Archivio per la categoria 'Vacanza'

21 marzo 2006

Minipost: Primo volo

È confermato. Il 24 aprile avrò il battesimo dell’aria.
Mi rimane la speranza del ripetersi di una qualche improbabile coincidenza ai sistemi di controllo che costringa a terra l’aereo.
Soprattutto mi rimane la speranza di una qualche agitazione sindacale o di una inaspettata cancellazione del volo o di un improvviso scandalo fallimentare. Infatti non ho avuto scelta: volo Alitalia da Malpensa.
Chissà, magari mi divertirò e non farò disperare la gattoconsorte…

gattostanco @ 01:19 - Commenti (10)

2 agosto 2005

Gattomontanaro

In montagna non ho scritto. Ho preso alcuni appunti inadatti come ingredienti per un post.
Non ne avevo voglia, dico di scrivere. Meglio è stato riposare e leggere e poco altro.

Subito dopo il rientro da questa irrisoria pausa dalla realtà quotidiana, abbreviata a pochi giorni per svariati motivi a me oscuri, ma chiarissimi nella mente della gattoconsorte, ho digitato di getto una bozza di post che a rileggerlo mi appare molto ingenuo e termina con uno spot dell’albergo dove ho soggiornato con l’adorata mogliettina. Oserei definirlo piuttosto bruttino, ma è pur sempre un ricordo.

I giorni a Nova Levante sono stati splendidi.
La fauna turistica è composta principalmente da escursionisti. Il luogo non è mondano e nemmeno denso di negozietti. La normalità dei turisti indossa scarponcini da escursione e una minoranza di loro maneggia incauta dei bastoni da passeggio ultra tecnologici.
Non sono un esperto di montagna. E l’idea di fare escursioni lungo sentieri tra foreste e prati mi lascia piuttosto indifferente: la salita non è mai compensata da una abbondante dose di discesa. Eppure guardandomi intorno ho visto visi sereni al mattino e faccioni sorridenti alla sera.
Mia moglie ha comprato delle scarpette rosse da ginnastica come mia massima concessione all’escursionismo. Da parte mia sentivo come un peso il dover lasciare quasi sempre le chiavi della macchina in camera. La discesa in paese era, appunto, in discesa. Poi era in salita. Pur affermando spesso che non mi abituerò mai alla pianura, devo ammettere che ne apprezzo il suo essere piana senza eccessivi dislivelli. Vivere in un posto pianeggiante è come essere libero: si sente molto l’importanza della condizione vissuta solo al momento del suo venir meno.

La lingua italiana non è una barriera. Tutti o quasi in paese sono di linguamadre tedesca, ma chi ha contatto con il turista per lavoro quasi sempre è in grado di comprendere le tipiche semplici frasi a sfondo turistico, o quasi.
Al piccolo supermercato la giovane cassiera credo non abbia capito: "Non ho gli spiccioli".
Al baretto il vecchio barista non ha capito mia moglie che chiedeva un caffè decaffeinato visto che le ha servito un bicchierone di caffelatte (ben le è stato vista l’inutilità del decaffeinato, inutile un po’ come la birra analcolica).
E via dicendo… Basta allontanarsi dal dialogo prestabilito dall’abitudine, per ritrovarsi allegramente e cortesemente squadrati da chi cerca nella gestualità il senso alle parole dette e non pienamente afferrate. Visti i precedenti ho trovato molto divertente tentare di arrotare un po’ le parole per cercare di stimolare le orecchie dei locali, senza, naturalmente, scadere nella maleducazione o nella palese supercazzola. M’han capito tutti subito al volo da quel momento.
Non conosco il tedesco, a parte qualche parola e l’usanza bizzarra (ai miei occhi) di dare un senso grammaticale alle lettere maiuscole. Ho cercato d’imparare a pronunciare il nome tedesco di Nova Levante, ma il risultato è stato talmente penoso che ho preferito evitare di cimentarmi ulteriormente per non apparire irrispettoso.

