricadendo in un paragone che trovo in quei miei foglietti. In effetti ci sono alcune pagine che a me hanno trasmesso un emozionante crescendo con il solo uso delle parole (quasi l’argomento fosse in secondo piano), come fossi un lettore estasiato dal farsi divertire e non dal divertirsi (sembra una boiata digitata così questa armonia di sensazioni. Però non mi viene da descriverla in altra maniera: mi auguro che il visitatore occasionale abbia pazienza).

E allora?

E allora mi ripeto. Non posso digitare impressioni di lettura di questo genere. Non si capisce un piffero e appaio uno schizzato forte, ma proprio forte, come non sento di meritare. Sconfitto dalla battaglia con un proprio post, chiunque appare almeno un poco provato, e non così ‘fuori’.

Giulio Mozzi (in Bottega di Lettura) in questo intervento risolve brillantemente una battaglia a me parsa vagamente simile alla mia, anche se assai più ardua della mia, e allora…
E allora mi sono detto:”Se non sono capace neppure di buttare giù un post, anche orrendo, per segnalare una recensione, tanto vale che chiuda il blog!”.

E il titolo al rovescio?

Si tratta di un riferimento al libro (non soltanto il titolo del libro).

gattostanco @ 01:37 - Commenti (0)

26 settembre 2007

Uomo e blogger noioso. Allegria!

Indice del post:
1) Phonkmeister
2) Caccialink
3) Prima della fine del mondo
4) Sono noioso
5) Sono simpaticissimo
6) Sono noioso (atti di un convegno)
7) Mia moglie: sei noiosetto
8) Vipera76
9) Dovrei fare il *orno-blogger
10) Meno male che c’è Placida

- – -

1)
Phonkmeister è il lato Content DJ di eio.
Phonkmeister (Phon-k-mei-steir: fonati che meglio stai) ha presentato un mio commento fuori tema che credevo al sicuro nei meandri del blog.
Se conosci Phonkmeister non lo lasci.
Ricorda! Phonkmeister potrebbe lincare anche i tuoi commenti. Non credere che accada solo a me o agli altri. Seguilo! Leggilo! Accertati!

2)
Nei giorni scorsi Vipera76 ha fatto sinuosa alcuni commenti. Io, restando gentile e affabile (di una donzella si tratta), sulle prime l’ho classificata come una ‘cercalink’ (non ricordo il termine blogosferico esatto, comunque si tratta di quei blogger che commentano e complimentano soltanto sino a quando non vedono che sono lincati e poi grazie e arrivederci a mai più). Al giorno d’oggi, che il blogroll (l’elencone di blog incolonnati) è considerato abbastanza ‘out’, se non addirittura un peso, ha acquisito valore il link nei post e sono pochi i caccialink (anche se giusto oggi ho ricevuto una email) via commenti o via (appunto) email. Infatti mi sbagliavo. Vipera76 cerca lettori (che poi magari possano lincarla in un post per segnalarla o commentare un suo intervento, è implicito conversando nei blog).

3)
Sono settimane che voglio fare un post a proposito di un bellissimo blog dove è possibile leggere un racconto di fantascienza (senza astronavi) scritto per passione e passatempo da lud_wing:
Prima della fine del mondo.
Io adoro la letteratura di fantascienza e lud_wing mi ha scritto cortesemente per trovare un nuovo lettore e gli ho risposto entusiasta (soprattutto per il racconto; e un poco anche perché rappresenta coloro che scrivono per piacere senza finire in quei siti tristi concepiti per spremere gli aspiranti scrittori e tenere lontani i potenziali lettori). E invece in questo tempo ho digitato di tutt’altro, aspettando il momento buono che finora non ho saputo cogliere per un post, senza nemmeno trovare il tempo di farmi di nuovo vivo con una email. Mi sono mostrato maleducato. Un affezionato lettore, ma un pessimo blogger e persona distratta.

4)
Mia moglie non legge il mio blog. Lo trova noioso. Non me lo dice, ma è così. A mia parziale scusante affermo che gran parte di quel che appare in questo blog è oggetto di conversazione con lei o tratta episodi a lei sconosciuti o temi dei quali si disinteressa.
Io ho aperto un blog per svagarmi. Mi diverto un mondo e mi tengo lontano (a parte alcune ricadute) dai videogiochi. Questo l’ho già detto in passato, ma ho la tendenza ad essere pedante. Eh, ho un blog pure pedante oltre che noioso. Eppure alcuni visitatori non sono occasionali.
Ad esempio io trovo noiosissimo pescare e l’argomento pesca in generale. Proprio non lo concepisco. Me ne disinteresso. Il bello della blogosfera è che quel che è noioso per una ragione o per l’altra a una persona può essere d’interesse per un’altra.

