Ieri sera ho assistito a Sannazzaro de’ Burgondi, in provincia di Pavia, all’inaugurazione di una ristretta mostra antologica dedicata allo scultore Domenico Reali (1928 – 2002).
"L’anima nella creta".
Aperta pochi giorni fino al 22 settembre nella locale biblioteca civica.
Non m’intendo di scultura.
La presentazione dell’artista e della mostra fatta da Matteo Smolizza, giovane e già serio e conosciuto storico dell’arte (in base a quel che ho trovato oggi in rete), a me è parsa quasi emozionata oltre che entusiastica (per quanto avvenuta all’aperto in una fresca e umida serata senza che il pubblico foresto ne fosse preventivamente informato dal materiale promozionale).
A quanto pare, Domenico Reali ha affrontato la vita lasciando che la sua scultura prendesse forme quasi fosse una sorta di hobby senza mai andare a ricercare i critici o i mercanti. Alcune sue opere sono esposte in musei e piazze, ma la stragrande maggioranza resta ancora chiusa nel suo laboratorio.
In rete ho trovato praticamente nulla al riguardo dell’artista (tanto meno della mostra). Come spesso accade nei casi di eventi culturali organizzati da istituzioni amministrative locali, il sito comunale presenta in rete il solo depliant in formato pdf senza dedicare neppure una paginetta striminzita. Rimando allora al comunicato stampa pubblicato da MiaPavia.
Tornando a casa ho discusso un po’ con mia moglie.
Mi aspettavo qualcosa di diverso.
Mi aspettavo la solita mostra artistica ‘da paese’ realizzata, a contorno delle giostre e dei salamini, tanto per dare un contentino all’aspetto culturale delle attività municipali e al relativo assessore (tra l’altro in questo caso l’assessore sembra aver coordinato un gran bel lavoro). Mi aspettavo che l’intenzione della mostra fosse quasi più il tentativo di liberarsi di sculture ingombranti per dare una ripulita al laboratorio, piuttosto che quello di valorizzarle nel significato. Mi aspettavo qualcosa di diverso e di piccolo, nonostante la sponsorizzazione EniPower della vicina raffineria, da quel che in effetti ho visto.
Avendo fatto prima della mostra una superficiale ricerchina in rete sull’autore e non avendo trovato d’interessante che due pagine ‘paesane’ (qui e qui) di un sito personale (Sannazzaro.com), mi aspettavo una allegra e breve uscita serale e nulla d’altro cullandomi nel pregiudizio che mi ero formato. Invece sono stato piacevolmente sorpreso, nonostante non fossi di buon umore per aver deciso di posticipare la cena al rientro in tarda serata tra le mura domestiche.
La discussione con mia moglie è nata proprio da questa mia sorpresa.
Io oramai mi sono creato la prevenuta opinione che quel che non esiste in rete non esiste e basta. Un fatto, una opinione, un oggetto, una teoria o una qualsiasi ‘cosa’ se non è presente in rete penso non abbia rilevanza (penso questo con le dovute eccezioni).
La mia adorata, di opinione quasi opposta, in questo caso mi ha fatto notare come a suo parere non è importante che le opere e il pensiero del Reali siano condivisi in rete (ha usato una espressione che io potessi comprendere), quanto è invece importante siano eventualmente conosciute nell’ambiente del mondo dell’arte che certo dispone di altri strumenti consolidati per veicolare le informazioni al proprio interno. Ho ribattuto che secondo me è sbagliato che in certe situazioni il mondo dell’arte non abbia interesse o strumenti a promuovere i suoi esponenti in maniera tale che un tizio qualsiasi, leggendo un nome di uno scultore sopra una locandina in occasione di una fiera paesana, possa informarsi al riguardo in maniera relativamente completa usando un motore di ricerca.
Non siamo andati oltre, perché lei aveva sonno e io avevo appetito.
Nota a margine. Mi pare simpatico appuntare il blog scritto in dialetto sannazzarese con traduzione in italiano dal curatore di Sannazzaro.com Renato Murelli:
Bardugh (le date dei post a me appaiono sbiellate, quasi si trattasse di date stellari alla StarTrek, ma sembra aggiornato)