Il paese è fatto di case con legno ovunque e balconi fioriti. Solo la caserma dei CC ha le fioriere vuote (e la ringhiera da verniciare), però mantiene un affresco murale come moltre altre case. La regina delle banalità: sembra di passeggiare in una cartolina.

Mi ha incuriosito la tradizione, penso sia tale, di indicare un po’ ovunque il nome della famiglia che gestisce l’attività, di qualsiasi cosa si tratti.

Ci sono due chiese.
La chiesa centrale nel periodo estivo, e solo la domenica mattina alle 10:30, offre la messa in italiano per i turisti.
Lungo la strada per il Lago di Carezza, sempre in paese, resiste ancora una piccola vecchia chiesetta di legno. Davanti un pascolo verde e al fianco un giardinetto piccolissimo e dietro un orticello. Vedere una coppia di sposi è stato come assistere ad uno spettacolo per turisti. Sembrava fatto apposta per essere visto. Viverlo sarà stato certo indimenticabile per gli sposini…

Non ricordo di aver mai scritto sul blog a chiare lettere (le mie parole sono spesso oscure o noiosette) a proposito di un albergo dove ho soggiornato. In questo caso ho deciso di fare una eccezione. Premetto di aver pagato in anticipo attraverso l’agenzia di viaggi alla quale da anni mi appoggio e di non aver mai palesato al personale dell’albergo la possibilità che il mio soggiorno filiasse in un post.

L’albergo, come tutto o quasi da quelle parti, ha un nome bilingue: "Stella Hotel Stern".
La gestione e la presenza sul campo è tutta al femminile. L’hotel funziona a meraviglia persino nei piccoli particolari che in altri luoghi ben più blasonati hanno offuscato la mia percezione di un buon soggiorno da considerare davvero tale. Non si tratta delle solite affermazioni pseudo pubblicitarie sulla qualità e la cortesia del servizio ottenuto. È la mia esperienza.
Io e mia moglie in giro per vacanza e diletto amiamo spesso fare il meno possibile e vivere l’albergo. In questo caso: sguazzare un’oretta in piscina, leggere un po’ di pagine in una sala accogliente, guardare il complesso del Latemar (robe montagnose a me un po’ lontane) seduti in un accogliente giardinetto, bere qualcosa nel bar, guardare i pini (o gli abeti o quel che sono) seduti sul terrazzino della camera, fare lunghi riposini pomeridiani, chiedere alla reception: "Questa mattina non sappiamo cosa fare. Lei cosa ci consiglia?" per essere avvolti da suggerimenti e cartine.