5)
Vipera76 in un commento mi ha scritto che sono simpaticissimo. Quale miglior complimento da fare a un blogger noioso? E infatti l’ho apprezzato moltissimo. Me ne sono persino pavoneggiato in un post, pur senza citare l’autrice (pensavo ancora in qualche maniera fosse una caccialink).
Per farla breve: è nato uno scambio di commenti nel quale cercavo di farle presente il fatto che sono noioso. Essendo noioso non vale molto un mio link (o in un certo senso ‘dipende’). Per non parlare della famosa autorevolezza della quale deficito completamente. Ripetitivo come mio solito sono andato avanti tranquillo ripetendo (appunto)nella sostanza la stessa presa di posizione, sino a quando Vipera76 non mi ha informato di avermi inserito nel suo blogroll. Credo non esista modo migliore per farsi mordere da una vipera di tentare di sgusciarle via.
Sentendomi morso ho reagito d’impulso senza riflettere (non che questo normalmente mi sia d’aiuto a compiere scelte meno discutibili) e ho calato la carta della citazione dotta: Giulio Mozzi.

6)
Sono un mozziano. A mio modo, discretamente, senza mai nasconderlo. Posso forse non sembrarlo ultimamente, ma lo sono.
Putroppo giuliomozzi bazzica per lavoro quella enorme setta (variegata al veleno e votata all’ipocrisia) di sconvolti, egoisti, cattivi e autoreVerenziali composta da scrittori, critici, prodigi e lecc*culo d’ogni mestiere saldamente radicata sulle spalle della letteratura.
Come digitato pocanzi, bloggo per divertirmi e gratuitamente. Interessarmi o bloggare di libri mi ha generato talvolta seri smarronamenti. Bastandomi i miei, ho imparato presto a centellinare i post librari. Un blog personale serve anche a sciogliere i propri smarronamenti, se al contrario li procurasse sovente che razza di blog personale sarebbe?
Ma Giulio Mozzi si interessa anche di blogosfera. E dei suoi meccanismi, oltre che delle sue scritture. Meccanismi che generano scrittura (e viceversa).
Da anni oramai siamo amici. Amici di blog. Blogfriends, potrei dire. Di persona l’ho conosciuto. Sono stato di una noia mortale persino davanti a una birretta, ma pazienza: non avevo occasioni da prendere al volo e nemmeno, purtroppo per lui, cose gagliarde da dirgli.
Ero anche un prototipo di blogger, credo, ai suoi occhi. Il prototipo del blogger che digita di quel che gli capita d’afferrare al passaggio per la mente (di solito i fatti propri) e che alcuni visitatori hanno piacere di passare a visionare. Blogger e uomo noioso.
Così negli atti (documento pdf) del convegno "Le tribù dei blog" tenutosi nel dicembre scorso (comunque precedente alla birretta) e organizzato da BooksBrothers, Giulio Mozzi nel suo intervento (Dal diario al blog: linguaggi a confronto) del sottoscritto dice: [...] un uomo che potrebbe essere candidato al premio per l’uomo più noioso del mondo, eppure l’ho trovato interessante, perché appunto con molta tranquillità parla della sua esistenza.

7)
Mi sembrava una citazione mica da poco per scoraggiare Vipera76. Non l’ho riportata integralmente corredandola di collegamenti, ma in somma se Mozzi dice che un tizio è noioso, quello è noioso senza dubbio. Noioso in senso blogosferico, ovviamente, intendo. Anche di persona, certo, ma pur sempre in senso blogsoferico, uffa.
Ho chiesto a mia moglie ieri pomeriggio spiegandole la faccenda. Se può interessare: conferma che ogni tanto (solo ‘ogni tanto’, bontà sua) sono davvero noiosetto anche di persona. …Questo episodio meriterebbe un post: fino a quando il discorso verteva sul mio essere noioso tra le mura domestiche ero davvero noioso, quando il discorso l’ho spostato sull’essere noioso tra gli atti di un convegno allora la gattoconsorte ha reagito sentitasi criticata pubblicamente in una sua scelta (e allora spiegale bene la cosa in un mare di bla bla bla per dipingerle un quadro completo).

8)
Mi sono letto tutto il blog di Vipera76. Trentenne barese innamorata della sua terra che ha aperto un blog in agosto. Io ho il pregiudizio nordico da telegiornale che Bari sia un FarWest italiano. D’altra parte ho il pregiudizio nordico di quello che della Puglia una volta ne ha visto il mare e, soprattutto, le pugliesi. Mi sembrava proprio il caso, dato he ho la tendenza a verificare i miei pregiudizi, di dare un’attenta occhiata (che sia un ossimoro?) al suo neoblog.
Narrative con brio, le sue pagine mi sono apparse un divertente e piccantino preludio finalizzato alla costruzione di un personaggio in blogosfera. Ma non mi è sembrata la solita blogger soft-peperoncina per ragazzette che lardellano per la strada con pantaloni uniformanti all’imperante assurda moda del cul*basso; o per maschietti gonzi e svampiti (e piccoli, secondo la scienza, ah ah ah) rincitrulliti dalla massa di pantaloni a cul*basso. O almeno non solo. Maltratta usando un solo epiteto un mito della mia fanciullezza, Lamù. Mi ha colpito e non mi ha annoiato. Evidentemente il target, visti i riferimenti, è più adulto: chi era una ragazza o un ragazzo a cavallo tra gli anni ottanta e novanta dello scorso secolo. I gggiovani avrebbero un sacco da imparare.

