Mi sono impossessato per caso del giornalino scolastico (l’uscita è annuale) di una scuola superiore della città dove abito.
La generazione “Cul* Basso” (chiamata così a causa della moda degenerata che sforma e abbassa il sedere dei gggiovani) non mi ispira molta fiducia, ma ammetto che neanche la mia ispirava molta fiducia agli adulti negli anni Ottanta e quindi non mi chiudo a riccio nei miei pregiudizi quasi tutti certamente derivanti dall’invida per chi è ragazzo anche fuori (personalmente dentro mi sento ancora un ragazzo -la gattoconsorte dice che sono un adolescente che non prima o poi dovrà decidersi a crescere, scuotendo la testa con lo sguardo sorridente-, mentre fuori mi avvio a farmi venire l’ansia per quando nel 2010 supererò, faccio i virili scongiuri del caso, la soglia dei quaranta anni).
Il giornalino delle superiori (frequentate taaanto tempo addietro) era di stampo goliardico: prendeva in giro i prof (senza esagerazioni, ma con un certo spirito di vendetta) e gli alunni (con esagerazioni e un pizzico di cattiveria) senza fare nomi e cognomi, ma con tanta voglia di divertirsi e divertire. La redazione era segreta ai più e la stampa semiclandestina. E la diffusione era per i coraggiosi e fatta ben lontano dalla scuola.
Il giornalino che ho tra le mani invece viene venduto persino ai professori ed è zeppo di roba orrenda come ad esempio dei censurati resonconti minimi di gite (essendo una pubblicazione quasi ufficiale della scuola, ovviamente, tutto quel che di interessante ci sarebbe stato da raccontare a proposito delle gite viene omesso).
Resto stupito dal suggerimento, ampiamente trattato a doppia pagina, all’utilizzo di Msn e Duepuntozero. Navigo un po’ e insomma trovo da ridacchiare ben più che sul giornalino. Mi chiedo se qualche prof abbia fatto altrettanto (ai miei tempi non si correvano simili rischi, in fin dei conti vivere una giovinezza non digitale ha presentato i suoi lati positivi).
Resto stupito da un articolo dedicato alla Monroe e alla Hepburn come simboli di due differenti, ma inimitabili, stili femminili. Pensavo fosse “roba” d’altri tempi per i ragazzi di oggi (anche se si tratta di una eccezione, mi ha sorpreso).
Trovo persino un invito alla lettura. Un invito un po’ strattonato dalla televisione, vero, ma pur sempre un invito a leggere libri. Mi è sembrata una buona cosa (Tolkien mostrato nell’immagine a corredo non è tra i miei autori preferiti, ma lo considero migliore di moltissimi altri).
Infine mi ha piacevolmente stupito un articolo relativo alla musica. Sono citati Doors, Rolling Stones, Police… gente in somma che mi ricordo e ogni tanto riascolto anch’io…
E allora ?
Difficile da descrivere la sensazione che ho provato.
Un salto.
Ma non un salto generazionale. Che presumo ovvio e naturale.
Un salto, per così ‘storico’ e culturale non mio, piuttosto di questi ragazzi.
Chiusa l’ultima pagina ho come avvertito un salto, un vuoto o una lacuna.
Ho la sensazione improvvisa che gli anni Ottanta e Novanta non abbiano lasciato poi molto alla generazione di adolescenti attuali. Di certo mi sbaglio, ma mi resta il dubbio.