Alla reception dello Stella e al bar ho visto alternarsi due giovani ragazze. Sorridenti e cortesi e assolutamente pronte a prendersi cura degli ospiti. Un episodio su tutti: scendo ciabattando dalla camera nel topico momento serale dei caffè e dei grappini con un problema al telecomando del televisore (mia moglie stava diventando idrofoba senza potersi regolare esattamente come suo desiderio il volume ascoltando la trasmissione relativa ai Mondiali di Nuoto. Valle a capire le donne…). In pochi istanti il mio problema è stato risolto (con l’aggiunta dell’offerta di sostituire il telecomando nel caso fosse necessario) con tanto di sorridenti scuse per il disagio! Si è trattato di una di quelle piccole perle di gentilezza che vanno oltre la pura e semplice efficente cordialità che mi aspetto di ricevere in simili circostanze.
In sala da pranzo regna, credo incontrastata, una signora dallo sguardo severo e dal sorriso disarmante. Non sorride spesso forse per trasmettere un senso teutonico di potenza e ordine. La giostra nascente nelle due sale sotto il suo controllo grazie alle pietanze proposte mi ha affascinato (e ingrassato) come è giusto esserlo in una vacanza a tutto tondo.
Al suo fianco una cameriera giovane e una un po’ meno giovane. Due cameriere rapide, precise e, mi si perdoni lo scherzo, tedesche. Tedesche come possono essere apparse ai miei occhi stolti da italiano in gita propenso all’impoltrimento: inquadratomi come soggetto famelico e contento di mangiare non mi hanno mai lasciato un attimo di indecisione nell’afferrare le diverse occasioni di soddisfazione. Sempre presenti e pronte e gentili e osservatrici per cogliere il momento esatto per intervenire a sostituire il piatto con un altro. È difficile da spiegare. La loro presenza al tavolo non era mai anticipata o ritardata rispetto a quel che io e mia moglie speravamo.
Solo una volta ho avuto modo di lanciare un occhiata in cucina. Non vorrei apparire mascilista, ma in cucina ho visto un uomo e mi aspettavo di vederlo: doveva esserci. Magari si trattava dell’aiuto cuoco o solo di un lavapiatti. Non ho voluto chiedere chi fosse per cullarmi nell’idea che fossero maschili le mani che preparavano il pranzo e la cena e poterne scherzare con mia moglie che non si lasciava scappare occasione per lodare il tocco femminile dell’albergo.
La camera era in sempre in ordine. Il posacenere sul terrazzo era sempre cambiato ogni mattina. Il personale incontrato sui piani appariva sempre attento a non intralciare. Le signore mi sono sembrate persino pronte e cortesi nel dare indicazioni sull’uso dell’ascensore senza manifestare il minimo disagio davanti a un pover uomo col cervello impigrito all’inverosimile quale a loro mi sono mostrato (senza troppi sforzi recitativi, questo è sottinteso).
La sauna non l’abbiamo visitata. Dalle mie parti basta aprire una finestra per trasformare qualsiasi ambiente in una sauna. Con mia moglie dopo il bagno abbiamo sempre preferito sdraiarci al sole sui lettini della terrazza.

gattostanco @ 00:02 - Commenti (0)

29 giugno 2005

Welschnofen

Mia moglien afere cambiato idea ennesima volta nostre vacanzen di luglien.
Caldo torriden und umidità afere scocciaten lei. Lei detto "basta!"
Pensiero di calden catalanen metropolitanen sconvolto sua mente.
Io afere detto: "Ti prego, mettiamo l’aria condizionata almeno in una stanza in casa, dai!"
Sua risposten perentorien da generalen astro-ungarichen: "Nein! Noi no arien condizionaten, noi settimana SudTirolen con infraditen und frescura naturalen in piccolinen alberghetten in paesinen tra i boschen e vicinen laghetten alpinen! Poi noi freski fino agosto!"
Io felizen evitato trasvolata detto lei: "Ora andiamo in agenzia, prenotiamo e non se ne parla più, prima che tu possa cambiare ancora una volta idea."

Detto fatto.
Chissà come si pronuncia "Welschnofen"…

gattostanco @ 00:09 - Commenti (10)

21 giugno 2005

Vacaciones

E così accade che la meta per le vacanze della gattoconsorte e di me si sia delineata.
Andremo in terra straniera.
Per arrivarci utilizzeremo l’aereo.
È bastato vederla in abiti succinti girellare davanti ai fornelli la scorsa settimana per farmi perdere concentrazione. Senza rendermene conto sono stato distratto dalla gonnellina sottile e dalla pentola sbuffante (due tra le cose che maggiormente attirano e vaporizzano le mie risicate risorse mentali). Solitamente è ben diversa.
Il solo fatto di vedermi titubante per un istante le ha consentito di chiudermi presso il frigorifero e di sciogliere ogni mia resistenza logica al trasferimento in aereo. Non l’ho presa sul serio accecato ora dalla canottierina, così riguardo alla possibilità di fare il mio primo viaggetto in aereo ho sparato quel che da anni si aspettava che dicessi: "massì, un giorno potrei anche provare a volare…"
Fregato.
Nel giro di cinque minuti la vacanza era decisa. Teoricamente anche da me sottoscritta e approvata.
Non più in Italia, ma all’estero.
Non più dopo Ferragosto, ma a fine luglio.
Non più in qualche posto tranquillo, ma in una (magari due) metropoli.
In aereo.