9)
Ritorno sul blog e la risposta di Vipera76 alla mia dotta e, io credevo, conclusiva citazione è quasi di indifferenza. Non solo, rilancia dicendo che vuole leggere anche un blogger "normale" (che sarei appunto io) stanca dei/delle *orno-blogger.
Ci penso sopra. Per quel che ne capisco io di blogosfera un blogger normale che ogni tanto si concede un post semi *orn*grafico (non io) è più ‘coinvolgente’ proprio per via della sua normalità. Trasparenza. Verità o verosimiglianza. Se il blogger è finto o non riesce mantenere ad arte accettabile un personaggio nel tempo, crolla nel confronto con i materiali audiovisivi che hanno contribuito a diffondere la rete o con i materiali lit-poetici e di stile privi dell’aspetto ‘*rno’ al loro interno.
Paradossalmente, a mio personalissimo giudizio, potrei essere più *orno io, sapessi scrivere e ne avessi voglia, che sono un trentasettenne, sposato e blogosferico, di tanta roba pallosissima leggibile in giro. Il visitatore vuole la persona reale. Altrimenti si stanca delle solite trovate. E passa al *orno-blogger seguente. O diventa un commentatore regolare: eccitante per il nuovo visitatore come un marito spaparanzato sul divano a sgranocchiare noccioline col telecomando in mano.
L’argomento è scabroso. E io metto asterischi persino nella parola ca**o per non ricevere visite inutili da Google (purtroppo non intendo abbassarmi a censurare le parole scopa, genero e suocera: parrà incredibile che alcuni giungano con tali parole assemblate in una chiave di ricerca, eppure succede). Tanto meno ne digito esplicitamente (saltuariamente mi capita qualche tenera malizia, ma nulla più). Quindi non trovo bene le parole. Vorrei evitare l’argomento.
Del resto credo abbia perfettamente ragione.
Personalmente trovo di una noia asfissiante i *orno-blog: o mi fanno ridere, o li trovo pervasi da vani tentativi puerili di affrontare l’argomento con "stile" o, peggio, poesia spicciola (Vipera, non mi riferisco a te, sia chiaro), o sono volgari davvero terra terra, o mi sembrano fasulli, o li ritengo scritti male (il tema in generale è difficile da affrontare), o sono curati da blogger indecisi (vogliono un target allargato tra uomini e donne e non sanno bene come stimolare gli uni e intortare le altre), o sono solo *ette e *uli, o mi appaiono troppo ‘meccanici’, o a mio parere peccano di brevità (in tutti i sensi), o sono adolescenziali (per me che sono maggiorenne ben due volte!), o sono chiusi agli estranei.
L’equilibrio tra i desideri del blogger e il tempo a disposizione quasi sempre si rompe senza permettergli o permetterle di costruire una presenza in rete o anche soltanto un post realmente di impronta *orn*grafica.

10)
Ma non basta tutto questo raccolto alla rinfusa in nove punti.
Si aggiunge anche Placida Signora: Vipera credi a me: non è noioso per niente. E’ un tesoromio :-)*
Materna e protettiva.
Vipera76: Hai visto che avevo ragione? Mica lo sapevo che eri un cocco di placidasignora. PS: Mitì, tesora, abbiamo gli stessi gusti, olè!:-D.
Indomita e ostinata.

Scoppio a ridere.
Sono noioso, e mi diverto un mondo a bloggare.

gattostanco @ 11:36 - Commenti (0)

25 giugno 2007

De-scrivere l’ecosistema letterario

Vibrisse, bollettino ha ripreso vita.

Per la gradita occasione giuliomozzi pubblica un affascinante post titolato "Un’intenzione quanto mai velleitaria".

Copio e incollo qualche stralcio:

La cosa che vorrei fare con vibrisse nei prossimi mesi, diciamo nel corso del prossimo anno, è: tentare una descrizione del campo letterario italiano contemporaneo

Io ho in mente una rappresentazione della letteratura come un "ecosistema" [...] all’interno del quale un certo numero di viventi lottano per la sopravvivenza

Il punto di osservazione è: poiché dentro il clic [campo letterario italiano contemporaneo] si entra solo e soltanto per cooptazione, il momento dell’ingresso mi sembra talmente decisivo da poter essere scelto come punto di osservazione (o, meglio, punto da osservare)

Il metodo è quello dell’intervista

Cerco dunque persone disponibili a lavorare attorno a questa velleitaria intenzione

Giulio Mozzi rappresenta una porta d’ingresso all’ecosistema. Manifestando l’intenzione di consentire una sbirciatina a chiunque, mi auguro non suggerisca a qualcuno di revocargli l’autorizzazione a entrare :)

gattostanco @ 15:56 - Commenti (0)

De-scrivere l’ecosistema letterario

Vibrisse, bollettino ha ripreso vita.

Per la gradita occasione giuliomozzi pubblica un affascinante post titolato "Un’intenzione quanto mai velleitaria".

Copio e incollo qualche stralcio:

La cosa che vorrei fare con vibrisse nei prossimi mesi, diciamo nel corso del prossimo anno, è: tentare una descrizione del campo letterario italiano contemporaneo

Io ho in mente una rappresentazione della letteratura come un "ecosistema" [...] all’interno del quale un certo numero di viventi lottano per la sopravvivenza

Il punto di osservazione è: poiché dentro il clic [campo letterario italiano contemporaneo] si entra solo e soltanto per cooptazione, il momento dell’ingresso mi sembra talmente decisivo da poter essere scelto come punto di osservazione (o, meglio, punto da osservare)

Il metodo è quello dell’intervista

Cerco dunque persone disponibili a lavorare attorno a questa velleitaria intenzione

Giulio Mozzi rappresenta una porta d’ingresso all’ecosistema. Manifestando l’intenzione di consentire una sbirciatina a chiunque, mi auguro non suggerisca a qualcuno di revocargli l’autorizzazione a entrare :)

gattostanco @ 15:56 - Commenti (2)

12 giugno 2007

La mania per l’alfabeto

LA MANIA PER L'ALFABETO di MARCO CANDIDA - SIRONI EDITORE
Avvertenza: post malfermo e incompleto inserito nel blog dopo alcune settimane dalla sua stesura (nota finale).

Ero molto curioso di leggere La mania per l’alfabeto di Marco Candida edito da Sironi Editore per la collana Indicativo Presente curata da Giulio Mozzi.

Per farla breve a dichiararmi non totalmente obiettivo: da una parte posso classificarmi come mozziano convinto e da un’altra posso affermare di seguire da anni il blog di Candida.
Del resto un semplice lettore, a mio parere, è sempre soggettivo.

A me è piaciuto molto e ben oltre le mie più rosee previsioni.
Credevo mi sarebbe piaciuto soltanto un po’. Ma non pensavo mi sarebbe piaciuto davvero tutto e molto.
In fondo (colloquiando a volte mi capita di usare l’espressione "in fondo" come fosse "raschiando raschiando" o "anche se bisogna ricordare che" o anche "ritengo sia doveroso premettere alle mie parole una introduzione a renderne meno oscura la genesi" eccetera) sono anni che Marco mena il can per l’aia con le sue belle storie e le sue considerazioni sulla letteratura e le sue tirate di giacca agli scrittori e le sue disquisizioni sulla scrittura. Soprattutto ha organizzato incontri e bla bla bla aventi ospite lo stesso Mozzi. Mi pareva sacrosanto avere qualche titubante incertezza. Mi sbagliavo o, per meglio dire, l’incertezza si era completamente dissolta attorno alla centesima pagina di trecento.

Ho letto quasi tutto il romanzo fuori casa, lontano dal mio divano (anzi è di mia moglie, visto che abbiamo la separazione dei beni -io, ad esempio, scelgo e compro il frigorifero-). Ho iniziato sul marciapiede di una stazione, ho proseguito in treno, ho proseguito un po’ in casa seduto sulla mia sedia, l’ho ripreso nella sala d’aspetto dello studio delle veterinarie del mio gatto, l’ho riaperto in cucina (mentre mia moglie preparava un risotto e non le ho pesato il riso dal sacco da cinque chili, poi non l’ho assaggiato per vedere -nel nostro gergo familiare si dice "assaggiare per vedere" davvero- se era a posto di sale e non l’ho aiutata a servire le nostre due porzioni -io, comunque, sempre faccio il bis coi suoi risotti-), l’ho salvato dalla gioia di vivere di un enorme alano nella sala d’aspetto delle veterinarie (mi chiedo come facciano quelli che hanno dieci gatti, perché io fatico a prendermi cura di uno solo, forse hanno un abbonamento o forse i loro gatti prima d’invecchiare finiscono asfaltati sulle provinciali), l’ho quasi finito nel salottino di un reparto di ostetricia di un piccolo ospedale di provincia (dove una obesissima signora raggiante dalla lingua irriconoscibile e aveva appena partorito il quarto figlio senza il minimo intoppo) e le ultime pagine me le sono lette a casa sul divano spaparanzato circondato di cuscini pensando che anche se avevo sonno volevo proprio finirlo (simile all’attimo in cui dopo svariati pezzi di cioccolato una persona si guarda le dita e pregusta l’ultimo incantevole piacere di assaporare il cioccolato rimasto sui polpastrelli, perché il romanzo di Marco resta sui polpastrelli).
Alcuni libri sopportano poco di ritrovarsi con me in un ambiente ostile o indifferente, perché strappata l’attenzione del lettore si spengono e non riescono a riaccendersi da soli, un po’ come accade ai televisori programmati per spegnersi automaticamente dopo un certo tempo di inattività (mia moglie adora addormentarsi con la tele accesa, ma guai a spegnerla altrimenti si sveglia). Sapevo di fare un torto al libro di Candida, ma del resto mi sembrava un buon metodo per verificarne la tenuta nei miei confronti.
Sorpreso mi rendo conto che il tempo alla stazione vola, che a momenti mi perdo la mia fermata del treno, che ho aperto il suo libro distrattamente in attesa che il pc si avviasse per poi dimenticarmi della tastiera e di tutto quanto, che la veterinaria deve chiamarmi un paio di volte per farmi alzare la testa e trasportino del gatto, che mia moglie si stupisce che io sia più interessato a mettere la faccia in un libro piuttosto che riempirla (la faccia) con uno stuzzichino dandole una mano in cucina, che attorno all’alano durante l’attesa si siano materializzati altri cani e due gatti e svariati umani (due umani al telefono e un cane in abbaio costante contro tutti).
Alla fine, sul divano, sono io -o così a me sembra- che soddisfatto e placato spengo il libro che continuava a riaccendersi anche quando non avevo materialmente il tempo di dedicarmi a lui.