Che poi io dico: non ho paura di volare. Non ho mai volato, come posso aver paura di farlo?
È l’evenienza che mi assalga il panico a bordo a spaventarmi.
Confido nell’esperienza del personale nel gestire paralizzati dal terrore e in qualche prodotto calmante da assumere prima del viaggetto.
Che poi io dico: ho paura degli aereoporti. Per forza di cose partiremo da un aereoporto milanese. Almeno così credo. E ultimamente le notizie non sono state rassicuranti.
Pensavo di scolarmi qualcosa prima di uscire di casa, magari di nascosto: mia suocera ha una botticina di acqua di Lourdes invecchiata decine d’anni e potrei rubarla.

Esagero. D’altra parte la mia controparte vacanziera ha motivato la sua intenzione con ragioni culturali, bibliografiche e col fatto che se dovrà andare a qualche convegno/congresso lontano avrà bisogno che io sia in grado di volare.
Come dire: questa sarà una prova generale.
Mia moglie è una delle poche persone che nella vita sia mai riuscita a motivarmi.
Sinceramente ho preso in seria considerazione di romperle sulle gambe una specie di sediolino orrendo con la seduta di vellutino bordò (o come si scrive) e di legno e pesantissimo e carico di libri e che vuole tenere in sala visto che l’ho sfrattato dalla camera da letto ("Non te lo sei sognato! Se cambi posto a quel ca**o di coso ogni pie’ sospinto e vengo a letto al buio per non disturbarti e c’inciampo e poi è ovvio, stramerd*, che poi mi scappa un brutto cristo accanto al lettone"). Nonostante fossi ben motivato, ho respinto l’ipotesi di una risposta violenta anche questa volta.

Non posso affermare che mi abbia incastrato con un inganno. Però più penso ai fatti e alle circostanze e più mi convinco di essere stato un po’ troppo scimunito di lei.
Non me lo merito. Io che non solo vado a fare la spesa, ma vado persino a prenderle l’Estathè altrove perché al Bennet (per un qualche oscuro motivo commerciale) non riesco quasi mai a trovarlo al limone, ma solo alla pesca. Inutile dire che mia moglie schifa quello alla pesca. Inutile dire che altrove faccio il resto della spesa a scapito del Bennet.
Andando fuori tema, segnalo che aggiungendo un cucchiaio di un qualsiasi effervescente in granuli (Brioschi, Crastan o la Citrosodina …o altri) a un bicchiere di Estathè si crea una schiuma come se si trattasse di birra appena spillata. A me piace con l’aggiunta di un po’ di limone spremuto.
È un po’ come aggiungere lo zucchero alla birra e mescolare. Tooogo.
Naturalmente l’effervescente è anche un ottimo snack davanti al computer se spiluccato a secco e in moderate quantità.

In compenso mi ha promesso che almeno una volta andremo in disco. Io ballo come una quercia, ma mi diverto un sacco. E poi una passeggiata al Porto Olimpico non ce la toglie nessuno.

Nota a margine. Ha letto per caso il post nel quale ipotizzavo due cubiste in casa, mentre lei era a mangiare gnocchi fritti, crescentine, tigelle e friggione. Dopo un paio d’ore si è raggomilata sul divano e mi ha chiesto se per caso non fosse vero che le avrei volute.
Non ho avuto neanche un microsecondo di esitazione nell’affermare sdegnato e tenerone un deciso e sincero "No! …Ma scherzi!?! Maddai, cosa dici! …Anche una sola mi bastava.". Ha tenuto il broncio scherzoso per una mezz’ora buona.