Non è triste, mai. A me non piacciono le narrazioni tristi. Per dire, i film che finiscono male a me non piacciono. Solo qualcuno. E lo stesso vale per i libri. Però se un film dura un paio d’orette, un libro vuole maggiore tempo e dedizione e di faccende tristi ne ho già avute dal vero (e ne avrò probabilmente altre in futuro, perché così è la vita), quindi di passare qualche ora a leggermi mazzate o sfortune immense non mi pare il caso. Nel risvolto della prima di copertina sono dichiarati alcuni accadimenti che avvengono nel romanzo che a prima vista possono apparire tristi o menosi. Nel libro sono avvolti in un contesto narrativo strutturato in un modo e con una scrittura tale che non sono tristi. …Mi è difficile spiegarlo: sono piccoli tasselli di un tutto, sono particelle del discorso, sono dettagli di un quadro. La rappresentazione e gli accadimenti, e forse gli stessi personaggi, sono altri.

Parlandone con mia moglie l’ho definito esuberante, perché è pieno di cose, di storie, di scrittura che a me è piaciuta, di colori, di luoghi, di sensazioni, di immedesimazione, di… Ma non è una mattonata. E a voler essere preciso neppure noto qualcosa in esubero. In somma La mania per l’alfabeto è esuberante in senso lato del termine.

Nota:
Il presente post è rimasto sospeso per parecchio tempo. Mi piace nelle intenzioni senza piacermi nel risultato. Ho provato un paio di volte a digitare un nuovo post dedicato al libro di Candida, ma mi ritrovavo davanti una sterile recensione fatta male (con questo non desidero sottintendere che il presente post sia fatto bene) e del tutto estranea al mio modo di scribacchiare sul blog a proposito dei libri che leggo.
A me trasmette molto, rileggendolo pur senza correggerlo, perché ho letto il libro e mi lascia pescare i ricordi dello stesso e di quei particolari giorni nei quali mi costringeva a portarmelo dietro ovunque andassi.
Desideravo poter digitare qualcosa che tentasse di trasmettere all’occasionale visitatore il mio coinvolgimento blogosferico nei confronti di Marco e al tempo stesso le reazioni piene che il suo romanzo mi ha stimolato. Volevo dare l’impressione di un libro zeppo di cose, assolutamente vivo e ben scritto da suscitarmi persino aperta confusione nel digitarne in proposito senza svelarne neppure una riga.
Ma il risultato, mi ripeto, non solo mi sembrava illeggibile, ma neppure ‘esportabile’ nel blog soprattutto se in contemporanea con l’uscita sugli scaffali (e in Google) della fatica del superlativo scrittore (di post illeggibili ne ho inserito a bizzeffe). Inoltre avevo il timore che Marco potesse sentirsi preso in giro da un post chiaramente fulminato.
Pertanto ho ritenuto che il post com’era (e com’è: credo sia evidente non sia neppure finito) potesse rivelarsi controproducente nei confronti del romanzo. Ho pensato che se anche un solo potenziale lettore leggendo per caso le mie parole sbiellate potesse essere influenzato negativamente allora avrei fatto un torto a Marco e alla sua fatica. Ora il romanzo vive di vita propria in Google, io credo, e neanche un visitatore occasionale penso potrebbe venire influenzato da questo singolo post trovato con un motore di ricerca.

Già non vedo l’ora di leggere il prossimo. Se un libro mi distrae dal seguire la preparazione di un risotto, bene significa che mi ha preso (sembrerà un fatto stupido al visitatore o una di quelle affermazioni che recensendo un libro non si dovrebbero fare, ma nella mia piccola quotidianità casalinga e blogosferica è il miglior complimento che posso fare al libro e all’autore).

gattostanco @ 12:49 - Commenti (0)

La mania per l’alfabeto

LA MANIA PER L'ALFABETO di MARCO CANDIDA - SIRONI EDITORE
Avvertenza: post malfermo e incompleto inserito nel blog dopo alcune settimane dalla sua stesura (nota finale).

Ero molto curioso di leggere La mania per l’alfabeto di Marco Candida edito da Sironi Editore per la collana Indicativo Presente curata da Giulio Mozzi.