Mah, benone. Buona estate ai viandanti.
Io me la merito.

gattostanco @ 03:15 - Commenti (15)

15 giugno 2005

Padova: offresi badanti per me

Domenica scorsa Papino ha fatto un sogno e l’ha postato sul Trappolone.
Nel sogno il sottoscritto, in compagnia del superlativo scrittore, si reca a Padova per assistere a una presentazione letteraria.
Io risiedo a Pavia e andare sino a Padova è già un viaggetto. Ho una certa età e non sono deliziato all’idea di ritornarmene a casa nel cuore della notte, soprattutto dopo la trappola alcolica nella quale cadrei dopo la presentazione di Perceber e di 16 Vitamine. La giusta alternativa per me sarebbe quella di fermarmi a dormire in città. Ovviamente andarmene via il mattino dopo senza neppure dare un’occhiata in giro sarebbe un peccato.

E allora?

Nei commenti al post ci sono ben due candidature a farmi da badante.
:-D

gattostanco @ 17:35 - Commenti (8)

13 giugno 2005

Un piccolo post

Oggi è un lunedì un po’ uggioso dalle mie parti. Indosso una maglietta con la Torre di Pisa piena di formichine e dei pantaloncini grigi stinti. Ai piedi ho le ciabatte da mare blu che uso sempre in casa (non amo le ciabatte classiche da uomo con la suola sottile e l’aspetto dimesso in simil pelle del sedile estivo di una vecchia Fiat 124)(chissà se la nuova Seat Croma ha i sedili in pelle…).
Ieri sera, finalmente, con la gattoconsorte abbiamo parlato di papabili mete per il nostro soggiorno estivo. Una tragedia.
Come al solito non siamo riusciti a pensare a un luogo prescelto dal subconscio nei mesi precedenti. Ponendoci rispettivamente dei veti incrociati non riusciamo neppure a decidere tra montagna, lago o mare. Tutto come al solito: stiamo benissimo e l’estate sembra esserci esplosa nel cervelletto. Io mi sono svegliato con un sorrisino ebete stampato sulla faccia con quella poderosa e tipica voglia estiva di fanca**ismo totale, mentre mia moglie si è subito fiondata al tavolone della sala ad appuntarsi nuove e fantasmagoriche teorie sognate durante la notte.
Vederla spremersi le meningi con indosso una specie di canottierona lunghissima con degli orsetti è uno spettacolo superbo per accompagnare il mio beverone alla caffeina.

Ha deciso che il periodo più propizio per le nostre vacanze sarà quello dopo ferragosto. Sul momento mi sono cadute le braccia. Ho fatto buon viso a cattivo gioco senza troppo mugugnare, rispondendo con l’esclusione del treno e dell’aereo come mezzi di trasporto. Ma le ipotesi per una meta estiva sono ancora lontane e anche astenendoci non andremmo da nessuna parte, quindi dobbiamo darci una mossa.
A me piacerebbe andare sul lato veneto del Lago di Garda. Tanto per finire il giro attorno al lago portato avanti negli ultimi due anni.
A mia moglie dei conoscenti hanno parlato bene dell’Alto Adige, ma io lo escluderei a priori non conoscendo la lingua.
Siamo in alto mare.
E anche l’idea del mare ci accarezza senza riuscire a concretizzare un qualcosa di definito.
Siamo proprio un po’ storditi senza speranza :-)
Andrà a finire che sceglierà per noi la ragazza dell’agenzia di viaggi :-D
A proposito di un «po’».
Ieri sera ho notato nuovamente che nei sottotitoli di Mtv viene scritto sbagliato un pò con l’accento. Possibile che non abbiano un traduttore che conosca l’italiano quel poco da conoscere quelle poche e piccole e sbiadite regolette che ai miei tempi insegnavano alle elementari?
A onor del vero anche su altri schermi ho letto un po’ con l’accento. Delle due l’una: o guardo meno la televisione o mi adeguo un poò alla lingua che cambia.