Per farla breve a dichiararmi non totalmente obiettivo: da una parte posso classificarmi come mozziano convinto e da un’altra posso affermare di seguire da anni il blog di Candida.
Del resto un semplice lettore, a mio parere, è sempre soggettivo.

A me è piaciuto molto e ben oltre le mie più rosee previsioni.
Credevo mi sarebbe piaciuto soltanto un po’. Ma non pensavo mi sarebbe piaciuto davvero tutto e molto.
In fondo (colloquiando a volte mi capita di usare l’espressione "in fondo" come fosse "raschiando raschiando" o "anche se bisogna ricordare che" o anche "ritengo sia doveroso premettere alle mie parole una introduzione a renderne meno oscura la genesi" eccetera) sono anni che Marco mena il can per l’aia con le sue belle storie e le sue considerazioni sulla letteratura e le sue tirate di giacca agli scrittori e le sue disquisizioni sulla scrittura. Soprattutto ha organizzato incontri e bla bla bla aventi ospite lo stesso Mozzi. Mi pareva sacrosanto avere qualche titubante incertezza. Mi sbagliavo o, per meglio dire, l’incertezza si era completamente dissolta attorno alla centesima pagina di trecento.

Ho letto quasi tutto il romanzo fuori casa, lontano dal mio divano (anzi è di mia moglie, visto che abbiamo la separazione dei beni -io, ad esempio, scelgo e compro il frigorifero-). Ho iniziato sul marciapiede di una stazione, ho proseguito in treno, ho proseguito un po’ in casa seduto sulla mia sedia, l’ho ripreso nella sala d’aspetto dello studio delle veterinarie del mio gatto, l’ho riaperto in cucina (mentre mia moglie preparava un risotto e non le ho pesato il riso dal sacco da cinque chili, poi non l’ho assaggiato per vedere -nel nostro gergo familiare si dice "assaggiare per vedere" davvero- se era a posto di sale e non l’ho aiutata a servire le nostre due porzioni -io, comunque, sempre faccio il bis coi suoi risotti-), l’ho salvato dalla gioia di vivere di un enorme alano nella sala d’aspetto delle veterinarie (mi chiedo come facciano quelli che hanno dieci gatti, perché io fatico a prendermi cura di uno solo, forse hanno un abbonamento o forse i loro gatti prima d’invecchiare finiscono asfaltati sulle provinciali), l’ho quasi finito nel salottino di un reparto di ostetricia di un piccolo ospedale di provincia (dove una obesissima signora raggiante dalla lingua irriconoscibile e aveva appena partorito il quarto figlio senza il minimo intoppo) e le ultime pagine me le sono lette a casa sul divano spaparanzato circondato di cuscini pensando che anche se avevo sonno volevo proprio finirlo (simile all’attimo in cui dopo svariati pezzi di cioccolato una persona si guarda le dita e pregusta l’ultimo incantevole piacere di assaporare il cioccolato rimasto sui polpastrelli, perché il romanzo di Marco resta sui polpastrelli).
Alcuni libri sopportano poco di ritrovarsi con me in un ambiente ostile o indifferente, perché strappata l’attenzione del lettore si spengono e non riescono a riaccendersi da soli, un po’ come accade ai televisori programmati per spegnersi automaticamente dopo un certo tempo di inattività (mia moglie adora addormentarsi con la tele accesa, ma guai a spegnerla altrimenti si sveglia). Sapevo di fare un torto al libro di Candida, ma del resto mi sembrava un buon metodo per verificarne la tenuta nei miei confronti.
Sorpreso mi rendo conto che il tempo alla stazione vola, che a momenti mi perdo la mia fermata del treno, che ho aperto il suo libro distrattamente in attesa che il pc si avviasse per poi dimenticarmi della tastiera e di tutto quanto, che la veterinaria deve chiamarmi un paio di volte per farmi alzare la testa e trasportino del gatto, che mia moglie si stupisce che io sia più interessato a mettere la faccia in un libro piuttosto che riempirla (la faccia) con uno stuzzichino dandole una mano in cucina, che attorno all’alano durante l’attesa si siano materializzati altri cani e due gatti e svariati umani (due umani al telefono e un cane in abbaio costante contro tutti).
Alla fine, sul divano, sono io -o così a me sembra- che soddisfatto e placato spengo il libro che continuava a riaccendersi anche quando non avevo materialmente il tempo di dedicarmi a lui.

Non è triste, mai. A me non piacciono le narrazioni tristi. Per dire, i film che finiscono male a me non piacciono. Solo qualcuno. E lo stesso vale per i libri. Però se un film dura un paio d’orette, un libro vuole maggiore tempo e dedizione e di faccende tristi ne ho già avute dal vero (e ne avrò probabilmente altre in futuro, perché così è la vita), quindi di passare qualche ora a leggermi mazzate o sfortune immense non mi pare il caso. Nel risvolto della prima di copertina sono dichiarati alcuni accadimenti che avvengono nel romanzo che a prima vista possono apparire tristi o menosi. Nel libro sono avvolti in un contesto narrativo strutturato in un modo e con una scrittura tale che non sono tristi. …Mi è difficile spiegarlo: sono piccoli tasselli di un tutto, sono particelle del discorso, sono dettagli di un quadro. La rappresentazione e gli accadimenti, e forse gli stessi personaggi, sono altri.