Bene. Ho scritto una manciata di righe decisamente inutili e fors’anche sceme. Il mio cervello ha indossato inequivocabilmente la tenuta estiva, ha tirato i remi in barca e messo gli occhiali da sole. Schiaccerà un pisolino sino a settembre (anche prima era piuttosto assonnato, devo ammetterlo). Il classico post che dovrebbe finire nel dimenticatoio. Mah.
Passato l’ostacolo superstizioso del prossimo venerdì 16+1 (che mi blocca psicologicamente ad andare in giro, nonostante il sogno di Papino sul Trappolone) mi sentirò pienamente in estate.

gattostanco @ 11:49 - Commenti (15)

11 giugno 2005

Lisbona: centinaia di rapinatori

A me sembra una notizia di una certa rilevanza. Eppure non sono riuscito a trovare che poche righe in italiano (oltre alla copertura in portoghese dell’agenzia di stampa Lusa).
Da quel che sembra, in centinaia hanno rapinato e aggredito brutalmente i bagnanti di una spiaggia nei dintorni di Lisbona (Carcavelos).
Pazzesco.

Ultim’ora del Televideo Rai

gattostanco @ 13:48 - Commenti (1)

27 maggio 2005

Desenzano del Garda in vacanza

Nell’estate del 2004 mia moglie ed io abbiamo trascorso una piacevole e rilassante vacanza a Desenzano del Garda.
Dario mi ha chiesto un parere disinteressato via e-mail e ora colgo l’occasione per farne un sintetico post aggiungendo informazioni dai miei vecchi appunti sul blog…

Non posso dare informazioni su gite o sui locali notturni. Siamo piuttosto pantofolai e desiderosi di non fare molto in vacanza.
Alcuni locali hanno una musica in sottofondo all’esterno anche in pieno giorno e sono molto frequentati dai giovani. Ma, come dire, non sono rumorosi.
A noi è piaciuta molto la zona attorno al porto e al caratteristico porticciolo diviso dal Lago di Garda da un ponte sotto il quale passano le barche dei pescatori (della domenica). A ferragosto si svolge la regata delle barche allegoriche e trasformate in carri carnevaleschi. L’anno scorso il palco della premiazione venne smontanto nella notte, quindi il pernottare a ferragosto a Desenzano può essere tormentato dal rumore metallico se si vuole dormire in centro.
Molte vie interne sono zona pedonale e la sera un tratto del lungolago viene chiuso per consentire il passeggio sereno ai turisti. Non mancano negozi e negozietti un po’ per tutti i gusti, bar e baretti per rinfrescarsi di giorno e divertirsi la sera e molti ristoranti.
L’elenco dei ristoranti non posso farlo, perché abbiamo deciso di alloggiare in albergo con la pensione completa, e comunque si trova un ristorante per ogni tasca. Sono numerose le pizzerie (anche da asporto). C’è la pizzeria sciccosa e quella alla buona, comunque a giudicare dai visi dei turisti in vacanza la pizza sembra ovunque buona a Desenzano del Garda. Un buon ristorante credo sia facile da trovare.
L’ambiente è tranquillo sia per la famiglia e sia per la coppia che abbia desiderio di camminare spensierata (magari con lei che osserva la stessa vetrina per la decima volta e lui che osserva beato la fauna femminile di passaggio). L’accoglienza al turista mi è sempre sembrata di buon livello. Proprio davanti al porticciolo c’è il Palazzo del Turismo dove chiedere informazioni con accanto una sala comunale dedicata alle mostre. Se è chiuso si può passare il tempo seduti su un dondolo di una gelateria guardando i bambini che lanciano il cibo ai cigni. A Riva del Garda era proibito dare del cibo ai cigni, ma a Desenzano mi è sembrato lasciassero correre per divertire i bambini in vacanza e far riposare un poco i genitori.
Il lungolago è abbastanza dotato di panchine, alcune collocate nei giardini e ombreggiate.
Durante il soggiorno ho lasciato l’auto ferma nel parcheggio dell’albergo tutto il tempo. Abbiamo fatto un’unica gita a Sirmione col battello ed è stato divertente e anche l’unico strappo alla nostra pigrizia.
Nella mail sono sceso nei dettagli del nostro albergo, ma non penso sia il caso di fare pubblicità: questo è un blog e non il sito dell’Apt di Brescia :-D

gattostanco @ 20:09 - Commenti (6)
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