Parlandone con mia moglie l’ho definito esuberante, perché è pieno di cose, di storie, di scrittura che a me è piaciuta, di colori, di luoghi, di sensazioni, di immedesimazione, di… Ma non è una mattonata. E a voler essere preciso neppure noto qualcosa in esubero. In somma La mania per l’alfabeto è esuberante in senso lato del termine.

Nota:
Il presente post è rimasto sospeso per parecchio tempo. Mi piace nelle intenzioni senza piacermi nel risultato. Ho provato un paio di volte a digitare un nuovo post dedicato al libro di Candida, ma mi ritrovavo davanti una sterile recensione fatta male (con questo non desidero sottintendere che il presente post sia fatto bene) e del tutto estranea al mio modo di scribacchiare sul blog a proposito dei libri che leggo.
A me trasmette molto, rileggendolo pur senza correggerlo, perché ho letto il libro e mi lascia pescare i ricordi dello stesso e di quei particolari giorni nei quali mi costringeva a portarmelo dietro ovunque andassi.
Desideravo poter digitare qualcosa che tentasse di trasmettere all’occasionale visitatore il mio coinvolgimento blogosferico nei confronti di Marco e al tempo stesso le reazioni piene che il suo romanzo mi ha stimolato. Volevo dare l’impressione di un libro zeppo di cose, assolutamente vivo e ben scritto da suscitarmi persino aperta confusione nel digitarne in proposito senza svelarne neppure una riga.
Ma il risultato, mi ripeto, non solo mi sembrava illeggibile, ma neppure ‘esportabile’ nel blog soprattutto se in contemporanea con l’uscita sugli scaffali (e in Google) della fatica del superlativo scrittore (di post illeggibili ne ho inserito a bizzeffe). Inoltre avevo il timore che Marco potesse sentirsi preso in giro da un post chiaramente fulminato.
Pertanto ho ritenuto che il post com’era (e com’è: credo sia evidente non sia neppure finito) potesse rivelarsi controproducente nei confronti del romanzo. Ho pensato che se anche un solo potenziale lettore leggendo per caso le mie parole sbiellate potesse essere influenzato negativamente allora avrei fatto un torto a Marco e alla sua fatica. Ora il romanzo vive di vita propria in Google, io credo, e neanche un visitatore occasionale penso potrebbe venire influenzato da questo singolo post trovato con un motore di ricerca.

Già non vedo l’ora di leggere il prossimo. Se un libro mi distrae dal seguire la preparazione di un risotto, bene significa che mi ha preso (sembrerà un fatto stupido al visitatore o una di quelle affermazioni che recensendo un libro non si dovrebbero fare, ma nella mia piccola quotidianità casalinga e blogosferica è il miglior complimento che posso fare al libro e all’autore).

gattostanco @ 12:49 - Commenti (2)

3 aprile 2007

Vibrisse chiude o era un pesce? Fenice.

Con ritardo mi sono accorto di questo breve post di Giulio Mozzi.
Vibrisse chiude o era un pesce architettato a cavallo del primo aprile?

Sarà una fenice, mi auguro.

gattostanco @ 11:35 - Commenti (0)

26 febbraio 2007

Alex Fringberger, mito letterario.

La pregiatissima Bottega di Lettura ha deciso di dedicare una intera sezione al grande mito letterario Alex Fringberger.

Attualmente la Bottega ospita due letture di Cletus (cito: lo stile narrativo, asciutto, ricorda il migliore Cortazar,[...] inducendo anche il lettore più attento, alla cosidetta sospensione dell’incredulità, per portarlo a riflettere, per vie traverse, sull’umana condizione e sui devastati rapporti sociali che ci viviamo, ancora oggi.) e una di Giulio Mozzi (cito: grazie dunque a chi, facendoci dono di una copia, ci ha permesso di attingere nuovamente alle altezze di uno dei più grandi pensatori e scrittori del Novecento.)

Da tempo oramai non inserisco una mia lettura in Bottega. Però mantengo il privilegio di poterne seguire le conversazioni interne nel retrobottega. Dapprima per mio demerito non avevo colto l’importanza e la profondità di Alex Fringberger non avendo letto con attenzione la prima appassionata recensione di Cletus, ritenendola la lettura del solito libriccino introvabile e del tutto per amatori. Poi nel retrobottega hanno iniziato a circolare email e confronti sull’importante autore e per forza di cose mi sono incuriosito. Una rarissima immagine di Fringberger ha finito per diventare una sorta di santino della letteratura per i lettori/autori della Bottega. In somma l’opera fringbergeriana secondo il nostro parere (talvolta autorevole) merita di essere affiancata alle altre sezioni al pari della narrativa statunitense o la poesia tedesca.

Concludendo queste mie povere frasi, ritengo d’obbligo ringraziare i Bottegai attivi: prima di parlare di letteratura, la leggono.

Nota: alcuni visitatori abituali della Bottega fremono da quando in via confidenziale è stato dato loro il lancio della prossima uscita di una terza recensione di Cletus.

gattostanco @ 00:58 - Commenti (0)

2 febbraio 2007

Due post (altrove) per commentare

Visto che a quest’ora si è tendenzialmente nel fine settimana e i post scarseggiano, due segnalazioni leggere:
Un bell’esempio di invito alla conversazione di Eio (della serie: se i comentatori sono cani desiderosi di segnare il territorio ne consegue che i post sono alberi di un infinito dedalo di viali alberati).

A proposito di commentatori e di viali…

Alcuni visitatori abituali del diario giuliomozzi si stanno arrovellando la memoria e la pazienza dietro a un simpatico quizzino “Vedi il palazzo e dimmi dov’è!” (qui e, con aiutino irrisorio, qui). Tra conversazioni godibilissime di stampo mozziano, nipoti, pulsatillate… ora hanno fatto capolino (risolto, era Dario Voltolini) anche i quizzini fotografici. Mi chiedo come faccia il Mozzi a seguire tutto quello che segue. Soprattutto mi chiedo perché ho investito tempo in ricerche inutili, comunque di svago, per cercare di svelare questi arcani (ih ih ih).

gattostanco @ 16:31 - Commenti (2)

11 dicembre 2006

Vibrisse librarie 4

Rilancio una segnalazione (come fonte cito a caso tra le tante quella di Genna).

Domani 12 dicembre, alle ore 18, a Milano presso la Libreria Feltrinelli di via Manzoni, saranno presentati i primi due titoli pubblicati in rete dall’agenzia editoriale ideata da Giulio Mozzi (curatore di Vibrisse).

Si tratta del poderoso romanzo "L’organigramma" di Andrea Comotti ambientato attorno alla strage di Piazza Fontana (domani ricorre l’anniversario) e dell’acuto saggio "Una tragedia negata" di Demetrio Paolin inteso a mostrare come la narrativa italiana racconta il terrorismo.

I due libri sono liberamente scaricabili in rete (in formato pdf).

gattostanco @ 15:36 - Commenti (0)

2 novembre 2006

Minipost: Vibrisse anfibie

Nel tira e molla classico dell’universo letterario, con tanto di post volatilizzati, ecco una voce ufficiosa, ma certamente informata:
Qui (all’interno della guida SuperEva riguardante la scrittura creativa a cura di Annamaria Manna).
Date, luoghi, nomi e -naturalmente- titoli.
Wow.

gattostanco @ 18:39 - Commenti (0)

19 settembre 2006

Vibrisse librarie 3

Ora mi ritrovo a pensare, probabilmente, di lasciare il progetto al rientro dell’incolpevole Giulio dalla Cina.
Nel blog non desidero affrontare in alcuna maniera le immaginabili ragioni che mi spingono ora, in qualità di lettore qualsiasi, a questo ripensamento dopo le numerose settimane di petulante partecipazione attiva (cancellerò ogni commento diretto al riguardo).
Voglio solo esprimere in questo post a quasi tutte le persone coinvolte i miei migliori auguri di pronto e duraturo successo.

È un momento un po’ così, ma potenzialmente positivo. Il gatto è ancora malatino, è vero, ma mia suocera forse non dovrà subire un nuovo intervento. E soprattutto, e mi fa ben sperare, la mia adorata gattoconsorte si è fatta la tinta nuova e questo, lo assicuro al visitatore occasionale, significa una buona cosa dopo il periodo di crisi vissuto da lei ultimamente.
Mi prendo una pausa di qualche giorno per riordinare le idee e spolverare un po’ di cose e riassestarmi (e prendermi cura del mio gatto).

Magari venerdì andrò a ascoltare Pinketts a Tortona invitato da Marco

gattostanco @ 12:10 - Commenti (4)

1 agosto 2006

Vibrisse librarie 2

E così anch’io sono stato accolto in qualità di “lettore”, malgrado il post precedente, all’interno di Vibrisselibri.

Altri link blogosferici dopo quelli già proposti nei giorni scorsi:

letturalenta, scrive: “ha una redazione, un ufficio stampa e un comitato di lettura, questÂ’ultimo addirittura dotato di un decone, vertice di una gerarchia dal sapore vagamente esoterico

Xhara, scrive: “P – signorina che c’è? Cosa dice?
X – non c’è tempo, non c’è tempo, non c’è tempo.

Demetrio, scrive: “Tra i vari protagonisti di questa avventura ci sono anche io. E cosa fai tu?, vi chiederete.

Giocatore, scrive: “L’impresa è da segnalare, da incoraggiare, da biasimare, da scoraggiare; ad opera d’un manipolo d’ardimentosi, tra i quali un caro amico mio

Marco Candida, scrive: “E’ droga allo stato puro, c’è da non crederci! Mi devo calmare. Sì, mi devo calmare.

gattostanco @ 02:23 - Commenti (2)
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